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Insegnante unico alle elementari PDF Stampa E-mail
mercoledì 03 settembre 2008

Da Il Manifesto del 3 settembre 2008

È legge la figura di un solo insegnante alle elementari, a partire dal prossimo anno. Parola alle maestre (ex uniche): «È una riforma fatta sulle spalle dei bambini» 

Francesco Paternò

Francesca, Annamaria, Miria, Marilena. Maestre 2008, che per ilministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini dovranno diventare uniche, maestre 1958 o 1980. Maestre a Roma, in una scuola elementare pubblica che funziona bene con i suoi moduli e con il suo tempo pieno. Una di quelle che rende l'istruzione primaria italiana tra le migliori al mondo, stando alle certificazioni internazionali una volta esaltate dal settimanale americano Newsweek. Maestro unico, è legge care maestre dei nostri tempi. Con pessimi effetti e tanti saluti al tempo pieno.

Francesca, Annamaria, Miria, Marilena, telefoni tutu- tu, zero informazione a scuola dal ministero, raffica di click sul sito www.retescuole. net per sapere. Cosa può succedere in base alla vostra esperienza, lunga, tant'è che tutte avete iniziato da sole in classe, dove il ministro vi vuole adesso riportare? «La Legge 517 sul tempo pieno – ci spiegano - non è stata abrogata e spero che non lo facciano, perché sarebbe una rivoluzione.

Quando abbiamo cominciato esisteva il doposcuola, gestito dalla Regione. Ma era un parcheggio. La gente stava più fuori casa, le donne soprattutto trovavano finalmente lavoro, insomma il tempo pieno a scuola arrivava perché cambiava la società e perché ci dovevamo adeguare all'Europa.

Poi sono arrivati i moduli, che significano tre maestri su due classi, la sperimentazione è cominciata nel 1986 o 1987. Aderiamo subito. Perché sono cambiati i bambini, e noi insegnanti abbiamo la possibilità di seguire meglio le nostre inclinazioni, chi ama di più lettere, chi preferisce lamatematica, ognuno di noi mette in campo tutte le sue potenzialità, con il risultato di un arricchimento per i bambini». Maestro unico, maestro unico. «Già, dal punto di vista pedagogico è un bel guaio: se hai una maestra antipatica, te la tieni. Certo che noi siamo pronte a rimetterci in discussione, ma per un bambino giocare su più figure significa molto.

Eppoi ai bambini di oggi non basta più un insegnante, adesso devi essere più analitico, non è più questione di insegnare a leggere scrivere e far di conto». «Ho sentito cattiverie tipo...non ce la fai a fare il maestro unico....A parte che l'abbiamo già fatto, siamo pronte a tutto.Ma con 15 bambini per classe magari sì, ci si riesce, ora però salta il limite dei 22 e allora che fai con 25 o 30 o più? Con questi bambini qui?Ma la Gelmini è mai venuta in una classe?». No, pare proprio di no. «Eppoi: i bambini sono abituati a una pluralità di figure, perché ripiombarli in un docente unico? Lì dove c'è pluralità, è più facile per un bambino trovare sintonia con una persona piuttosto che con un'altra.

Dopo, dal maestro unico li catapultiamo in una scuola media con tanti insegnanti e un monte ore frazionato e pretendiamo che il bambino tiri fuori le sue capacità! La verità è che non è stato messo il bambino al centro di questa rivoluzione. Anzi, è sulle sue spalle. La figura solitaria del maestro è quantomai una figura obsoleta, fuori tempo». Vi sarete fatte un'idea del perché di questa riforma. «Credo che faccia più comodo avere ragazzini con una infarinatura da maestro unico. Sospetto una volontà politica per poter instradarli più facilmente verso altro, privatizzando l'offerta.

Ci aveva già provato la Moratti. Nel piano dell’ex ministro il pomeriggio era previsto di tutto e di più. Da chi se lo può permettere». «Oggi il problema è ancora più grave. Non ci hanno fornito nessun tipo non dico di informazionema di comunicazione su come la legge verrà applicata. Che decurtazione oraria ci sarà, come inciderà sulla programmazione, quale sarà il programma svolto dai bambini.

