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E’ l’ora X del surriscaldamento globale PDF Stampa E-mail
sabato 28 giugno 2008

Da Liberazione del 28 giugno 2008

Gli scienziati del National Geographic: al 50% il polo Artico sarà mare aperto ad agosto E’ l’ora X del surriscaldamento globale «Polo Nord senza ghiaccio entro l’estate»

Ivan Bonfanti

 Il conto alla rovescia è iniziato, o meglio: è già finito. Per la prima volta nella storia dell’umanità, questa estate il Polo Nord potrebbe non essere più ricoperto dai ghiacci, che si stanno sciogliendo a un ritmo molto più rapido del previsto come effetto del surriscaldamento globale causato dalle emissioni umane nell’atmosfera. Gli studi scientifici avevano previsto la fine del ghiaccio eterno al Polo Artico intorno al 2050, poi la data si era aggiornata al 2030, infine al 2012. Ora, secondo l’allarme lanciato ieri dal National Geographic i cui esperti sono impegnati in questi giorni una missione scientifica al Polo Nord, l’ora X del disastro potrebbe scoccare addirittura tra un mese o due; dipenderà dalle direzioni dei venti e dalle variabili del clima nelle prossime settimane. La notizia è impressionante, del tutto allarmante e decisamente sconfortante, anche perché c’è già una schiera di Paesi che si accapiglia da qualche anno nel rivendicare i diritti dello sfruttamento delle risorse sottomarine della regione, prima “nascoste” sotto la coltre di gelo e praticamente impossibili da estrarre. Se saranno confermate, le nuove proiezioni del National Geographic annunciano un disastro di enormi proporzioni, tragico per gli umani e mortale per gli animali artici o per il patrimonio di biodiversità della regione. Le osservazioni dirette fatte dagli scienziati sul campo hanno infatti rilevato come i ghiacci che si trovano nelle immediate vicinanze del Polo Nord sarebbero ormai composti solo da ghiacci formatesi questo inverno e non dagli strati storici di ghiaccio accumulati durante i secoli. Questi ghiacci giovani sono ovviamente molto meno resistenti allo scioglimento di quelli di più antica formazione e secondo gli scienziati, già al culmine dell’estate appena iniziata, «potremmo avere un Polo Nord libero dai ghiacci e navigabile». Qualche mese fa erano stati i satelliti della Nasa a spostare, al 2012, la data del probabile scioglimento definitivo, che provocherà un innalzamento del livello del mare drammatico per parecchie regioni e città costiere. E non solo. Perché se lo scioglimento della calotta da un lato farà crescere il livello degli oceani, dall’altro altererà - come già avviene - i normali flussi del clima: in alcune zone del pianeta pioggia e neve saranno più abbondanti, in altre aumenterà la siccità. Si calcolano in circa 552 milioni le tonnellate di ghiaccio diventate acqua quest’anno nella sola Groenlandia, una quantità del 15% superiore alla media, e più alta del dato-record finora registrato, che risale al 2005. «Dal punto di vista scientifico, il Polo Nord è come ogni altra zona della Terra, ma dal punto di vista simbolico no, perché si suppone che al Polo Nord ci sia ghiaccio, non il mare aperto», ha spigato al quotidiano The Independent……………… Mark Serreze, direttore del Us National Snow and Ice Data Center. Secondo gli scienziati chiamati in causa dal National Geographic la possibilità che il Polo Nord sia libero dal ghiaccio entro agosto sono di poco superiori al 50%, mentre il ghiaccio secolare resisterà nelle regioni della Groenlandia, Siberia e Alaska, Aree che distano (la più vicina) almeno 700 miglia dal Polo, che per la prima volta nella storia potrebbe diventare mare aperto a fine luglio.

