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Gli USA non si discutono, si alla base Dal Molin PDF Stampa E-mail
mercoledì 30 luglio 2008

da il manifesto - 30 luglio 2008 - Giorgio Salvetti

Insindacabile. L’ampliamento della base Usa di Vicenza è una decisione politica e in quanto tale non può essere giudicata. Con questa motivazione il Consiglio di Stato ieri ha ribaltato la decisione del Tar del Veneto che il 18 giugno scorso aveva accolto la domanda di sospensione dell’allargamento della base Dal Molin..

La IV sezione di palazzo Spada si rifà esplicitamente a un decreto regio del 1924 per affermare il potere assoluto del governo. Di destra o di sinistra poco importa visto che, come dicono al presidio No Dal Molin, «quando si tratta di subalternità agli Stati uniti o di interessi economici abbiamo imparato a non fidarci delle differenze di colore politico». Si tratta di un’ordinanza contraria piuttosto prevedibile, ma non nel contenuto e nella pesantezza del giudizio che esprime. Imagistrati, questa volta, non sono neppure entrati nel merito delle motivazioni che avevano convinto il Tar a sospendere l’allargamento, si sono piuttosto rifatti a questioni di principio nel tentativo evidente di riaprire la strada agli americani e di chiudere le porte a ogni possibile critica. Il Consiglio di Stato si è premurato di rendere inefficace anche il referendum pro o contro la base che si terrà a Vicenza il prossimo 12 ottobre. «Non rientra nella procedura di autorizzazione ad un insediamento militare, di esclusiva competenza dello Stato – si legge nell’ordinanza – la consultazione della popolazione interessata, nè tantomeno essa è prevista nella procedura risultante dal memorandum del 1995». «L'insindacabilità sulle scelte del governo - continua l’ordinanza - riguarda non solo il contenuto ma anche la forma dell’atto propria dell’ordinamento nel quale l’atto si è formato», ovvero «la procedura prevista per le attività a finanziamento diretto statunitense (accordo Italia-Usa del 1954 ancora riservato)». Come dire, quando ci sono di mezzo gli americani, le decisioni del governo sono doppiamente inappellabili. E difatti sulla base di Vicenza non esiste né un pronunciamento del parlamento, né del consiglio dei ministri, esiste solo una lettera di autorizzazione dell’ex primo ministro Romano Prodi. La volontà dei cittadini viene del tutto inascoltata o peggio, addirittura considerata illegittima e ininfluente. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che la «vicenda ha assunto caratteristiche e dimensioni tali da ingenerare nella comunità locale preoccupazioni e proteste non prive di oggettive giustificazioni», ma non importa. La base s’ha da fare. Per quanto riguarda i rischi per l’ambiente, il Consiglio di Stato si limita a dire che non ci sono «riscontri concreti». «Certo – risponde Cinzia Bottene, consigliere comunale del presidio No dal Molin – da due anni chiediamo inutilmente che venga fatta la valutazione di impatto ambientale, per forza mancano riscontri ». L’8 ottobre il Tar del Veneto dovrà pronunciarsi su oltre 20 motivi di ricorso proprio sui rischi ambientali connessi all’insediamento di 2.5000 militari. «Mi pare però – è preoccupata Bottene – che il Consiglio di Stato abbia lanciato questo messaggio: qualsiasi cosa dica il Tar l’ampliamento si farà. Il richiamo all'insindacabilità della politica di governomi fa venire i brividi, in democrazia esistono contrappesi e organi di controllo e il sovrano dovrebbe essere il popolo.

Noi però siamo abituati a non esaltarci quando le cose vanno bene e a non abbatterci quando vanno male, abbiamo imparato a contare solo sulle nostre forze e sulla volontà dei cittadini». Le iniziative contro la base non si fermano. Dal 3 al 14 settembre si terrà un campeggio nazionale attorno al presidio. «Se i lavori partiranno prima della data della consultazione - continua Bottene - e non verrà rispettato il volere della cittadinanza noi bloccheremo tutto.

Cosa contano i cittadini? E qual è il valore di un consiglio comunale che viene esautorato dal Consiglio di Stato? C’è chi si riempie la bocca della parola federalismo e poi pretende di decidere violando le procedure amministrative e i diritti dei cittadini. Noi continueremo a difendere la nostra città dalle imposizioni e dalla militarizzazione, il futuro di Vicenza valemolto di più di qualche promessa di compensazione ». Per il Codacons, che aveva presentato il ricorso al Tar, si tratta di un’ordinanza scritta «in ossequio ai desideri di Berlusconi e del ministro La Russa».

Esulta invece il governatore del Veneto, Giancarlo Galan «Evviva il Consiglio di Stato. Abbasso l’odioso fanatismo antiamericano di chi a Vicenza ha imboccato una pessima strada, per fortuna rifiutata sia dal Popolo delle Libertà che dalla sinistra riformista». La sinistra riformista infatti che fa? Vigila. Gli onorevoli vicentini del Pd, Massimo Calearo e Daniela Sbrollini, prendono atto delle sentenza del Consiglio di Stato e si impegnano «ad essere vigili sentinelle dai banchi del parlamento sulle compensazioni che spettano alla nostra città».

Il commissario governativo alla base, Paolo Costa, uomo del Pd elogiato dal governo Berlusconi, si limita a incassare l’ok. «L’ordinanza - dichiara - ci consente di dire che quanto fatto sino ad ora ha seguito l’iter corretto». Non la pensa così Paolo Ferrero: «Il Consiglio di Stato - secondo il neo segretario del Prc - fa un passo indietro rispetto al Tar,ma questo non significa che vengano meno le ragioni dei cittadini di Vicenza nè che i procedimenti siano avvenuti inmaniera chiara e trasparente. Il Prc continuerà a sostenere la mobilitazione e il referendum consultivo per ribadire il no alla base ».

Per il sindaco di Vicenza, Achille Variati, non cambia nulla: il referendum si farà.

 
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