E' controriforma culturale? Assolutamente sì. Perché la scuola ha anche valenza sociale. Negli anni è andata incontro a tutte quelle che erano le esigenze della famiglia per far rimanere più a lungo i bambini in un ambiente adatto. Con i tagli e con il maestro unico, finirà per forza il tempo pieno. Viene da pensare che sia l'inizio di una privatizzazione della scuola pubblica in cui, accanto a quella che è la funzione didattica che speriamo resti al docente, vengono introdotte altre figure private. Per gestire il tempo extrascolastico. In maniera complementare? Ludica? Sportiva? In questo quadro i bambini hanno un tempo scuola limitato ma poi rimarrebbero nel pomeriggio per sostituire con altre attività il tempo pieno attuale.

E che tempo gli rimane per un'attività didattica a casa? Iniziano a studiare alle 5? Gli vogliamo allungare il tempo di lavoro, peggio dei metalmeccanici? Oppure vogliamo tagliare i programmi scolastici in maniera drastica? Un salto così indietro è ridicolo».

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da il Manifesto - 3 settembre 2008 

GOVERNO Decreto legge a sorpresa: sei in condotta e maestro unico Colpi di sterzo e acceleratore.

Pubblicate sulla Gazzetta ufficiale di lunedì, entrano in vigore le nuove norme sulla scuola previste dal decreto legge approvato lo scorso 28 agosto dal consiglio dei ministri su proposta della ministra dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. Decreto che blindava le novità già previste nel disegno di legge approvato dal governo l’1 agosto.

Ci sono alcune sorprese. Sul «maestro unico» alle elementari la ministra aveva annunciato soltanto la propria intenzione di ripristinarlo: il testo della settimana scorsa non prevedeva la novità, presente invece nella versione pubblicata (articolo 4). Il dl precisa che esso fa parte «degli obiettivi di contenimento » della spesa previsti dalla Finanziaria di giugno, e che l’orario alle scuole primarie si ridurrà a «24 ore settimanali». Altro punto caldo, la «valutazione del comportamento degli studenti », cioè il ritorno del voto in condotta. La soglia che determinerà la non ammissione all’anno successivo o all'esame conclusivo del ciclo è ora il sei, e non più il cinque. «Attribuito collegialmente dal consiglio di classe », riguarderà le «attività e gli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori dalla propria sede».

La votazione numerica, espressa in decimi, tornerà altresì in tutte le materie (compresa, si presume, anche religione). Il decreto inserisce inoltre il nuovo insegnamento di «cittadinanza e costituzione», e conferisce valore abilitante alla laurea in Scienze della formazione. Quanto al «caro-libri », infine, si impone «ai competenti organi scolastici di adottare libri di testo in base ai quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di aggiornamento». L'adozione dei testi, stabilisce ancora il decreto, salvo «specifiche e motivate esigenze» deve avvenire «con cadenza quinquennale». ESAMI, I RIMANDATI Vecchio copione anche quello dei «rimandati a settembre », «novità» reintrodotta l’anno scorso dall'ex ministro Fioroni e confermata dalla Gelmini, che potrebbe portare un record di bocciature.

In questi giorni i consigli di classe sono chiamati a giudicare gli alunni che hanno riportato uno o più debiti formativi: in «sospeso» sull’ammissione alla classe successiva sono circa 579 mila studenti, il 26,9% del totale. Tra di loro i più a rischio, quelli con tre o più insufficienze, sono il 25,4%: oltre 147 mila. E a fronte del flop dei corsi di recupero organizzati dalle scuole, insufficienti per numero di ore dedicati a materia (12/15), è stato boom di lezioni private. Per il Codacons ogni famiglia ha speso in media 756 euro a studente. (A.G.)

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da Liberazione - 3 settembre 2008

Gelmini: «Meno insegnanti, meglio pagati» Sorpresa, il maestro unico arriva nel 2009 Da Liberazione del 3 settembre 2008 Laura Eduati Il maestro unico? Doveva rimanere per il momento «un indirizzo politico» del governo da concretizzare nei prossimi tempi, ed eccolo invece comparire lunedì nella Gazzetta Ufficiale all’interno del decreto legge Gelmini, accanto al ripristino del voto in condotta, l’educazione civica e il voto numerico per tutte le materie.

