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Presidi di sindacati e associazioni per l'omicidio di Said PDF Stampa E-mail
domenica 29 giugno 2008

Il 17 giugno l'omicidio dell'egiziano. Sindacati e associazioni mobilitate con i suoi colleghi, vittime dello stesso sfruttamento Saronno, due presidii di migranti per ricordare Said, ucciso dal padrone

da Liberazione del 29 giugno 2008

Ivan Mazzacani

Saronno

Con due presidi sindacati e associazioni antirazziste hanno risposto ieri a Saronno all'omicidio di Said el Basset, l'egiziano ucciso a Gerenzano, provincia di Varese, il 17 giugno scorso. Volantini distribuiti nelle piazze annunciano altre iniziative in vista della mobilitazione nazionale del 4 ottobre: un presidio e una manifestazione a Milano il 5 e il 20 Luglio, un altro presidio a Como sempre il 20 di Luglio. Da una parte Fillea Cgil dall'altra Cobas, Sdl intercategoriale e associazioni antirazziste, le piazze ieri erano fisicamente separate ma unite idealmente dalle stesse rivendicazioni. Entrambe chiedevano al governo maggiori tutele per i lavoratori dei settori come l'edilizia dove dilaga il lavoro nero, denunciando un clima pesantemente discriminatorio nei confronti degli immigrati, presenti in massa ai due presidi. L'omicidio di Said è solo l'ultimo, in ordine temporale, di una serie di episodi simili per dinamiche e crudeltà: di recente Adam Ioan, il trasportatore morto bruciato per mano dei suoi datori di lavoro, nel 2000 Ion Cazacu, il quarantenne piastrellista rumeno morto a Genova dopo essere stato cosparso di benzina e bruciato sempre dal datore di lavoro. Nelle due piazze è opinione diffusa che quanto accaduto a Said sarebbe potuto succedere in altre parti di Italia, qualcuno sostiene inoltre che non importa che fosse un immigrato. «Era per prima cosa un essere umano che chiedeva la giusta retribuzione del lavoro svolto, non è possibile che per 300, 400 euro sia stato ucciso». A parlare è Mohamed, anche lui egiziano, da 5 anni in Italia. Conosceva Said e suo fratello, racconta di aver lavorato un giorno per lo stesso datore di lavoro il cui figlio ha impugnato la pistola e ucciso Said. Un giorno solo di lavoro, terminato a male parole, per poi rivolgersi ad altri "padroncini" nella provincia di Varese. Così da 5 anni senza uno straccio di contratto e la possibilità di mettersi in regola. Come lui altri immigrati raccontano le stesse condizioni di precariato. «Noi tutti lavoriamo in nero» taglia corto un altro egiziano, di 23 anni. In realtà c'è chi un lavoro lo ha da tempo, in regola, e si sente in qualche modo tutelato. Wane, senegalese, è da 15 anni in Italia. Da 5 lavora alla Gambassi Gomma di Lainate, azienda che produce gomma arabica, nel lustro precedente ha indossato la tuta blu come saldatore a Origlio, sempre con un contratto. Doriano Ceccaglini, sdl, nega che nella ditta in cui lavora, l'Electrolux di Solaro, ci sia discriminazione nei confronti degli operai immigrati. «Caso mai, dice, capita che operai immigrati da tempo in organico pretendano denaro dai loro connazionali che vengono aiutati a trovare lavoro». Come spiegare dunque un gesto folle e crudele come l'omicidio di Said? Il precariato, fonte di disagio sociale per gli immigrati, si dimostra solo uno dei tasselli di un puzzle complesso e per certi versi inquietante. Dice Vincenzo Annesi della Fillea Cgil di Varese: «Dopo 10 anni di boom dell'edilizia oggi in questa provincia viviamo una situazione paradossale in cui le imprese edili lavorano, ma senza soldi, con pochissima liquidità». Una spiegazione c'è: si costruiscono case ma nessuno le compra e di conseguenza le banche chiudono i rubinetti alle imprese. «Molte di loro - aggiunge Annesi - chiedono di poter accedere agli ammortizzatori sociali nonostante i cantieri aperti». In un periodo di vacche magre a pagarne le conseguenze sono gli operai immigrati. «Capita spesso - denuncia uno di loro - di ricevere meno soldi di quanto pattuito. Se lavori 15 giorni te ne pagano al massimo 12 ma dobbiamo stare zitti perché non abbiamo documenti o il permesso di soggiorno». Oltre agli aspetti economici e legali ce n'è un altro che non può essere sottovalutato. Nelle scorse elezioni Varese e provincia hanno visto una fortissima affermazione del Pdl e della Lega che insieme hanno intercettato il voto di circa 6 persone su 10. Difficile credere che tutti siano razzisti ma è innegabile che forme di razzismo ci siano e nemmeno tanto striscianti. Una prova arriva da una delle stesse piazze in cui si sono svolti i presidi. Seduti su una panchina tre anziani raccontano di essere immigrati da Palermo nel secondo dopo guerra. Sanno che il figlio di un "padrone" ha ucciso un dipendente immigrato. «Ha avuto paura, dice uno di loro, perché lo stavano aggredendo in tre, armati di spranghe di ferro». Ai dettagli di fantasia segue un giudizio inequivocabile. «Ha fatto bene, quelli vengono a casa nostra ma non hanno voglia di lavorare». Una donna sui 40 anni passa e intercetta il discorso. «Bravo, commenta in dialetto varesino guardando il presidio, ci vorrebbe una bella bomba». Una bomba che ha tutta l'aria di essere già innescata. 29/06/2008

 
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