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Banche centrali in azione ma la paura non si ferma PDF Stampa E-mail
giovedì 09 ottobre 2008

da Il manifesto - 9 ottobre 2008

Le maggiori banche centrali occidentali hanno giocato ieri la carta dei tassi di interesse, con una azione coordinata senza precedenti. Il taglio di mezzo punto percentuale, effettuato congiuntamente da Federal reserve, Bce, Banca d’Inghilterra e altre, arriva dopo che la politicamonetaria è stata per mesi un tabù, per via delle pressioni inflazionistiche. Eppure ora, col petrolio in caduta libera, e la crisi finanziaria che minaccia gravemente l’economia reale, le banche centrali hanno deciso di intervenire.

Forse si sperava anche di fermare lo scivolone delle borse, in caduta libera da ormai unmese. Pia illusione: ieri è stata l’ennesima giornata di sangue, con 340 miliardi di euro «bruciati» solo in Europa. La banca centrale statunitense (Federal reserve), la Bce, la Bank of England, la banca centrale canadese, quella svizzera e quella svedese, hanno ieri diramato un comunicato congiunto in cui annunciavano l’abbassamento del tasso di interesse principale ognuna dello 0,5%. Questa decisione di procedere tutti «all’unisono» trova probabilmente spiegazione nella volontà delle banche centrali di non alterare i tassi di cambio e di apparire «compatte» nel combattere la crisi finanziaria ormai divenuta globale.

La banca centrale della Repubblica Popolare cinese invece è intervenuta per conto suo, tagliando i tassi dello 0,27%. Questo significa che ad esempio, il tasso di interesse target sui federal funds – negli Usa – è stato portato dal 2% all’1,5 e che il tasso principale di rifinanziamento della Bce è stato abbassato dal 4,25% al 3,75%. La Bce ha anche annunciato che ridurrà il cosiddetto corridoio fra le sue operazioni di rifanziamento, da 200 a 100 punti base. Un punto base è un centesimo di punto percentuale, ovvero lo 0,01%. Ridurre il corridoio significa di fatto sia alzare il tasso di interesse che la Bce paga sui depositi che le banche hanno presso di lei, sia abbassare il tasso marginale di rifinanziamento, ovvero il tasso di interesse che devono pagare le banche che accedono allo sportello d’emergenza a brevissimotermine.

La Bce ha anche affermato che continuerà a fare di tutto per tenere sotto controllo i tassi a breve termine, la stessa cosa che la Fed sta cercando di fare, con scarso successo e massiccio impiego di ingegno e risorse, da quasi un anno. Questa decisione di politica monetaria era nell’aria da vari giorni. Trichet, governatore della Bce, la scorsa settimana aveva espresso preoccupazione per le sorti dell’economia europea e rassicurato che le pressioni inflazionistiche non sono più un problema. Anche Ben Bernanke, presidente della Fed ieri aveva rilasciato dichiarazioni allarmate sullo stato dell’economia Usa. Rimangono tuttavia molti dubbi sulla reale utilità che questamisura possa avere, sia nell’affrontare la crisi finanziaria che nell’impedire la scivolata dell’economia reale verso la recessione.

I tassi di interesse di mercato infatti, dallo scoppio della crisi – ormai più di un anno fa – e in particolare dai primi di settembre, sembrano essersi completamente sganciati da quelli stabiliti dalle autorità monetarie, seguendo logiche tutte loro. In particolare è il premio per il rischio a spingere i tassi di interesse verso l’alto, allargando gli spread (differenze) con i tassi decisi dalle banche centrali. Il premio per il rischio trova la sua spiegazione nel fatto che le istituzioni finanziarie, temendo che la controparte possa non ripagare il debito, chiedono un «di più» in cambio del prestito. Essendo le condizioni finanziarie generalmente peggiorate, aumentando la probabilità che un qualsiasi debitore si riveli insolvente, questi premi tendono ad aumentare di conseguenza. La reazione sui tassi interbancari è ignota (si pubblicano di mattina), mapresumibilmente lo spread sarà rimasto invariato.Un pò di sollievo arriverà però a chi ha unmutuo a tasso variabile: anche se lo spread rimarrà lo stesso, la rata del mutuo calerà.

Di questo «piccolo» problema, ovvero che la politicamonetaria convenzionale si sta rivelando inefficace, sono ben consapevoli gli operatori del mercato finanziario. Infatti il taglio dei tassi, che in condizioni normali avrebbe fatto schizzare le borse verso l’alto, sostanzialmente non ha avuto effetto. I mercati europei, partiti in mattinata con perdite da urlo – trainate giù anche dal pauroso -9.38% della borsa di Tokyo – hanno parzialmente recuperato al momento dell’annuncio sui tassi per poi continuare a perdere, come se nulla fosse accaduto. Piazza Affari ha chiuso con l’indice Mibtel sotto del 5,72%, trascinata giù soprattutto dai titoli bancari (Unicredit -12,58%).

Profondo rosso anche a Parigi (-6,31%), Francoforte (-5,88%), Londra (-5,18%) e Madrid (-5,36%). Anche negli Stati Uniti il taglio dei tassi non ha avuto l’effetto eccitante che ci sarebbe potuti aspettare.Gli indici borsa hanno oscillato per tutta la giornata fra il +2% e il -2,5%. A un’ora dalla chiusura l’indice Dow Jones guadagnava lo 0,86%,mentre il Nasdaq il 2,22% e lo S&P 500 l’1,78%. Intanto il Tesoro ha annunciato che condurrà nelle prossime settimane aste per la collocazione di 40 miliardi di dollari di bonds. La cosa curiosa è che la necessità di fondi del governo federale non è la solamotivazione addotta per la collocazione dei titoli. Il Tesoro infatti intende sopperire alla vera e propria «carestia» di titoli di stato nordamericani, unica vera alternativa sicura alla moneta di questi tempi.

 
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