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Alitalia: proposta indecente PDF Stampa E-mail
marted́ 09 settembre 2008

da il Manifesto - 9 settembre 2008

Se il «piano industriale» fa schifo, la «proposta contrattuale» non può essere migliore. Anzi, presi dall’ansia di risparmiare dappertutto pur di trovare la via del profitto in un mercato – quello del trasporto aereo – sconosciuto a quasi tutti i componenti della «cordata italiana», i «pianificatori» hanno messo nero su bianco condizioni salariali, normative, di inquadramento professionale mai viste prima in Italia.

E considerate immediatamente «irricevibili» da tutte le organizzazioni sindacali. Che il progetto della Compagnia aerea italiana (Cai) sia assolutamente peggiore di quello a suo tempo avanzato da Air France lo dice ormai apertamente anche IlSole24Ore, quotidiano edito da Confindustria, il cui presidente – Emma Marcegaglia – partecipa alla cordata (avrà letto il «suo» giornale?). Che il tipo di contratto proposto sia «irricevibile» lo hanno spiegato tutti i sindacati presenti ieri mattina in via Flavia.

Al ministero del lavoro è infatti proseguito un finto confronto tra aspiranti acquirenti di Alitalia e sindacati, per una volta senza i ministri interessati. Con una «controparte aziendale » virtuale – i soci hanno fin qui depositato appena 160.000 euro – che espone le sue condizioni senza neppure tentare di convincere nessuno.

Prendere o lasciare. E si tratta di condizioni capestro, «oltre i limiti della provocazione », racconta più di un sindacalista. I piloti sono apparsi fin dall’inizio i più inferociti («da questa impostazione contrattuale i piloti uscirebbero massacrati», commentava l’Up).

Gli assistenti di volo non erano dameno e Anpav, Avia e Sdl si riunivano insieme per una valutazione congiunta. Anche la Cgil alzava la voce, con il segretario nazionale Mauro Rossi («È pessima, impraticabile e non percorribile, così non è materia per arrivare ad un accordo »), chiedendo quantomeno la consegna dei documenti scritti relativi a piano e contratti. Già, perché in questa pseudo-trattativa tutto va avanti a slide e proiezioni, «senza ricevuta » per gli spettatori.

Di certo, hostess e steward si sono visti «offrire» stipendi più bassi degli attuali del 43% per la parte fissa e del 28-31% di quella variabile; un «av» con 10 anni di anzianità dovrebbe così andare a guadagnare 1.200 euro. Lordi. Tra i primi commenti, uno dei pochi riferibili recita: «stare in cielo su un tubo di latta per 800 euro al mese? che ci vadano loro».

Non che gli stipendi attuali siano da piccoli lord (1.700-1.800 lordi, con quell’anzianità), ma a tutto c’è un limite. Manon basta. Tutti dovrebbero recarsi al lavoro con i propri mezzi, senza più «navetta» («può andare bene a chi non fa, con un turno, anche 16-18 ore; e magari con qualche fuso orario da recuperare... l’ideale per montare in macchina e mettersi alla guida»); eliminazione della quattordicesima; riduzione delle ferie da 42 a 30 giorni (per i piloti); secca diminuzione dei riposi (tre in meno al mese); eliminazione di una delle tre qualifiche; introduzione del «criterio del merito», che suona quasi ridicolo in un mestiere dove chi sbaglia muore.

Meno dettagliate, ma egualmente penalizzanti, le riduzioni di salario e gli incrementi di orario per quanto riguarda il (residuo) personale di terra. Che per «concorrere alla salvezza» dell’Alitalia fosse necessario fare altri sacrifici, i lavoratori dell’azienda lo sapevano. «Ma qui qualcuno fa il furbo...».

Così, dopo una pausa di tre ore concessa per «poter esaminare le proposte fatte», i piloti (Anpac e Up) si sono alzati dal tavolo chiedendo di essere «trattati» in un ambito separato «vista la specificità del nostro lavoro». Le posizioni dei sindacati sono, come si usa dire, «fortemente articolate».

Ma se nessuno vuole la rottura, nessuno sembra disposto a dire «sì» alle peggiori proposte, fatte nella presunzione che «o così o il fallimento, e sarà responsabilità vostra». Persino i più «dialoganti», come la Cisl, chiedono che sia «riequilibrato in modo sensibile il negoziato.

Modificate le proposte che vanno nel senso dell'azzeramento di norme tipiche del settore, come pure dell'abbattimento insopportabile di reddito». Il punto, in effetti, resta sempre lo stesso: la Cai vuol fare una low cost (con stipendi, diritti e livelli di sicurezza da low cost) da rivendere ad Air France il prima possibile, oppure rifare una compagnia di bandiera credibile? Piano industriale e contratti dicono che anche l’obiettivo della low costa sembra troppo ambizioso.

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da ilsole24ore.it - 9 settembre 2008

Bonanni (CISL): firmerò per salvare 20.000 posti di lavoro 

Evitare il fallimento di Alitalia e salvare 20mila lavoratori. Queste le priorità per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che, in un'intervista al Corriere della Sera dichiara: "Per garantire questo firmerò l'intesa, ma mi aspetto che il governo e gli imprenditori coinvolti nell'operazione, soddisfino le richieste che vengono da un sindacato ragionevole come siamo noi". Il giorno dopo la rottura al tavolo delle trattative che si è arenato, per ora, sul contratto unitario con i piloti che hanno lasciato il tavolo, Bonanni si è detto "convinto che le condizioni essenziali per l'accordo comunque si raggiungeranno".

Le priorità e le richieste del sindacato Cisl, spiega Bonanni, sono: il vincolo a rimanere nella nuova Alitalia per almeno 5 anni "che non sia solo un gentlemen's agreement tra i soci ma un vincolo contrattuale; che ci sia un dispositivo che impedìsca a un eventuale partner internazionale di scalare la società". Secondo Bonanni, vanno difesi gli interessi nazionali: "Non vorrei - dichiara Bonanni - che la sfida tra i colossi del volo per diventare egemoni spingesse i soci privato a vendere al miglior offerente". Per il leader sindacale, sarebbe utile avere un rappresentante dei lavoratori "da scegliere tra i migliori specialisti" nel consiglio di sorveglianza "dove - aggiunge - sarei favorevole all'ingresso anche degli enti locali interessati". Il segretario Cisl prefigura, quindi, un "sistema duale" pubblico-privato "che garantirebbe equilibrio".

Si tratta "dell'ultima chiamata" per la compagnia e, per Bonanni, "è possibile" l'accordo anche a queste condizioni. "Ho visto grande attenzione alle nostre ragioni da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta - ha proseguito Bonanni -. Quanto ai privati, devono mostrare più coraggio e aumentare il numero di aerei previsti per la nuova Alitalia, che nel piano sono meno di 140, mentre la compagnia ne ha avuti in passato anche 250".

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