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Draghi contro Tremonti sulla "Robin Tax" PDF Stampa E-mail
giovedì 10 luglio 2008

BANKITALIA Draghi attacca Tremonti e demolisce la «Robin tax»

Da Il Manifesto del 10 luglio 2008

Roberto Tesi

Isalari reali sono grosso modo allo stesso livello di 15 anni fa,mentre il costo del lavoro per le imprese è salito di circa il 30%: è quanto sostenuto ieri daMario Draghi nell’intervento all’assemblea dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana. Il governatore di Bankitalia non si è limitato ad affrontare il tema salariale, maha parlato a tutto campo ripetendo, tra l’altro, che c’è il rischio che la Robin tax finisca per scaricarsi sui clienti delle banche che, sono state un po’ bacchettate perché non tengono comportamenti trasparenti sulla portabilità dei mutui e su alcuni costi che accollano impropriamente (come la «commissione di massimo scoperto») ai clienti. Draghi è parecchio preoccupato dell’andamento dell’inflazione che in Europa a giugno ha raggiunto il 4% tendenziale. La preoccupazione maggiore per il nostro banchiere centrale è che si possa affermare la convinzione di una inflazione permanente che sembrava confermata - prima dell’ultimo aumento dei tassi della Bce - «dalle aspettative dei mercati». Poi, secondo Draghi «nei giorni successivi al rialzo » da parte della Bce «la tendenza all’aumento delle aspettative di inflazione desunte dai mercati finanziari si è arrestata» e, secondo il governatore «sembra avviarsi una loro riduzione ». Per Draghi, l’intervento della Bce ha «contribuito a evitare che i rialzi dei prezzi internazionali dell’energia e dei prodotti alimentari siano l’avvio a una rincorsa tra aspettative e determinazione dei salari». Ancora una volta Draghi ha ripetuto che «contrastando il rialzo dell’inflazione si difende il reddito disponibile delle famiglie» visto che l’aumento dei prezzi «erode il potere d’acquisto, e abbassa il valore reale della ricchezza finanziaria, contribuisce al rallentamento dei consumi e della crescita». Secondo il governatore «l’accelerazione dei prezzi dall’estate del 2007 ha già portato fino a oggi a una minore crescita del reddito disponibile di oltre un punto percentuale che sale a 3 se si tiene conto della perdita di valore reale della ricchezza finanziaria ». Di più: l’inflazione che si è prodotta negli ultimi 12 mesi «potrà ridurre i consumi di circa 2 punti entro l’anno prossimo». Insomma, da via Nazionale confermano i dati diffusi 24 ore prima dall’Istat che segnalava per il 2007 una caduta in termini reali della spesa per consumi. Draghi ripete che «la stabilità dei prezzi è prerequisito per la ripresa della crescita» e sostiene che «una rincorsa tra prezzi e salari sarebbe rimedio illusorio». Tuttavia ha anche sottolineato che «le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi e in termini reali, non sono oggi molto al di sopra dei livelli di quindici anni fa». Nel frattempo, però, il costo del lavoro «per unità di prodotto è aumentato di oltre il 30%, contro il 20% della Francia» e una crescita pressoché nulla in Germania. Questo divario fra la capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese riflette - dice il governatore - la stentata crescita della produttività e la mancata discesa dell’elevata imposizione fiscale. E questo spiega la «stagnazione della nostra economia». La descrizione dei fenomeni appare corretta, ma l’analisi del governatore è, invece, carente e punta il dito quasi unicamente sulla pressione fiscale e sulla mancata crescita della produttività. Che deriva, largamente, dalle scelte di investimento degli imprenditori, visto che - come ha confermato ieri l’Istat, le ore lavorate stanno seguitando a crescere. Tornando al problema dei prezzi, Draghi a proposito del petrolio ha sostenuto che «occorre evitare di ripetere gli errori di politica economica commessi in risposta ai due choc petroliferi» degli anni ’70: in pratica allora furono perseguite politiche monetarie fortemente espansive che, però, destabilizzarono le aspettative di inflazione. E fu poi necessario intervenire con politiche di segno opposto. Cioè, fortemente restrittive «con gravi ripercussioni sull’attività economica» e sulla crescita.

