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Prezzi alle stelle, le famiglie rinunciano al «lusso» persino negli alimentari PDF Stampa E-mail
domenica 03 agosto 2008

CONSUMI · Crollano gli acquisti degli italiani anche nella grande distribuzione. La crisi avanza Alla ricerca del cibo «low cost» Prezzi alle stelle, le famiglie rinunciano al «lusso» persino negli alimentari

Da Il Manifesto del 3 agosto 2008

Alessandro Braga

Del maiale, si sa, lo dice anche un vecchio adagio, non si butta via niente. Soprattutto, se è concesso il bisticcio letteral-zoologico, in tempi di vacche magre. Non meravigliano quindi gli ultimi dati sui consumi delle famiglie italiane che confermano, ancora una volta se fosse necessario, quello che si va dicendo da tempo. Ossia che nell’ormai ex Belpaese sono in moltissimi a far fatica ad arrivare a finemese. E allora, per preservare l’incolumità di portafogli sempre meno gonfi, a fronte di costi sempre più elevati, si taglia dove si può, anche in settori una volta considerati di prima necessità. A lanciare l’allarme, ieri, le rilevazioni fatte da Iri-Infoscan, società che monitora oltre settemila punti vendita tra ipermercati, supermercati e simili. La grande distribuzione italiana, nel bimestre maggio-giugno del 2008, ha fatto registrare un calo dello 0,7% delle vendite rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Era dal bimestre gennaio-febbraio del 2007 che non si assisteva a una decrescita nel settore. Crisi che colpisce, in maniera pesante, anche il settore alimentare di qualità. La denuncia arriva dalla Coldiretti, che analizza come cambia la composizione del carrello degli italiani: per risparmiare, mangiano meno carne bovina, -3%, poca frutta, a meno che non sia di stagione (-2,6%), e si buttano a capofitto sulle offerte e sulle carni considerate più abbordabili. In particolare il maiale, nelle sue parti «meno nobili», seppur succulente: braciole («Che almeno costano mediamente 6-7 euro al chilo», fa notare una massaia all’uscita di un grande supermercato), salsicce e mortadella (al pan di magùtt, il pane dei muratori, si dice a Milano). Niente fettine di vitello, né tantomeno prosciutto crudo. E manco a pensarci di riempire il carrello con i prodotti tipici regionali, come formaggi sardi, bresaola della Valtellina e simili.Un ritorno, più o meno obbligato insomma, alla cucina tradizionale dei nonni. A volare, letteralmente, le carni bianche, con la carne di pollo che segnala un vero boom con un +6,6%, in totale controtendenza con i diretti concorrenti. A patire il contraccolpo della crisi c’è anche il pane. Se ne compra meno, una famiglia tipo dimezza addirittura il suo consumo di pane quotidiano e, se proprio si deve acquistare, allora si punta su quello «povero», il casereccio, rinunciando a quelli più elaborati. Niente focaccine o pane all’olio, per capirci. Ma se l’inflazione corre e il carrello della spesa, inevitabilmente, a poco a poco si svuota, le famiglie italiane cercano stratagemmi per riuscire, nei limiti del possibile, a mantenere inalterati i loro consumi. Rinunciando ad esempio ai prodotti di marca, i brand più noti anche a causa delle martellanti campagne pubblicitarie, e acquistano prodotti simili, ad esempio i cosiddetti private label, ossia quelli che espongono ilmarchio del supermercato stesso. Questi ultimi infatti, contro un calo delle vendite dei prodotti di marca costante negli ultimi tre mesi (-2,7% ad aprile, -2,5% a maggio e -0,9% a giugno) registrano un continuo aumento, seppur meno velocemente rispetto ai mesi scorsi: a giugno +5,1%, contro un +10,8 del mese di maggio. A pesare sul calo dei consumi, ovviamente, il caro prezzi che, sempre secondo i dati forniti dall’indagine Iri-Infoscan, per i beni di largo consumo è schizzato al 4,6%. E, aggiungono gli analisti, fino a settembre «c’è da aspettarsi una tendenza rialzista». Immediate, le reazioni delle associaizoni di consumatori: Adusbef e Federconsumatori chiedono immediatamente iniziative concrete per sostenere il potere di acquisto delle famiglie italiane. «Simili provvedimenti - dicono - non sono più procrastinabili. Anzi, siamo già in ritardo, se non ci simuove si rischia il collasso». E preoccupato è anche Paolo Landi, di Adiconsum: «E’ colpa del prezzo del petrolio - dice - mediamente una famiglia ha perso nell’ultimo anno, come potere di acquisto, circa una mensilità. Se si pensa poi a chi ha dovuto accendere un mutuo a tasso variabile, lamedia arriva a due mensilità ». Insomma, tutti sono d’accordo, la recessione è vicina.

