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Il parlamento europeo approva una risoluzione che condanna l’Italia per la decisione di prendere le PDF Stampa E-mail
venerd́ 11 luglio 2008

Rom, Strasburgo batte l’Italia

Da Il Manifesto dell'11 luglio 2008

Con 336 voti favorevoli e 220 contrari, il parlamento europeo approva una risoluzione che condanna l’Italia per la decisione di prendere le impronte ai rom. «E’ un atto discriminatorio fondato sull’origine etnica». Il parere non è vincolante, ma dal punto di vista politico rappresenta uno schiaffo alle scelte di Roma

Alberto D’Argenzio

BRUXELLES Stop alla raccolta di impronte ai Rom, il monito arriva forte e chiaro da Strasburgo sotto forma di una risoluzione approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo. E per quanto si tratti di un parere per nulla vincolante, quella dell’Eurocamera è comunque una presa di posizione che fa male, difficile da digerire a Roma. Fino ad ora il governo italiano aveva giocato con il silenzio del Consiglio e con i tentennamenti della Commissione, che dice a seconda di quale commissario venga interrogato. Da ieri la musica è cambiata, un’istituzione comunitaria prende la parola ed afferma senza se e senzama che quello che si sta facendo o che si intende fare nel Belpaese è discriminazione allo stato puro, di quella fondata sulla razza o sull’origine etnica. Una pratica inaccettabile nell’Europa unita ed «inammissibile » quando a firmare con i loro polpastrelli vengono chiamati i minori. Il voto sulla risoluzione si preannuncia teso, frutto dell’acceso dibattito andato in scena lunedì sera alla presenza del commissario alle politiche sociali Vladimir Spidla ementre a Cannes RobertoMaroni si incontrava con il titolare agli interni Jacques Barrot, per spiegare il suo pacchetto sicurezza. Poi la diplomazia italiana ha martellato di telefonate socialisti e liberali, per convincerli della bontà delle misure previste dal governo e rassicurando che nulla sarebbe stato fatto al di fuori della legge Ue. Va detto che Roma non ha lasciato nulla di intentato, anche Andrea Ronchi,ministro alle politiche comunitarie, è calato su Strasburgo mercoledì. E ieri mattina, prima del voto, il partito popolare provava a rinviare il voto, in modo da dare il tempo alla Commissione di studiare le spiegazioni che Maroni si è impegnato ad inviare entro fine mese. Niente da fare, il voto c’è stato: 336 favorevoli, 220 contrari e 77 astensioni. A favore i 4 gruppi che hanno sostenuto la risoluzione – socialisti, liberali, verdi e sinistra unitaria – ma anche eurodeputati popolari tedeschi, ungheresi e romeni si sono uniti nella censura al governo italiano. Il testo parla chiaro. Il Parlamento esorta le autorità italiana «ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell’imminente valutazione della misure da parte della Commissione». E le esorta perché la raccolta «costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica, vietata dall’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e per di più di un atto di discriminazione tra i cittadini dell’Ue di origine rom o nomade e gli altri cittadini a cui non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure». Peggio ancora quando si entra nel settore infanzia, per il Parlamento, che riprende un giudizio dell’Unicef, è infatti «inammissibile che per proteggere i bambini, vengano violati i loro diritti fondamentali, criminalizzandoli». La risoluzione invita infine la Commissione «a valutare approfonditamente le misure» varate dal governo italiano per «verificarne la compatibilità con i trattati Ue». Il centro sinistra europeo spera di aver dato un colpo alle certezze del governo Berlusconi. «Il voto – afferma Claudio Fava della Sinistra democratica - esprime un consenso largo e trasversale e denuncia l’anomalia del governo italiano. Per fortuna che c’è un Parlamento che è capace di considerare il concetto di razza come un’indecenza giuridica e civile». «L’Europa ha smentito il governo Berlusconi», incalza Giusto Catania di Rifondazione e sulla stessa linea si esprime la delegazione italiana del Pse. «È un voto politico, anti-italiano, che non tiene conto dell’emergenza umanitaria», ribatte Roberta Angelilli di An. A essere preoccupato non è però solo il centro sinistra italiano, sono i due terzi del Parlamento. E non solo. Mercoledì la Commissione ha inviato una seconda lettera a Roma per chiedere ulteriori spiegazioni sul pacchetto sicurezza. Barrot, intervenuto ieri mattina a Strasburgo prima del voto, ha ribadito che «sulla questione dei rom occorre una soluzione effettiva e adeguata, soprattutto per quanto riguarda i minori. Occorre aiutare i rom, non stigmatizzarli ».