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Draghi: «Buste paga come 15 anni fa»

di Rossella Bocciarelli

Da Ilsole24ore.com

Un'economia che ristagna, nella quale è vitale impedire che si radichi l'idea di un rialzo permanente dell'inflazione, proprio per proteggere salari e consumi "strizzati" dai rincari di cibo e petrolio, ma è altrettanto vitale rilanciare crescita e produttività. È un quadro a tinte forti, quello tratteggiato dal Governatore della Banca d'Italia nel suo intervento all'assemblea dell'Abi. Perché sul fatto che la forte corsa dei prezzi iniziata nell'estate del 2007, insieme all'effetto-ricchezza negativo indotto dalla crisi dei mercati finanziari, abbia colpito duro sui redditi delle famiglie, Via Nazionale non nutre alcun dubbio: «Valutiamo – ha spiegato Mario Draghi – che nel nostro Paese l'accelerazione dei prezzi osservata nell'estate del 2007 abbia portato fino a oggi a una minore crescita del reddito disponibile di oltre 1 punto percentuale, che sale a 3 se si tiene anche conto delle perdite di valore reale della ricchezza finanziaria». È il caro-energia e materie prime, insomma, la causa del ristagno dei consumi, ed è anche la causa della loro mancata crescita nel prossimo futuro. Il rialzo dei prezzi, infatti, secondo Draghi «potrà ridurre i consumi di 2 punti nel prossimo anno» . In sostanza, con i prezzi del petrolio intorno ai 140 euro l'Italia ha già salutato definitivamente un possibile incremento dei consumi pari 2 punti percentuali, che pure, in precedenza si riteneva possibile. Ma la batosta sul tenore di vita degli italiani potrebbe essere anche peggiore se nel corso del 2009 l'inflazione non dovesse rientrare. Di qui la difesa della scelta adottata in seno al consiglio direttivo della Bce, con il rialzo di un quarto di punto dei tassi d'interesse di riferimento. Una scelta efficace nel piegare le attese d'inflazione dice Draghi, che spiega: «Nei giorni successivi al rialzo, la tendenza all'aumento delle aspettative d'inflazione desunte dai mercati finanziari si è arrestata; sembra avviarsi una loro riduzione». Nei nuovi prodotti finanziari, quindi, già vengono incorporate previsioni migliori sul futuro dei prezzi. «Agendo in maniera tempestiva, intendiamo contribuire a evitare il rischio che i rialzi dei prezzi internazionali dell'energia e dei prodotti alimentari diano l'avvio a una rincorsa tra aspettative e determinazione dei salari e dei prezzi; a riportare gradualmente l'inflazione sui valori coerenti con la stabilità dei prezzi nel medio termine». Per il Governatore «un aggiustamento monetario tempestivo riduce il rischio di correzioni tardive ma violente» ed è con la lotta all'inflazione che si difende il reddito reale delle famiglie, anche perchè «la stabilità dei prezzi è prerequisito per la ripresa della crescita». È vero, spiega, che «le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi e in termini reali, non sono oggi molto al di sopra del livello di 15 anni fa». Ma «nel frattempo il costo del lavoro per unità di prodotto dell'economia italiana è aumentato di oltre il 30%, contro il 20% circa in Francia e pressoché nulla in Germania». E questa divaricazione fra la capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese, dice Draghi, «riflette la stentata crescita della produttività, la mancata discesa dell'elevata imposizione fiscale,l'effetto dell'inflazione: è alla base della stagnazione della nostra economia». Tra le imprese che oggi patiscono l'elevata imposizione tributaria, Draghi colloca anche le banche: «Il provvedimento riguardante l'indeducibilità parziale degli interessi passivi delle banche equivale a un maggior costo della raccolta di quasi 10 punti base» ha ricordato ieri. E ha spiegato che «è difficile prevedere come quest'onere si ripartirà: in relazione all'evoluzione delle condizioni di mercato, esso potrà ricadere o sulle condizioni offerte a depositanti e prenditori di credito, o sui profitti distribuiti, oppure sulle risorse accantonate a patrimonio».

