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Cisl e Uil accettano l'accordo preconfezionato sul pubblico impiego PDF Stampa E-mail
venerd́ 24 ottobre 2008

Alle briciole di Brunetta Cgil e Rdb dicono no Statali: Cisl e Uil accettano l’accordo «preconfezionato»

Da Ilmanifesto del 24 ottobre 2008

Antonio Sciotto

ROMA Si complica il quadro del pubblico impiego, perché ieri il ministro Renato Brunetta ha messo sul tavolo gli aumenti - 70 euro lordi per il biennio 2008-2009 - e i sindacati si sono divisi. La Cisl ha detto subito sì, la Uil si è accodata subito dopo, mentre la Cgil dice no: «Risorse troppo basse», hanno spiegato Guglielmo Epifani e Carlo Podda (segretario Fp Cgil) uscendo dall’incontro con il ministro a Palazzo Vidoni. No anche da Rdb Cub, che annuncia nuovi scioperi: il coordinatore Paolo Leonardi ha protestato per l’ammissione al tavolo di Renata Polverini (Ugl), che secondo le regole del settore non potrebbe trattare, dato che non ha rappresentanza. Inoltre, ai sindacati è stato prospettato anche un cambio di modello contrattuale, per unificare il settore pubblico con il privato, sulla falsariga delle «linee guida» presentate da Confindustria: la Cgil ha aderito al «tavolo tecnico» che si riunirà presso il ministero, ma ha fatto capire che si potranno ipotizzare sbocchi positivi solo nel caso in cui sia Palazzo Chigi a convocare un «tavolone» che discuta le regole generali. Perché, come ha ribadito Epifani, «c’è una parte consistente che non ha condiviso quelle linee guida, e questo non è un buon risultato per il governo». Tornando al nodo degli aumenti, Brunetta ha spiegato che «al protocollo presentato dal governo hanno già aderito Cisl, Uil Pa e Ugl», mentre «la Cgil ha detto no». Brunetta ha ricalcato lo stesso metodo usato qualche settimana fa da Emma Marcegaglia: ai sindacati è stato presentato un protocollo già scritto, e non un’ipotesi di accordo maturata al termine di un faccia a faccia, ed è stato chiesto semplicente se volevano aderire o no. Un «canovaccio» che ha compreso anche l’immediata adesione di Cisl e Uil, e il no della Cgil. Ma secondo le regole del settore pubblico, un contratto è valido solo se siglato dal 51% dei sindacati rappresentativi, e senza la Cgil quella quota non si raggiunge: dunque è tecnicamente impossibile un contratto separato con le sole Cisl e Uil. Da qui l’insistenza di Brunetta sull’erogazione unilaterale. «Io vado avanti comunque», ha spiegato ilministro a chi gli chiedeva cosa succederà se la Cgil non firma. «Mi auguro - ha continuato - che ci possa essere un accordo con tutti, e anzi io punto ad averlo già entro metà novembre, ma nella malaugurata ipotesi che non venisse raggiunto, procederò a erogare l’indennità di vacanza contrattuale in dicembre, 100-110 euro con le tredicesime. Mentre in gennaio, darò il 90% degli aumenti previsti, come dispone la legge finanziaria». Nell’ultima finanziaria, il governo ha infatti previsto una norma inedita: il ministero può erogare aumenti anche in assenza di accordi con i sindacati. «Il quadro è cambiato - ha spiegato Brunetta - Prima alcuni sindacati dicevano no per ottenere qualche euro in più, perché in passato si apriva il tavolo senza risorse certe, e poi si decideva quanto stanziare. Il nostro governo, al contrario, ha prima stanziato le risorse e poi ha aperto le trattative.Dunque non c’è un euro in più, ci sono solo i 6 miliardi stanziati in finanziaria: che vogliono dire 60 euro per lo stipendio e 10 di salario accessorio. Non saranno cifre alte come quelle del passato, ma con la crisi sono sempre meglio di niente». «Il no della Cgil - ha concluso ilministro - sarebbe imbarazzante se non ci fosse la norma che mi permette di erogare il 90% in gennaio: perché vorrebbe dire che i lavoratori, senza la firma di un accordo, non avrebbero nulla in busta paga. Sono già passati 10 mesi e io questi 6miliardi li voglio dare: meglio in tasca ai dipendenti che nelle casse dello Stato». Potrebbe profilarsi, dunque, quanto già visto con Alitalia e nella discussione del modello contrattuale con Confindustria: il solito dibattito stucchevole, che vede alleate le imprese, il governo e gli altri sindacati nell’individuare nella Cgil l’organizzazione dei «no», mentre farebbe gli interessi dei lavoratori (e addirittura del Paese, data l’emergenza crisi) chi dice subito sì. E’ anche vero, dall’altro lato, che i sindacati di categoria del pubblico impiego hanno una maggiore coesione, in questi mesi hanno proceduto compatti,mail quadro è complicato dal fatto che il ministro Brunetta non ha lasciato intravedere margini di trattativa sul salario («Non c’è un euro in più») e ha l’arma potente dell’aumento unilaterale.

 
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