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Oggi la fiducia sulla Manovra del Governo PDF Stampa E-mail
marted́ 05 agosto 2008

Manovra: chiesta la fiducia, oggi il voto definitivo

di Nicoletta Cottone

Da Ilsole24ore on line

Ultime battute per la manovra d'estate, che oggi riceverà il via libera definitivo dall'aula di Montecitorio. Il Governo ieri ha posto la questione di fiducia al decreto, modificato dal Senato. Alle 14 le dichiarazioni di voto in diretta tv, alle 15 l'inizio della chiama per il voto di fiducia. In base al regolamento della Camera, infatti, devono trascorrere 24 ore dalla richiesta del Governo prima di passare al voto della fiducia. Poi saranno esaminati gli ordini del giorno. Il via libera finale al provvedimento è atteso intorno alle 17,30. Anche se è possibile un rallentamento dei lavori da parte dell'opposizione contro la norma sui precari. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha sottolineato che nonostante un numero ridotto di emendamenti posti su singoli aspetti della manovra economica dall'opposizione, il Governo ha comunque scelto di porre la fiducia per la rilevanza delle misure contenute nel disegno di legge di conversione del decreto. L'obiettivo della manovra, ha spiegato nella replica il sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, è «tirare il Paese fuori dalle secche in cui si è trovato ristretto». Sulla necessità di diminuire la tassazione e dare maggiore potere di acquisto alle famiglie chiesta dall'opposizione Vegas ha detto che « non si può fare se prima non si arriva al pareggio di bilancio. Non si può aumentare il potere d'acquisto e contemporaneamente diminuire la tassazione: occorre una sorta di percorso progressivo. Prima la stabilizzazione finanziaria e poi la crescita e l'alleggerimento della pressione fiscale». Seduta notturna per esaminare le modifiche introdotte al Senato. Domenica il palazzo ha aperto i battenti per una seduta notturna delle commissioni Bilancio e Finanze nella sala del Mappamondo per l'esame delle modifiche introdotte dal Senato: in tutto 7 emendamenti e 66 correzioni formali del testo per eliminare sviste, refusi e riferimenti normativi errati (sì anche alla correzione di drafting all'articolo 41 sull'orario di lavoro, che se approvato, avrebbe portato alla mancata sanzione al datore di lavoro che nega il riposo settimanale al dipendente). Fra le novità introdotte a Palazzo Madama è stato corretto il tiro sulla flessibilità di bilancio, come chiedeva il Quirinale, sono state riviste le contestate norme su precari e assegni sociali. Modificata anche la norma sulle cooperative. Arriva una proroga di tre mesi dei termini per l'adozione dei decreti legislativi di recepimento delle direttive europee sui ricongiungimenti familiari e sui diritti dei cittadini dell'Unione di circolare liberamente negli Stati membri (la prima, ora prorogata al 15 novembre 2008, scadeva il 15 agosto 2008, la seconda, che slitta all'11 gennaio 2009, scadeva l'11 ottobre 2008). Cdm dopo l'approvazione della manovra. Subito dopo il via libera definitivo alla manovra è in programma un Consiglio dei ministri per discutere la Finanziaria di settembre che confermerà, ha sottolineato il premier Berlusconi, quanto anticipato dal decreto. Intanto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani annuncia in autunno una mobilitazione generale nelle fabbriche e nelle città contro una manovra che per il leader sindacale è «depressiva» e «rinuncia a qualsiasi intervento sullo sviluppo».

