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Referendum sul lodo Alfano PDF Stampa E-mail
mercoledì 08 ottobre 2008

Piazze, firme e referendum Contro il Lodo "rispunta" l'Unione Sabato due manifestazioni: Italia dei Valori in piazza Navona e Sinistra radicale alla Bocca della Verità Il 25 sarà la volta del Pd. L'appello di Parisi a Veltroni: "Ora è il tempo di dire dei no"

di CLAUDIA FUSANI

Da Repubblica.it

ROMA - Toh, chi si rivede, l'Unione. O quanto meno pezzetti di quella che fu l'alleanza di centrosinistra del governo Prodi. Foto di gruppo per un momento che va fermato. Sala stampa di Montecitorio, ore undici del mattino, al centro spicca Antonio Di Pietro, padrone di casa nonché promotore dell'iniziativa, c'è Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, Arturo Parisi padre spirituale del Pd ed ex ministro della Difesa, Manuela Palermi, ex capogruppo al Senato di Pdci e Verdi, Carlo Leoni per la Sinistra democratica. Tutti insieme, anche se non appassionatamente, contro il lodo Alfano. E contro "la dittatura del Berlusconi IV" come si legge sul sito dell'Italia dei Valori che lancia la campagna "Firma e fermali", cioè firma i quesiti per chiedere il referendum abrogativo della legge che la maggioranza è riuscita ad approvare in meno di un mese e che garantisce l'impunità alle quattro più alte cariche dello stato. Giusto in tempo per la sentenza del processo Mills dove il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari. L'autunno in piazza della sinistra. E' cominciato a settembre; la Cgil sui contratti, studenti e insegnanti contro la riforma della scuola firmata Gelmini, universitari e ricercatori che occupano le università. Nei prossimi fine settimana Italia dei Valori (sabato 11) e Pd (sabato 25) danno appuntamento all'Italia che non ci sta, a cui non va bene "la politica spot", fatta di "promesse e involucri vuoti", un premier che dice "bugie" e scambia "il governare con la presa del potere". Appuntamenti che devono dare un'identità al Pd, risollevare la sinistra radicale mentre Di Pietro può solo confermare il ruolo che ha tenuto dall'inizio della legislatura: essere contro Berlusconi perché "non ci fidiamo". Di sicuro con l'avvicinarsi di questi appuntamenti, che non possono fallire, Veltroni ha abbandonato il modulo catenaccio - suicida - ed è andato in pressing sul premier denunciando la deriva autoritaria e i rischi per la democrazia. Cambio di strategia che ha sortito il mezzo miracolo di congelare le risse dentro il Pd. Ma che non vuole in alcun modo cedere alla tentazione di rimettere insieme un'alleanza politica "contro" qualcosa - cioè Berlusconi - invece che "per" qualcosa". I quesiti contro il lodo Alfano. Comincia Di Pietro, quindi. Oggi ha presentato i quesiti contro il lodo Alfano per andare al referendum abrogativo. Ed è significativo che per farlo l'ex pm chiami intorno a sé i pezzi della vecchia Unione. Sabato infatti le piazze saranno due. L'Italia dei valori dà appuntamento a Roma in piazza Navona e in altre 665 città per abolire "una legge che l'attuale premier ha voluto per delinquere in libertà e non farsi processare". E non è finita qui perché "la libertà si perde così, un poco alla volta". Ecco infatti, sostiene l'ex pm e gli altri ospiti seduti accanto a lui, che "stanno arrivando il lodo Consolo per i parlamentari e l'estensione anche all'imputato Mills". Per non parlare della riforma della giustizia e delle divisione dei poteri tra giudici e pm. La manifestazione della sinistra radicale. Sempre sabato scende in piazza anche la sinistra radicale, appuntamento in piazza Bocca della Verità, conclusione di un corteo che partirà da piazza Esedra. Due piazze distinte, quindi, ma che avranno momenti di incontro. "Senza primogeniture politiche" precisa l'ex pm "ma aperte a tutti i cittadini che si riconoscono in questo impegno". Infatti la raccolta delle firme andrà avanti per tutto l'anno in 3.500 piazze per consegnarle entro l'8 gennaio. Per Paolo Ferrero "il lodo Alfano è una legge castale che va abolita" e l'11 ottobre "è una data da circoletto rosso perché l'opposizione e la riconquista dei consensi cominceranno da qui". Parisi a Veltroni: "Referendum necessario, passerà". Per il professore ulivista, unico rappresentante del Pd e negli ultimi giorni meno severo del solito col segretario, il lodo Alfano è "un clamoroso abuso" contro cui tutto il Pd si dovrebbe schierare "perché ci sarà il numero legale e il referendum passerà". "Ci sono momenti per dire no e oggi è il giorno giusto per farlo visto che abbiamo un governo che per governare usa solo decreti" dice l'ex ministro della Difesa chiamando a raccolta la base del partito Democratico a cui chiede un atto di disobbedienza rispetto alle indicazioni di Veltroni contrario al referendum perché non raggiungerà il quorum. Contro il Pd si schiera la Sinistra democratica (Carlo Leoni): "Se si dice che c'è una deriva autoritaria, io credo che si debbano sostenere tutte le battaglie contro quelle misure" che mettono in discussione in principi democratici "come il lodo Alfano, un provvedimento che fa a cazzotti con la legalità". In questo tentativo di revival di Unione, chi tende la mano a Veltroni è proprio Di Pietro che raccoglierà le firme anche il 25 ottobre, alla manifestazione del Pd "Salva l'Italia". Resta da capire se per il segretario la salvezza dell'Italia passa anche dall'abolizione del lodo Alfano.

