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Alitalia: prossimo incontro il 4 settembre PDF Stampa E-mail
marted́ 02 settembre 2008

«Prima dite di sì, poi vediamo il piano» Il governo tiene «segrete» le proposte per Alitalia. Berlusconi e Sacconi dettano le condizioni politiche

Da Il Manifesto del 2 settembre 2008

Francesco Piccioni

ROMA Un piano? Quale piano? Così – in pratica – si son sentiti dire i sindacalisti delle nove organizzazioni presenti in Alitalia. Convocati al ministero del lavoro (anziché a palazzo Chigi) per discutere del «piano di salvataggio» elaborato dall’advisor della «cordata italiana», preceduti da un secco scambio di interviste tra Guglielmo Epifani (segretario generale Cgil) e Roberto Colaninno (fondatore e presidente della Compagnia aerea italiana, unico acquirente in lizza), hanno scoperto che non c’era un bel niente di cui discutere. Almeno per ora. Il soave Gianni Letta – sottosegretario alla presidenza del consiglio – si è assunto il compito di sbattere in faccia ai sindacati il ruolo che è stato disegnato per loro: accettare tutto quello che il governo, e il futuro padrone della compagnia, decideranno. Non c’è nulla da trattare, nella sostanza. Poi, cimancherebbe, un po’ di «manfrina » – di finta trattativa per arrivare a conclusioni già decise – non si nega a nesssuno.MaMaurizio Sacconi,ministro del welfare e quindi padrone di casa, ha voluto mettere bene in chiaro anche questo punto: «giovedì prossimo inizierà un confronto intensivo sul piano industriale da concludersi entro il fine settimana successivo». E’ un ex sindacalista, in fondo, e ci tiene a far vedere chi è che comanda, ora. A stretto giro si è fatto sentire anche Silvio Berlusconi, per mettere il sigillo reale sulla strategia perseguita nel «confronto »: «i sindacati fanno il loro mestiere, ma non c'è preoccupazione; il consenso sul piano è fondamentale maè evidente che i sindacati non possono accettare che siano in ventimila a perdere il posto di lavoro». Insomma: potete solo dire sì. Se fate difficoltà, la colpa del fallimento sarà solo vostra. Del resto un precedente in tal senso c’è già: Tommaso Padoa Schioppa e il governo Prodi. Sul piano formale c’è poco da dire, se non che la convocazione di ieri sera era davvero inutile. Il commissario straordinario, Augusto Fantozzi, aveva assunto l’incarico soltanto ieri (ufficialmente). E in ogni caso il «piano industriale » non è stato preparato da lui né dal governo, ma da un terzo soggetto – la Boston Consulting – che ha lavorato su incarico di un quarto (IntesaSanPaolo, la banca scelta come advisor per l’operazione). Non solo. Formalmente il commissario non ha ancora neppure ricevuto l’offerta di acquisto da parte della Compagnia aerea italiana (Cai), che dovrà contestualmente presentare anche l’allegato piano. Se per caso ci fosse un altro papabile acquirente dovrebbe fare lo stesso, costringendo Fantozzi a «scegliere» tra più concorrenti. Così non sarà, c’è un solo «piano » sul tavolo. E’ stato consegnato a molti giornali controllati da industriali in «cordata» – non a questo, ovvio – che ne hanno pubblicato stralci, tabelle, previsioni e numero di esuberi. Cantandone le lodi, of course. Gli unici a non poterne prendere ufficialmente visione, per ora, sono quanti lavorano nell’azienda e chi li rappresenta sindacalmente. Uno sfregio aggiuntivo, utile però a «segnare il territorio» e stabilire un precedente: il sindacato, d’ora in poi, non potrà piùmettere il naso nelle strategie industriali. Ma soltanto – e neppure troppo – sul modo di gestire gli «esuberi». Un’esplicitazione, se si vuole, di quei «rapporti complici» che Sacconi predica da quando è tornato in via Flavia. Dalle poche battute pronunciate dal neocommissario Fantozzi – oltre a una prevedibile drammatizzazione dello stato dei conti aziendali – i sindacalisti hanno potuto comunque intravedere una conferma delle linee fondamentali del piano: riduzione dei voli internazionali, concentrazione sul mercato domestico, riduzione delle attività, esternalizzazioni. «Un altro passo lungo la strada che ci ha condotti davanti al baratro», hanno commentato in molti. Sono quindici anni, infatti, che Alitalia subisce ristrutturazioni disegnate secondo questa stessa logica. Le rotte intercontinentali sono infatti quelle più profittevoli (minori costi unitari) e non soggette alla concorrenza delle low cost; al contrario di quelle a medio raggio. Unanime quindi la previsione: «il forte ridimensionamento della flotta non disegna una compagnia in grado di camminare con le proprie gambe per più di 12-24 mesi e crea le condizioni di una nuova e definitiva crisi in tempi brevi». Ma ormai i dati obiettivi e la logica industriale non hanno più nulla a che vedere con la gestione della vendita di Alitalia a una cordata di imprenditori che si faranno da parte non appena un «partner straniero» – Air France- Klm – avrà verificato che il «lavoro sporco» (ripulire la compagnia dal personale in eccesso, ridurre stipendi e diritti, aumentare l’orario di lavoro anche a costo di incrinare la sicurezza dei voli, eliminare il sindacato in quanto tale) è stato compiuto con successo dagli «italiani della libertà». Ci sarà pure un compenso, per questo; ma non avrà davvero nulla a che fare con l’«interesse genenale del paese».