 

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Protestano Pd, Udc e Idv. Ferrero (Prc): «Recessiva e antipopolare» Fiducia sulla manovra che taglia scuola, sanità e difesa Preoccupati pure i ministri

Da Liberazione del 5 luglio 2008

Oggi il provvedimento (che ha valore triennale) sarà approvato: prima il sì alla fiducia e poi, nel pomeriggio, il voto finale. Che, però, potrebbe anche slittare. Sempre oggi il Consiglio dei ministri terrà un «esame preliminare» della Finanziaria 2009. Epifani intanto chiama alla «mobilitazione generale» in autunno mentre la Lega Nord aspetta il “contentino” delle risorse per il federalismo. Berlusconi sposa la linea taglieggiante di Tremonti

Romina Velchi

Benché annunciata, la decisione del governo di porre la questione di fiducia sulla manovra anche alla Camera non è andata giù all’opposizione. Se non altro perché il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, l’ha motivata sottolineando la «particolare importanza» che il governo attribuisce al governo, ma anche prendendo atto «con soddisfazione » dell’«ordinata conclusione» dei lavori e riconoscendo all’opposizione di aver presentato un «numero limitato» di emendamenti. Insomma, di fatto riconoscendo che non c’è stato ostruzionismo. E allora perché la fiducia? gli hanno chiesto Roberto Giachetti (Pd) e Bruno Tabacci (Udc). Il primo ha protestato perché «la fiducia, che è fatto straordinario, è diventata un’abitudine e viene utilizzata come routine parlamentare»; il secondo ha scomodato Totò e Alberto Sordi per sottolineare che «non è un’abitudine, è scelta istituzionale. E’ la fiducia a prescindere, direbbe Totò»; di più, dice Tabacci, è uno «stravolgimento pesante dei rapporti» tra governo e parlamento: la maggioranza «è come il marchese del Grillo» che, nel film interpretato da Sordi, per sfuggire all’arresto svela la propria identità ai popolani coi quali si era mescolato con un bel: «Io so’ io e voi nun siete un c...». Ironie a parte, oggi la manovra (che ha valore triennale) sarà approvata: prima si voterà sulla fiducia e poi, nel pomeriggio, si svolgerà il voto finale. Che, però, potrebbe anche slittare visto il braccio di ferro in corso sul fatto che Tremonti non verrà a riferire sulla vicenda Alitalia, come invece chiedono le opposizioni. Resta il giudizio negativo su una manovra che opera tagli pesanti in settori che hanno immediate ricadute sulla vita dei cittadini e che sta scontentando persino alcuni ministri, tanto da far pensare che la fiducia, in realtà, serva proprio a sancire una tregua interna al governo e a “guarire” i mal di pancia nella stessa maggioranza. Mal di pancia destinati, però, a ricomparire a settembre, visto che la legge finanziaria vera e propria sarà solo una “scatola vuota”: le scelte di finanza pubblica sono già contenute nel decreto che sarà approvato oggi e non sono considerate modificabili. Comunque, l’esame «preliminare» del disegno di legge che contiene la finanziaria di settembre avverrà nel consiglio dei ministri di oggi, subito dopo la fiducia al decreto. Il ministro Tremonti si è dovuto piegare al monito del presidente della Repubblica a rispettare le regole: la Finanziaria si presenta a settembre, insieme alla legge di bilancio, e quelli previsti da quest’ultima non sono «inutili formalismi»; presentare la Finanziaria prima di conoscere i conti del budget annuale renderebbe «ardua - sottolineava la nota del Quirinale - la stessa verifica della copertura». Ma il ministro del tesoro non ha rinunciato a mettere i suoi paletti e ha dalla sua il premier Berlusconi: lo ha convinto che la situazione economica è difficile ed è quindi indispensabile evitare il tipico “assalto alla diligenza” di chi - ministeri ed enti locali - vedrà decurtarsi il bilancio in maniera pesante. Per non dire che se, grazie ai risparmi, dovessero saltare fuori nuove risorse, queste potrebbero essere investite nel federalismo fiscale, da sempre cavallo di battaglia della Lega, ago della bilancia del governo Berlusconi. Al di là dell’impossibilità per gli stessi parlamentari della maggioranza di “assaltare la diligenza”, la preoccupazione maggiore viene dai tagli contenuti nella manovra (si parla di 21 miliardi) che prendono di mira soprattutto scuola, sanità, difesa, enti locali. E’ di domenica il grido di dolore del ministro per i beni culturali Sandro Bondi. Ma pure la titolare dell’istruzione è preoccupata, mentre La Russa (difesa) fa buon viso a cattivo gioco consolandosi con il fondo creato con i beni immobili confiscati alla criminalità. In totale sono 15 i miliardi di qui al 2011 che verranno a mancare ai bilanci dei ministeri. Il governo, naturalmente, si mostra soddisfatto. Parla per tutti il sottosegretario alla presidenza del consiglio Paolo Bonaiuti: «Questa manovra garantisce che per tre anni il governo non metterà le mani in tasca ai cittadini ma taglierà spese inutili, privilegi e sprechi. Il contrario esatto della sinistra che tassò tutto e tutti». «Il parlamento approva in 40 giorni una manovra di rilievo tale che da molti anni non si vedeva - scandisce in Aula il sottosegretario all’economia Giuseppe Vegas - Occorreva far fronte a problemi rilevanti quindi occorreva agire presto». La manovra non abbassa le tasse e non dà maggiore potere di acquisto ai salari? «Non si può fare - replica - se prima non si arriva al pareggio di bilancio». Insomma, i famosi due tempi, con il secondo tempo che non arriva mai. «La manovra varata dal governo è riuscita nel difficile esercizio di combinare due guai in un colpo solo - accusa Paolo Ferrero, segretario del Prc - In primo luogo è recessiva e quindi aggraverà la crisi economica in atto. In secondo luogo è antipopolare perché taglia i trasferimenti agli enti locali e quindi peggiora i servizi sociali e aumenta le tariffe». «I tagli su settori fondamentali per la crescita - concorda Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd - mettono di malumore più di qualche ministro, ma soprattutto condannano l’Italia e chi vive di salario o pensione». Pesanti le critiche anche in casa Udc e Idv. Dalla manovra, secondo Bruno Tabacci, «emergono solo proclami roboanti come Robin tax, perequazione fiscale, carta sociale e tessera per i poveri», mentre per Di Pietro questa finanziaria «ha tolto ai poveri e ha dato ai ricchi, non ha combattuto l’evasione fiscale e non ha eliminato i privilegi della casta e gli sprechi della pubblica amministrazione. Ha fatto un taglio a 360 gradi colpendo nel mucchio». E anche il sindacato scende in campo. Con una intervista a La Repubblica, Guglielmo Epifani, boccia la manovra che «rinuncia a qualsiasi intervento sullo sviluppo». E perciò il segretario generale della Cgil annuncia una «mobilitazione generale, nelle fabbriche e nelle città», perché «a pagare - dice - sono sempre gli stessi. In mancanza di risposte in autunno la mobilitazione è destinata a crescere». Secondo il sindacalista la manovra «in un quadro di riduzione della spesa non fa selezione e insieme non sostiene i consumi perché non interviene sui redditi né dei pensionati né dei lavoratori». Secondo Epifani la crisi internazionale c’è «ma di fronte al suo aggravarsi il governo ha messo in campo tagli alla spesa molto pesanti, come raramente si è fatto in passato. Per di più questi tagli sono indiscriminati, spalmati su tutti i settori. In questo quadro si rinuncia a fare qualsiasi operazione anticiclica e di sviluppo».

