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La Gelmini taglia 87 mila insegnati PDF Stampa E-mail
venerd́ 05 settembre 2008

5/9/2008 - «NON SI CAPISCE PERCHE' PAGARE TRE MAESTRI SE LA SCUOLA FUNZIONA BENISSIMO ANCHE CON UNO SOLO»

La Gelmini taglia 87 mila insegnanti

Da Lastampa.it

FLAVIA AMABILE

ROMA

Nessuno toccherà il tempo pieno delle scuole. Anzi. Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, promette di estenderlo e la prossima settimana presenterà delle simulazioni per provare le sue promesse. E quindi, anche se verrà introdotto il maestro unico, anche se verrà ridotto il numero di ore totali nella scuola, anche se si taglieranno docenti senza pietà, il tempo pieno resta, assicura il ministro. Come? «Verrà meno il meccanismo della compresenza degli insegnanti, ma non il tempo pieno. Anzi. lo aumenteremo e lo miglioreremo senza spendere nulla in più. Il governo si rende conto che molte madri lavorano e intende venire incontro alle esigenze delle famiglie». La parola magica, dunque, è la compresenza. Finora a garantire il tempo pieno erano due insegnanti, dall’anno scolastico che sta per iniziare sarà solo uno. E tanto basta, confermano al ministero, per fare come se nulla fosse. Stesso discorso per il maestro unico. «Non è immettendo nella scuola più ore o più soldi che si migliora la qualità» e «non si capisce perchè il contribuente debba pagare tre insegnanti per una scuola primaria che funziona benissimo anche con uno solo». E dunque è chiaro che ai sindacati le parole del ministro non siano piaciute. Enrico Panini della Flc-Cgil: «Il ministro ha assicurato il raddoppio del tempo pieno, impegno che sfiora la magia, considerato che, subito, lo si chiude nei primi tre anni - facendolo convergere sul maestro unico - e poi, se ce ne saranno le condizioni, si garantirà un po' di prolungamento pomeridiano purchessia». Per Francesco Scrima, segretario della Cisl-scuola, il governo vuole distruggere la «migliore scuola che abbiamo, partendo proprio dalle nostre eccellenze». La protesta partirà da Trieste, dove oggi si terrà la prima manifestazione contro il ministro: un sit-in di maestri e genitori, promosso dal Comitato triestino contro la restaurazione del maestro unico. I Cobas e le sigle autonome come Cub e Sdl hanno indetto uno sciopero della scuola il 17 ottobre contro il maestro unico e la politica scolastica di Berlusconi-Tremonti-Gelmini. Il ministro ieri ha ricordato lo scenario futuro: «Credo che il taglio sia intorno al 7% della spesa, che vuol dire 87 mila posti in tre anni». «Il governo - risponde il leader dei Cobas Piero Bernocchi - vuole tagliare 70 mila posti di insegnanti e 43 mila di Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi), a cui si aggiungono i 47 mila posti già soppressi dalla Finanziaria Prodi, per un totale inaudito di 160 mila posti in meno» e poi vorrebbero tornare «all’inverosimile maestro unico tuttologo degli Anni 50 e 60, che, oltre a far sparire altre decine di migliaia di posti, immiserirebbe un insegnamento che ha reso la scuola elementare italiana apprezzatissima nel mondo». I sindacati confederali hanno tempi più lunghi per le decisioni, ma dalla base arrivano segnali identici: a Genova e nel Lazio sono sul piede di guerra. Ancora una volta contraria la Sir, l’agenzia di stampa dei vescovi: «Sul maestro unico il ministro aveva dichiarato l’orientamento del governo e rimandato alla Finanziaria. E invece la norma è entrata nel decreto: a sorpresa, senza dibattito, che pure sulla questione è stato richiesto. Il metodo seguito prima del merito della questione, lascia perplessi». La critica si appunta anche sul metodo seguito nell’assumere decisioni così importanti: «C’è bisogno di ritrovare intese e patti ampi per valorizzare un bene prezioso e di tutti, indispensabile per il Paese».

