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Arrestato per sbaglio, insultato e pestato PDF Stampa E-mail
mercoledì 01 ottobre 2008

Parma, picchiato un giovane ghanese

Inchiesta sui vigili

Da Unità.it

Dovranno spiegarlo in un aula di Tribunale, i vigili di Parma, quello che è successo a Emmanuel, il giovane originario del Ghana che, come rivela Repubblica.it, lunedì ha denunciato di essere stato picchiato dai poliziotti della municipale. Gli stessi noti alle cronache per aver lasciato una prostituta in una cella mezza nuda. E su cui ora la Procura ha disposto l'apertura di un'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Roberta Licci. Tutto è successo al Parco Eridania, a Parma: i vigili avrebbero scambiato Emmanuel per uno spacciatore. L'assessore alla Sicurezza Costantino Monteverdi spiega che «allo stato dei fatti, i riscontri oggettivi dimostrano che si è trattato di un fermo piuttosto movimentato che ha provocato il ferimento di due agenti e, verosimilmente, anche quello del giovane». Secondo i referti medici il primo agente ha riportato una distorsione al ginocchio, prognosi 20 giorni, il secondo invece una distorsione al polso. Emmanuel, invece, ha un occhio pesto, una gamba malmessa, diverse lesioni. E una ferita che non si rimargina. Dopo averlo insultato durante l’arresto, i vigili sul fascicolo che lo riguarda, a fianco al suo nome non hanno scritto il cognome, ma l’aggettivo «negro». Tanto, a quanto pare, per loro sono tutti uguali. Anche il Comune indagherà sui fatti: l’assessore Monteverdi ha fatto sapere di aver «richiesto l'apertura di un'indagine interna, atto dovuto, voluto e condiviso con il sindaco Vignali. Con questo – ha spiegato – l'amministrazione intende riaffermare che la difesa della legalità rimane primaria, ma non può essere in alcun modo disgiunta dal rispetto dei diritti inalienabili della persona. Per questo e – aggiunge – anche per il buon nome della polizia municipale, che ogni giorno si impegna per la sicurezza dei parmigiani, è necessario fare chiarezza oltre ogni possibile dubbio sullo svolgimento dei fatti». Sconcertate le reazioni del mondo politico. Secondo Claudio Fava, coordinatore di Sinistra Democratica, «il pestaggio di Parma è un'istantanea impietosa di cosa sia diventato questo Paese e di quali conseguenze stiano producendo le bravate dei sindaci sceriffi e le loro ridicole ordinanze e le fiammate xenofobe di molti, troppi esponenti della destra governativa». «Gli episodi di razzismo si stanno moltiplicando in maniera preoccupante – anche per Massimo Donasdi, capogruppo dell’Idv alla Camera – Troppe volte si è giocato con il fuoco, utilizzando toni incendiari che hanno fomentato la xenofobia. Chiediamo al governo di intervenire immediatamente per arrestare un a spirale pericolosa». Chiede chiarimenti al ministro Maroni anche la vicepresidente dei deputati Pd Marina Sereni: «Corrisponde al vero – chiede Sereni - che, per la seconda volta in poco tempo, nella città di Parma si sono verificati episodi di razzismo compiuti da agenti della polizia municipale? Corrisponde al vero che Emmanuel Bonsu Foster, 22 anni, ghanese, regolare è stato braccato, pestato, ammanettato e portato al comando? È vero che sulla busta dei documenti, al momento del rilascio, è stato scritto “Emmanuel negro”?». La busta è stata fotografata, ma da Maroni finora nessun commento.

 

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Arrestato per sbaglio in un parco di Parma un giovane ghanese viene insultato e pestato dalla polizia. Che su una busta scrive: «Emmanuel negro»

