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mercoledì 27 agosto 2008

 

Domani decreto "ad hoc" per scaricare i debiti, venerdì dichiarazione d'insolvenza Alitalia, c'è la newco. Commissario in arrivo e sindacati spalle al muro

Da Liberazione del 27 agosto 2008

Roberto Farneti

Domani l'approvazione del decreto "ad hoc", contenente quelle modifiche alla legge Marzano indispensabili per consentire la nascita della nuova Alitalia ripulita dei debiti e delle attività in perdita. Venerdì la dichiarazione d'insolvenza e la nomina di un commissario, a cui spetterà il compito di ridefinire il perimetro aziendale sulla base del progetto messo a punto dall'advisor Intesa Sanpaolo, il cosiddetto "piano Fenice". E' questo ormai il percorso fissato per il salvataggio della ex compagnia di bandiera. Un percorso praticamente imposto dalla cordata italiana, composta da una decina di esponenti del mondo industriale e finanziario, che l'altro giorno a Milano ha posto precise condizioni per arrivare a sborsare complessivamente circa un miliardo di euro da investire nel nuovo vettore che uscirà fuori dalla fusione di parte della vecchia Alitalia con Air One. Proprio ieri è nata a Milano la "newco" destinata a riunire tutti coloro che vorranno partecipare a questa impresa. Altri nomi infatti potrebbero aggiungersi a quelli di coloro che per ora hanno sottoscritto una quota simbolica. Il nome scelto per la società - patriottico ma poco creativo - è invece "Compagnia Aerea Italiana". Nei prossimi giorni la società stessa sarà trasformata in società per azioni e sarà dotata di un consiglio di amministrazione presieduto da Roberto Colaninno, con Rocco Sabelli amministratore delegato. L'obiettivo è di dare vita a una nuova compagna di bandiera più snella, distribuita su sei o sette aeroporti nazionali, forte di una quota del mercato domestico vicina al 65%. In attesa - l'auspicio è che si possa fare entro un mese - della chiusura di una alleanza internazionale. Proprio su questo fronte si aprono nuovi scenari. Dopo il fallimento della trattativa con Air France, sembrava che fossero i tedeschi della Lufthansa i favoriti nel ruolo di partner stranieri della nuova Alitalia, anche alla luce degli accordi in essere tra Lufthansa e Air One. Adesso sembre invece che la storica alleanza con i francesi possa continuare attraverso un accordo di "Profit sharing", accordo che potrebbe anche non prevedere un ingresso di Air France-Klm nel capitale di Alitalia. L'argomento sarà oggetto di discussione oggi a Parigi in un incontro tra la delegazione di Intesa SanPaolo e i vertici di Air France-Klm. E non a caso per domani è stato convocato un cda straordinario della compagnia francese. Chi rischia di più in questa fase sono naturalmente i lavoratori, dal momento che il percorso delineato sembra essere stato pensato anche per mettere i sindacati di fronte al fatto compiuto. Il capitolo più preoccupante è quello degli esuberi, visto che si parla della fuoriuscita di 7mila dipendenti, con oltre 50 aerei messi a terra. Anche per quanto riguarda il futuro le incognite sono pesanti: ad esempio nel piano Fenice, sempre stando alle indiscrezioni, non ci sarebbe traccia di investimenti sul lungo raggio. D'altra parte se i sindacati si opponessero all'unico progetto in campo, il commissario non avrebbe altra scelta che procedere secondo la legge. E a quel punto il numero degli esuberi potrebbe addirittura aumentare. Sente puzza di bruciato SdL, che chiede una immediata convocazione dei sindacati da parte del governo: «Eventuali progetti a scatola chiusa, che non tengono conto delle tematiche già rivendicate dal sindacato (Air France insegna) inerenti alla flotta, al perimetro dell'azienda, ad una forte alleanza internazionale e allo sviluppo della compagnia, non solo saranno rispediti al mittente ma rischiano di generare un conflitto durissimo senza precedenti», minaccia SdL. Mettono le mani avanti anche i piloti dell'Anpac: «Procedere oltre senza una condivisione di tratti del piano industriale - avverte il presidente Fabio Berti - è molto pericoloso per tutti perchè fa diminuire in modo clamoroso la possibilità di successo della trattativa stessa». 27/08/2008

