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mercoledì 09 luglio 2008

Da Liberazione del 9 luglio 2008

Roberto Farneti

Tornano alla mente le beffarde parole pronunciate nel 2004 a "Porta a Porta" da Silvio Berlusconi: «Casalinghe, imparate da mia madre», rispose allora il presidente del Consiglio a chi gli faceva notare che sotto il suo governo le famiglie faticavano ad arrivare alla fine del mese. 

«La mamma - si mise a raccontare Berlusconi - percorreva tutto il lato destro delle bancarelle, poi il lato sinistro informandosi sulle offerte che le apparivano migliori per qualità e prezzi. Questo s'ha da fare». Va da sé che dal capo del governo, gli italiani si aspettano misure concrete per stare meglio e non consigli idioti. Anche perché l'arte d'arrangiarsi, soprattutto al Sud, la conoscono bene. Secondo i calcoli dell'Istat, è di circa 1.300 euro la differenza della spesa media mensile tra le famiglie delle diverse regioni italiane. In cima alla classifica ci sono i veneti con 3.047 euro di spesa a famiglia mentre fanalino di coda è la Sicilia con 1.764 euro. Fra i settori più colpiti dal calo degli acquisti c'è quello dell'alimentazione (anche se a livello nominale la spesa risulta ferma, con 466 euro di media contro i 467 euro precedenti). La quota di famiglie che dice di aver limitato l'acquisto o scelto prodotti alimentari di qualità inferiore supera il 30% (al Sud sono il 50%). In particolare si risparmia sulla carne (lo fa il 45,3% delle famiglie italiane, 55% al Sud), sul pesce (47,4%; 59% al Sud), sulla frutta (43,2%), sulla pasta (38,5%), e sul pane (33,2%). Una valida alternativa alla carne rossa è l'economico pollo (+3,8%, secondo un'indagine di Coldiretti-Swg). Aumenta la percentuale di famiglie che compra generi alimentari presso gli hard-discount (dall'8,6% al 9,7%) anche se il supermercato rimane il luogo preferito per gli acquisti (67,8%), perché si può approfittare delle frequenti promozioni e offerte speciali, tipo "prendi tre paghi due". L'alternativa è far la spesa direttamente dai contadini: prezzi bassi (si può risparmiare fino al 40%) e qualità garantita. Nel 2007 - afferma la Confederazione italiana agricoltori - la percentuale di italiani che hanno comprato in campagna è aumentata di più del 15% rispetto all'anno precedente, per un totale di oltre 3,5 milioni di persone. Le industrie alimentari rappresentati da Federalimentare si dicono tuttavia «preoccupate per questa tendenza low cost che premia - sottolinea il direttore generale Daniele Rossi - esclusivamente il prezzo piuttosto che la marca, il contenuto di servizio, la naturalità e la freschezza del prodotto». Federalimentare chiede quindi al governo «una politica fiscale che favorisca i nuclei familiari e garantisca un reddito disponibile maggiore per stimolare nuovi consumi e agevolare scelte che non deprimano l'economia del Paese». Berlusconi, che nel frattempo ha riconquistato Palazzo Chigi, sembra invece aver ricominciato da dove era rimasto, ossia dalle leggi per risolvere i suoi problemi con la giustizia. Le uniche misure su salari e pensioni messe in campo sono la detassazione degli straordinari (in pratica, ai lavoratori si chiede di "lavorare di più per guadagnare di più") e l'offensiva tessera da 400 euro per gli anziani più poveri, già bocciata dalla Cgil perché «i pensionati hanno bisogno non della carità, ma di interventi strutturali a tutela del potere d'acquisto delle loro pensioni». Nel 2007 le spese familiari per generi non alimentari sono passate da 1.994 euro a 2.014, con un aumento delle spese per abitazione e sanità, soprattutto nelle regioni dove c'è stato l'aumento del ticket. Diminuiscono le quote di spesa per abbigliamento e calzature, soprattutto per donna. Si riduce la percentuale di famiglie che acquista giornali, riviste, libri non scolastici e CD. Decisamente in calo anche le spese per le vacanze, mentre l'unica quota di spesa totale che risulta stabile è quella che le famiglie destinano ai trasporti, dopo il deciso aumento tra il 2005 e il 2006 e che ormai rappresenta quasi il 15% della spesa totale.