Da Il Manifesto del 1 ottobre 2008

Alessandro Braga

Braccato, fermato, pestato. Una volta arrivato al comando della polizia municipale, denudato e umiliato. Spogliato anche dei suoi diritti, come quello di fare una telefonata a casa, per alcune ore. In più, una volta rilasciato, sulla busta che conteneva i verbali con le contestazioni a suo carico (una busta ufficiale del Comune di Parma, con tanto di stemma della città) pure schernito: non nome e cognome, ma la scritta «Emmanuel negro», come se il colore della sua pelle non fosse un fatto naturale, ma un’onta. Del resto «negro dimerda» scala ormai posizioni nella classifica dell’offesa più abusata d’Italia, tallonata da «sporco ebreo»; stabile l’accoppiata «arabo-terrorista»; in discesa il vetusto «terrone» (anche se al nord va ancora per la maggiore). E allora, in un paese dove nemmeno un mese fa a Milano un ragazzo diciannovenne (italiano ma di colore) è stato ucciso a sprangate solo perché sospettato di aver rubato un pacchetto di biscotti, non stupisce (forse non indigna neanche più) che ad usare certe espressioni siano pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. Bonsu Emmanuel Foster, mentre racconta la sua disavventura alle telecamere del sito Repubblica.it di Parma, non riesce a tenere aperto l’occhio sinistro, ancora gonfio per il pestaggio subito. Magro, appena sopra il metro e sessanta, Emmanuel è un giovane immigrato ghanese di ventidue anni (regolare, se a qualcuno interessa e se il fatto di essere regolare o irregolare cambi qualcosa in una vicenda come questa). Lunedì pomeriggio, poco dopo le diciotto, è andato a scuola (frequenta un istituto tecnico serale). Essendo in anticipo sull’orario di inizio delle lezioni, dopo aver depositato la sua cartella con dentro i documenti all’interno dell’aula, decide di fare due passi nel parco ex Eridania di fronte all’istituto. Sono le 18,25. Emmanuel nota dietro di lui due uomini che parlano al cellulare e un terzo che gli si avvicina. Improvvisamente, senza identificarsi dice il giovane, gli blocca le mani, subito raggiunto dagli altri due che lo accerchiano. A quel punto Emmanuel si divincola e inizia a scappare. Arrivano altre tre persone che lo rincorrono, lo raggiungono e lo atterrano. «Mi hanno messo un piede in testa - racconta - e hanno cominciato a picchiarmi. Poi mi hanno ammanettato. Uno mi ha colpito con un pugno al volto». Dice che lo hanno picchiato con dei manganelli, «forse bottigliette d’acqua ». Di certo, gli hanno fatto male. Il pestaggio continua sulla macchina di servizio con cui lo portano al comando dei vigili urbani. Condito da frasi razziste: «Negro», «Smettila negro» e amenità simili. Arrivano al comando di via del Taglio. Lo stesso dove a metà agosto una prostituta nigeriana era stata abbandonata per ore svenuta in una cella. E anche qui gli agenti continuano con il loro personalissimo «show». Intanto la giustificazione del fermo: arrestato perché era scappato. Visto che nessuno si era identificato come poliziotto, sembra anche legittimo che il ragazzo abbia avuto paura e abbia tentato di fuggire. Condotto in cella, lo obbligano a spogliarsi. Completamente nudo, lo fanno «sfilare», dentro e fuori la cella. «Avevo paura - dice il ragazzo - Mi volevano far firmare dei documenti ma mi sono opposto. Ho chiesto di poter chiamare a casa, mi hanno detto che non potevo se prima non avessi firmato le carte». Gli mettono davanti un pezzo di «fumo», gli dicono «negro, te lo abbiamo trovato in tasca», sostengono che l’altra persona che c’è in cella ha confessato la sua complicità. Emmanuel insiste, dice di non conoscerla neppure quella persona. Alla fine cede e firma i verbali. Sono circa le 22 quando gli agenti chiamano i parenti del ragazzo. Il padre, Alex, operaio metalmeccanico, in Italia dal 1995, arriva intorno alle 23 al comando insieme alla moglie. Appena vede il figlio malconcio chiede spiegazioni ai poliziotti. «È caduto», rispondono. L’uomo, infuriato, domanda al figlio se lo hanno picchiato. «Mi ha risposto solo sì», dice. Poi lo rilasciano. E, al padre, consegnano una busta con dentro i verbali. Sopra, la scritta «Emmanuel negro». Il ragazzo va al pronto soccorso: gli viene certificato un ematoma e una ferita alla mano. Zoppica. Ieri mattina, Emmanuel si presenta alla caserma dei carabinieri per sporgere denuncia. L’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali ha aperto un’inchiesta per far luce sull’episodio. Il Comune ne farà una sua interna. La comandante dei vigili Emma Monguidi smentisce le accuse, dice che «anche due agenti sono rimasti feriti», di frasi razziste, proprio non ne vuol sentir parlare. E il valente assessore alla sicurezza Costantino Monteverdi, assicura che «andrà fino in fondo». Intanto, nel dubbio, parla di un fermo «piuttosto movimentato» che ha «provocato il ferimento di due agenti». E, «verosimilmente», del giovane. Verosimilmente.

 
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