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Pubblico Impiego: in 5 anni boom degli atipici: +62%. Sono tutti a rischio PDF Stampa E-mail
giovedì 02 ottobre 2008

dal Manifesto - 2 ottobre 2008

Ieri il boom degli atipici, oggi il rischio concreto che decine di migliaia di persone - se non addirittura qualche centinaio - perdano il posto dopo anni di precariato. «Todos caballeros » - come li definisce acidamente il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta - non avrebbero più diritto di reclamare la stabilizzazione sudata a colpi di cococò, cocoprò e tempi determinati. Sarebbe uno tsunami anche per la qualità del servizio pubblico. Si progetta infatti di mettere per strada masse di trenta-quarantenni, senza organizzare a fronte un turn over adeguato: si istituirebbe solo qualche concorso per pochi posti, perché l’imperativo è tagliare i costi.

Ma in questo modo - come esemplifica l’allarme lanciato dai ricercatori di tutta Italia (vedi pezzo a fianco) - si fa fuori la fascia più aggiornata del servizio pubblico. E per pubblico intendiamo - insieme - scuole, sanità, laboratori,ma anche gli uffici degli enti locali, o la Rai. Tutti luoghi dai quali, per il combinato disposto dei vari provvedimenti Sacconi-Brunetta anti-precari, si rischia di vedere uscire una generazione di persone che già con enorme fatica - e grossi sacrifici economici - stava cercando di costruirsi un futuro.

Ieri comunque Brunetta ha fornito un numero aggiornato dei precari del pubblico impiego, o almeno di quelli che risultano al ministero (come sappiamo, il censimento dei lavoratori «atipici» non è mai pacifico e definitivo): in occasione della Relazione al Parlamento sullo stato della Pubblica amministrazione per l'anno 2007, Brunetta ha spiegato che in cinque anni, dal 2001 al 2006, i precari sono aumentati del 62%, con una quota che a fine 2006 risultava di quasi 339 mila contratti a tempo determinato, contro gli oltre 3 milioni di tempi indeterminati. E’ da ricordare che la Cgil quantifica in 270 mila i posti a rischio (120 mila scuola + 150 mila pubblico impiego), contro i soli 1200 che allo stato attuale sarebbero assunti nel prossimo biennio. Il governo, dopo pressioni provenienti dalla stessa maggioranza, ha prorogato al luglio 2009 la norma che abrogava la stabilizzazione programmata dall’exministro Nicolais.

Brunetta ha lanciato un «censimento dei precari », e annuncia per maggio un decreto che fisserà i termini per le assunzioni: «D’ora in poi si entrerà solo per concorso: niente più "todos caballeros"». Quanto al contratto, il ministro ha aperto le trattative presso l’Aran, ma ha spiegato di voler vedere come si concluderà il tavolo con la Confindustria: «Se ci sarà un accordo, potrà essere esteso anche al settore pubblico. In ogni caso voglio concludere i rinnovi entro l’anno, e i 3 miliardi stanziati in finanziaria mi sembrano sufficienti».

Una sorta di auto-contratto: nella finanziaria, d’altra parte, è scritto che se non si raggiunge l’accordo, il ministro può erogare aumenti unilaterali. Cgil, Cisl e Uil, dal canto loro, hanno intenzione di andare a verificare. Ma ribadiscono: «Se non ci saranno novità sui fondi stanziati, lo scontro sarà inevitabile ». L’appuntamento è fissato per il 17 ottobre, quando l’assemblea dei 5 mila delegati deciderà lo sciopero.

 
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