Alitalia: cordata pronta, governo studia, sindacato aspetta martedì,

di Gianluca Semeraro e Alberto Sisto

ROMA/MILANO (Reuters) - La cordata italiana c'è. Ci sono 16 imprenditori pronti a mettere insieme 1 miliardo di euro di mezzi freschi per salvare Alitalia. Domani i vertici dell'adviser Intesa SanPaolo andranno a Parigi a illustrare il progetto ad Air France-KLM ma non è ancora chiaro quale sarà il partner industriale internazionale e quando entrerà. "La soluzione per Alitalia richiede il coinvolgimento di un partner internazionale a un certo punto", spiega una fonte. Restano indietro il governo, che ha allo studio due diverse procedure per il salvataggio di Alitalia. E i sindacati, che malgrado gli abboccamenti negati con l'adviser e i consulenti, sembrano costernati davanti al progetto di Intesa SanPaolo.

ECCO LA COMPAGNIA AEREA ITALIANA Per ora con 16 investitori è nata la cordata di imprenditori che vogliono dare vita alla nuova compagnia di bandiera italiana, rilevando asset di Alitalia e AirOne. Lo ha detto nel pomeriggio una fonte vicina al dossier aggiungendo che presidente sarà Roberto Colaninno e ad Rocco Sabelli. I soci sono Roberto Colaninno tramite Immsi, gruppo Benetton tramite Atlantia, Gruppo Aponte, Gruppo Riva, Gruppo Fratini tramite Fingen, gruppo Ligresti tramite Fonsai, Equinox, Clessidra, gruppo Toto, gruppo Fossati tramite Findim, Marcegaglia, Bellavista Caltagirone tramite Acqua Marcia, Gruppo Gavio tramite Argo, Davide Maccagnani tramite Macca, Tronchetti Provera e Intesa Sanpaolo. La cordata è aperta a ulteriori ingressi, mentre gli attuali soci della nuova società promettono di poter mettere insieme 1 miliardo di euro. Questa mattina si sono incontrati a Palazzo Chigi i ministri interessati, convocati dal sottosegretario Gianni Letta, e hanno dovuto prendere atto che non c'è ancora una procedura definita per consentire il salvataggio di Alitalia. Questo è stato riferito a Reuters da una fonte ministeriale che anche ha espresso dubbi sul fatto che il Cdm di giovedì 28 sia in grado di prendere una decisione.

LA DOPPIA OPZIONE Due sono le opzioni. Una prevede la modifica della legge Marzano, con l'affidamento della società a un commissario, che la spacchetterebbe avviando al fallimento la bad company e affidando alla cordata la parte sana di Alitalia. La seconda invece comporta che il cda di Alitalia deliberi la creazione della nuova società affidando la liquidazione della bad company a Fintecna, interamente controllata dal Tesoro. Agli attuali azionisti verrebbero date azioni della nuova società in un concambio da definire, ma non di 1 a 1. Secondo la fonte entrambe le soluzioni farebbero storcere il naso all'Unione Europea.

Sullo sfondo della giornata le reazioni di circostanza dei sindacati davanti alle indiscrezioni delle linee del piano: 7.000/7.500 dipendenti in esubero fra cassa integrazione e cessioni di aziende; riduzione della flotta e delle tratte; nuovi e meno onerosi contratti. Per lo più ancora in ferie i vertici sindacali si sono limitati a chiedere un incontro con il governo e a minacciare il rigetto di un piano precotto, come avvene nel caso di Air France-Klm. Incognita della giornata è Aristide Police. Il presidente di Alitalia, che ha annunciato di voler prendere le distanze dal piano di Intesa SanPaolo qualora non contemplasse la continuità aziendale, non parla. Secondo quanto risulta a Reuters ha avuto nei giorni scorsi un franco scambio di vedute con i vertici di Intesa SanPaolo. Ma dalla società non filtra nulla. Police comunque dovrà dire la sua il 29 agosto in cda, il giorno dopo il consiglio dei ministri. In molti attendono con curiosità di conoscere la sua posizione.