 

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Dura due ore l'incontro con le nove sigle sindacali al ministero del Lavoro Nuovo appuntamento per giovedì. Fantozzi: "A metà settembre aerei a terra" Alitalia, il governo gela i sindacati "Impossibile discutere il piano" Berlusconi: "Devono accettare, non ci sono alternative". Sacconi: "Dieci giorni per chiudere la partita, è un imperativo". I sindacati: "Bene il metodo"

Da repubblica.it

ROMA - Nessuna possibilità di trattativa. Meno che mai di cambiare prospettive e contenuti del piano per la cessione di Alitalia da una parte e la nascita, dalle sue ceneri, della Compagnia aerea italiana, la newco Cai guidata da Roberto Colaninno. Un confronto tra le parti non si nega a nessuno ma non se ne parla di discutere il piano industriale che dovrà invece essere accettato "entro dieci giorni", al massimo entro la fine della seconda metà di settembre. Dopo, la flotta Alitalia potrebbe non avere più benzina per far volare gli aerei ed è obbligatorio cedere la parte sana dell'azienda alla newco quando è ancora in vita. "I sindacati fanno il loro mestiere ma alla fine non potranno dire no al nostro progetto" sintetizza a fine serata il premier Berlusconi che annuncia "un ruolo di minoranza per il partner straniero". Più che un incontro è stata una comunicazione di informazioni l'atteso tavolo di oggi pomeriggio presso il ministero del Lavoro per discutere il destino di Alitalia con le nove sigle sindacali. Da una parte Letta, e i ministri Sacconi, Scajola, Ronchi; dall'altra i sindacati che in questi giorni avevano posto, più o meno con forza, la condizione di voler discutere col governo le sorti industriali di Alitalia prima di dare il via libera ad ogni decisione. In serata la Cai, la Compagnia aerea italiana guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, ha inviato al commissario straordinario dell'Alitalia Augusto Fantozzi l'offerta di acquisto degli asset Alitalia e il relativo piano industriale per la nascita della nuova compagna di bandiera. Letta: "Impossibile confronto sul piano industriale". Tocca al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta aprire il tavolo con i sindacati. "Stasera - mette le mani avanti - non siamo in grado di aprire il confronto sul piano industriale: il nostro dovere è mettere il commissario (Fantozzi, ndr) in condizione di conoscere la situazione per poi valutare le offerte". In poche ore, invece, dovrebbe arrivare l'offerta della newco "Compagnia aerea italiana" per Alitalia, quanto cioè la cordata dei sedici imprenditori italiani compresa Banca Intesa, è disposta a pagare per rilevare la parte buona di Alitalia. "A quel punto - promette Letta - sarà possibile discutere il piano indistriale". Ma assomiglia più a un contentino che all'esercizio di un diritto. Fantozzi: "Non c'è più benzina". Poi ha preso la parola il commissario