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Brunetta dà i numeri, ma i soldi per il contratto non ci sono PDF Stampa E-mail
giovedì 04 settembre 2008

da il Manifesto - 4 settembre 2008

PUBBLICO IMPIEGO · Botta e risposta tra ministro e sindacati. A rischio molti precari. Come le centraliniste di Legnano

Forse non ve ne eravate accorti, ma secondo quanto va dicendo il ministro Renato Brunetta i problemi della pubblica amministrazione sarebbero ormai poco più di un lontano ricordo. Le puntuali «rivelazioni pilota» direbbero di un calo dell’assenteismo pari al 37%. Ora, aggiunge il ministro, non resta che siglare il contratto, e partire con la fase due della «riforma », quella dei premi individuali per quei dipendenti pubblici «eccellenti»: «Il contratto ci sarà, e tutto quello che verrà risparmiato rientrerà come premio».

Il sindacato? Se c’è bene, se no bene lo stesso. Papale papale. Le parole di Brunetta hanno provocato ieri la reazione immediata dei sindacati confederali. Soprattutto perché, al di là delle chiacchiere, una cosa è chiara: i soldi per il rinnovo del contratto non ci sono. Non solo.

Con il taglio generalizzato del salario accessorio (il salario cioè legato alla produttività), contenuto nel decreto 112 che anticipa lamanovra finanziaria, le buste paga dei dipendenti pubblici subiranno una decurtazione, da gennaio 2009, che potrà arrivare fino a 300 euro mensili (ma in alcuni comparti, si parla di importi maggiori). «Ilministro Brunetta anche oggi si applica nell’arte di dipingere unmondo in cui la dura realtà dei numeri viene negata», dice Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica (Fp) Cgil.

Le risorse messe in campo per i rinnovi contrattuali nel lavoro pubblico sono pari a 2,3 miliardi di euro - spiega - e garantiscono aumenti di 8 euromedi mensili procapite per il 2008, e di 65 euro per il 2009. «Inoltre - aggiunge Podda - sono stati sottratti dalle buste paga di tutti i lavoratori 1,7 miliardi, che equivale a un taglio degli stipendi da 80 a 300 euro mensili». E sull’assenteismo: «Questo paese ha bisogno di una pubblica amministrazione che funzioni. Bene, a cinque mesi dall’insediamento del governo, di quanto sono diminuite le liste di attesa per una Tac a Roma, o di quanti giorni in meno c’è bisogno per ottenere documenti catastali a Palermo? C’è qualcuno interessato a risolvere questi problemi», conclude Podda.

Il taglio del cosiddetto salario accessorio equivarrà, a regime, a un 10% in meno in busta paga per la gran parte dei settori della pubblica amministrazione, ma per ministeri, agenzie fiscali e enti pubblici previdenziali il taglio sarà pari al 30% in meno (sempre a regime). «Se la realtà si esaurisse nel circuito mediatico, alimentato tra ministri, società di consulenza emezzi di comunicazione, saremmo nel paese della cuccagna», commenta Rino Tarelli della Cisl. Ma non è tutto.

Sul fronte del lavoro precario - denuncia MicheleGentile (Fp Cgil) - l’estensione del tetto di tre anni (come periodo massimo per il rinnovo di contratti a tempo determinato) dal settore privato a quello pubblico produrrà il licenziamento di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Come le undici centraliniste del call center dell’ospedale di Legnano che dopo essersi messe all’asta su You tube, si preparano allo sciopero del 19, organizzato dai sindacati di base.

 
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