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IL G8 DELLE PROMESSE - VERTICE DEI GRANDI PDF Stampa E-mail
marted́ 08 luglio 2008

Si parte bene: insulti a Silvio Caro-greggio, caro-cibo, Africa: gli Otto stanziano promesse a piene mani

Da Il Manifesto dell'8 luglio 2008

 Roberto Tesi

Clamoroso incidente diplomatico per Berlusconi, definito «uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione e vizio» nella cartella stampa della Casa Bianca. Inizia col botto per l’Italia il G8 giapponese di Toyako, nell’isola di Hokkaido, appartato centro termale (scelta opportuna vista l’età media dei partecipanti) in cui i grandi non saranno disturbati dalla contestazione, tenuta a enorme distanza come sempre in tutti i vertici dopo quello di Genova. Sono presenti gli 8 grandi (i «fondatori» Usa, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Giappone, più la Russia aggregata da alcuni anni) e anche - come invitati - sette paesi africani e il leader dell’Unione africana Jean Ping. Il quale si è subito sentito male ed è stato ricoverato a Sapporo, non si sa se per il cibo o per per la scarsa generosità dei grandi. Presenti anche il leader dell’Onu Ban Ki-Moon, il presidente della Banca mondiale Robert Zoellik e quello della Commissione europea Josè Manuel Barroso. Grandi assenti paesi come la Cina e l’India, ma anche Brasile e Argentina. Si finisce mercoledì. L’incidente diplomatico, dunque. La biografia del presidente del consiglio distribuita nella cartella stampa degli addetti al seguito di George Bush sembra copiata e incollata dalla «Encyclopedia of world biography», poderoso (e costoso: 213 dollari e rotti) volume di biografie dell’editore del Michigan Gale Cengage. Vi si definisce il premier italiano come «uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio». Il resto è anche peggio: «Era considerato da molti un dilettante della politica, che ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui media nazionali». E poi senso degli affari e influenza per costruire «un impero personale che ha prodotto il governo italiano di più lunga durata assoluta e la sua posizione di persona più ricca del paese». Non male per i press agent dell’ «amico George», che si sono scusati per l’«errore davvero sfortunato». Per quanto riguarda il vertice, prime polemiche proprio sugli assenti. Francia e Germania sono favorevoli ad allargare il G8 ad altri 5 paesi: Cina e India, su tutti, Ma l’allargamento del G8 non piace agli Stati uniti e Bush si è impuntato sul no. Anche se la Cina è il primo importatore di petrolio al mondo e assieme all’India sta condizionando le quotazioni mondiali. Berlusconi, ovviamente, si è pronato alla posizione di Bush sostenendo l’immutabilità del G8. Forse dimentico (o riconoscente) di quando l’Italia fu ammessa al summit di straforo (a fine anni ’70) proprio grazie agli Usa, che avevano imposto ai soci anche il Canada, che al pari dell’Italia non può essere considerato una grande potenza economica. I lavori si svolgono a porte rigidamente chiuse. Anche i media vengono informati dell’andamento dei lavori solo grazie a dei briefing informativi delle varie delegazioni. Insomma, si può sapere solo quello che i grandi intendono far sapere. Il programma prevede come temi in agenda i problemi dell’economia mondiale (petrolio compreso) e la crisi alimentare, il cambiamento climatico e lo sviluppo dei paesi africani. Che sono parecchio incazzati con i grandi e chiedono loro di «onorare gli impegni assunti nel 2005» a conclusione del vertice di Gleneagles, in Scozia. Al termine di quel summit i capi di stato e di governo dei sette paesi più industrializzati del mondo più la Russia, avevano, infatti, raggiunto un accordo che prevedeva il raddoppio entro il 2010 degli aiuti a favore dell'Africa. Quei soldi non sono mai arrivati. Le promesse non costano nulla e così ieri mattina sbarcando dall’aereo il presidente della Commissione Ue ne ha fatta una nuova: proporrà agli stati dell’Unione di creare un fondo da un miliardo di euro a favore dell’agricoltura dei paesi africani per fronteggiare l’emergenza cibo, usando risorse di bilancio già stanziate ma non utilizzate. Di promesse all’Africa nei vari summit ne sono sempre state fatte in abbondanza. A Genova nel 2001 fu varato un piano articolato in nove punti, che restò sulla carta. Avrebbe dovuto tradursi in un programma d'azione da sottoporre al successivo G8, invece nel 2002 a Kananaskis il G8 approvò un piano basato sulla filosofia «di aiutare il continente ad aiutarsi da solo». Quel vertice si chiuse con la stretta di mano ai leader africani, ma senza un accordo preciso su come finanziare gli aiuti promessi. Poi nel 2003 a Evian si prese l’impegno a «porre rimedio con misure immediate alle penurie alimentari che richiedono soluzioni urgenti» nel terzo mondo e soprattutto in Africa. A Sea Island nel 2004 gli Otto avviarono una iniziativa per aiutare le popolazioni del Corno d'Africa colpite dalla carestia. In cantiere anche un fondo di aiuti per 25 miliardi di dollari ai paesi più poveri (circa metà destinati all'Africa), entro il 2010. Poi a Gleneagles nel 2005 il G8 approvò un ennesimo piano d'azione e di partnership per l'Africa e promise, entro il 2010, aiuti per 50 miliardi di dollari ai paesi più poveri, raddoppiando l'impegno del 2004, ai quali si sarebbero dovuti aggiungere 40 miliardi di azzeramento del debito a 18 paesi, 14 dei quali africani. Nel summit di San Pietroburgo nel 2006, però, di Africa si parlò poco, anche se il documento finale rinnovava l'impegno a varare misure per ridurre la povertà e incoraggiare uno sviluppo sostenibile. Nel 2007 a Heiligendamm l’Africa tornò in primo piano, ma gli impegni restarono al futuro. I leader del G8 decisero di destinare 60miliardi di dollari entro il 2010 al Fondo globale per la lotta ad Aids, malaria e tubercolosi. Confermati gli impegni del 2005 per 50 miliardi di dollari entro il 2010 ai paesi più poveri, per metà destinati all'Africa. «Impegni vaghi», li definisce Bono. La voce degli U2 ieri ha lodato la cancelliera Merkel. «Solo un tentativo di salvare la faccia» secondo il premio Nobel per la pace Muhammed Yunus. Contro la fame, intanto, il presidente francese Sarkozy ieri ha proposto di eliminare ogni limite all’export di prodotti alimentari. Berlusconi, invece, dopo aver fatto il pianto sul debito pubblico che non consente di stanziare altre risorse, ha dichiarato che ritiene preferibili gli aiuti infrastruturali. E ancora meglio sarebbe se a realizzare le infrastrutture fossero chiamate le imprese italiane. Il presidente del consiglio italiano ha anche fatto un piccolo attacco agli Stati uniti che promettono invano un dollaro forte. Ma ha fatto anche una proposta per cercare di frenare la speculazione: aumentare i margini di deposito sui contratti future. Alle 20 tutti a cena. Domani mattina la sceneggiata riprende.

