Home arrow rassegna stampa arrow Via il salva-manager
Via il salva-manager PDF Stampa E-mail
venerd́ 10 ottobre 2008

da il manifesto - 10 ottobre 2008

Un putiferio, o l’ennesima brutta pagina di un copione già visto. Certo è che, con i tempi che corrono, un emendamento che garantisce l’impunità a chi si è reso responsabile dei recenti crack finanziari, è cosa da far rabbrividire persino gli ortodossi delle leggi ad personam.

E infatti ieri, quando la notizia, da Report a Repubblica, ha fatto capolino nelle stanze del palazzo è stato un fuggi fuggi generale. Tutti a disconoscerne la paternità, a partire dai firmatari di quel decreto Alitalia che porta in dote un provvidenziale ’libera tutti’ per Geronzi, Tanzi, Cragnotti (e chissà quanti altri): il presidente del consiglio, il ministro dell’economia, e i titolari di welfare e sviluppo economico. «O va via l’emendamento salvamanager o me ne vado io», tuona di prima mattina Giulio Tremonti nell’aula del senato. Applausi (di tutta l’aula, opposizione compresa).

Ma come, il ministro dell’economia, nulla sapeva di un decreto da lui firmato? Pare di no, e nulla ne sapevano tutti gli altri che in giornata si sono accodati al titolare del tesoro. L’epilogo arriva in serata. Parla il premier: «Questo emendamento non l’ho mai visto, è una cosa di cui non ero a conoscenza, e comunque Tremonti mi ha assicurato di averlo tolto». L’opposizione invece sapeva, giurano e spergiurano per tutta la giornata esponenti del Pd: «Da tempo lo andavamo denunciando, e mai nessuno che abbia scritto una riga».

Vero, ma quel che i deputati del Pd andavano denunciando da settimane, e non erano i soli, era la manleva offerta a sindaci e amministratori di Alitalia. Il decreto in questione è infatti quello del 28 agosto scorso sulla modifica della legge Marzano (in funzione Alitalia) che contiene misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato d’insolvenza e che, tra le altre cose, prevede anche una sorta di salvacondotto da responsabilità per gli amministratori Alitalia (ne aveva fatto richiesta il commissario straordinario nominato dal governo, Augusto Fantozzi). Il decreto era pronto per essere discusso e approvatomartedì alla camera. «Un’amnistia mascherata», era stata la denuncia (ombra) dell’opposizione. Ma nel corso dell’esame al senato, per la conversione in legge del decreto, nel calderone è stato approvato anche un emendamento estensivo del provvedimento.

Che dice questo: nessun reato commesso da manager, di nessuna azienda, è perseguibile, se non c’è stato il fallimento delle società coinvolte negli scandali finanziari. Addio dunque ai processi Parmalat e Cirio (e in salvo Tanzi, Cragnotti e Geronzi), per i quali, guarda caso, c’è stata la dichiarazione d’insolvenza, ma senza fallimento. Di tutto ciò nessuno pare si fosse accorto. L’articolo in questione (il 7-bis) è dedicato alle disposizioni penali previste dalla legge fallimentare e prevede l’equiparazione delle dichiarazioni d’insolvenza al fallimento solo nel caso in cui ci sia effettivamente il fallimento, o nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti per l’ammissione alla procedura fallimentare.

E’ quest’ultimo aspetto che ieri ha fatto dire ai relatori dell’emendamento che la cosa «non riguarda i casi Cirio e Parmalat». Finora comunque lo stato d’insolvenza era equiparato all’amministrazione controllata e al fallimento. Con la norma invece solo nel caso di fallimento della società si possono perseguire eventuali responsabilità. «Se qualcuno si immagina che la linea del governo sia quella prevista da un emendamento che prevede una riduzione della soglia penale per alcune attività di amministratori, si sbaglia», diceva ieri un inferocito Tremonti. Che giusto il giorno prima, poco prima di varare il decreto ’salva banche’, aveva dichiarato a gran voce: «Proteggeremo i risparmiatori, non i manager». «Il governo ha già presentato l’emendamento soppressivo», ha annunciato in serata il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito.

Si tornerà al testo originario - spiega Claudio Scaiola (sviluppo economico) - con il salvacondotto solo per gli amministratori Alitalia. Ma non è detto che si tratti dell’epilogo: secondo il relatore del provvedimento, Mario Valducci, «la norma va espunta dal decreto Alitalia per essere riesaminata nel disegno di legge delega sulla riforma del diritto fallimentare». La scenata di Tremonti, con laminaccia di dimissioni, ha comunque convinto, chi più chi meno, il partito democratico.

Attacca invece AntonioDi Pietro: «La vicenda della norma’salva Geronzi’ mostra il comportamento irresponsabile del governo,ma purtroppo evidenzia anche l’incomprensibile ritrosia del Pd ad affrontare finora il problema».

 
< Prec.   Pros. >

page counter