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FAMIGLIE • Istat: nel 2007 scesi i consumi. Nel Sud il 50% ha contratto le spese alimentari È un’Italia low cost

Da Il Manifesto del 9 luglio 2008

Mauro Ravarino

Tra una pasta di marca e una del discount, le famiglie italiane nel 2007 hanno scelto la seconda e questo è ormai un trend assodato, soprattutto nel Mezzogiorno. Che la crisi economica pesi sul portafoglio lo si sa da tempo,ma ora sono i dati Istat a certificarlo. Per la prima volta dopo 5 anni la spesa delle famiglie è diminuita in termini reali, una flessione che non si registrava dal 2002. In verità, in termini nominali la spesa media mensile ha registrato un aumento dello 0,8%, 19 euro in più rispetto all’anno precedente (da 2.461 a 2.480), ma questo dato incorpora la dinamica inflazionistica (+1,8). Tradotto in parole povere, significa che i consumi complessivamente sono diminuiti, mentre a salire sono stati solo i prezzi. Secondo l’Istat «da parte delle famiglie è in atto una strategia generalizzata di contenimento degli acquisti e di razionalizzazione delle spese »: a una stabilità degli acquisti, in alcuni comparti, corrisponde un calo della qualità dei prodotti comprati. È una situazione che attraversa trasversalmente il Paese e sarebbe stata più grave se non fossero diminuite, grazie a un inverno più mite, le spese energetiche e per combustibili: «Ciò - sostengono i ricercatori dell'Istituto - hamesso a riparo le famiglie. Con un clima più freddo la situazione sarebbe stata peggiore ». Le spese per combustibili hanno subito una riduzione dello 0,3%.Nel 2007, la spesa media mensile andava da un minimo di 1.641 euro per le famiglie con un solo componente a un massimo di 3.205 per quelle con cinque o più persone.Ma il livello di spesa non è proporzionale al numero dei componenti: un single sborsa in un mese due terzi rispetto a quanto fa una famiglia di due persone. E la famiglia di un libero professionista spende di più (3624 euro) e in mondo più disimpegnato (beni e servizi), rispetto a quella di un operaio (2481 euro) che ha più vincoli di bilancio. La spesamensile per gli alimentari è rimasta sullo stesso livello del 2006, con 466 euro di media contro i 467 euro precedenti: a fronte dell'aumento dei prezzi è uno dei comparti dove è scattata «la strategia di risparmio». Calano le spese per l’abbigliamento, mentre risultano stabili i trasporti. Arriviamo ora ad uno dei dati più significativi: le famiglie che hanno dichiarato di aver limitato l'acquisto o scelto prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto all'anno precedente sono superiori al 30% e nel Mezzogiorno la percentuale raggiunge addirittura il 50% (il 55% per la carne e il 59% per il pesce). Le spese per generi non alimentari sono passate da 1.994 a 2.014 euro, con una crescita delle spese per casa e sanità, soprattutto nelle regioni dove c'è stato l'aumento del ticket. Salgono i tabacchi, in particolare nel sud. Ritornando, invece, alla chiave di lettura più immediata dell’attuale crisi, ovvero l’hard-discount, notiamo che le famiglie che acquistano alimentari nelle «oasi del risparmio» sono passate dall'8,6% del 2006 al 9,7%. Il supermercato rimane il luogo d'acquisto privilegiato (67,8%) soprattutto nel centro-nord (73%), seguito dal negozio tradizionale (64,7%). Al mercato ci va, invece, il 20% delle famiglie del centro-nord, contro il 31,4% del sud. Rispetto alla ripartizione territoriale, è il Veneto la regione che spende di più con 3.047 euro mensili per famiglia: la Sicilia anche quest’anno chiude la classifica, con una spesa di 1.764 euro. In tutte le regioni del Mezzogiorno la spesa alimentare assorbe oltre un quinto della bilancia domestica e anche le uscite per abbigliamento e istruzione, legate soprattutto al massiccio numero di bambini e ragazzi in età scolare, sono più alte rispetto ad altre zone. I beni legati al tempo libero e alla cultura mantengono una quota elevata nel Veneto, nella Toscana e nel Trentino. Le abitazioni assorbono, infine, poco meno di un terzo della spesa totale delle famiglie di Lazio e Liguria. Intanto, diminuiscono le famiglie che occupano una casa in affitto: dal 17,7% al 17,2% (era il 18,8% nel 2005); la rata media è di 351 euro. Tra le famiglie che vivono in abitazione di proprietà (73,7% del totale), il14,5% paga un mutuo, in media 471 euro al mese (erano 458 nel 2006).

