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«Basta ricatti, il governo cerchi altre soluzioni» PDF Stampa E-mail
domenica 21 settembre 2008

da Liberazione - 21 settembre 2008

Parla fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale SdL intercategoriale

 «Basta con le ambiguità. Il commissario straordinario Augusto Fantozzi attivi nelle prossime ore la procedura di legge che lo obbliga a cercare altri soggetti industriali interessati all'acquisto della compagnia. Il presidente del Consiglio Berlusconi prenda atto del fatto che l'offerta di Cai è stata formalmente ritirata e cominci anche lui ad adoperarsi per trovare una soluzione alternativa». Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale di SdL Intercategoriale, una delle sigle più rappresentative in Alitalia, in particolare tra gli assistenti di volo, rispedisce al mittente l'accusa di irresponsabilità lanciata dal governo - con il sostegno di stampa e Tv - contro le sigle che si sono rifiutate di sottostare al ricatto proposto dalla "Compagnia Aerea Italiana" di Roberto Colaninno.


«Continuando a dire "o Cai o fallimento" - osserva Tomaselli - non solo si allontano i soggetti interessati all'acquisto di Alitalia, a cui si fa capire che la proposta sostenuta dal governo italiano è ancora in campo, ma si drammatizza ulteriormente una situazione di difficoltà che spaventa i viaggiatori, con conseguente calo delle prenotazioni. Oggi ho letto una dichiarazione stampa di Lufthansa che dice "con l'indebitamento attuale per noi Alitalia non è accessibile" quando è noto - osserva il sindacalista di SdL - che Cai non si sarebbe assunta i debiti della compagnia. Il governo deve perciò dire pubblicamente che l'offerta di Cai non c'è più e che l'Alitalia viene venduta alle stesse condizioni che sono state riservate a Colaninno e soci. Al tempo stesso, l'esecutivo deve favorire la continuità operativa di Alitalia, evitando di rilasciare dichiarazioni autolesioniste, se non altro perché è ancora il proprietario di questa azienda.

Il presidente di Aeroflot ha detto ieri che il vettore russo «è sempre interessato all'acquisto di una compagnia europea», ma non ha voluto fare nomi.
Ripeto: Il governo ha il potere e, a questo punto, il dovere di creare le condizioni favorevoli per l'entrata di un altro soggetto. Io penso che si tratti di una strada percorribile. Compagnie come Air France o Lufthansa che in passato avevano manifestato il loro interesse nei confronti di Alitalia, quando ciò avrebbe comporato un impegno economico ben maggiore, adesso hanno la possibilità di concludere un affare ancora più vantaggioso.

Berlusconi, però, dopo avere fatto fallire la trattativa con Air France, promettendo agli elettori una soluzione "italiana", non sembra intenzionato a percorrere strade diverse da quella di Cai. Anche ieri ha ribadito che «il senso di responsabilità di alcuni partecipanti alla cordata non è stato toccato». Come a dire: "Se i sindacati che hanno detto no ci ripensassero, l'offerta è ancora valida".
Anche noi di SdL diciamo che se Cai ci dovesse ripensare, accettando di prendere in esame le proposte che le abbiamo inviato - sia sul piano industriale, che a livello contrattuale - siamo pronti a trattare. Allo stato attuale però il governo deve lavorare per una soluzione alternativa, anche perché politicamente gli conviene: il fallimento di Alitalia, oltre che un disastro per chi ci lavora, sarebbe un fallimento politico per Berlusconi.

La sensazione invece è, che piuttosto che venderla oggi ad Air France, esponendosi agli attacchi dell'opposizione, il governo preferisca far fallire l'Alitalia dando la colpa ai sindacati. Il Tg1 ha paragonato i lavoratori di Alitalia che esultavano per il ritiro dell'offerta di Cai all'orchestra del Titanic...
Si stanno dipingendo i lavoratori come "irresponsabili" quando invece i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali hanno tentato di mediare e di trattare. Colaninno e company, con la complicità del governo, hanno fatto sì che la trattativa non ci fosse.