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Marburgo, energia solare (per legge) nelle case Germania: tetti e sole La ricetta per l’energia

Matteo Alviti

Berlino

Marburgo è una piccola cittadina dell’Assia, nel cuore della Germania, con meno di ottantamila anime e una certa tradizione socialdemocratica. La forza della città la fa l’università, che vanta una tradizione di tutto rispetto, con la scuola neokantiana di Paul Natorp e Ernst Cassirer, e la seconda, meno nota, scuola di Marburgo, nata intorno alla figura del politologo marxista Wolfgang Abendroth nel secondo dopoguerra. Un terzo degli abitanti di Marburgo sono studenti, un altro terzo dipendenti dell’Università. Alle ultime elezioni la Spd, che governa con i verdi, ha conquistato il 44,4% delle preferenze. E poi? E poi «abbiamo tanti tetti e tanto sole », ripeteva il viceborgomastro verde Franz Kahle, «perché non sfruttarli?» Ed è così che a Marburgo, lo scorso venerdì, è stata varata la prima legge comunale tedesca che prescrive ai costruttori e ai proprietari di immobili di integrare un impianto solare per il riscaldamento di ogni nuovo edificio, o in occasione della ristrutturazione dei tetti o degli impianti di riscaldamento. In città già oggi ci sono centinaia di impianti solari. La coscienza ambientalista di certe cittadine tedesche sud-occidentali è estremamente matura. In vent’anni, si augura Kahle, ogni abitazione avrà il suo impianto fotovoltaico. La legge prescrive che per ogni 20 metri quadrati costruiti dovrà essere installato un metro quadrato di pannelli, comunque non meno di quattro metri quadrati per impianto. In alternativa i nuovi edifici potranno anche disporre altre misure, rigorosamente ecocompatibili, come un moderno sistema di isolamento termico, o il teleriscaldamento, o l’uso di biomasse come combustibile. La legge è passata con il voto di socialdemocratici, verdi e Die Linke, il partito della sinistra, ed entrerà in vigore dal prossimo primo ottobre. Ma la decisione non è piaciuta a tutti. Un’ecodittatura, l’hanno definita critici e detrattori. «E’ un attacco alla libertà dei proprietari», lamenta il portavoce della lobby dei costruttori locali Haus und Grun. Il distretto amministrativo di Gießen, una sorta di provincia sotto cui si trova Marburgo, così come l’Associazione energetica centro-sud-occidentale, un gruppo di petrolieri locali, stanno valutando le vie legali da percorre percorrere per bloccare la legge. «I comuni sono competenti solo per decisioni locali», ha detto Manfred Kersten, portavoce del distretto amministrativo, «quindi il cambiamento climatico non può essere preso a fondamento per decisioni simili». Quella varata dal consiglio comunale di Marburgo è una piccola pietra miliare nel futuro ecologista tedesco. La legge, molto avanzata perché prescrive l’obbligo di passare a fonti rinnovabili anche ai vecchi edifici, quelli cioè che consumano più energia, si sostiene sull’articolo 81 dell’ordinamento edilizio dell’Assia, che permette ai comuni di prescrivere una determinata tipologia di riscaldamenti in nome della tutela ambientale. Prima della votazione il consiglio comunale aveva fatto valutare il testo da diversi periti, che avevano però dato pareri contrastanti. Il borgomastro socialdemocratico Egon Vaupel ha riconosciuto che la sua città sta percorrendo territori giuridici inesplorati, ma presto sarà d’esempio per altri comuni. Del resto il recente pacchetto in difesa del clima varato dal governo di grande coalizione muove nella stessa direzione, così come la più morbida legislazione del Baden-Württemberg. Sarà interessante seguire le vicende di questa econavicella nel mare dell’ordinamento giudiziario tedesco. Alle critiche per cui l’imposizione di impianti così costosi sarà un ulteriore ostacolo per le persone meno abbienti, il comune ha risposto impegnandosi a finanziare un ulteriore 5% della spesa, oltre alle misure di sostegno già disposte a livello federale. Ma il passaggio al solare, in prospettiva, è comunque un investimento redditizio, anche volendo prescindere dalla difesa dell’ambiente. Con il prezzo del petrolio che punta dritto alla luna, i costi di oggi saranno pienamente ripagati in dieci, quindici anni.

 
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