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G8, accordo per dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050

Da Ilsole24ore.it

8 luglio 2008

I leader degli otto Paesi più industrializzati hanno raggiunto l'accordo per la riduzione di «almeno il 50%» delle emissioni di gas serra entro il 2050 e per la definizione ulteriore, Paese per Paese, di obiettivi di medio termine. Lo ha annunciando il premier nipponico Yasuo Fukuda confermando quanto anticipato in precedenza da fonti diplomatiche. Gli otto grandi hanno anche auspicato un aumento della capacità di produzione e di raffinazione del greggio nel breve periodo». «Siamo fortemente preoccupati», si legge nel documento del G8 sullo stato dell'economia mondiale, per il «deciso aumento» dei prezzi del greggio che «mettono a rischio l'economia mondiale».

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Consenso fra i leader riuniti in Giappone a dimezzare entro il 2050 i gas serra L'appello: "Aumentare la produzione di petrolio contro la crescita dei prezzi" G8, accordo su clima ed emissioni "Il caro-greggio mina l'economia"

 Da Repubblica.it

TOYAKO (Giappone) - I leader del G8 hanno raggiunto il consenso necessario per dimezzare le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra entro il 2050. Un accordo importante, annunciato dal premier giapponese Yasuo Fukuda, che, secondo il presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso, testimonia la nascita di "una nuova visione comune delle maggiori economie" e stimola a compiere il percorso che manca con "un ambizioso accordo" a Copenahgen nel novembre 2009 dove si dovrà definire il 'dopo-Kyoto'. Petrolio ed economia globale. Durante la seconda giornata a Toyako l'altro tema al centro delle discussioni è il petrolio: sono state espresse preoccupazioni sull'andamento delle quotazioni delle materie prime, a cominciare da cibo e greggio e i leader concordano sulla necessità di stabilizzare i prezzi. "Siamo fortemente preoccupati" per il "deciso aumento" dei prezzi del greggio che "mette a rischio l'economia mondiale" affermano nel documento del G8 sullo stato dell'economia mondiale, ed invitano allo stesso tempo i Paesi produttori di petrolio ad aumentare "nel breve periodo" la capacità di produzione e di raffinazione contro l'aumento dei prezzi. Globalizzazione e crescita. Sulle prospettive di crescita dell'economia globale i leader del G8 esprimono un giudizio positivo, insieme però ad una forte preoccupazione "per gli alti prezzi delle materie prime, specialmente petrolio e alimentari, in quanto pongono una seria sfida a una stabile crescita globale, hanno seria implicazioni per i più vulnerabili e aumentano le pressioni inflazionistiche globali". Il G8, sostengono i leader riuniti in Giappone, è "determinato a intraprendere iniziative appropriate, individualmente e collettivamente per assicurare stabilità e crescita". A questo proposito, "la globalizzazione è un elemento chiave per la crescita dell'economia globale e per delle economie forti e floride, sostenute da valori comuni di democrazia, da libertà economica e da istituzioni affidabili", si legge nel documento approvato oggi a Toyako. Dollaro e yuan. Durante la sessione economica, il presidente George W. Bush ha riaffermato il suo interesse e il suo impegno nell'avere un dollaro forte. I capi di stato e di governo hanno poi invitato "alcune economie emergenti i cui avanzi correnti sono significativi e in crescita" a "correggere" i loro tassi di cambio, in un appello poco velato alla Cina perché rivaluti lo yuan. (8 luglio 2008)

 
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