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Aria di crisi nella grande distribuzione. E un 12% rispetto al 2007 rinuncia alle vacanze Consumi: vendite -0,7% nei supermercati Nel bimestre maggio-giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno in oltre 7 mila negozi

Da Il Cooriere on line

ROMA - La grande distribuzione ha fatto registrare nel bimestre maggio-giugno un calo dello 0,7% delle vendite rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Stando alle rilevazioni di Iri-Infoscan, che monitora oltre 7 mila punti vendita tra ipermercati, supermercati e grandi negozi, nel bimestre maggio-giugno c'è stata la prima flessione dei volumi di vendita dei prodotti di largo consumo confezionato, con un -0,7% rispetto al 2007. Era dal bimestre gennaio-febbraio 2007 che, in termini di volumi, non si assisteva a un calo. Secondo la rilevazione «il largo consumo sembra quindi avviarsi verso una fase recessiva». MENO VACANZE - Caro carburante, disponibilitá economiche ridotte e prezzi dei servizi in crescita oltre l'inflazione frenano anche la voglia di vacanze estive degli italiani. Il prezzo record di benzina e gasolio, il budget medio delle famiglie di 1.850 euro, 115 in meno rispetto all'estate 2007, e servizi sempre più cari, con un aumento fra il 4 e il 9% per ombrellone e lettino, comporteranno per l'estate 2008 un calo fra il 10 e il 12% del numero dei vacanzieri. È quanto emerge da una ricerca del Cescat, il Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia. Per l'estate 2008 il numero di italiani che partiranno per le vacanze dovrebbe ridursi fra il 10 e il 12%, mentre per le localitá di mare il calo sará dell'8%. Per quello che riguarda Milano e dintorni, complessivamente, in agosto resteranno a Milano, Monza e Brianza 1,5 milioni di abitanti su 3,7 milioni di residenti. La durata media della vacanza estiva si riduce da 17 a 14 giorni, la settimana si trasforma in week-end lungo di quattro giorni, se non in ripetuti spostamenti con permanenze ancora più brevi sui luoghi di villeggiatura. Il che si traduce in maggior traffico: dall'1 al 3 agosto sono previsti sulle strade italiane 10 milioni e mezzo di autoveicoli, oltre 2 milioni di viaggiatori in treno e un milione di passeggeri in aereo, di cui 400 mila in transito negli aeroporti milanesi, 300 mila a Malpensa e 100 mila a Linate. Un altro esodo in uscita si verificherá dall'8 all'11 agosto, mentre i giorni del rientro sono previsti per il 17, il 23-25 agosto e fine mese-inizio settembre. Tra le mete per il mare si classificano ai primi posti delle preferenze la costa adriatica e ligure. Fra le localitá montane dominano le Prealpi, seguite da Valtellina, Valchiavenna, Valle d'Aosta e Vallese, Trentino Alto Adige ed Engadina. Percentuali minori, anche se consistenti, scelgono i laghi, l'Oltrepò, l'Umbria, le campagne di Marche e Toscana. Per l'estero gli Stati Uniti registrano un vero e proprio boom: il 40% in più di arrivi attratti dal dollaro debole, seguiti dalla Croazia (+24%), mentre la quota più consistente conferma la preferenza per Spagna, Grecia, Mar Rosso, Tunisia e Turchia, e per le cittá Londra, Parigi, Barcellona e Berlino. Le crociere segnalano una forte espansione.

 
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