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L'inflazione "ballerina" PDF Stampa E-mail
domenica 22 giugno 2008

FINANZIARIA

L’inflazione del Dpef fa arrabbiare opposizione e sindacati

da "Il Manifesto" del 22 giugno 2008

Antonio Sciotto

ROMA

Il dato dell’inflazione programmata per il 2009, inserito dal governo nel Dpef, ha fatto arrabbiare i sindacati, e si aggiunge ai motivi di scontro con l’opposizione. Il contestato numerino - 1,7% - è non solo parecchio più basso del dato attuale (3,6%), ma risulta inferiore alle previsioni europee (che danno il 2,2%) e a quelle di istituti come il Fondo monetario internazionale. L’inflazione programmata serve come riferimento per gli aumenti contrattuali, almeno stando al patto del luglio ’93 - ancora vigente - seppure da tempo i sindacati non lo ritengano più uno strumento attuale: ma è ovvio che offre strumenti alle imprese per abbassare l’offerta, dunque crea in ogni caso problemi. Ieri la protesta più «colorita » è venuta dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha definito la cifra «un attentato alla contrattazione». Ed è chiaro che il sindacalista si riferisce soprattutto al tavolo sulla modifica delmodello contrattuale, che vedrà un nuovo incontro tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria proprio la settimana prossima: «Viaggiamo verso il 5% dell’inflazione. Sarà stata una dimenticanza di Tremonti, dal governo ci aspettiamo ragionevolezza». Critico pure il pubblico impiego, con Carlo Podda (Fp Cgil), che parla di accordo «più lontano». Anche il Pd, con Damiano e Bersani, sottolinea come i numeri decisi dal governo mettano a rischio il tavolo. Ma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi difende il Dpef. In particolare, la polemica si è sviluppata alla festa della Cisl di Levico, che ospitava il ministro, e dove Bonanni ha accusato l’esecutivo di non aver concordato il dato con i sindacati. Sacconi ha replicato che «non è esatto sostenere che il governo avrebbe dovuto raggiungere un’intesa con le parti sociali sull'inflazione programmata: il patto del '93 non prevedeva un accordo con il sindacato ma la consultazione». Poi il titolare del Welfare ha aggiunto che «fissare l'inflazione programmata all'1,7% risponde all'esigenza di fare un gioco di anticipo per contenere l'inflazione. Può essere comprensibile il giudizio espresso dal sindacato,ma da sempre la predeterminazione del tasso è un atto autonomo del governo, e corrisponde a un suo obiettivo, quello di contenere l'inflazione». Caustici i commenti del Pd: «Mentre si dice di voler dare qualcosa ai lavoratori - nota l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano - si fissa un tasso di inflazione così basso da non essere altro che la programmazione della perdita d'acquisto delle retribuzioni». L’ex titolare dello Sviluppo (oggi ministro-ombra Pd dell’Economia) Pierluigi Bersani aggiunge che «il recupero di un punto di Pil avverrà prevalentemente a carico di servizi locali e sanità: conti alla mano, questa manovra la pagano i consumi popolari e i servizi». E se Giorgio Cremaschi (Rete 28 aprile Cgil), preannuncia di voler chiedere alDirettivo Cgil di domani di mobilitarsi - «anche la Cgil da sola» - dal sindacato arriva un’altra accusa al governo, quella sui fondi relativi all’istruzione. Enrico Panini, segretario Flc Cgil, denuncia che «nella ricerca si cancellano gli enti preposti alla tutela dell'ambiente, e si subordina la nuova struttura al ministero dell'ambiente». «Nella scuola - prosegue - si spremono oltre 8 miliardi di tagli, compresi quelli contabilizzati per il 2012, con una riduzione di oltre 100 mila insegnanti e di 43mila lavoratori Ata». Infine, si ipotizza il «maestro unico per la scuola primaria e, per la secondaria, meno ore e meno materie per tutti, a partire dalle scuole destinate ai ceti più popolari». Panini critica anche le annunciate privatizzazioni delle università e i disagi dei precari.

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Le magie di Tremonti: inflazione programmata all'1,7%

m.fr.