 

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SCUOLA • Il ministro dell’Istruzione annuncia via radio il taglio di 87 mila posti di lavoro

Gelmini soffoca le elementari - Sindacati e docenti: «No al maestro unico, giù le mani dal tempo pieno»

Da Il Manifesto del 5 settembre 2008

Luca Fazio

MILANO

La giovane ministro Mariastella Gelmini, avvocatessa bresciana prestata alla causa della distruzione della scuola pubblica, con esame di abilitazione rubacchiato durante un «viaggio della speranza» a Reggio Calabria (dove nel 2001 promuovevano tutti), considerato il ruolo che ricopre deve anche atteggiarsi a fine pedagogista. In un paese serio – attaccano i dipietristi – si dovrebbe dimettere (è come se ilministro degli Interni per fare carriera avesse svaligiato una banca), e invece è dalla sua bocca che gli italiani hanno appreso che «nella scuola ci sarà un taglio intorno al 7% della spesa che si traduce in 87mila posti in meno in tre anni». Tutto qui? La sostanza sì, e le conseguenze sono catastrofiche. E però Gelmini, via radio, ieri ha anche tessuto l’apologia delmaestro unico - «perché mai il contribuente deve pagare tre insegnanti per una scuola primaria che funziona benissimo anche con uno solo?» - barato sul mantenimento del tempo pieno – «il ritorno del maestro unico non compromette la tenuta del tempo pieno che, anzi, verrà esteso a più classi» - e provocato i sindacati - «come si fa ad investire sulmerito se il 97% delle risorse è bloccato negli stipendi?». E’ presto per dire se e come il mondo della scuola saprà reagire, certo è che a parole i sindacati promettono battaglia. Intanto la Cisl, forse confortata dal parere della Cei, alza la voce (e questa è già una notizia...) e invita il governo a togliere subito le mani dalle scuole elementari, «perché hanno un tale livello di qualità che non farebbero arrossire alcun ministro della pubblica istruzione, se fosse posta in atto una verifica internazionale degli standard educativi». Vero: la graduatoria internazionale Ocsa-Pisa dice che le scuole elementari italiane sono all’ottavo posto nelmondo (le medie al 37esimo). Alba Sasso (Sd), è scandalizzata per l’attacco all’eccellenza della scuola: «Ma Gelmini che ne sa? Lo dica che deve obbedire a un’esigenza di cassa imposta da Temonti». Proviamo a prenderla sul serio e chiediamo ad Enrico Panini, segretario generale della Cgil scuola, come sia possibile falcidiare il corpo docente e dire che il tempo pieno verrà migliorato. «Nel decreto - spiega Panini - c’è scritto che le prime avranno un maestro unico per 24 ore settimanali, e riguardo al tempo pieno si dice che se ce ne saranno le condizioni verrà garantito un prolungamento dell’orario; il che significa che potrebbe essere appaltato ad esterni o a cooperative non all’altezza, e così facendo la qualità dell’insegnamento verrà fortemente penalizzata». Oppure, chi avrà soldi potrà pagarsi il servizio pomeridiano. Quanto al maestro unico, proviamo a fare gli avvocati della Gelmini. In un contesto dove i bambini sono sottoposti a una moltiplicazione di stimoli confusi, un riferimento unico non potrebbe essere più stabilizzante dal punto di vista educativo? «Noi adulti quando parliamo di bambini - dice Panini - abbiamo la tendenza a proiettare le nostre paure su una realtà che conosciamo poco. I bambini delle elementari degli anni ’80, con in classe il secondomestro, hanno dimostrato di avere un bagaglio culturale superiore ai bambini degli anni ’70; il mondo è cambiato, c’è la televisione, i genitori sono più scolarizzati, la figura delmaestro tuttologo oltre che superato è inutile». Clara Bianchi, maestra di punta di ReteScuole, l’associazione più battagliera ai tempi del ministro «Morattila», ammette che in passato forse «c’è stata un’esaperazione dei ruoli degli insegnanti»,maoggi «la relazione con i bambini è più complessa, sono più agitati ma più intelligenti, un insegnante solo non ce la fa». Inoltre: «Per gli insegnanti la relazione a due di fronte ai bambini è complicatama utile, questo scambio diventa una crescita continua, impariamo una dall’altra, è un’esperienza fondamentale permigliorare e crescere professionalmente ». Per Clara Bianchi, Gelmini è peggio diMoratti,ma questa considerazione oggi può non bastare per ripetere la straordinaria stagione di proteste. «La verità e che siamo sfibrate e demotivate, non mi tirerò indietro, ma spero che ci sia un sussulto generale, dei genitori ma soprattutto delle insegnanti ». Adesso tocca a loro, e non solo per una questione di posti di lavoro, farsi sentire. Impresa complicata, dopo gli ultimi due anni trascorsi in silenzio nonostante le violente campagne bipartisan sui «fannulloni» e sul «bullismo».

 
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