 

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MANOVRA · Oggi l’ultimo passaggio alla camera, l’esecutivo chiede l’ennesima fiducia Il governo blinda i suoi tagli Nel decreto la scure sui giornali che penalizza l’informazione libera

Da il Manifesto del 5 luglio 2008

Alessandro Braga

Uno, due, tre. Camera, Senato, poi di nuovo Camera. Quella che verrà votata oggi pomeriggio nell’aula di Montecitorio è la terza fiducia che il governo chiede al parlamento sul decreto legge che anticipa la manovra finanziaria. AMontecitorio, in prima lettura. A palazzo Madama, in seconda. E ora, di nuovo alla Camera. A dare l’annuncio, ieri, il ministro per i rapporti con il parlamento Elio Vito. «La decisione di porre la fiducia - ha detto baldanzoso Vito - è stata presa per l’importanza che il governo attribuisce al testo». E nonostante l’opposizione abbia presentato un numero limitato di emendamenti, cosa di cui lo stesso ministro ha preso atto, riconoscendo il senso di rispetto delle istituzioni da parte dei gruppi di minoranza. Oggi, dalle 14, inizieranno le dichiarazioni di voto. Alle 15 la «chiama» dei deputati per il voto di fiducia e poi, a seguire, il voto finale sul provvedimento. «È una fiducia a prescindere - ha fatto subito notare Bruno Tabacci, dell’Udc - che stravolge i rapporti istituzionali tra governo e parlamento». Sulla stessa linea anche l’Italia dei Valori, con il vicecapogruppo aMontecitorio Antonio Borghesi che parla di «un governo pasticcione e una maggioranza sorda al dialogo che priva il parlamento della sua funzione principale, quella di controllo». E AntonioDi Pietro attacca definendo la manovra «incostituzionale, iniqua, ingiusta e immorale, che toglie ai poveri per dare ai ricchi». Dietro la decisione, scontata, di porre la fiducia, ci sta però anche la necessità di «blindare » le scelte fatte da Tremonti e avallate dallo stesso Berlusconi che un paio di giorni fa, dopo un faccia a faccia la scorsa settimana con il titolare di via Venti Settembre, ha parlato di «prospettiva allarmante e di dati preoccupanti». Anche il sottosegretario all’economia Giuseppe Vegas ieri ha ammesso che è impossibile conseguire «contemporaneamente i due ambiziosi obiettivi che si pone la manovra per tirare fuori il paese dalle secche in cui si è trovato ristretto: pareggio di bilancio e riduzione della tassazione». Quindi, ha continuato Vegas, per ora «è necessario attuare una graduazione, che vede prima la stabilizzazione per poi arrivare alla crescita e all’alleggerimento della pressione fiscale ». Stabilizzazione che passa attraverso numerosi tagli, tra cui quelli previsti dal famigerato articolo 44, quello che, votato oggi in via definitiva, potrebbe portare alla scomparsa del manifesto e di altre numerose testate gestite da cooperative. La situazione, con l’approvazione scontata del decreto di oggi, diventa drammatica: le provvidenze per il 2009 e il 2010 vengono drasticamente tagliate, passando da 580 a 387 milioni di euro. E andrà a scomparire con il provvedimento anche il cosiddetto diritto soggettivo ai contributi, ovvero l’ottenimento da parte dello stato di risorse certe, che vengono misurate in base alla tiratura e alla diffusione di giornali no profit e di partito. Insomma il rischio che, insieme al manifesto scompaiano anche molte altre più o meno gloriose testate del mondo giornalistico italiano, è dietro l’angolo. Il governo, con il voto di fiducia, cerca di dimostrarsi compatto sulle scelte economiche fatte e nasconde così anche i malumori, sotterraneima non troppo, che questi tagli indiscriminati hanno provocato tra i titolari dei dicasteri più a rischio. Non più tardi dell’altroieri è stato il ministro della difesa Ignazio La Russa ad augurarsi, in nome del progetto securitario del governo, che i tagli nel suo settore «siano ridotti al minimo». E Sandro Bondi, ministro dei beni culturali, ha chiesto che non si abbatta «la scure sulla cultura». Difficile, visto che i tagli previsti in settori fondamentali come sanità e scuola, per citare solo gli esempi più eclatanti, sono tra i più ingenti: circa otto miliardi di euro per la prima, 456 milioni per la seconda, destinati a diventare 3 miliardi e 200 milioni nel 2012. Insomma, la fiducia serve anche a comprimere un po’ qualche voce di dissenso che, piano piano, si stava facendo sentire anche tra i ranghi serrati della maggioranza.

 
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