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REAZIONI · Critico anche Frattini: «Accuse infondate». L’opposizione esulta La rabbia di Maroni: «È un voto indegno»

S. Mil.

Indignato, contrariato, sconcertato. La lista degli aggettivi è lunga e i toni sono accesi. Agli esponenti del Pdl non è proprio andata giù la decisione dell’Unione europea che ha bocciato il provvedimento del governo italiano sulle impronte ai bambini rom. Una bocciatura che era nell’aria viste le anticipazioni che, nelle ultime settimane, arrivavano più omeno quotidianamente da Bruxelles. Dichiarazioni sparse, proclami di singoli europarlamentari, ma nessuna presa di posizione ufficiale. Ora invece è arrivato il voto, chiaro e schiacciante, a sancire la condanna dell’Europa e la sconfitta della linea Maroni. Ed è proprio il ministro degli Interni il più seccato di tutti: «Il voto dell’europarlamento, voluto dalla sinistra, provoca la nostra indignazione perché basato su presupposti falsi, conosciuti in quanto falsi. E noi lo contestiamo». Indignazione specie quando, prosegue, «si sfrutta il sentimento di pietà verso i bambini e le minoranze etniche per invocare un’azione in sede europea contro il governo che per primo ha deciso di porre mano alla situazione». In serata poi il ministro del Carroccio prova a smorzare un po’ i toni e precisa: «Le impronte digitali per chi vive nei campi nomadi, anche minori, sono uno strumento che viene utilizzato solo in quei casi in cui non sia possibile una identificazione certa attraverso i documenti disponibili». La sostanza non cambia dimolto perché il capo del Viminale è deciso ad andare avanti e rilancia le operazioni di censimento dei campi nomadi (già cominciate a Milano e Napoli e che lunedì partiranno anche a Roma) per le quali, dice, «c’è un’atmosfera quasi festosa» da parte di chi «finalmente sa di poter essere identificato e di poter ottenere i diritti civili» al punto che «se le istituzioni europee studiassero perbene questo provvedimento, potrebbero adottarlo come best practice per risolvere il problema dei campi nomadi». Deluso su quanto deciso a Strasburgo è anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, che rimanda al mittente l’accusa di razzismo nei confronti del governo italiano perché «totalmente infondata» e «basata su motivazioni politiche e non sostanziali». La critica del titolare della Farnesina non è solo nel merito del provvedimento ma anche nel metodo, per come si sono svolte le operazioni di voto. «L’Europarlamento ha adottato questa risoluzione senza attendere che fosse iniziato il confronto con la Commissione europea - prosegue Frattini - il che vuol dire che non c’è stato alcun interesse sostanziale ad ascoltare dalla Commissione le valutazioni sul punto di compatibilità con l’ordinamento comunitario ». A rincara la dose ci pensa Andrea Ronchi,ministro per le Politiche comunitarie: «Siamo molto contrariati. È una delle pagine peggiori della politica europea». Ad esultare è invece il Pd. PerMarco Minniti, ministro ombra degli interni, la risoluzione «conferma che la raccolta delle impronte per i bambini rom evoca odiose discriminazioni». Dello stesso avviso l’ex prefetto di Roma e senatore del Pd Achille Serra, che osserva: «Sorprendente come neanche il pronunciamento del Parlamento europeo riesca a scalfire le assurde certezze della destra». Secondo l’ex ministro della solidarietà sociale ed esponente del Prc Ferrero «è ora che Maroni si rimangi la sua folle decisione e, soprattutto, che i prefetti di tutt’Italia fermino immediatamente la schedatura dei bambini rom». Ma a gioire di più per questo voto è il mondo dell’associazionismo. «Nessun dubbio sulla decisione dell’Ue» aveva Massimo Converso, presidente dell’Opera nomadi. Soddisfazione anche da parte dell’Unicef e del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) che saluta come «opportuna e necessaria» la risoluzione approvata ieri dall’Europa in quanto «censura la misura presa del governo italiano». Per l’Arci è «una risoluzione importante per la salvaguardia dei diritti dei rom - dice Filippo Miraglia, responsabile immigrazione - e che corrisponde al sentire di gran parte delle cittadine e dei cittadini italiani». E dopo il successo dell’iniziativa organizzata dall’Arci lunedì scorso con oltre 3000 impronte raccolte in poche ore a Roma, l’associazione annuncia nuovi banchetti in giro per l’Italia.