stroardinario e "liquidatore" di Alitalia. Una relazione sui conti e sulla cassa, più che altro il resoconto di un fallimento e la lettura di un certificato di morte. "A fine agosto Alitalia prevede di avere in cassa tra 195 e 200 milioni che si ridurranno a 30-50 milioni a fine settembre". Cinquanta milioni sono stati pagati alla Iata per evitare l'interruzione del servizio di biglietteria internazionale. "Volevano già farlo venerdì - ha aggiunto Fantozzi - abbiamo ottenuto tempo fino a oggi". E siccome al peggio non c'è fine, Alitalia potrebbe essere costretta a vivere anche il disonore di restare senza benzina e di dover portare i libri in tribunale. Imbarazzo da evitare ad ogni costo perchè "è necessario vendere la compagnia alla newco mentre è ancora in vita". E in volo. Per questo, promette Fantozzi, "da parte mia cercherò di minimizzare i sacrifici e di dare trasparenza" ma ai sindacati intorno al tavolo chiede "tempi brevissimi". Sacconi: "Confronto sì ma in dieci giorni". Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi fa una minima apertura e dice sì al confronto sul piano industriale - "cominciamo giovedì" annuncia - ma che dovrà però essere brevissimo: "Dovrà concludersi entro una decina di giorni viste le criticità che ci sono in azienda". Una dead line, precisa, non metaforica "ma imperativa". Il ministro traccia quella che è stata definita una sorta di road map, intensa e breve ma una strada condivisa verso la soluzione. "Il nodo esuberi - spiega il titolare del Welfare - su cui saranno praticate politiche di tutela attiva non solo per il reddito ma anche con una rapida ricollocazione, saranno esaminati a valle del piano industriale che ci auguriamo sarà largamente condiviso". L'attesa dei sindacati, il no dei piloti. Due ore di faccia a faccia. Alla fine i sindacati, anche la Cgil, finora la più dura di tutte le sigle, cercano il buono e lo trovano nel metodo e in quella promessa di discussione sul piano industriale. Discussione, come abbiamo visto, senza margini di intervento ma comunque un confronto. "Bene lo stop alla politica degli ultimatum - ha affermato Fabrizio Solari, segretario generale della Filt-Cgil - la situazione è sicuramente complicata e questo deve incitare tutti a dare il massimo. Vedremo il piano poi penseremo a giudizi e azioni". Incontro positivo per la Uilt. Per Claudiani (Cisl) "giovedì comincia una non-stop e nessuno potrà più giocare al rinvio perchè sarebbe disastroso". Toni molto diversi da quelli dei giorni scorsi. L'appuntamento è per giovedì. I sindacati si tengono stretta la promessa di Letta: su Alitalia "il governo non intende assentarsi". (1 settembre 2008)

 

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Il commissario: «Casse quasi vuote». Da giovedì confronto sul piano industriale, 10 giorni per chiudere Alitalia, l’arroganza di Berlusconi «I sindacati non potranno dire no»

