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Contratti. Come per l'Alitalia: CISL e UIL pronte a firmare PDF Stampa E-mail
venerd́ 19 settembre 2008

da il manifesto - 19 settembre 2008

"Un incontro difficile", preventivava facilmente ieri Emma Marcegaglia, presidente degli industriali, al convegno del centro studi di Confindustria.

Aria pesante in sede di trattativa sulla riforma del modello contrattuale. A stretto giro di posta con la vicenda Alitalia, gli umori erano neri. Tra un Bonanni (Cisl) che esternava, «è stata la follia di pochi e di alcune sigle sindacali a portare alla chiusura delle trattative », e un Angeletti (Uil) che alla stampa sillabava «una catastrofe sindacale».

Come nel caso di Alitalia del resto, i due sindacati sarebbero più che pronti a firmare l’ipotesi di accordo presentata da Confindustria ai sindacati la settimana scorsa.Un’ipotesi che la segreteria allargata della Cgil ha definito, due giorni fa, «non compatibile» nella sua filosofia di fondo con il senso della contrattazione (e dunque con la ragione d’essere) della maggiore confederazione italiana.

Cisl e Uil invece non chiedono che qualche aggiustamento. A cui del resto, ieri, Confindustria si è resa disponibile: «La nostra proposta ha un senso, non è una proposta chiusa, e come tutte le proposte si negozia». Più nel dettaglio: «Non ci sono preclusioni ad allargare il tavolo ad altri soggetti - dice Marcegaglia - A condizione che questo non sia un alibi per prendere tempo, per non andare avanti e non chiudere. La trattativa deve andare avanti e deve avere la forza di fare innovazioni». Per «innovazioni», gli imprenditori intendono far passare un salto all’indietro di almeno due secoli. Fuori dai facili slogan («non ci sarà più l’inflazione programmata»: ma poco cambia in sostanza se l’indice scelto viene depurato dei rincari energetici), il documento degli industriali disegna nei fatti un sindacato più che amico, custode degli interessi d’impresa.

Altro che produttività, salari legati al secondo livello di contrattazione: nel documento la contrattazione decentrata viene rigidamente vincolata al rispetto di regole decise (e eventualmente sanzionate) a livello nazionale, mentre il salario previsto (che poi dovrebbe essere l’«aumento reale della retribuzione», il contratto nazionale diventando una sorta di «minimo») è tutto «variabile », tutto legato cioè agli altalenanti andamenti d’impresa (redditività, produttività e via dicendo). Ieri all’incontro, il documento di Confindustria è stato analizzato punto per punto. I sindacati sono arrivati «con posizioni diverse », come ha detto Bonanni uscendo dalla sede di Confindustria a trattativa ancora in corso.

La piattaforma siglata unitariamente dai sindacati la scorsa primavera è, per quanto riguarda Cisl e Uil, già archiviata da un pezzo. «C’è chi dice che la proposta degli industriali è incompatibile con la nostra piattaforma- dice ancora Bonanni - Sono due cose diverse, e nessuno dei tre sindacati ha il copyright della piattaforma». Più chiaro di così...

 
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