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BRasile: 1 miliardo per industria, welfare e servizi PDF Stampa E-mail
marted́ 02 settembre 2008

Brasile, il piano è triennale Lula spenderà un miliardo in industria welfare e servizi

Da Liberazione del 2 settembre 2008

Angela Nocioni

Rio de Janeiro

 Novecentomila milioni di dollari. Sono gli investimenti che il Brasile farà su se stesso nei prossimi tre anni. Una decisione del governo Lula: l’avanti tutta in economia promesso subito dopo la conferma alla presidenza nel 2006. Le risorse previste per una buona metà riguardano l’industria: petrolio petrolchimica, siderurgia (i privati vogliono portare la produzione dai 41,6 milioni di tonnnellate annuali a 55,1 entro il 2011), miniere, navi (i cantieri statali prevedono un aumento del 703,9% nei prossimi quattro anni), automobili, tessile, industria alimentare (12mila milioni di dollari). E poi, decrescendo, settore agricolo, commercio e servizi. Il 20% degli investimenti è destinato alle infrastrutture (di cui c’è molto bisogno nell’immenso Brasile dalle grandissime distanze) 28mila milioni di dollari all’agricoltura e 330 milioni di dollari alla costruzione di case. I dati sono della Banca nazionale dello sviluppo economico e sociale presentati a Lula e ai principali imprenditori del Consiglio economico e sociale, una sorta di “consiglio dei consiglieri economici” del governo. La cifra prevista è altissima e non include gli investimenti statali di Petrobras, l’industria pubblica del petrolio, per rendere sfruttabile il gigantesco giacimento scoperto nel 2007: 112 miliardi di dollari entro il 2011. La relazione tra gli investimenti e il prodotto interno lordo cresce costantemente da cinque anni. Nel 2003 gli investimenti erano il 13,5% del pil, l’anno scorso il 17,6%. Il capitale destinato a oleodotti, gasdotti, strade, ferrovie e imprese agricole tiene insieme soldi pubblici e privati secondo un’architettura complessa, conseguenza di una contrattazione costante tra il governo del Pt e gli industriali brasiliani. Dove poggia la straordinaria forza espansiva dell’economia brasiliana? Non solo nelle ricchezze naturali, sostiene il Planalto, bensì sugli effetti attesi del programma di opere pubbliche e sul sostegno al consumo portato avanti dal governo, un risultato dovuto ai programmi sociali di Lula che mantiene invariata la sua ricetta di successo: scelte rigorose in economia e grande attenzione alle fasce sociali più deboli. Non è solo propaganda, il boom brasiliano è in gran parte merito delle scelte della presidenza Lula e hdella congiuntura economica latinoamericana. Di certo la crescita della classe media aiuta. Il cliché del Brasile del grappolo di ultramiliardari distanti anni luce dalla massa sterminata dei poverissimi calza sempre meno. La classe media si è dilatata a tal punto da essere percepita come segmento sociale principale da tutte le inchieste sociologiche ed economiche su scala nazionale. La quantità di persone che arriva ai 750 dollari di reddito al mese sfiora il 50%. Questo porta a una crescita nella vendita di beni di consumo, soprattutto elettrodomestici ed automobili. Il fenomeno dell’espansione della classe media però non è solo brasiliano, ma continentale. Serve a poco analizzarlo con criteri ideologici, attribuirlo alle azzeccate politiche dei presidenti “di sinistra” perché riguarda governi di tendenze politiche opposte. Ha a che vedere con la crescita dell’economia latinoamericana e con il prezzo delle materie prime. E per questo offre dati simili anche tra Paesi con progetti politici distanti, come il Venezuela e la Colombia. O con politiche fiscali e monetarie opposte, come il Brasile e l’Argentina.

 
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