Da Liberazione del 2 settembre 2008

Roberto Farneti Il confronto sul piano industriale per la nuova Alitalia partirà giovedì prossimo ma per i sindacati non sarà facile ottenere sostanziali modifiche rispetto al progetto “Fenice” elaborato dall’advisor Intesa Sanpaolo e sottoscritto dalla cordata italiana guidata da Roberto Colaninno. Ciò per due fondamentali ragioni: mancanza di tempo e di alternative. Il primo incontro che si è svolto ieri al ministero del Lavoro è servito a far capire ai sindacati quello che già si sapeva. E cioè che tira una brutta aria. Governo e nuova proprietà marciano infatti di comune accordo, come appare chiaro dalle dichiarazioni dei protagonisti. «Questa non sarà una normale trattativa sindacale - avverte Roberto Colaninno, dalle colonne del londinese Financial Times - e (le organizzazioni dei lavoratori ndr) devono capire che l’alternativa è la bancarotta». I sindacati? «Non possono che accettare », gli fa eco da Bruxelles il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, interpellato al termine del summit Ue. Il motivo, per Berlusconi, è molto semplice: «Da una parte ci sono 20 mila persone a casa e dall’altra tutto il resto che è molto positivo». D’altra parte, afferma ancora il premier, «gli esuberi che si prevedevano con la svendita ad Air France erano superiori a quelli che invece sono previsti in questo piano». Sul futuro, Berlusconi è ottimista: «Credo che abbiamo messo lì un’impresa che ha le ali per volare» Quanto alla italianità della compagnia aerea nazionale, il presidente del Consiglio ha ribadito che nella nuova Alitalia è prevista solo una partecipazione di azionisti stranieri «di minoranza». Diverso il punto di vista dei sindacati, secondo cui invece il ridimensionamento della flotta previsto dal piano Fenice e i mancati investimenti sulle rotte intercontinentali, prefigurano per Alitalia un ruolo di vettore regionale al servizio di una forte compagnia straniera (Air France o Lufthansa). Analisi condivisa da Ugo Boghetta, responsabile trasporti del Prc, il quale esorta lavoratori e sindacati a non accettare «un piano che, nelle migliori delle ipotesi, prepara la prossima crisi a breve». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, condivide le critiche evidenziate in questi giorni dal segretario della Cgil Guglielmo Epifani e dal sindacalismo di base: «Il “grande piano” approvato dal governo - accusa Ferrero - equivale alla distruzione di Alitalia, come compagnia di bandiera del Paese, come piano industriale e piano occupazionale». Ma il governo tira dritto. La trattativa, ha avvertito il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, si dovrà concludere entro metà settembre, dal momento che le casse dell’azienda sono quasi vuote. Fantozzi ha confermato che a fine mese la liquidità disponibile sarà tra i 30 e i 50 milioni. E senza benzina, si sa, gli aerei non volano. Ai sindacati non resta che fare buon viso a cattivo gioco. «Il fatto che la trattativa sia complicata - dichiara Fabrizio Solari, segretario generale della Filt Cgil, uscendo dal ministero - deve incitare tutti a dare il massimo. La politica degli ultimatum ha avuto effetti devastanti. Da giovedì - aggiunge - ci aspettiamo di poter discutere finalmente il piano industriale, in base al quale si potranno mettere in campo giudizi e azioni. Non sarà semplice, la situazione è seria ma se c’è la buona volontà da parte di tutti si può fare». Solari ha quindi sottolineato che «nessun lavoratore deve essere gettato nello sconforto» e allo stesso tempo ha affermato di «non essere rassicurato dalle politiche attive di cui ha parlato il ministro del Welfare, non avendo la più pallida idea sugli esuberi». Sulla stessa linea il coordinatore di Sdl, Andra Cavola, secondo cui tutti i lavoratori che dovessero eventualmente risultare in esubero «dovranno essere ricollocati in modo certo». Ci pensa il presidente dei piloti dell’Anpac, Fabio Berti, a fissare alcuni paletti: «Non faremo mai una low-cost. Alitalia - insiste Berti - non può e non deve rinunciare al lungo raggio perchè è l’unico settore che ha redditività e che consente di crescere. Abbiamo inoltre avvertito - riferisce il sindacalista - che un eccessivo arretramento di Alitalia sul mercato è assolutamente pericoloso per la società e per gli investitori». .