dall'Unita.it del 22 giugno 2008

Giulio Tremonti si dimostra una vecchia volpe. Dopo essersi paragonato a Robin Hood e aver spacciato come grande novità l'elemosina elargita ai pensionati tramite "Carta della povertà", nel testo del Documento di programmazione economica e finanziaria (Dfef) ha inserito un dato palesemente irreale. Alla voce inflazione programmata infatti si legge: per l'anno in corso 1,7%. E addirittura si scande all'1,5% negli anni seguenti. Perché un così abnorme taglio rispetto al dato reale che ora viaggia oltre il 3,6%? La risposta è semplice: è su quella cifra che dal 1993 (accordo sulla concertazione Ciampi-sindacati) che si basano gli aumenti salariali nei contratti di lavoro. In un solo colpo dunque Tremonti risparmia soldi per il prossimo rinnovo del contratto degli Statali (la disponibilità a rinnovarli aveva già sorpreso i sindacati, ora se ne capisce il motivo) e ne fa risparmiare alle aziende. In più segue alla lettera i dettami della Banca centrale europea che chiede di evitare una spirale aumenti salariali- aumenti dell'inflazione. Damiano: così si taglia il potere d'acquisto dei salari Il tasso di inflazione programmata al 1,7% fissato dal governo «è una percentuale abbondantemente al di sotto dell'inflazione rilevata dall'Istat,ormai superiore al 3%, che è a sua volta inferiore alla crescita del costo dei beni di prima necessità delle famiglie: dai consumi alimentari,ai trasporti,all'energia»: lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano, sottolineando come si tratti di una scelta «paradossale». «È evidente che in questo modo mentre si dice di voler dare qualcosa ai lavoratori, e lo si fa in modo diseguale con una misura come quella della detassazione degli straordinari, si fissa un tasso di inflazione così basso - spiega Damiano - da non essere altro che la programmazione della perdita d'acquisto delle retribuzioni». «Tutto questo - conclude l'ex ministro del Lavoro - non mancherà di influenzare negativamente l'apertura del dialogo tra le parti sociali per la riforma del modello contrattuale che il governo con le sue scelte corre il rischio di far fallire». La Cgil: dalla finanza alle previsioni creative I sindacati hanno già denunciato il trucco. Per Agostino Megale, neo segretario confederale della Cgil «il dato è inaccettabile, si tratta di un trucco per controllare la spesa sociale». .

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Dalla Repubblica.it del 22 giugno 2008

Il segretario della Cgil alla Festa Nazionale della Cisl critica la scelta del governo di fissare l'inflazione programmata all'1,7%

Epifani: "I salari perderanno 1500 euro in tre anni" Tremonti: "Non è una scelta nostra. Rivolgetevi alla Banca Centrale Europea" Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani LEVICO - Con l'inflazione programmata fissata dal governo all'1,7%, gli stipendi perderanno circa 500 euro l'anno. Lo dice il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, all'indomani dell'analogo allarme lanciato dal leader della Cisl Raffaele Bonanni. Con l'inflazione programmata fissata dal governo all'1,7%, spiega il segretario della Cgil, "un salario di 25 mila euro perde 1.000 euro nel biennio, se poi per il terzo anno si continua così, si raggiunge una cifra vicina ai 1.500 euro". Epifani interviene nella giornata conclusiva della Festa nazionale della Cisl a Levico Terme (Trento). "Questo vuol dire - aggiunge - che il governo fa una scelta chiara, quella di abbassare esplicitamente il potere di acquisto di lavoratori e pensionati". Una scelta che però, obietta il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, non dipende dal governo, ma dalla politica economica europea, e in particolare dalla Bce, che in ogni occasione raccomanda di mantenere l'inflazione programmata entro il 2 per cento per evitare di dare il via a una rincorsa prezzi-salari che potrebbe portare il costo della vita alle stelle. "Se volete sapere perché l'inflazione programmata è stata fissata all'1,7 per cento - dice Tremonti, intervenendo a Levico Terme dopo Epifani - vi do un numero di telefono: componetelo, vi risponderà la Bce, e vi spiegherà qual è il motivo tecnico per cui ci chiede di inserire nei documenti di finanza pubblica questa indicazione. Bisogna stare tutti sotto al 2 per cento. Epifani si schiera apertamente con Bonanni anche sulla questione della riforma dei contratti di lavoro. Il segretario della Cisl ieri aveva detto di temere un effetto negativo della scelta del governo sull'inflazione programmata al tavolo di contrattazione per la riforma dei contratti. La scelta del governo "attenta" al confronto sui contratti, dice Epifani, "in questo senso: siccome c'è una interferenza sul salario, così come è stata una interferenza quella del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, con la deregolamentazione del mercato del lavoro, è evidente che, se Confindustria dovesse assumere queste politiche come spinta per le proprie posizioni, renderebbe assolutamente impervio il confronto. Se Confindustria dovesse avere la tentazione di seguire questa strada, io tenterei di dissuaderla". Per il leader della Cgil, "se, invece, Confindustria volesse realmente praticare quello che ha detto di voler fare allora il negoziato potrebbe avere un altro esito, ma questo significa assumere le proposte del sindacato". Anche il segretario del Pd Walter Veltroni nei giorni scorsi ha duramente contestato la scelta del governo di non intervenire in alcun modo con il Dpef a favore dei salari bassi. Infatti la scelta di fissare il tasso d'inflazione programmato all'1,7 per cento, decisamente al di sotto di quello reale (che attualmente viaggia su tassi superiori al 3 per cento) interviene su una situazione già fortemente deteriorata. (22 giugno 2008)

 
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