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Trenitalia: licenziato il ferroviere scomodo PDF Stampa E-mail
domenica 17 agosto 2008

da il Manifesto - 17 agosto 2008

 LORIS CAMPETTI

Dante De Angelis,macchinista ferroviere. E qualcosa di più: è la coscienza critica, la punta di diamante del movimento che si batte per la sicurezza sui treni - per chi ci lavora, per chi ci viaggia, per gli operai che operano lungo le linee ferroviarie, spesso dipendenti da ditte d’appalto in cui quel che conta è tenere bassi i costi del lavoro. Insomma, Dante è un Rappresentante lavoratori per la sicurezza (Rls), l’unica sicurezza che non fa notizia, salvo nel giorno in cui si contano i morti. Il giorno di Ferragosto è stato licenziato dalle Ferrovie dello stato con l’accusa di aver denigrato l’azienda. 

La sua colpa? Aver sostenuto pubblicamente che dietro le continue rotture dei treni italiani, a partire dall’Etr500 che è la bandiera del nostro sistema ferroviario, potrebbe esserci un problema di usura: «Se si spezza il gancio vuol dire che controllo emanutenzione lasciano a desiderare». Dante collabora da tempo con il manifesto, ed è grazie alla sua disponibilità che abbiamo potuto raccontare le dinamiche di gravi incidenti, i problemi dell’organizzazione del lavoro e della sicurezza, le assemblee dei ferrovieri.

Alcune organizzate proprio da lui per sostenere il nostro giornale nel corso dell’ultima (anzi, penultima) crisi economica.

Dante, come sei venuto a conoscenza del tuo licenziamento? Nel peggiore dei modi: ieri (a Ferragosto, ndr) mi sono recato al lavoro alla sede dell’Officinamanutenzione Alta velocità, scalo di San Lorenzo, a Roma, per prendere la guida dell’Etr Roma-Rimini. Avevo chiesto un giorno di ferie ma non mi era stato concesso, «per motivi di servizio». Invece del treno, però, mi hanno consegnato la lettera di licenziamento. Io ho resistito un po’ ad accettare quel provvedimento inaudito e a quel punto hanno chiamato la polizia. Sì, sono stato licenziato con l’intervento della polizia. Solo dopo ho scoperto che il 14 agosto era arrivata a casamia una lettera in cui mi si informava che sarei dovuto andare a ritirare un atto.Ma io quel giorno non ero in casa, cosicché la lettera l’ho trovata solo oggi.

Come è maturato il tuo licenziamento? Il 14 luglio si era spezzato un treno aMilano, si è trattato di un incidente molto pericoloso che avrebbe potuto provocare una tragedia. Come Assemblea dei delegati dei ferrovieri (vi fanno parte Rls iscritti a diversi sindacati, dalla Cgil all’Orsa che è l’organizzazione di Dante, dai Cub al Fest Ferrovie, ndr) ne abbiamo dato notizia, io ho avanzato dubbi sui sistemi di controllo e sulla manutenzione dei treni e una preoccupazione dello stesso tenore l’abbiamo formalizzata in una lettera spedita all’amministratore delegato Moretti e al ministro dei trasporti Mattioli. Per questo sono stato accusato di aver violato ogni codice, etico, civile, penale. Peccato che pochi giorni dopo, il 22 luglio, ancora a Milano, s’è spezzato un altro treno e lo stesso Moretti rispondendo a un giornalista ha ammesso l’esistenza di qualche problema sugli Etr500. Nonostante ciò, l’avvio di un procedimento nei miei confronti si è trasformato in licenziamento in tronco.

Evidentemente Dante De Angelis è visto dall’azienda non come una risorsa per individuare e risolvere i problemi ma come un problema, un fastidio di cui liberarsi. Davanti alle critiche sulla sicurezza del nostro sistema ferroviario, l’azienda risponde con la repressione su iniziativa del suo amministratore delegato, che alle Ferrovie è arrivato direttamente dal vertice della Cgil. Non vorrei che il mio licenziamento sia un atto di vendetta, una ripicca. Forse perché io, insieme ad altri colleghi, ho fatto opposizione all’archiviazione che avrebbe salvatoMoretti e altri due dirigenti delle Ferrovie, Elia e Paganelli, dall’accusa di omicidio colposo per la strage di Crevalcore (uno scontro tra due treni nel gennaio del 2005 che ha provocato 17 morti e 80 feriti, ndr). Il giudice aveva accolto la nostra tesi e tra poco, il 23 settembre, si terrà la prima udienza del processo con l’interrogatorio diMoretti nella veste di imputato. Ho il timore che tra questo fatto e il mio licenziamento ci sia un legame ». Naturalmente questa partita, aperta dalle nostre Ferrovie con un fallo grave - e non è il primo ai danni di Dante - è solo all’inizio. Ci aspettiamo di vedere in campo, accanto a De Angelis, i sindacati al completo. E tutti quelli che hanno a cuore i diritti e la sicurezza di chi lavora e di chi viaggia in treno.