 

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All'incontro, la settimana scorsa, presenti tre ministri, Gianni Letta e i sindacalisti L'Enac pronta ad assorbire 50 piloti, da destinare ad attività di controllo Vertice segreto a casa Sacconi spunta sconto su esuberi: 4500

di LUCIO CILLIS e ROBERTO MANIA

Da Repubblica.it

ROMA - Sono 4.500 gli esuberi previsti dal piano industriale per la Nuova Alitalia. Meno dei 5-6 mila, e anche 7 mila, di cui si era parlato fino ad ora. La cifra è stata fornita la scorsa settimana dal governo a Cgil, Cisl e Uil in un incontro segreto tenutosi prima del Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto ad hoc per snellire e accelerare le procedure per il commissariamento dell'Alitalia. Al ministero del Lavoro, ieri, non si è fatto alcun cenno al nodo dei lavoratori in eccedenza. Ma era quello il tema che aleggiava nell'affollato salone di Via Flavia. Di cassa integrazione, mobilità e ricollocazione nella logica del "welfare to work" se ne parlerà esplicitamente solo al termine del confronto sul piano industriale elaborato dalla newco, la Compagnia aerea italiana, che disegna l'attività e le prospettive della nuova società guidata da Roberto Colaninno. Ma dietro le quinte, lontano dai riflettori, nella calura agostana, il negoziato ha già preso le mosse: a casa del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a Roma, mercoledì scorso, vigilia del primo Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi dopo le ferie. C'erano, oltre al padrone di casa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, il responsabile, infine, delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Non il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, impegnato al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, ma anche palesemente defilato in questa interminabile storia a puntate della crisi dell'Alitalia, nonostante sia proprio lui il primo azionista della società della Magliana con il 49 per cento dei titoli. Assenti pure i leader di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni, impegnati all'estero, l'uno a Denver alla convention dei Democratici di Barack Obama, l'altro in Cile al congresso dell'Union nacional de trabajadores (Unt). Presenti, invece, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e i due segretari confederali rimasti a Roma: Agostino Megale per la Cgil e Renzo Bellini della Cisl, con la delega dei rispettivi capi a impostare la trattativa. Un appuntamento decisivo, forse. Perché è lì, nonostante la delegazione sindacale sia a ranghi ridotti, che si fissa il percorso per il confronto che è cominciato formalmente ieri: prima la relazione del commissario Augusto Fantozzi, poi il piano industriale, e solo all'ultimo la gestione delle eccedenze. Per fare il più possibile un negoziato "normale" e neutralizzare gli aut aut del banchiere Corrado Passera ("senza l'accordo con i sindacati salta tutto") e dell'industriale Colaninno ("l'alternativa è la bancarotta"). E la mossa dell'esecutivo di comunicare in anteprima, per quanto informalmente, una quantità più bassa di posti di lavoro a rischio serviva a svelenire il clima. Un passo avanti, parrebbe. Anche perché è difficile che il negoziato non abbassi ulteriormente il numero dei posti a rischio sotto quota 4.500. D'altra parte bastava leggere ieri la dichiarazione di Bonanni dall'Argentina, in contemporanea all'apertura del tavolo in Via Flavia: "Ci aspettiamo un numero di esuberi inferiore a quello prospettato un anno fa. E spero che questo si possa davvero ottenere". Poi è nell'incontro segreto che Sacconi garantisce i sette anni consecutivi (quattro di cassa integrazione e tre di mobilità) di sostegno al reddito per coloro che non resteranno più in Alitalia, senza alcuna differenza (come nel passato) in relazione alla regione di residenza e all'età anagrafica. Ed è Letta che insiste nel sottolineare che l'accordo con i sindacati è fondamentale perché è una delle condizioni che hanno posto i sedici imprenditori entrati nella cordata tricolore. Ma anche perché senza il consenso sociale una ristrutturazione aziendale di tale portata non appare gestibile. Non fissano un dead-line per il negoziato. Eppure è chiaro che non si potrà andare oltre la fine del mese, come lo stesso Letta ribadisce ieri al ministero. La dead-line, ormai, l'hanno stabilita le casse vuote della Magliana: resteranno 30-50 milioni al massimo a fine settembre. Lì, nell'incontro segreto, qualcuno comincia anche a trarre le conseguenze del numero complessivo degli esuberi, associando a ciascuna categoria professionale il numero relativo: 500 i piloti, 1.500 gli assistenti di volo (hostess e steward), 2.500, infine, gli addetti ai servizi di terra (Alitalia Service). Questi, a breve, rientreranno tutti nel perimetro aziendale dell'Alitalia dopo essere stati in comproprietà con Fintecna, la finanziaria del Tesoro. Per tutti cassa integrazione a zero ore. Poi mobilità, l'anticamera del licenziamento, con la fine del rapporto di lavoro. Ma anche la ricollocazione: Vito Riggio, presidente dell'Enac, per esempio, è già pronto ad assorbire una cinquantina di piloti per destinarli alle attività di controllo dell'ente. (2 settembre 2008)

