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La crisi la paghino i padroni PDF Stampa E-mail
martedì 07 ottobre 2008

Image Si deve ricominciare a lottare per i propri diritti: la crisi la paghino i padroni e la finanza

Lo sciopero del 17 ottobre sia l’inizio di una nuova stagione di mobilitazione

Come raggiungere Roma per la manifestazione nazionale

La crisi delle borse mondiali è giunta ad un livello tale per cui Stati Uniti ed Europa stanno mettendo in atto una serie di misure straordinarie per salvare banche ed istituti finanziari dal fallimento.

 

Mentre miliardii di persone continuano a vivere in uno stato di povertà inimmaginabile e le popolazioni degli stessi paesi “ricchi” si stanno progressivamente impoverendo, le misure economiche adottate dai “grandi” del mondo vanno paradossalmente nella direzione di un “welfare al contrario”, in favore proprio di quella finanza e quelle banche che negli ultimi venti anni hanno determinato il la più grande redistribuzione della ricchezza nella direzione del capitale, reale o virtuale che sia.

I lavoratori stanno così pagando un doppio prezzo: quello dovuto al mancato riconoscimento economico in almeno due decenni di continua erosione delle retribuzioni e quello attuale e futuro che passerà attraverso un’ancor più pesante congiuntura economica con una inflazione che taglierà alla base i salari, con mancati incrementi delle buste paga e con le maggiori tasse che saranno introdotte proprio per salvare i capitali accumulati impropriamente da banchieri e finanzieri.

In questi giorni tutti si affannano a ricordare la crisi del 1929, ma questa volta poche saranno le banche che chiuderanno: ci penseranno gli stati, aumentando le tasse, a salvare i propri banchieri: uno “stato sociale” al contrario che toglierà ai poveri ed alle classi medie per non far saltare il sistema finanziario da loro stessi creato.

La prevalenza della finanza sull’economia reale e sul lavoro, della disumanizzazione dei rapporti umani e sociali, sta producendo così la più grossa crisi del “loro” modo di produrre ricchezza virtuale (ma sicuramente reale per loro) a discapito di chi lavora e di chi cerca di sopravvivere in un mondo sempre più globalizzato e precarizzato.

E in Italia non siamo certo stati da meno. Governi di centro, di centro-destra e di centro-sinistra, insieme a sindacati ormai totalmente asserviti a logiche estranee alle esigenze ed ai diritti dei lavoratori, hanno favorito questa tendenza al massacro sociale pur di seguire la “filosofia” mondiale della globalizzazione dei grandi capitali prima e della finanza virtuale poi.

La borsa è ormai diventata un grande “superenalotto” dove più che puntare sull’economia reale si “scommette” su previsioni, su sogni, su incubi, sul nulla; dove si sa preventivamente chi vince (grandi speculatori e grandi gruppi finanziari) e si sa chi perde (piccoli risparmiatori, lavoratori, disoccupati).

E per finanziare questo sistema si comprimono i salari, i diritti e lo stato sociale e al tempo stesso si riempiono di debiti gli enti locali, si inventano strumenti trappola come i fondi pensione, si spinge la gente comune a lasciare il risparmio classico del conto corrente in banca e si favoriscono gli investimenti a perdere appositamente studiati dalla “finanza creativa”. Il sindacalismo classico in tutto il mondo non è assolutamente in grado di fornire risposte, non riesce a slegarsi da uno schema di intervento che è ormai tutto interno al “mercato” ed alle sue logiche.

Ci vorrebbe uno sciopero generale a livello mondiale, un movimento che spazzi via “la loro finanza” ed il loro “dio mercato” e ricominci a produrre economia reale, una redistribuzione del reddito verso le classi meno abbienti, un nuovo sviluppo socialmente ed ecologicamente compatibile.

Si deve ricominciare da questi obiettivi, si deve ricominciare a lottare per i propri diritti:

il 17 ottobre in Italia si sciopera anche per questo.

Roma, 7 ottobre 2008

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