Secondo gli altri sindacati, quelli che hanno firmato, la trattativa invece c'è stata e avrebbe portato risultati positivi per i lavoratori, come l'invarianza salariale, la distribuzione del 7% degli utili, il recupero di mille lavoratori in più nel perimetro aziendale. C'è chi, come Uil e Ugl, vi sfida a dare la parola ai lavoratori sull'accordo con Cai.
Ripeto: la trattativa con noi non c'è stata. Se poi questi sindacati, peraltro minoritari in Alitalia, hanno deciso di sottoscrivere le elargizioni dell'azienda, spacciandole come conquiste, è un'altro discorso. Nell'accordo quadro c'è un evidente un paradosso: viene definito il numero degli organici, quando tutti sanno che la quantità di personale necessaria varia in base ai contratti, vale a dire da come si lavora, dall'elasticità degli orari. Cisl Uil e Ugl, di fatto, hanno accettato la predeterminazione dei contratti.

I lavoratori hanno capito benissimo cosa è successo, tanto è vero che in queste ore c'è stato un consistente travaso di iscritti a nostro favore, provenienti proprio dalle sigle che hanno firmato. Ma non è che sono soddisfatto di questo, non era questo il nostro obiettivo. L'obiettivo era arrivare alla firma di un accordo dignitoso. Il referendum? Per noi la democrazia sindacale è sacra. Che organizzazioni come Cisl Uil e Ugl la scoprano adesso, dopo avere firmato in passato accordi non condivisi dalla maggioranza dei lavoratori Alitalia, è il massimo dell'ipocrisia. Soprattutto, è gravissimo che si proponga un referendum in queste circostanze, con i lavoratori chiamati a votare con il fucile puntato, divisi tra chi è già fuori dall'azienda, chi punta ad andare in pensione e chi spera di rimanerci.

 Alitalia. Il Cav. insiste sulla CAI ma i sindacati fanno muro

Un uomo sull'orlo di una crisi di nervi, Berlusconi, che grida il suo "O Cai o morte". Scenari bloccati sul fronte Alitalia e un'unica via di salvezza per il Premier: evitare il fallimento personale. «Non c'è nessuna possibilità che si presentino altri soggetti alla cordata», assicura Berlusconi. «Credo che gli italiani siano buoni giudici per capire da che parte stia la colpa se non si è riusciti a trovare immediatamente una soluzione». Silvio attacca tutti. Tuona contro chi ha fatto saltare l'accordo e contro chi ne ha gioito.

Sui sindacati: «Hanno proposto di ricominciare tutto da capo, chiedendo cose che nessuna compagnia al mondo può accettare». Sulle richieste dei piloti: «Inaccettabili, la loro categoria non si può gestire da sola ma deve sottostare alle normali direzioni che sono affidate agli amministratori e ai manager della società». E sui manifestanti: «Sono suggestionati dalla sinistra. Quell'immagine - si riferisce agli applausi di Fiumicino all'annuncio del ritiro dell'offerta - non è piaciuta in generale, non è piaciuta a noi, né alla stragrande maggioranza degli italiani».

E motiva: «Visto lo sforzo generoso di un gruppo di imprenditori italiani pronti a investire per il Paese, non è stato certamente un bel vedere». Da buon giocatore di Texas Hold'em, finge di non sapere di essere stato scoperto con sola mezza figura in mano, spaventa gli avversari e poi rilancia con prepotenza: «Senza il buon senso si va dritti al fallimento. Confido nella responsabilità degli uomini e auspico un ravvedimento da parte di coloro hanno posizioni irrazionali».

Fredda la precisazione di Sacconi: «Al tavolo ci si torna solo per firmare». Crea un solco Berlusconi, tra sé e il mondo del lavoro. L'Anpac gli replica a nome dei piloti: «Ci hanno proposto un contratto peggio di quello delle colf, chiediamo solo che i nostri contratti siano uniformati a quelli in vigore nelle altre compagnie europee». Doccia fredda al centro-destra anche da parte degli assistenti di volo: «L'Anpav - l'associazione che venerdì aveva dato disponibilità a firmare l'accordo quadro - pagherà sindacalmente la sua decisione», afferma Sdl, che spiega: «Hostess e steward sono senz'altro più rappresentati da Sdl e Avia, che insieme rappresentano quasi l'80% della categoria».

