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Pil europeo -0,2: la prima volta dall'arrivo dell'Euro PDF Stampa E-mail
venerd́ 15 agosto 2008

CRISI · Nel secondo trimestre il Pil diminuisce dello 0,2%. Ma la Bce rimane ottimista Europa indietro tutta

Da Il Manifesto del 15 Agosto 2008

Roberto Tesi

C’è sempre una prima volta: non era mai successo dall'arrivo dell’euro nel 2002 che nei paesi della moneta unica il Prodotto lordo registrasse una caduta. Ora è successo: nel secondo trimestre il Pil è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Un evento inconsueto visto che per trovare una caduta collettiva della ricchezza prodotta occorre tornare indietro di 15 anni, al 1993. E la caduta di porta appresso una caduta dei consumi di pocomeno l’1% in termini reali a cominciare dall’acquisto di nuove auto per le quali viene segnalata una flessione del 4%. Meno auto emeno consumi in generale significano significano meno inquinamento emeno consumismo. Teoricamente una buona cosa se fosse una scelta oculata della politica economica. Purtroppo è solo il risultato di una caduta del potere d’acquisto dei cittadini che, in tutta Europa, sono costretti a stringere la cinghia. La situazione si sta progressivamente deteriorando, ma la Bce rimane ottimista, anche se è costretta ad ammettere, nel Bollettino mensile pubblicato ieri che siamo in presenza di un forte rallentamento della crescita e non sono esclusi ulteriori rischi derivanti da possibili nuovi rincari dei prodotti energetici e alimentari. E in più la Bce denuncia perduranti tensioni sui mercati finanziari. Tuttavia, conclude la Bce, l’economia europea mostra fondamentali sani e i banchieri di Francoforte promettono di non abbassare la guardia di fronte all’inflazione. E lanciano il solito monito: guai seri se nei vari stati si cedesse alla tentazione di permette un recupero dei salari agli alti livelli di inflazione. Insomma, recessione e inflazione se la deve piangere il reddito fisso. I dati di Eurostat sulla caduta del Pil europeo non sono arrivati di sorpresa. Alcuni paesi (tra i quali l’Italia) già nei giorni scorsi avevano anticipato lo stop alla crescita. E ieri mattina prima che fossero diffusi il dato globale, dalla Germania l’Ufficio federale di statistica avevano fatto sapere che nel secondo trimestre il Pil è sceso dello 0,5% (stesso decremento in Danimarca) , contro un aumento rivisto al ribasso dal precedente 1,5%) dell’1,3% nel primo trimestre. Su base annua il Pil segna ancora un discreto incremento dell'1,7%, in forte discesa, però, dal 2,6% del primo trimestre. Notizie pessime anche da Parigi: nel secondo trimestre l’economia francese è scivolata dello 0,3% e sono stati distrutti 12 mila posti di lavoro. La situazione appare seria, tanto che il primoministro Francoise Fillon ha convocato per lunedì i vari ministri economici per «analizzare le cause del peggioramento della congiuntura internazionale e identificare le risposte che dovranno essere apportate». Va leggermentemeglio in Spagna: Il Prodotto nazionale lordo non è sceso sotto zero (l’Ine segnala un incremento dello 0,1%), ma su base annua il tasso di crescita è stato dell' 1,8%, il livello più basso in 13 anni. A macchia di leopardo le notizie del rallentamento della crescita arrivano un po' da tutti i paesi europei. I dati dei vari istituti statistici dicono che i Paesi bassi nel secondo trimestre hanno registrato crescita zero,mentre in Austria e Repubblica ceca il Pil registra valori positivi, ma con un tred fortemente decrescente. Perfino Paesi come la Lettonia e l’Estonia che fino a poco tempo fa filavano come locomotive ora vanno in retromarcia. Sarebbe «esagerato» usare la parola recessione in questo momento, detto Amelia Torres, portavoce del commissario agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, commentando i dati sul Pil di Eurolandia diffusi da Eurostat. Vero: tecnicamente la caduta in un solo trimestre del Pil (servono de trimestri consectivi) non consente ancora di usare il termine recessione. Ma la direzione è proprio questa. Da parte sua la Bce nel «Bollettino» ha fatto sapere che nel 2009 il Pil dovrebbe crescere nell’area dell’1,3%, contro l’1,6% previsto per quest’anno: Poco e insufficiente ad assorbire il crescnte numero di disoccupati.

 
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