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Istat: calo dei consumi reali, mai così da 6 anni

Da Unità.it

Per la prima volta dal 2002 calano i consumi reali delle famiglie italiane. E meno male che questo inverno non è stata particolarmente rigido, facendo risparmiare sui consumi di combustibile. Altrimenti la fotografia dell’Istat sarebbe stata molto più negativa. L’Istituto di statistica infatti ha rilevato per il 2007 una spesa mensile delle famiglie pari a 2.480 euro, con un aumento dello 0,8% sull'anno precedente. Una crescita che però è stata provocato dalla salita dei prezzi, con l'inflazione media l’anno scorso all’1,8% e un rialzo del valore delle locazioni schizzato del 4% tra il 2006 e il 2007. Per questo quello 0.8% in più nel conto della spesa in realtà si traduce in una diminuzione dei consumi in termini reali. E infatti l’Istat registra nuove abitudini dei consumatori. In casa si tende a stare attenti a cosa si acquista, con una tendenza a limitare sprechi e il ricorso sempre più abituale a prodotti economici (sottomarca) reperibili negli hard-discount, frequentati da una percentuale di acquirenti sempre maggiore, dall’8,6% a 9,7%. Dal 2002 la spesa media mensile, considerando l'inflazione, era sempre cresciuta, seppur di poco. Nel 2004 era stata di 2.381, l’anno successivo di 2.398, nel 2006 di 2.461 euro. I 19 euro medi mensili sborsati in più l’anno scorso però sono indice di prodotti sempre più cari e non di una propensione maggiore all’acquisto. Inverno mite, poteva andare peggio Una mano inaspettata è arrivata dal clima. L’inverno non troppo rigido ha fatto risparmiare sulla spesa per combustibili, che hanno rosicchiato una quota minore degli euro messi a disposizione, passando dal 5% del totale medio mensile al 4,7%. «Ciò - sostengono i ricercatori dell'Istituto - ha messo a riparo le famiglie. Con un clima tradizionalmente più freddo la situazione sarebbe stata peggiore». Divario nord-centro e sud Due Italie, sempre più lontane, e con abissi nella capacità di spesa. Basti pensare che scorporando la media nazionale, un cittadino del nord si è permesso di impiegare 2.796 euro mensili (+0,4%), uno del centro poco meno, 2.539 (+1,8%), meno di 2000 (1.969, +0,9%), un povero acquirente del sud. Il Veneto è la regione dove si spende di più (3.047), seguita da Lombardia e la provincia di Bolzano. In fondo allo stivale la Sicilia, anche in termini di reddito spendibile, all'ultimo posto con 1.764 euro. Si acquista negli hard-discount. Salgono prezzi sanità e trasporti Guardando ai vari comparti di spesa, si nota che la quota impiegata per alimentari e bevande è stabile sul 2006, a 466 euro. Gli stessi soldi sborsati ma il carrello un po’ più vuoto. Oltre il 30% delle famiglie hanno messo un freno agli acquisti di cibo, con pane pasta e altri generi di prima necessità che hanno galoppato nel listino prezzi. In particolare, spiega l'Istat, si attesta al 33,2% per il pane, al 38,5% per la pasta, al 45,3% per la carne, al 47,4% per il pesce e al 43,2% per la frutta. Nel Mezzogiorno la percentuale delle famiglie che dichiarano di aver limitato l'acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore è prossima addirittura al 50%, e raggiunge il 55% per la carne e il 59% per il pesce. Le spese per generi non alimentari passano tra 2006 e 2007 da 1.994 a 2.014 euro mensili: si sono fatti sentire i rincari degli affitti e i ticket sanitari reintrodotti nelle regioni in deficit. I cali più consistenti invece si registrano per istruzione, viaggi, pasti fuori casa, assicurazioni, tempo libero e cultura, abbigliamento e calzature. Meno scarpe per il 60% delle famiglie. Leggera flessione delle famiglie in affitto - dal 17,7% al 17,2% - con una spesa media mensile di 351 euro; sono il 14,5% quelle con mutuo per case di proprietà, due milioni e 554 mila famiglie che pagano 471 euro medi al mese. Le maggiori difficoltà le vivono i nuclei familiari in cui lavora solo la donna e quelli con anziani, single o coppie giovani.

 
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