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L'1% degli italiani è vittima di "infortuni" sul lavoro PDF Stampa E-mail
giovedì 10 luglio 2008

Lavoro, altri tre morti

Sacconi «rifiutano il casco»

Da L'Unità.it

E anche mercoledì sono tre. Muoiono sul lavoro un meccanico di 48 anni e due agricoltori, uno di 43 e l'altro di 52 anni. Il primo incidente è successo a Monte di Procida, in provincia di Napoli: Giuseppe Carbone, dipendente di una officina elettromeccanica: l’operaio è salito su una scala per cambiare un neon, quando è improvvisamente caduto da una altezza di circa 3 metri. Ha battuto il capo, ed è morto sul colpo. Sempre mercoledì mattina si muore sul lavoro anche a Brescia. Qui la vittima è un agricoltore di 43 anni che lavorava nelle campagne di Borgo San Giacomo: un silos gli è improvvisamente caduto addosso e lo ha schiacciato uccidendolo. E sempre in campagna è morto anche un bracciante di Vibo Valentia: si chiamava Francesco Gentile e aveva 52 anni. Un trattore lo ha travolto e a nulla sono serviti i soccorsi. Nel frattempo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha presentato la campagna di comunicazione del governo sulla sicurezza sul lavoro. Secondo il ministro, che già in passato ha criticato le «troppe formalità» contenute nel Testo Unico approvato dal governo Prodi, a causare molti incidenti è il «rifiuto» del casco da parte dei lavoratori: «Il casco – sostiene Sacconi – è diffusamente rifiutato nel Paese. Penso – aggiunge – che si possano suggerire standard più confortevoli capaci di garantire ancora una migliore protezione». Intanto, si potrebbe cominciare ad applicare le sanzioni e le altre «formalità» del Testo Unico.

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INFORTUNI Mezzo milione l’anno tra morti e invalidi

Da Il Manifesto del 10 luglio 2008

Sono poco meno dell’1% della popolazione gli italiani vittime ogni anno di infortuni spesso, purtroppo, mortali: nel 2006 sono stati 495.682 i cittadini che hanno subito infortuni con esiti mortali o di invalidità permanente. Il 63% degli infortuni è dovuto a incidenti automobilistici (314.712), metre per il 21% (102.217) sono stati incidenti sul lavoro. Un andamento drammatico che anche i dati provvisori del 2007 sembrano confermare, con 287.700 casi complessivi dovuti principalmente alla strada (154.978 infortuni, il 54%) e a cause professionali (80.428 unità, il 28%). I dati sono stati forniti ieri dal Casellario Centrale Infortuni, la principale banca dati italiana per il monitoraggio dei casi di invalidità permanente o di morte derivanti da infortuni professionali, non professionali e da incidenti stradali. Ultimato il complesso percorso di adeguamento normativo e regolamentare avviato dal 2000, il CCI è stato presentato dal Comitato di Gestione a Roma, presso il Parlamentino dell'Inail. Autonomo da un punto di vista gestionale e sotto la vigilanza del ministero del Lavoro, il Casellario - che si avvale di strutture e risorse organizzative messe a disposizione dall'Inail - è stato progettato con importanti scopi operativi. «Il servizio principale è il monitoraggio contro le possibili frodi assicurative », afferma Francesco Facello, dirigente responsabile del CCI. «Gli utenti del Casellario, infatti, possono consultare tramite la banca dati i precedenti infortunistici dei loro assicurati e accorgersi immediatamente dell'eventuale presenza di situazioni poco trasparenti». Al 31 dicembre 2007 le utenze autorizzate (imprese di assicurazione e Enti previdenziali) sono circa duemila, per un totale di 400 mila accessi nel triennio 2004-2007. Sempre alla fine dell'anno scorso, sono stati censiti nella banca dati circa otto milioni e 200 mila infortuni, che hanno visto coinvolti sette milioni e 200 mila infortunati.

 
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