 

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COSTITUITA LA SOCIETA' CHE RILEVA MARCHIO E ATTIVITA' DELLA COMPAGNIA Alitalia, nasce la Compagnia Aerea Italiana. E bussa ad Air France Costituita la "newco": presidente Colaninno. Indiscrezioni su incontri a Parigi per presentare il "piano Fenice" al gruppo franco-olandese. Ma resta anche l'ipotesi Lufthansa

Da Ilcorriere.it

ROMA - E’ stata costituita la "newco" per Alitalia. E' la nuova società che rileverà il marchio e le attività della compagnia di bandiera italiana. In pratica: le attività di volo, con le rotte, la flotta (integrata con quella di Air One, portata in dote da Carlo Toto), e una parte dei dipendenti attuali. Presidente sarà Roberto Colaninno, amministratore delegato Rocco Sabelli. I soci, per ora, sono sedici. Il nome della società è Compagnia aerea italiana. Il capitale ammonta a un miliardo di euro. Il nome della compagnia aerea rimane invece Alitalia. Debiti ed esuberi (la cifra esatta è da definire ma potrebbero essere 5-6mila) dell'attuale Alitalia saranno trasferiti invece a un'altra società. Ma perchè ciò accada è necessario un intervento del governo. E la scelta possibile non è ancora chiara

LE SCELTE DEL GOVERNO - Un incontro a Palazzo Chigi tra i ministri Tremonti (Economia), Matteoli (Trasporti) e Scajola (Sviluppo Economico) non ha ancora risolto la situazione. Secondo una fonte riservata citata Reuters, "le strade su cui si sta lavorando sono due. La prima prevede una modifica della Marzano, l'affidamento di Alitalia ad un commissario, che dividerebbe le attività buone dalle cattive per poi cedere alla cordata italiana le prime e avviare al fallimento le seconde. L'altra ipotesi invece è che sia il cda di Alitalia a deliberare la divisione della società. In questo caso la bad company andrebbe a finire a Fintecna, società al 100% del Tesoro, che si assumerebbe l'onere della liquidazione". Il punto è che nessuna delle due soluzioni piacerà all'Unione europea. In più la strada della modifica della legge Marzano non è semplice perchè dovrebbe "ampliare il campo di applicazione della norma alle società senza crediti come Alitalia, perchè è tecnicamente fallita". In questa situazione appare un po' difficile prevedere una procedura concorsuale. I TEMPI - I tempi sono strettissimi, questione di ore. Per venerdì infatti è prevista l'approvazione dei conti da parte del cda di Alitalia, la conseguente dichiarazione di insolvenza e la contestuale richiesta di accesso alla nuova procedura dal momento che le perdite al 30 giugno, stimate in 400 milioni, rendono impossibile la prosecuzione dell'attività. Se sarà nominato il commissario straordinario è probabile che l'incarico vada all'ex ministro Fantozzi. Subito dopo la presentazione del piano della newco messa in piedi da Intesa Sanpaolo.

PARTNER STRANIERO - Intanto c'è una svolta anche nelle ipotesi sul partner straniero. E' possibile infatti che torni in campo Air France-Klm, ovvero il gruppo che prima dell'estate aveva presentato un'offerta d'acquisto della compagnia italiana. Contro ilo piano Air France l'offensiva di tutte le forze dell'attuale maggioranza fu dura e determinante nel ritiro dell'offerta. Ma Intesa -Sanpaolo, ovvero il gruppo bancario incaricato di preparare il piano "fenice", ha bisogno di trovare partner stranieri per la nuova Alitalia. E Air France non può essere certo esclusa. Così domani i vertici di Intesa infatti sono a Parigi per incontrare il top management di Air France-Klm e presentare i contenuti del piano. Ufficialmente Air France della nuova Alitalia non sa e non vuole sapere nulla e alle indiscrezioni risponde con un "no comment". Ma si sa anche che giovedì è stato convocato un cda straordinario della compagnia franco-olandese, circostanza che alimentato ovviamente le voci di una possibile svolta. Finora si era ipotizzato un accordo con Lufthansa, il ritorno di Air France sarebbe una sorpresa. E del resto i vertici di Intesa, secondo indiscrezioni, hanno comunque in programma anche un incontro con il management di Lufthansa.

 

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Alitalia: via alla newco esuberi verso le Poste