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Impronte ai rom, l'Europarlamento: è discriminazione

Da l'Unità.it

Mani pulite. Non parliamo del processo che mandò in galera mezza classe dirigente della prima Repubblica. Questa volta le mani in questione sono quelle dei bambini rom. Secondo l'Europarlamento le mani dei rom devono restare senza inchiostro . Non si possono prendere le impronte digitali ad un'intera popolazione. È schedatura etnica. Il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha approvato la risoluzione presentata dai gruppi del centro sinistra e liberaldemocratici che boccia le misure di emergenza nei campi nomadi italiani, con 336 voti a favore, 220 contrari e 77 astenuti. Gli europarlamentari esortano le autorità italiane «ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori e dall'utilizzare le impronte digitali già raccolte in attesa dell'imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica». L'assemblea ha anche approvato una proposta di modifica presentata dal gruppo di destra con la quale si fa riferimento alla risoluzione approvata dall'Europarlamemto nel gennaio di quest'anno nella quale si sollecitano gli Stati Ue a risolvere il problema dei campi «illegali» dove non c'è igiene o standard di sicurezza e dove «un alto numero di bambini rom muore per incidenti domestici». Lo stop dell'Europa al ministro Maroni ha chiaramente sollevato un polverone. Il Pd e la Sinistra Europea esultano.«Il commissario Barrot non si è fidato delle parole di Maroni. Quando la Commissione avrà ricevuto le necessarie informazioni e rassicurazioni sul rispetto dei diritti valuteremo con serietà e senza pregiudizi l'azione del governo», ha indicato Gianni Pittella (Pd) mentre Patrizia Toia (Pd) ha rilevato che «il governo sta iniziando a fare marcia indietro per correggere il tiro di un'iniziativa razzista». Secondo Vittorio Agnoletto (Prc-Sinistra Europea) si tratta di «un ottimo risultato che difende i diritti umani e condanna una schedatura razzista». Per il collega di partito Giusto Catania al voto di oggi «hanno partecipato anche decine di parlamentari del Ppe, che con la loro astensione sul voto finale rendono ancor più isolato Berlusconi in Europa». Claudio Fava (Sinistra democratica) ritiene che «la risoluzione di censura contro l'ordinanza del ministro Maroni, approvata a Strasburgo con un consenso largo e trasversale, denuncia l'irrimediabile anomalia del governo italiano». Il Pdl minimizza e si chiude a riccio intorno alle posizioni del governo. «Ora i cittadini italiani ed europei sanno che solo le forze che sostengono il governo Berlusconi e il Ppe hanno a cuore la sicurezza dei propri popoli e i diritti dei più indifesi», ha affermato Mario Mauro (Fi), vicepresidente dell'Europarlamento. «Il voto frutto di pura speculazione politica sulle pelle degli interessati, è la classica vittoria di Pirro», ha affermato il leghista Mario Borghezio, secondo il quale Maroni «ha pieno diritto di andare avanti in questa azione coraggiosa e di alto valore civile e morale, sicuro del consenso della stragrande maggioranza dei cittadini». Intanto le associazioni antirazziste dopo la raccolta delle impronte in piazza organizzata dall'Arci della settimana, accolgono il risultato dell'europarlamento e rilanciano. «Il successo dell’iniziativa organizzata lunedì scorso dall’Arci, con oltre 3000 impronte raccolte in poche ore, ci conferma che gran parte dell’opinione pubblica è indignata per le misure contro rom e sinti volute dal ministro Maroni» dice una nota dell'Arci. «Con soddisfazione vediamo crescere la mobilitazione culturale e politica contro quello che abbiamo definito “razzismo di stato”».

 
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