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Precari, nessuna modifica. Il governo tira dritto PDF Stampa E-mail
marted́ 29 luglio 2008

da il manifesto - 29 luglio 2008 - Sara Farolfi

Il governo tira dritto sulla norma che preclude ai lavoratori precari (con contratto a tempo determinato) la possibilità di ottenere da un magistrato la stabilizzazione del rapporto di lavoro. E’ una nota diMaurizio Sacconi, nel tardo pomeriggio di ieri, a fare luce: «Nell’interesse del paese», il decreto è bene che viaggi spedito, e la sede idonea per «eventuali» correttivi sarà il disegno di legge da approvare entro la fine dell’anno.

 

Eventuali, appunto, perchè ora a difesa di quello che il giuslavorista Piergiovanni Alleva definisce, «un monumento equestre all’incostituzionalità », si levano alti gli scudi di chi lo ha, se non suggerito, sicuramentemolto caldeggiato. «La norma è coerente con la direttiva europea, alla base della nuova disciplina del contratto a termine, che vuole innazitutto contrastare le eccessive reiterazioni», dice Confindustria. «Una stupidaggine», ribatte Claudio Treves (Cgil). Ma senza pudore alcuno, gli industriali entrano nel dettaglio. Sarebbe cioè una questione di forma e non di sostanza: «Nei casi di violazioni più di natura formale che sostanziale - comead esempio è l’impropria indicazione della causale che giustifica il contratto a tempo determinato - è corretto limitare la sanzione ad un indennizzo di natura economica». Già in mattinata Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, non aveva usatomezze parole nel definire la norma, «un’evidente azione di lobby, un segno della riduzione dei diritti delle persone, per giunta incostituzionale». Nel pomeriggio, rincara il segretario confederale Cgil, Fulvio Fammoni: «Confindustria condivide scelte non previste dal protocollo e dimentica di dire che, sempre nel decreto, sono state modificate molte altre parti dell’accordo sul tema del tempo determinato». Industriali e sindacati saranno oggi seduti fianco a fianco di fronte al governo per l’apertura di quello che è stato definito «il tavolo sui redditi». Che già, a valle del decreto, non partiva sotto imigliori auspici, figuriamoci ora. Dal parlamento invece è il partito democratico a promettere battaglia su una norma «immorale», «incostituzionale », «rocambolesca». Ma il presidente della commissione bilancio del senato, Antonio Azzolini, è sorpreso, anzi «siamo sorpresi dal clamore suscitato da una norma presentata oltre 20 giorni fa, votata in commissione bilancio alla camera, e dunque già nota all’opposizione ». Il polverone in effetti si è sollevato sabato scorso.

Quando la norma capestro - che fa carta straccia di ciò che per i precari può considerarsi una sorta di ’articolo 18’, ossia della stabilizzazione del rapporto di lavoro, qualora il contratto a tempo determinato si dimostri irregolare - era stata già bella che recepita dal maxiemendamento che accompagna lamanovra finanziaria. E su cui ora il governo - che invece, sempre ieri, ha presentato un emendamento di modifica, espressamente richiesto dal presidente della repubblica, alla norma sulla gestione dei bilanci dei ministeri - non sembra avere intenzione alcuna di fare marcia indietro.

Due pesi e due misure? «Ci sono cose che vanno valutate approfonditamente e che andranno migliorate - risponde il sottosegretario all’Economia, Vegas - ma attendere il miglioramento potrebbe pregiudicare l’approvazione tempestiva del decreto». In attesa di tempi migliori, insomma, la norma sarà approvata, «e se il disegno di legge dovesse apportare modifiche, è chiaro che si farà carico anche del periodo transitorio», conclude Vegas. Il ministro Sacconi ribadisce che il provvedimento riguarda «una platea limitata di destinatari, interessati quasi esclusivamente a controversie con la società Poste Italiane».

Certo il caso Poste è quello più clamoroso, con almeno 14 mila vertenze (sollevate a causa dall’utilizzo ’improprio’ di contratti a tempo determinato) già passate in primo grado di giudizio e molte ai nastri di partenza. E dove tra l’altro, ricorda Emilio Miceli (Slc Cgil), l’ultimo accordo tra azienda e sindacati (sostanzialmente la rinuncia alla causa legale, a fronte dell’impegno a una stabilizzazione del rapporto di lavoro) risale a 10 giorni fa.

La norma del governo, corretta in extremis (e nel silenzio generale), riguarda chi ha un contenzioso aperto - che si dice, potrà avere un indennizzo economico, da 2,5 a 6mensilità, e non più la stabilizzazione - e, secondo Miceli, «concede un’arma di pressione in più all’azienda, che potrebbe sempre decidere di revocare gli accordi sindacali».

Ma non ci sono solo le Poste. In Rai, ad esempio, risale a pochi mesi fa l’accordo tra azienda e sindacati per la stabilizzazione di 3 mila contrattisti a tempo determinato, con numerosi contenziosi giuridici aperti. «Di persone che hanno avuto un contratto a termine anche per 15 o 20 anni», aggiunge Miceli. E che dire di Alitalia, o del settore del turismo (in particolare, l’alberghiero), o ancora di quello del commercio. Del resto, come certifica l’Istat, il contratto a tempo determinato è la forma più frequente di precarietà.

La norma del governo si presenta come un mostro anche dal punto di vista della giurisprudenza. I giuslavoristi sono già al lavoro. Su due punti in particolare che, per come scritti, si prestano ad ambivalenti letture. Il risarcimento potrebbe persino considerarsi come «aggiuntivo, e non sostitutivo, alla stabilizzazione».

Mentre per i contenziosi futuri non è chiaro se, qualora un giudice dichiari la nullità del contratto, si intenda che tutto il contratto è nullo (e dunque addio anche ad eventuali rivendicazioni di straordinari o ferie non pagate) o se lo sia solo parzialmente, ossia nella sua clausola di temporaneità, che dunque lo trasformerebbe in contratto stabile.

 
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