di Laura Serafini

Da Ilsole24ore.it

La revisione della legge Marzano, condizione indispensabile chiesta dagli investitori che si candidano a rilevare la nuova Alitalia, non è più un miraggio. In un vertice di due ore ieri il ministro per l'Economia, Giulio Tremonti, i colleghi per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, e per i Trasporti, Altero Matteoli, e il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, hanno messo a punto gli ultimi dettagli del decreto-legge all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri convocato per domani (per oggi intanto è prevista la riunione di pre-consiglio). Tra le novità la possibilità di cedere rami d'azienda, personale, contratti (tra cui i leasing degli aerei) con tempi accelerati sinora non consentita dalla precedente impostazione della Marzano. L'accordo politico c'è, anche se si starebbe valutando l'opportunità di varare un decreto per gli aspetti più urgenti e una ddl delega per gli approfondimenti di dettaglio. Sul percorso di spacchettamento e rilancio di Alitalia pensato dall'advisor IntesaSanPaolo si erge comunque l'ostacolo della gestione degli esuberi, stimati in circa 7 mila. Il numero potrebbe variare alla luce della rinegoziazione del costo del lavoro di Alitalia chiesta dagli investitori. La questione, diciamo sociale, è in cima alla lista delle preoccupazioni del Governo che a questo proposito da settimane sta lavorando a un proprio piano. Il progetto prevede la possibilità di riassorbire il personale in eccedenza nella pubblica amministrazione e in società controllate dallo Stato. In particolare nelle scorse settimana è stata vagliata la prospettiva di distribuire buona parte dei 5mila dipendenti provenienti da Alitalia (gli altri 2mila dovrebbero almeno in parte passare a Fintecna) presso il Catasto, l'Agenzia delle Entrare e le Poste. Tutte realtà che fanno riferimento al ministero dell'Economia. L'operazione non è facile: sulle Poste tra l'altro grava anche il problema dei 30mila precari utilizzati dalla società che potrebbero (nonostante una norma cautelativa inserita in Finanziaria) agire in giudizio per ottenere l'assunzione. E ancora: nel caso di amministrazioni tecniche, come quelle finanziarie, va valutata la possibilità di riconvertire addetti alla manutenzione degli aerei o personale impiegato nella ristorazione. Il Governo, secondo indiscrezioni, avrebbe già sondato informalmente alcune rappresentanze sindacali e la reazione sarebbe stata possibilista. Certo, viene chiesta l'assicurazione, in cambio, che i prepensionamenti siano ben remunerati e la riconversione sia su base volontaria. Sullo sfondo, del resto, c'è il precedente del salvataggio Olivetti (azienda in cui l'a.d. di Intesa, Corrado Passera, è stato manager) che fu possibile anche grazie allo spostamento di 2mila dipendenti presso attività statali nel Nord Italia. Nel frattempo la cordata destinata a rilevare il controllo della new company Alitalia (liberata da personale in eccesso e da 1,2 miliardi di debiti) diventa sempre più affollata. Rispetto ai dieci investitori resi noti lunedì con la partecipazione alle riunione organizzata da IntesaSanPaolo, ieri ne sono emersi ufficialmente (anche se per tre di loro già si sapeva che erano in corsa) altri cinque che si riservano un piccolo investimento (sotto i 20 milioni): Marcegaglia, Tronchetti-Provera, Gavio e, a sopresa, Bellavista Caltagirone con Acqua Marcia (da non confondere con l'imprenditore-editore Francesco Gaetano) e Davide Maccagnani, della famiglia che fino allo scorso anno possedeva la fabbrica di munizionamento convenzionale Simmel Difesa di Colleferro. L'occasione è stata la costituzione della nuova newco, con 16 soci, "Compagnia aerea italiana" (per ora sotto forma di srl, ma destinata a diventare spa quando il piano Intesa diventerà operativo) di cui Rocco Sabelli è stato temporaneamente nominato amministratore unico. Nel frattempo, tra oggi e venerdì, giorno di convocazione del cda Alitalia, si terranno i consigli di amministrazione delle società che fanno capo ai 16 "capitani coraggiosi", tra cui quello di Atlantia, per dare un primo via libera al piano. Sempre oggi sarebbe prevista una trasferta di manager di IntesaSanPaolo a Parigi per illustrare il progetto ad AirFrance per valutare le possibilità di un'alleanza internazionale.

 

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ALITALIA • Nasce la «Compagnia aerea italiana», con 16 soci Si privatizza a carico dello stato e poi si rivende ad Air France

