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Ryanair fa ricorso, il cda Cai si riunisce, l’Aga Khan copia PDF Stampa E-mail
venerdì 03 ottobre 2008

dal Manifesto - 3 ottobre 2008

Tragedia e farsa nello stesso tempo. La crisi dell’Alitalia non conosce soste, ma nemmeno serietà. Il Senato ieri ha approvato la modifica della legge Marzano sulle grandi aziende in crisi. Tutti lo chiamano il «decreto salva Alitalia», dimentichi del fatto che l’azienda è stata anticipatamente dichiarata in «stato di insolvenza» solo per costringere i sindacati a sottoscrivere un «accordo quadro» – per quanto poi modificato in molti punti anche significativi – contenente condizioni capestro altrimenti indigeribili.

Quindi Alitalia è formalmente fallita, sciolta, dissolta, e le sue «parti buone» promesse in regalo alla Compagnia aerea italiana (Cai) di Colaninno & co. Parte del personale verrà «salvato», ossia assunto ex novo, dalla nuova società,mentre quasi la metà prenderà la via del pensionamento anticipato, dell’esternalizzazione, della disoccupazione tout court.

A latere del dibattito, è passato un ordine del gione del Pd che «impegna» il governo a fare pressione su Cai per mantenere l’Atitech di Napoli all’interno del nuovo perimetro aziendale, e un altro che «permette » a Cai di attingere precari all’interno del bacino dei precari storici di Alitalia. Ma dato che al ridicolo non c’è limite, ieri Ryanair ha presentato ricorso alla Ue contro il «piano di salvataggio» per «protezione illegale della compagnia di bandiera» da parte del governo italiano, visto che i debiti sono stati spostati su una sussidiaria (la bad company diretta da Augusto Fantozzi). La compagnia privata irlandese ravvisa in questa prassi degli «aiuti di stato».

Chi conosce il trasporto aereo europeo non può fare a meno di trattenere le risate, visto che Ryanair – come numerose altre compagnie low cost – introita ufficialmente svariate centinaia dimilioni di euro dagli enti locali (sempre soldi pubblici sono; o no?) che «caldeggiano» l’utilizzo dello scalo collocato sul proprio territorio.

Bruxelles è formalmente in attesa di ricevere il piano industriale della «nuova Alitalia», ma il commissario Ue – Antonio Tajani – non sebra ansioso di cominicarne l’esame. Il consiglio di amministrazioe della Cai, intanto, si è riunito per «formalizzare il ripristino dell’offerta d’acquisto», presentata una prima volta il 1 settembre e poi ritirata in seguito al primo mancato accordo con i sindacati. Come dire che la firma estorta alle nove sigle qualche giorno fa implicava un «accordo» con un soggetto formalmente disinteressato alla vicenda.

Ma il clima di farsa è contagioso. La compagnia sarda Meridiana, di proprietà dell’Aga Khan, ha avanzato una proposta di rinnovo contrattuale ricalcato sul «modello Cai». La compagnia ha presentato un bilancio 2007 in attivo, ha ricapitalizzato con fondi propri e non è affatto in crisi. Anzi, ha semmai pochi aerei rispetto al business potenziale. Al punto che – denunciano i sindacati – «fa svolgere parte della propria attività a terzi, limitandosi a vendere i posti». Ciò nonostante, ai propri dipendenti chiede «sacrifici e aumenti di produttività ». Del resto, chi l’ha detto che bisogna essere sull’orlo del fallimento per stropicciare i dipendenti?

 
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