 

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Alitalia, Sacconi: «Giovedì il piano industriale, di esuberi si parlerà dopo»

Da ilsole24ore.com

Il piano industriale di Alitalia sarà presentato ai sindacati giovedì 4 settembre e dal quel giorno inizierà un confronto "intensivo" che dovrà concludersi entro il fine settimana successivo. Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi all'incontro di lunedì pomeriggio fra Governo e sindacati. Secondo quanto riferiscono fonti presenti al tavolo, Sacconi avrebbe detto che da giovedì prossimo inizia "un confronto intensivo sul piano industriale da concludersi entro il fine settimana successivo, viste le criticità". Il nodo sull'occupazione e sugli esuberi «sarà esaminato a valle del piano industriale». Così il ministro del Welfare Maurizio Sacconi riguardo al dossier Alitalia. Sacconi ha aggiunto che i temi occupazionali saranno affrontati attraverso «politiche di tutela attiva, non solo per il reddito ma anche per una rapida ricollocazione». «Il tema relativo all'occupazione e agli esuberi, su cui saranno praticate politiche di tutela attiva non solo per il reddito ma anche con una rapida ricollocazione, saranno esaminati a valle del piano industriale», ha detto Sacconi, durante una pausa dell'incontro con i sindacati sulla vicenda Alitalia. Piano industriale, ha aggiunto, «che ci auguriamo sia largamente condiviso». Alitalia ha soldi in cassa fino a settembre. Il neo commissario straordinario Augusto Fantozzi cercherà di minimizzare i sacrifici ma occorre un accordo sindacale in tempi brevi per passare la compagnia all'acquirente ancora viva. Altrimenti sarà costretto a portare i libri in Tribunale. Questo quanto Augusto Fantozzi avrebbe detto ai sindacati nel tavolo di confronto in corso al ministero del Lavoro tra Governo e organizzazioni dei lavoratori di Alitalia. "Alitalia ha soldi in cassa massimo fino alla fine di settembre. Cercherò di minimizzare i sacrifici - ha detto Fantozzi - di dare trasparenza ma ci sono tempi brevissimi in cui servono accordi sindacali condivisi per passare la compagnia ancora in vita all'acquirente". "Farò tutto il possibile - ha detto - ma se non c'è benzina sono costretto a portare i libri in Tribunale". Al termine del Consiglio europeo sulla Georgia a Bruxelles, Silvio Berlusconi si ferma a parlare con i giornalisti e, a chi gli chiede se i sindacati alla fine cederanno e diranno sì al piano di salvataggio dell'Alitalia, risponde: «Alla fine, nella maniera più assoluta, non si può andare contro le cose giuste e contro quella che è l'unica scelta possibile perchè l'alternativa è che vanno a casa in 20 mila». Successivamente, a chi gli chiedeva se comunque l'avallo dei sindacati fosse indispensabile, Berlusconi ha risposto positivamente sostenendo che è «fondamentale», ma che in questo caso è anche «l'unica strada possibile».

 
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