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Fantozzi ordina: "Accordo o mobilità" PDF Stampa E-mail
giovedì 11 settembre 2008

il manifesto - 11 settembre 2008

Fantozzi si è finalmente seduto sulla «poltrona in pelle umana» al piano più alto della sede della Magliana e da lì ha apostrofato le delegazioni sindacali con poche ma sentite parole: «vi ho convocato per dirvi che auspico per domani (oggi, ndr) un buon esito della trattativa; se tale non sarà, doverosamente, dovrò procede alla disdetta dei contratti di lavoro e ad aprire le procedure di mobilità».

A prenderlo sul serio, in caso di rottura delle trattative, domattina non si alzerebbe più in volo un solo aereo col marchio Alitalia. Gli ha fatto eco di lì a poco il ministro del welfare (!?), Maurizio Sacconi: «sono ottimista; come sempre in questi casi giungeranno all’ultimo miglio tutti i problemi che non sono stati ancora risolti; sono numerosi, ma confido che prevalga quella ragionevolezza determinata dalla consapevolezza che l’alternativa è il fallimento». Non a caso, dalle parti della Compagnia aerea italiana (Cai), unici candidati acquirenti per Alitalia, si preferisce parlare di «posti offerti, non di esuberi». Perché tecnicamente Alitalia è fallita e con i libri quasi in tribunale.Quindi una «controparte » effettiva è sparita, un’azienda del trasporto aereo è tutta da costruire (con i pezzi pregiati della compagnia di bandiera). Ricattare lavoratori e sindacato è apparsa perciò la più facile delle mosse possibili. Resta questo commissario straordinario davvero anomalo, Augusto Fantozzi, oggetto ieri di feroci polemiche tra Giulio Tremonti (neo ministro dell’economia) e Pierluigi Bersani (ex ministro dello sviluppo economico) nel bel mezzo dell’audizione davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato. Atipico perché non è libero di vagliare le migliori tra diverse possibili offerte (anche a «spezzatino»),ma vincolato alla pura liquidazione delle attività che non interessano alla Cai, concentrate in una bad company dalla vita breve. Come già osservato da numerosi media (compreso il confindustriale Sole24Ore), Bersani ha definito l’intera operazione come un «non si fa Alitalia, ma una nuova AirOne».

Anche la compagnia di Carlo Toto (ieri si è affrettato a smentire le voci che lo volevano ormai fuori dalla cordata) è entrata in fermento. AirOne finirà nello stesso calderone di Alitalia ma, con la proposta contrattuale avanzata nei giorni scorsi, anche quei dipendenti hanno scoperto che – per quanti di loro saranno «ammessi» in Cai – avranno stipendi assai più bassi di quelli, non eccelsi, ricevuti oggi.

I piloti, per primi, si sono fatti sentire, bocciando la proposta Cai: «operiamo con normative tuttora al limite delle ore di volo consentite e non siamo disposti ad accettare trattamenti dequalificanti ».Un pilota ha riassunto con una battuta lo stato d’animo: «se devo andare in cielo per queste cifre, scendo a terra e faccio il tassista; magari guadagno pure di più, con meno rischi». La pubblicazione delle tabelle contrattuali contenute nella «proposta» Cai ha sollevato rabbia autentica in professionisti abituati all’aplomb come a una seconda pelle.

Nella riunione di tutte le organizzazioni presenti tra gli assistenti di volo è stata decisa una nota unitaria in cui «si invitano tutti gli assistenti di volo alla calma». Che a uno steward o un’hostess capoequipaggio possa essere offerto uno stipendio base iniziale di 615 euro (più 2,94 per ogni ora passata in aria) sembra più che un insulto. «Una provocazione », hanno detto in molti. Che stamattina saranno davanti al ministero di via Flavia – alle 10 parte la trattativa non-stop che si vorrebbe chiudere entro sera – per farsi sentire.

Tra i tanti paradossi di questa situazione mai vista prima, ce n’è uno particolarmente gustoso: quanti andranno in cassa integrazione perché considerati «esuberi» riceveranno un assegno mensile che sarà superiore allo stipendio dei «fortunati» che avranno conservato il posto di lavoro. Non fa ridere, perché qui si può misurare l’arretramento – salariale, normativo, di carichi di lavoro, di minore sicurezza – che Confindustria (ben rappresentata in Cai dal suo presidente, Emma Marcegaglia) prova a imporre a una categoria di lavoratori un tempo considerata «privilegiata».

Non è più così da tempo, ma preoccupa la certezza che – se le imprese riusciranno a «sfondare» imponendo forme contrattuali al di sotto degli standard delle low cost – poi si impegneranno per «diffondere» queste loro «conquiste» a tutte le altre. Complice anche la «riforma del modello contrattuale » in discussione con Cgil, Cisl e Uil.

Il nervosismo dei lavoratori, ieri mattina, è stato misurato da diversi sindacalisti all’uscita dell’incontro con Fantozzi. Sarà per questo che, in serata, tutti si sono affannati a spegnere le attese ottimistiche di Sacconi e soci. Puntando però soprattutto a tutelare i piloti, a scapito magari delle altre figure professionali.

 
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