 

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11 OTTOBRE • Sinistre e Di Pietro lanciano la raccolta delle firme contro il lodo Alfano

Un referendum a due piazze L’ex pm a Piazza Navona. Corteo per Ferrero: è finita la ritirata

Da Il Manifesto dell’8 ottobre 2008

Daniela Preziosi

ROMA La scelta di un’unica data per due piazze, quella dell’11 ottobre, è stata cercata, voluta come simbolica dell’unità dell’opposizione veradi derivazione unionesca e prodiana, quella che sta per andare al voto in Abruzzo. Invece no, la coincidenza è casuale, il prossimo sabato per la sinistra è obbligatorio, prima non si poteva perché Rifondazione viveva ancora in una fase post-congressuale post-comatosa e riorganizzativa; il sabato dopo, con l’approssimarsi al 25 ottobre, sarebbe stato un suicidio politico. Sono unite, nella lotta,ma non vicine, le due piazze romane dalle quali partirà, questo sabato, la raccolta di firme per un referendum contro il lodo Alfano, «una legge incostituzionale, castale, e in difesa del privilegio di quattro persone ». La raccolta è stata presentata ieri aMontecitorio da Antonio Di Pietro insieme a Paolo Ferrero, segretario Prc, a Carlo Leoni di Sd e a Manuela Palermi del Pdci. Assenti i verdi, ma aderiranno alla manifestazione delle sinistre alla cui partenza (piazza Esedra) e arrivo (Largo Bocca della Verità) saranno piazzati i banchetti della raccolta delle firme. Il vero assente in realtà è il Pd, che di referendum non vuole sentire parlare. Perché ormai «i referendum li perde chi li organizza», ripete spesso Walter Veltroni, e perché «io non voglio indire consultazioni, le voglio vincere», spiega Rosy Bindi. In compenso c’è Arturo Parisi, «non a nome del partito» ma del suo comitato Democratici per la democrazia, che sfida i democratici sicuro che «questo referendum lo vinceremo ». «E’ una battaglia così importante che va combattuta comunque», chiosa più realisticamente l’ex pm. Di Pietro torna a Piazza Navona, luogo del delitto in cui si è consumato l’ultimo strappo con Veltroni. La piazza di Sabina Guzzanti, del sesso orale delle ministre e dei «diavoloni attivissimi » a spese delle terga del papa. La piazza di Beppe Grillo e del suo «Napolitano-Morfeo». Sotto il palco, quell’8 luglio, Antonio Di Pietro era fuori di sé dalla rabbia contro i due attori. Questa volta la situazione sarà tutta diversa, e ci saranno solo i banchetti per la raccolta delle firme. E in ogni caso sarà l’ex pma tenere le fila dell’evento. Giovedì, intanto, verrà presentato al pubblico un folto gruppo di costituzionalisti e intellettuali che promuoveranno la raccolta di firme. Comunque, ieri, niente polemiche contro il Pd, con il quale l’Italia dei Valori scenderà in piazza il 25, ospite assai poco gradito. Causa, fra l’altro, le elezioni in Abruzzo: ieriDario Franceschini ha sparato a zero sull’Idv per «la scelta di un candidato di bandiera alla regione » che «trasforma Di Pietro in un alleato di Berlusconi». Ma se Di Pietro tende a sottolineare l’ispirazione unitaria del suo 11 ottobre, Paolo Ferrero si smarca. Anche per lui la piazza è un ritorno nel luogo del delitto, nel senso che l’ultima grande manifestazione della sinistra è stata quella del 21 ottobre 2007, che voleva ’sostenere Prodi da sinistra’. Quel giorno Ferrero non sfilava perché ministro di un governo che non leggeva come amichevole tanto sventolio di bandiere rosse. Un’altra era politica. In mezzo il deserto della sconfitta elettorale e, per il Prc, un congresso traumatico e paralizzante. Ma ora, annuncia il segretario Prc , «la ritirata della sinistra è finita», comincia «l’opposizione vera al governo di Berlusconi e della Confindustria». Il segretario Prc, che pure a luglio era nella piazza Navona dipietrista, spiega che l’antiberlusconismo in sé non serve, che l’unica cosa che lo unisce a Di Pietro è la battaglia per «una legge uguale per tutti» ma sulle ricette politiche e sociali la differenza con l’ex alleato è profonda. «Questa grave crisi del capitalismo mondiale e nazionale apre grandi spazi all’opposizione. Si tratta di ripartire dai problemi della gente che non arriva a finemese e rilanciare, contro le politiche neoliberiste del governo e in parte del Pd un nuovo ’new deal’ che ridia slancio all’economia ». La sua proposta è «diminuire le tasse sugli stipendi e sulle pensioni, bloccare i mutui sulla prima casa e di intervenire in generale per ridistribuire le risorse. Bisogna prendere i soldi ai banchieri e bisogna darli a quelli che hanno i conti correnti». Ciò non toglie che una delegazione della sinistra andrà a fare visita a piazza Navona. Magari composta da quelli del Pdci che ancora sperano in un segno di unità con l’ex pm, almeno un collegamento in maxischermo.Ma niente da fare. Ferrero non ci pensa affatto, ha altre gatte da pelare: portare molta gente per evitare il contraccolpo politico di uno scarso battesimo della piazza da segretario. Non farsi attaccare dalla metà vendoliana del partito, contraria «una manifestazione identitaria». E, fra l’altro, non farsi oscurare mediaticamente dall’ex pm, uno che sa come attirare giornalisti e telecamere.

 
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