MARINA ZENOBIO 

Trenitalia ha aspettato il giorno di Ferragosto per ri-licenziare Dante De Angelis, macchinista ferroviere in forza al deposito locomotive di Roma San Lorenzo e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls). Due volte in due anni perché De Angelis, nel suo scrupoloso ruolo di Rls, proprio non riesce a tenere la bocca chiusa quando si tratta di denunciare l’insicurezza dei treni italiani su cui ogni giorno viaggiano migliaia di persone. La prima volta è stato a marzo del 2006, dopo che Dante (insieme a due capitreno e due macchinisti della Liguria e del Piemonte che hanno condiviso la sua stessa sorte) era intervenuto in una puntata di Report per denunciare la mancanza di sicurezza delle Ferrovie dello stato.

Il pretesto per licenziarlo all’epoca fu dato dal suo rifiuto a guidare un Eurostar in partenza da Bologna e attrezzato con il Vacma (il famigerato «uomo morto»), il pedale che il macchinista deve tenere premuto e rilasciare ogni 55 secondi. Ma le Ferrovie furono costrette a reintegrarlo. Da allora l’elenco degli incidenti ferroviari si è allungato sempre più e con essi la conta dei morti e dei feriti; fino ai due Eurostar spezzatisi a Milano, il 14 e il 22 luglio scorsi, a causa della rottura dei ganci che tenevano unite le carrozze dei due treni – per fortuna senza passeggeri – in manovra tra la Stazione centrale e il deposito Martesana del capoluogo lombardo.

E sono state proprio le dichiarazione di De Angelis riguardo a questi ultimi incidenti – sui quali la procura di Milano ha aperto un’inchiesta contro ignoti in cui si ipotizza il reato di disastro colposo – ad avergli procurato il secondo licenziamento. Ilmacchinista diventato famoso per le sue battaglie per la sicurezza li aveva giudicati «incidenti potenzialmente molto pericolosi e un campanello d’allarme che pone con forza all’attenzione di tutti la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli Etr», dichiarazione tra l’altro condivisa con una lettera che è stata sottoscritta da altri 13 ferrovieri Rls.

Ma Trenitalia le dichiarazioni rilasciate daDe Angelis alla stampa non le ha proprio digerite, per l’azienda i treni si sono spezzati per un errore umano e non per cattiva manutenzione. Così il 24 luglio il macchinista si è visto recapitare una lettera che lo accuava di aver screditato, con dichiarazioni infondate e pretestuose, il management aziendale delle Ferrovie che gli concedeva dieci giorni di tempo per produrre giustificazioni scritte a suo difesa, trascorsi i quali «la società si riservava di adottare opportuni provvedimenti».

Il ferroviere ha risposto alla contestazione precisando che non era sua intenzione denigrare chicchessiama solo di svolgere appieno il suo ruolo a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Evidentemente non era quello che Trenitalia voleva sentirsi rispondere e sono arrivati gli «opportuni provvedimenti». «Siamo di fronte ad un vero e proprio accanimento personale nei confronti di chi si occupa di sicurezza – si legge in una nota pubblicata su ancora In Marcia!, storica rivista deimacchinisti fondata da Ezio Gallori - e ad un attacco frontale alla sicurezza e ai delegati che svolgono con incisività il loro ruolo, finalizzato a cucire la bocca a tutti su una questione di interesse generale qual è la sicurezza dei viaggiatori ».

A fronte del silenzio mantenuto per giorni dalle Fs sui due treni spezzati «le preoccupazioni espresse da De Angelis - proseguono i redattori della rivista - sono da considerare innanzitutto come l’adempimento di un dovere nei confronti dei lavoratori e degli utenti del treno. Allontanarlo fisicamente dal lavoro proprio il giorno di Ferragosto è stato soltanto un ulteriore crudele e gratuito gesto di arroganza aziendale». Per Gallori si tratta di «un’ossessionante brama di rivincita» rispetto al precedente licenziamento conclusosi con una riassunzione imposta dall’opinione pubblica. Durissima la critica del segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi che definisce il licenziamento di Dante dalle Ferrovie dello Stato «un atto di autentico fascismo aziendale, che colpisce inmodo intimidatorio un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nel pieno esercizio delle sue funzioni.

E' gravissimo che si voglia far tacere chi denuncia i rischi per la sicurezza di chi lavora e di chi viaggia, quando la funzione degli Rls è proprio quella di intervenire prima che fatti gravi succedano. Ancora più grave che ciò avvenga in una azienda pubblica che esercita un servizio pubblico». «Un licenziamento assurdo, ingiusto e inaccettabile» per Dino Tibaldi, responsabile lavoro del Pdci che punta il dito contro la natura politica del provvedimento delle Ferrovie contro De Angelis, punito «per aver detto molto meno di quello che su tutta la stampa nazionale è stato detto con dettagliate inchieste sugli Etr spezzati». Reazione contraria al provvedimento anche da parte del sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro (Fi), che si è unito alla richiesta dell’Assemblea nazionale dei ferrovieri per l’immediata revoca del licenziamento. Per il portavoce di Articolo21, Giuseppe Giulietti, il licenziamento di De Angelis suona come un atto di intimidazione nei confronti dei delegati Rls in un momento in cui, tra l’altro, s’invoca propriomaggiore sicurezza. Articolo21 si augura che i media, su questa vicenda come sulla questione dei fannulloni, «vogliano concedere il diritto di replica.Un diritto che viene invocato ogni volta che si sanziona un potente ma che, quando riguarda un cittadino qualunque, viene sostanzialmente cancellato».

 
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