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Francia: chiudono le fabbriche PDF Stampa E-mail
sabato 25 ottobre 2008

FRANCIA · Renault, Peugeot e Ford fermano tutti gli impianti per due settimane. Licenziati a pioggia Chiudono le fabbriche

Da Il Manifesto del 25 ottobre 2008

Anna Maria Merlo

PARIGI Renault e Peugeot-Citroen hanno annunciato ieri dei «piani eccezionali» di riduzione della produzione: tutte le fabbriche delle due case automobilistiche francesi chiuderanno per una o due settimane nel mese di novembre. Alla Renault, 15 giorni di chiusura per Mans già dalla prossima settimana, poi toccherà alle fabbriche di Flins, Cléon e Douai. A Sandouville una squadra su due non lavora fino a fine anno. Peugeot- Citroen ha deciso di ricorrere alla cassa integrazione in tutte le fabbriche e non solo in Francia: 13 giorni a Sochaux, 16 a Hordain Sevelnord, 10 giorni nel sito di Mulhouse, 8 giorni a Rennes, mentre a Aulnay-sous-bois le squadre sono state ridotte da 4 a 3. Interruzione del lavoro anche nelle fabbriche in Spagna e in Slovacchia. Chiude anche la sola fabbrica Ford in francia: cassa integrazione dal 24 ottobre al 5 gennaio: la tensione è alta, gli operai chiedono di essere pagati. Nel quarto trimestre di quest’anno, Peugeot-Citroen ha deciso di ridurre la produzione del 30%, Renault del 20%. In quest’ultimo caso, il ricorso alla cassa integrazione si aggiunge alle 4 mila riduzioni di posti di lavoro in Francia già decise in precedenza. Sul sito di Sandouville, dove ci saranno mille licenziamenti a causa delle difficiltà di mercato della Laguna, le entrate sono state bloccate ieri in mattinata dagli operai già in cassa integrazione. «E’ inaccettabile - afferma Jean- Pierre Mercier, delegato Cgt Peugeot- Citroen - significa far pagare la crisi ai lavoratori. Per 10 anni, Peugeot-Citroen ha acculumato miliardi di euro di profitti, e adesso che le vendite calano sono i dipendenti a dover pagare». Mercier sottolinea che «oggi siamo in 75 mila e solo 5 anni fa eravamo 85 mila. I lavoratori hanno già pagato». Stessa posizione alla Renault: per Fabrice Leberre della Cgt, «non c’è nessuna ragione di far pagare gli operai mentre gli azionisti continuano a riempirsi le tasche».Ma alla direzione delle due case automobilistiche ripetono lo stesso discorso: le vendite calano, la produzione deve rallentare. «La crisi è arrivata e ha colpito Renault - afferma il neo-direttore generale di Renault, Patrick Pelata, che ha sostituito in questa caricaCarlos Ghosn - la questione degli stock è una delle più delicate in questa crisi». Pelata ha aggiunto che Renault sta «lavorando duro per riportare il valore degli stock al di sotto di 5,9miliardi di euro entro fine dicembre», contro i 6,5 miliardi attuali. «Facciamo lo stesso sforzo per la rete di vendita - ha sottolineato - la situazione finanziaria dei concessionari non gli permette più di prendere degli stock». Alla Peugeot, gli stock erano di di 677 mila auto a fine settembre, contro 566 mila un anno fa. Tutte le previsioni sono state travolte, come se nessuno, nelle direzioni delle grandi case automobilistiche, avesse anticipato l’entità della crisi, che da finanziaria sta diventando più generalmente economica. Renault sarà molto lontana dal rispettare l’obiettivo del 6% di rendimento fissato da piano «Contratto 2009» imposto dal presidente della casa automobilistica, Carlos Ghosn. Peugeot spera per quest’anno al massimo in un margine di guadagno dell’1,3%, contro una prevsione del 3,5%. Dopo gli annunci di un massiccio ricorso alla cassa integrazione, le azioni di Peugeot-Citroen e di Renault sono crollate alla Borsa di Parigi (con un ribasso che ha superato l’11%). La Renault abbassa le braccia: «Siamo in un periodo in cui, incontestabilmente, i mercati stanno crollando e per evitare una situazione di degrado dell’impresa bisogna gestire in modo molto serrato gli stock, quindi organizzare una diminuzione della produzione », ha affermato una portavoce del gruppo. La segretaria del Pcf, Marie- George Buffet si è detta «esacerbata » dagli annunci di cassa integrazione di massa, «mentre gli azionisti continuano a percepire i dividendi». Per l’auto europea è un anno nero. Iniziato con un rialzo spettacolare del prezzo del petrolio, è poi proseguito con un rallentamento economico e sta per concludersi con gli effetti disastrosi della crisi finanziaria. In settembre le immatricolazioni di auto in Europa sono cadute dell’8,2% dopo un crollo del 15,6% in agosto. Gran Bretagna e Spagna sono i paesi più colpiti. L’anno dovrebbe chiudersi con un meno 8%. E il 2009 promette male: ormai l’80% delle automobili in Europa vengono acquistate facendo ricorso ai finanziamenti bancari e oggi gli istituti di credito frenano sui prestiti.

 
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