A Fiumicino ancora assemblea davanti al varco equipaggi e 200 lavoratori che ribadiscono: «Rimaniamo compatti sul no a quello che finora ci ha proposto Cai». Epifani, leader della Cgil, aveva richiamato Fantozzi a fare il suo dovere di commissario: cercare nuove soluzioni. Il sindacalista in un'intervista a Repubblica aveva proposto la vendita agli stranieri, sbilanciandosi: «Preferirei a Lufthansa».

Della stessa opinione Paolo Ferrero, segretario del Prc: «Invece di continuare a giocare a poker, Berlusconi faccia l'unica cosa che può e deve fare, e cioè aprire una trattativa vera e seria con dei partner esteri che sono in campo e sono interessati a rilevare Alitalia, rilanciarla e varare un vero piano industriale». Unico reale segnale di cedimento dal blocco di opposizione al gioco del Premier, la schizofrenia del Pd, che con Enrico Letta dichiara: «Le responsabilità di questo governo sono grandi. Nonostante questo speriamo in un accordo con la Cai e speriamo che arrivi nelle prossime ore». Secondo parte del Pd, quella presentata nei giorni scorsi da Colaninno&Co sarebbe «l'unica possibilità sul terreno». Bersani, invece, sostiene che ci vorrebbe un'alternativa: «Mi rifiuto di credere che il governo non abbia un piano B».

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da ilsole24ore.it - 21 settembre 2008

Alitalia, Epifani: «Il governo la venda a una compagnia straniera»

La Cai ha ritirato la sua offerta per salvare Alitalia, ora ci sono solo due possibilità per la compagnia: che il governo trovi uno spiraglio per riprendere il negoziato con Cai oppure avvii subito le procedute per vendere a una grande compagnia aerea internazionale. Sono le due proposte del leader della Cgil Epifani per l'ex compagnia di bandiera, spiegate in un'intervista a Repubblica. Epifani punta all'ipotesi B, dal suo punto di vista "più forte", cioè la vendita di Alitalia, con una procedura limpida e trasparente, a un partner straniero: «Credo che le disponibilità ci siano - dice - anche se ovviamente nessun partner potenziale si muove in assenza di una scelta netta e decisa da parte del governo». La preferenza è per Lufthansa ma, precisa il leader della Cgil, «Non sta a me scegliere il partner». «Se la pista Cai è chiusa per sempre, la Cgil chiede al governo di non esitare un solo minuto: faccia un passo indietro sul principio dell'italianità e scelga subito un grande vettore straniero cui affidare le sorti di Alitalia». Per Epifani la scelta è da preferire perchè avrebbe un know how industriale più forte, condizioni finanziarie più solide e una tempistica più rapida. «Se il governo farà questo - aggiunge - la Cgil è pronta a fare fino in fondo la sua parte». La possibilità di una riapertura delle trattativa con Cai esiste ancora per Epifani, ma il governo deve sapere bene «che il problema del consenso del personale di volo non è un'invenzione o una scusa, ma un'esigenza essenziale per chi fa trasporto aereo». Epifani si difende anche dalle accuse mosse alla Cgil di aver fatto fallire la trattativa: «Noi abbiamo lavorato fin dall'inizio - dice - per cercare una soluzione positiva. Mentre fin dall'inizio è stato il governo ad accreditare l'immagine di una Cgil che giocava allo sfascio». Il sindacato da lui guidato vuole la modernizzazione del Paese, tiene a precisare Epifani, ma «una trattativa complessa non si gestisce usando l'esclusione e la forza» e «non si può trattare con la pistola alla tempia». Sull'accusa di aver fatto naufragare l'accordo con Air France, il sindacalista dice che non si trovò intesa sui livelli occupazionali e punta il dito contro il governo: «La seconda condizione di Spinetta era il via libera del governo in carica e di quello che avrebbe vinto le elezioni. Berlusconi aveva la vittoria in tasca, e fu lui a costruire la campagna elettorale sullo slogan 'non passa lo straniero'».

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da il Manifesto - 21 settembre 2008

Alitalia: pressing sulla CGIL

La vertenza Alitalia nel week end si è ridotta a un braccio di ferro tra il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: non si profila al momento alcuna soluzione, anche se si auspica - almeno dal fronte Cgil e di parte del Partito democratico - il rientro in gioco di una compagnia estera, perché lanci una nuova offerta.