Una sorpresa amara che suscita lo sdegno dei sindacati, e non solo. Soltanto giovedì scorso la ministra della Pubblica Istruzione, dopo l’approvazione del decreto legge sulla scuola da parte del Consiglio dei ministri, aveva promesso di «dettagliare in altre sedi » la reintroduzione del maestro unico e il blocco quinquennale dei libri di testo, punti che poi sono stati introdotti successivamente al riparo da occhi indiscreti.

E così, a partire dall’anno scolastico 2009/2010, i bambini delle elementari troveranno un solo insegnante, un cambiamento che riguarderà soltanto gli alunni della prima classe. L’orario scolastico scenderà da trenta a ventiquattro ore comprese le due ore di religione che restano invariate. Il testo di legge non fa chiarezza sul destino del tempo pieno, usufruito specialmente dalle mamme che lavorano. Sembra ormai assodato che il ritorno al maestro unico non nasca da una esigenza pedagogica bensì dal bisogno dei tagli alla spesa pubblica imposto da Tremonti. Secondo il governo verranno cancellate circa 42mila cattedre, i calcoli del Cesp toccano le 83mila unità. Il caos provocato dalla notizia inattesa ha costretto la ministra Gelmini a puntualizzare che il rientro dell’insegnante unico sarà graduale e che per il momento, appunto, riguarderà soltanto la prima classe delle elementari. Precisazione che forze attenua la preoccupazione degli insegnanti di ruolo, non certo dei precari che saranno i primi a perdere il posto o comunque il sogno di una stabilizzazione.

Con la perdita del modello a più maestri e con la riduzione dell’orario scolastico, la scuola elementare italiana potrebbe perdere gli insegnamenti specifici come l’inglese e l’aiuto degli insegnanti di sostegno. Inoltre scompare la compresenza e cioè le ore di lezione tenute contemporaneamente da più insegnanti. Ciò che realmente imbestialisce la categoria degli insegnanti è che una riforma così profonda avvenga per decreto, senza la normale discussione parlamentare e il confronto con le parti sociali. «Si tratta di cambiamenti che non considerano affatto il notevole aumento degli alunni per classe, la presenza massiccia di studenti stranieri e l’incremento di allievi disabili» denuncia il sindacato Gilda, preoccupato che il taglio degli insegnanti vada a formare classi più numerose a scapito dell’apprendimento. I bambini delle elementari rimarranno a scuola soltanto 24 ore, ma il contratto degli insegnanti del primo ciclo ne prevede 22. Secondo il testo di legge, le due ore mancanti verranno pagate come straordinari ai maestri che decideranno di farsene carico.

Ma il punto, per il segretario generale della Cgil scuola Enrico Panini, è un altro: questo progressivo impoverimento di orario e maestri riuscirà a «distruggere la quinta scuola per qualità al mondo», un attacco senza precedenti al «diritto dei bambini» di avere una istruzione - finora - d’eccellenza. Un balzo all’indietro che, dopo il recupero del grembiule e del voto in condotta, fa temere il peggio. Gelmini controbatte, numeri alla mano. E spiega che l’introduzione dei tre insegnanti alle elementari non corrispondeva a esigenze pedagogiche ma è servito unicamente a «fare aumentare il numero degli insegnanti ». Cosa che, alla ministra, pare «illogica » in quanto il numero degli alunni è diminuito per il calo delle nascite, dimenticando il massiccio afflusso di nuovi studenti stranieri, nati in Italia o all’estero.

La Pubblica Istruzione, continua la ministra, spende il 97% del proprio bilancio in stipendi: «Vorrei avere meno insegnanti ma meglio pagati». Purtroppo nel decreto legge non c’è traccia di aumenti di stipendio. I Cobas della scuola aderiscono alla campagna contro il maestro unico organizzata dal Cesp, firme da inviare direttamente al ministero della Pubblica Istruzione per fermare una riforma che mira a «mettere in crisi un settore della scuola pubblica a vantaggio del mercato e delle scuole private». L’autunno caldo della scuola è cominciato.

 
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