Da Il Manifesto del 27 Agosto 2008

Francesco Piccioni

ROMA Dalle ceneri di Alitalia rinascerà una fenice, ma si chiamerà Air France. Non ci sono più parole per qualificare le giravolte dell’attuale esecutivo nella gestione della più grave – almeno sul piano dell’immagine internazionale – crisi industriale del nostro paese. Mentre tutti attendevano, ieri, che il verticeministeriale ristretto convocato a palazzo Chigi per definire i contenuti del decreto legislativo che ridisegnerà la legge Marzano, si è appreso che oggi stesso Corrado Passera – l’amministratore delegato di Intesa- SanPaolo, in qualità però di advisor scelto per il «salvataggio» della compagnie di bandiera – sarà a Parigi per incontrare il gran capo di Air France-Klm, quel Jean- Cyril Spinetta che se ne andò sbattendo la porta, alla vigilia delle elezioni, dopo mesi di tira e molla. Il giorno successivo è già convocato il consiglio di amministrazione della compagnia franco- olandese, per valutare l’offerta italiana. Per farla breve: Berlusconi, dopo aver bloccato la vendita di Alitalia ai francesi invocando il mantenimento dell’«italianità», ora arriva alla stessa conclusione. Ma tramite alcuni «privati» che potranno così lucrare un guadagno in proprio,mentre i costi dell’operazione – gli «esuberi» da ricollocare e gli ammortizzatori sociali da erogare – saranno a carico dei conti pubblici. Tra il «piano industriale » presentato allora da Spinetta e quello attuale – ancora segreto, ma denso di indiscrezioni – non ci sono apprezzabili differenze. I licenziamenti, alla fin fine, si equivarranno di numero (erano 2.500 nella sola Az Fly, il «ramo buono» della compagnia; molti di più in Az Service). Cambia solo la mano che firmerà l’atto di vendita. I «cavalieri d’industria» che si sono fatti avanti per dar vita alla «cordata italiana» sono alquanto disomogenei: il titolare della Piaggio (Colaninno), il monopolista privato delle Autostrade (ora «Atlantia »), un distributore di jeans (la Fingen dei fratelli Fratini), una società di assicurazioni (Ligresti tramite Fondiaria Sai), un siderurgico (Riva), ecc. L’unico socio con competenze nel settore aereo è Carlo Toto, patron di AirOne, che si fonderà con Alitalia e Volare nella «Compagnia aerea italiana» (questo il nome della newco fondata ieri, con sedici soci), evitando così arrivare al dissesto in solitario. Presidente Roberto Colaninno (uno dei «capitani coraggiosi» che si comprò a debito la Telecom da privatizzare per rivenderla con profitto in meno di due anni) e a.d. Rocco Sabelli, che ricopre lo stesso incarico nella Piaggio. Questi imprenditori hanno bocciato ogni ipotesi di salvataggio della compagnia nella sua configurazione attuale. E hanno preteso unmezzo legislativo nuovo – ricalcato sul Chapter 11 statunitense, ovvero la «protezione dai creditori» – prima di metter limitatamente mano al portafoglio. Con la «Marzano bis» – che dovrebbe esser formalizzata domani – sarà possibile per l’attuale cda di Alitalia dichiarare lo stato di insolvenza e avviare la procedura che porterà alla separazione tra una good company contenente le attività redditizie e una bad caricata di debiti e licenziandi. Il tutto in pochi giorni. Fatti i giochini finanziario-societari – tali da far sembrare il Gekko di Wall Street (Oliver Stone) una persona perbene: va ricordato che questa soluzione fa fuori creditori, vecchi azionisti e sottoscrittori di bond – restava comunque il problema industriale. Come si fa trasporto aereo in un momento di crisi globale del settore, aggravata dal costo dei carburanti? Domanda da far tremare i manager più navigati del settore, figuriamoci un gruppo di neofiti abituati a ben altre dimensioni di mercato. E’ il famoso problema delle «alleanze» con partner stranieri, mentre si vanno moltiplicando le fusioni o i patti strategici (l’ultimo tra Iberia e British). Paradossalmente, Passera (e poi Colaninno) potrebbe addirittura «aprire un’asta» al miglior offerente tra Air France e Lufthansa, gli unici due vettori europei con interessi diretti nel mercato itliano. Ma non sarà il caso di tirar troppo la corda, visto come arriva a riaprire le trattative per un’« allenza». Avrebbe potuto farlo – e con credibilità ben superiore – anche il passato governo. Se non avesse dato carta bianca a Tommaso Padoa Schioppa. In questo bailamme i sindacati – e ancor più i dipendenti della compagnia – sembrano completamente spazzati via. Alcuni dei« cavalieri» hanno già cominciato a parlare di «rinegoziare i contratti di lavoro», certi che i giornali da loro controllati continueranno a intonare la canzone dei «privilegi intollerabili» di chi lavora in Alitalia. E dire che proprio in questi giorni sono stati presentati – ma nessun media ci ha fatto troppo caso, manifesto a parte – i raffronti con stipendi e produttività di tutti i concorrenti europei: ampiamente competitivi, se ci fossero stati manager all’altezza. …………………………………..

 
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