Dall’altro lato, il centrodestra, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, come una parte dello stesso Partito democratico (in particolare Enrico Letta), fanno pressing sulla Cgil perché riconsideri il piano Cai come l’unico possibile e si sieda al tavolo per firmare. La giornata è cominciata con un’intervista al leader della Cgil Guglielmo Epifani, che ha riaperto la sfida al governo invitandolo a rimettere in moto la trattativa, o, alternativamente, a impegnarsi seriamente per un «piano B»: ovvero, cercare una compagnia estera che sia disposta ad acquistare l’Alitalia. «O il governo e il commissario trovano il modo di riaprire la trattativa con la Cai - ha spiegato Epifani alla Repubblica - oppure io vedo una sola strada: la vendita immediata a una grande compagnia straniera, che può assicurare il know how industriale più forte e condizioni finanziarie più solide». «Io personalmente vedo con favore Lufthansa - ha continuato il segretario della Cgil -ma non sta certo a noi scegliere il partner. Tocca al governo decidere». Epifani si è poi dissociato dai lavoratori che hanno applaudito alla notizia del fallimento della trattativa con la cordata guidata da Roberto Colaninno: «In qualsiasi altra situazione di grave crisi aziendale, una notizia del genere viene accolta con profonda preoccupazione da tutti».

Anche se poi ha tenuto a specificare che da parte della Cgil - come si è capito, d’altra parte, dall’esito del tavolo - c’erano fortissimi dubbi sulla proposta supportata dal governo: «Le caratteristiche della cordata italiana, l'assenza di know how specifico, la mancanza di procedure trasparenti, sono alla base delle criticità oggettiva dell'intera operazione Cai». A stretto giro di posta, è arrivata la risposta di Berlusconi: «Le altre grandi compagnie di bandiera non sono interessate - ha spiegato, replicando indirettamente a Epifani - Presto i piloti e gli assistenti di volo si renderanno conto che non c'è un'alternativa». «Non ci sarà - ha poi ribadito - nessuna possibilità che si presentino altri soggetti e quindi potrebbe essere che la nostra compagnia di bandiera vada verso una procedura di fallimento ».

Più tardi Berlusconi è tornato sulla questione: «Mimeraviglio - ha spiegato - che piloti, assistenti di volo e sindacati non capiscano che non c'è altra soluzione se non quella dei 16 imprenditori e della loro offerta. Quello che è successo con Air France è lo stesso che accade ora - ha concluso il Cavaliere - I sindacati, dopo che tutto era deciso, hanno detto no e presentato una proposta diversa». Dal fronte dei lavoratori, ieri sono continuate le assemblee e i presidi a Fiumicino, seppure nella piena continuità del servizio di voli. L’Avia - associazione assistenti di volo - ha annunciato che firmerà il piano come Cisl, Uil e Ugl, ma la Sdl fa notare come questa sigla sia minoritaria tra il personale di volo. L’Anpac, che rappresenta gran parte dei piloti, è tornato ad attaccare il piano Cai, affermando di essere stati «trattati come colf». Secondo l’Anpac, ben 300 piloti starebbero lasciando Cisl, Uil e Ugl perché non d’accordo con la firma. L’idea Cgil di un «piano B» con il cavaliere bianco straniero è stata ripresa da Pierluigi Bersani, del Pd, ma non è gradita dal collega Enrico Letta, che invece invita «tutti » a firmare con la Cai: è chiara la polarità del Partito democratico non solo rispetto a Cisl e Uil, ma anche nei confronti del diverso grado di «dialogo» da mantenere con il governo.

Altre ipotesi sono una «nazionalizzazione a termine », proposta da Fausto Bertinotti, o una nazionalizzazione tout court, auspicata da Ferrando (Pcl). Comunque, stando alle dichiarazioni diffuse in serata, la Cgil sembra disposta a riaprire il tavolo. Il segretario Fabrizio Solari manda un messaggio alla cordata di Colaninno: «Credo che Cai dovrebbe considerare che ancora esistono i margini per evitare il grave errore di buttare a mare il lavoro fin qui svolto per salvare la compagnia».

 
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