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ALITALIA La compagnia a pezzi e la cordata italiana non prende il volo PDF Stampa E-mail
lunedì 28 luglio 2008

Bruno Perini

Il Manifesto 27/08/2008

I cieli di Alitalia sono sempre più grigi. Ieri il Cda della compagnia che si è riunito alla Magliana per circa tre ore non ha deciso nulla in merito ai destini della più disastrata delle società pubbliche italiane. Il board della compagnia, che era presieduto da Aristide Police, ha fatto il punto della situazione dopo gli ultimi recenti sviluppi ma non è stata presa nessuna decisione operativa. Il prossimo cda della compagnia si dovrebbe riunire l'8 agosto per approvare la semestrale e i vertici della società sperano che entro quella data si intravveda un po' di luce. In caso contrario, visto che i dati semestrali si annunciano pessimi, tornerebbe a circolare lo spettro del commissariamento. Per il momento il gruppo Intesa-San Paolo sta lavorando a testa bassa per mettere a punto, in veste di advisor, una proposta credibile ma il lavoro è sempre più spesso «disturbato» dalle diverse posizioni che circolano all'interno del governo. Da un lato il presidente del consiglio che vorrebbe mettere a segno un altro coup de theatre annunciando come per i rifiuti a Napoli la soluzione del caso Alitalia, anche a costo di salvare ciò che forse non è più salvabile se non a costi sociali e finanziari pesantissimi; dall'altro il ministro dell'economia e la cordata di imprenditori che vorrebbe prendersi l'Alitalia senza doversi accollare il pesante fardello degli esuberi e dei debiti. Il tema è assai delicato perchè in campo ci sono migliaia di esuberi (area servizi e area fly) e altre migliaia di posti di lavoro che verrebbero esternalizzati. Ecco perchè tutta la stampa italiana, a parte quella vicina a palazzo Chigi, sosteneva che la soluzione Alitalia è ancora in alto mare. Un'ipotesi, foraggiata dall'advisor, è che si possa uscire dalla malattia grave con un escamotage societario: la creazione di una bad company carica di debiti e accanto a questa la nascita di una new company da consegnare nelle mani dei nuovi proprietari Alitalia. Gli imprenditori a questo punto dovrebbero investire almeno 800 milioni di euro di risorse fresche nella «nuova Alitalia». Il quesito che nasce spontaneo è tuttavia questo: chi pagherebbe i debiti pregressi? Chi gestirebbe la politica di esuberi con i sindacati? A queste domande per il momento nessuno ha saputo dare una risposta. Berlusconi si è limitato a dire: «Due sono le cose: abbiamo i capitali necessari e abbiamo lo slogan: Io amo l'Italia, io volo Alitalia», ma il presidente del consiglio, concentrato nella sua politica di immagine non ha spiegato come farà a ripianare i debiti di Alitalia visto che la cordata di imprenditori annunciata nei giorni scorsi - Carlo Toto, Salvatore Ligresti, Benetton, Gavio e Marcegaglia - non ha alcuna intenzione di accollarsi i debiti e di gestire la pesantissima politica di esuberi. Le frizioni tra l'advisor e palazzo Chigi non sono ancora emerse ma nei giorni scorsi mentre il capo del governo spargeva ottimismo, un quotidiano pubblicava un documento interno di Intesa dal quale emergeva che a queste condizioni, ovvero senza un «lavaggio» di Alitalia, gli imprenditori in cordata non sono disposti a prendere il volo con un Alitalia ridotta a pezzi. E' per questo che Gaetano Miccichè e Corrado Passera sono alla ricerca spasmodica di altri partner. Ieri il Sole 24 ore pubblicava un'indiscrezione. Il dossier Alitalia è stato aperto dalla banca di Wall Street, Morgan Stanley, che ha trascorso le ultime settimane ad analizzare dati e prospettive di successo della privatizzazione italiana. Interpellata, Morgan Stanley ha confermato di aver avviato la valutazione di un possibile investimento nella «nuova Alitalia», ma di non aver ancora preso una decisione finale: «Stiamo valutando, e presto decideremo». Resta sullo sfondo l'identità di un possibile partner straniero che dovrebbe partecipare alla privatizzazione dell'Alitalia. Tutti sono concordi nel dire che la gestione della compagnia di bandiera non potrà decollare se non ci sarà un gruppo aereo straniero. Ma dopo l'abbandono di Air France non si vede un altro candidato. Lufhtansa sembra ormai interessata alla Sas e non basterebbe certo la presenza di Air One a risolvere la questione.

 
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