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Tremonti: sono certo, le banche eviteranno ogni speculazione

di Laura Serafini

Da Ilsole24ore.com

«Le banche italiane eviteranno di cavalcare il processo di speculazione in atto. Sono assolutamente convinto che il sistema bancario italiano non metterà nei portafogli clienti prodotti a carattere speculativo, come sta avvenendo altrove, per la moralità e la tradizione complessiva del nostro Paese». Il nemico numero uno dei tempi moderni, la speculazione, deve essere bandito dal mercato in tutte le sue declinazioni. È il pensiero fisso del ministro per l'Economia, Giulio Tremonti, che ieri ne ha fatto il filo conduttore del discorso tenuto alla 48ma assemblea dell'Abi. Da qui l'appello al sistema bancario affinché continui a mostrarsi «estraneo alla cultura dei mutui subprime» e a quella dei «globalisti» da cui il ministro ha ribadito di non voler prendere lezioni. Una cultura alla quale anche il Governo ha preso le distanza, ritenendo che «la tenuta della struttura del bilancio dello Stato» sia «un bene pubblico fondamentale, un bene primario». I Governi, ha spiegato, «non hanno il potere di fare l'economia, ma hanno il dovere di fare le piattaforme per lo sviluppo l'economia, ed è quello che noi abbiamo fatto con la manovra». All'interno delle misure per lo sviluppo in essa contenute, il settore bancario «per il suo know-how, può contribuire al comparto delle infrastrutture e nell'utilizzo della grande massa di fondi europei». Quando comincia a parlare, il ministro sembra tendere la mano al mondo delle banche e al suo Governatore, Mario Draghi. «Ho apprezzato l'intervento del vostro presidente (Corrado Faissola, presidente del'Abi, ndr) e molto, molto quello del Governatore». E ancora: «Qualcuno oggi mi ha detto «vai nella tana del lupo. Ma io non ho avuto questa impressione». Ma forse è soltanto un modo gentile per indorare la pillola. Poco prima sia Faissola che Draghi hanno stigmatizzato la Robin Hood tax: il Governatore ha sostenuto che equivale a un aumento fino a 10 punti base sul costo della raccolta e, seppure non sia facile parlare di traslazione («è difficile prevedere come quest'onere si ripartirà», ha detto), essa «potrà ricadere sulle condizioni offerte a depositanti e prenditori di credito, sui profitti distribuiti o sulle risorse accantonate al patrimonio». Nella sua replica Tremonti è tagliente, anche se la sua ironia è indirizzata all'opposizione politica. «Tante volte ci sono stati aumenti di base imponibile o di aliquota sulle società e mai a memoria negli ultimi anni si é parlato di traslazione – chiosa –. Oggi, invece si forma una dottrina secondo cui, essendo le società trasparenti, l'imposta viene traslata. In base a queste dottrine l'imposta ottima è quella sugli operai che non possono traslare. E siccome gli anni scorsi questa traslazione non c'è stata, vuol dire che l'incidenza, effettivamente, era stata da quella parte (gli operai, ndr) e non dall'altra». L'assemblea dell'Abi diventa anche la platea scelta dal ministro per ribadire la validità delle sue proposte. «Il tema speculazione ha un fronte esterno, la cui soluzione è esterna – ha detto –. Certo, esiste uno squilibrio tra domanda e offerta ma questo non basta a spiegare l'aumento dei prezzi. La mia proposta di aumentare i margini di deposito sui contratti sui derivati del petrolio nasce dalla considerazione che su quel mercato il numero degli operatori è esploso, ci sono più contratti derivati che barili di petrolio. La reazione della tecnocrazia è stata negativa. Ma nel Parlamento degli Stati Uniti sono giacenti due atti volti a questo fine». Poi ricorda la riunione dell'Ecofin, da cui è reduce. «C'è chi ha detto che la mia proposta non è passata – è sbottato –. Ma vorrei far presente che invece c'è una discussione aperta su questi temi. La mia proposta sull'articolo 81 del trattato non è stata approvata, ma chi conosce come funzione l'Europa lo sa: solo il fatto che sia stata presa in considerazione è un successo». Tremonti ha poi ribadito la validità della convenzione per la rinegoziazione dei mutui («non è un'alternativa alla portabilità, che come Cdl invocavamo già nel 2006» ha chiosato) e ha annunciato che farà controlli a campione agli sportelli per verificarne l'effettiva applicazione. L. Ser.

 
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