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Scuole vuote, piazze piene PDF Stampa E-mail
sabato 11 ottobre 2008

da LIBERAZIONE - 11 ottobre 2008

Gli studenti: «Non è che l'inizio» Un momento della manifestazione studentesca di ieri a Milano Infophoto Checchino Antonini A Roma, in un incontro col direttore generale del ministero, è stato chiesto dalla delegazione di studenti un referendum sulla pseudoriforma. Ma i funzionari non hanno potuto dare risposte politiche. Gliele darà quelle risposte, ma saranno pessime, il governo. E senza neppure scomodare una delegazione: nascosto nelle pieghe del decreto sanità, infatti, c'è un comma che taglia le scuole.

Dietro una formula in burocratese - "ridimensionamento delle istituzioni scolastiche" - c'è la cancellazione di plessi interi in barba alle norme che danno a Regioni ed enti locali il compito di definire la definizione della rete scolastica. Non è la prima volta che il federalismo di facciata serve a occultare una gestione autoritaria e centralista. Per delucidazioni si può chiedere a studenti e cittadini di Vicenza che hanno votato all'aperto, e autogestendosi la consultazione, per destinare a usi pubblici e pacifici l'area dell'ex aeroporto civile Dal Molin che le destre hanno consegnato agli Usa per un'ennesima base di guerra. Una rivendicazione che fa parte anch'essa della piattaforma del corteo romano di oggi.

«Non è che l'inizio di un autunno caldo», ripeteva in serata l'Unione degli studenti ricordando, al termine di una giornata animata su 90 piazze e finita con una fiaccolata a Venezia, che le scuole, più o meno occupate, autogestite o comunque agitate,saranno di nuovo in piazza il 30 ottobre, accanto ai lavoratori delle scuole nello sciopero generale. E poi fino alla settimana del 17 novembre, una sorta di primo maggio studentesco, designata dal recente social forum europeo che s'è tenuto in Svezia.

Anche l'Udu, l'Unione degli universitari, denuncia i continui tagli, operati dalla Finanziaria, per un totale di 8miliardi di euro in 3 anni solo sul comparto scuola, tagli al personale docente, 455 milioni di euro in meno solo sul Fondo per la Formazione Ordinaria Universitaria. Flash dagli atenei: a Firenze oltre all'occupazione c'è una mobilitazione permanente a Ingegneria e il blocco della didattica si estende anche a Scienze. A Torino l'università compatta minaccia di far saltare la cerimonia di apertura dell'anno accademico. A Parma si è svolta una giornata di protesta con volantinaggio all'ingresso del Campus e conseguente ingorgo della tangenziale. Alla Federico II di Napoli si prospetta l'ipotesi di bloccare l'anno accademico e i ricercatori progettano il completo blocco della didattica a loro affidata.

A Pisa l'università scende in piazza e la facoltà di Scienze convoca un consiglio straordinario. A Palermo Ingegneria è in stato di agitazione con svolgimento di alcune lezioni nei luoghi pubblici e c'è l'ipotesi di blocco della didattica attraverso la rinuncia a incarichi di supplenza (per i ricercatori) e a carichi aggiuntivi (per i professori).

Alla Sapienza di Roma, infine, docenti della facoltà di Scienze e della facoltà di Psicologia1 stanno raccogliendo le firme per ritirare la disponibilità a ricoprire i corsi; a questo si aggiunga una massiccia mobilitazione studentesca con assemblee giornaliere in varie facoltà. «Governo e maggioranza possono stare pur certi che saranno tallonati a ogni passo e fischiati in ogni occasione dalla protesta di studenti, lavoratori, docenti, ricercatori, precari», spiega Domenico Ragozzino, dell'esecutivo nazionale dei Gc, denunciando un modello di scuola «costrittivo, familista, depauperato, privatistico, canalizzato, elitario e degradato».

Gelmini afferra il concetto e rinvia a data da destinarsi un convegno a Milano organizzato con una claque di dipendenti della Regione precettati.«Il mondo dei saperi apre una stagione di nuova opposizione con una domanda di libertà e futuro che dobbiamo recepire a cominciare dalla manifestazione di oggi», spiega Nichi Vendola, presidente della Puglia e dirigente Prc.

 
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