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giovedì 19 giugno 2008

.... ma aumentano gli autonomi irregolari

Il nero non demorde

Da "Il Manifesto" del 19 Giugno 2008

Mauro Ravarino

Diminuisce l’economia sommersa, cala il suo peso sul Pil,macresce il tasso di irregolarità tra i lavoratori indipendenti, in agricoltura e nei servizi. Lo rivela uno studio dell’Istat sul lavoro nero in Italia dal 2000 al 2006. Il peso massimo del sommerso nel 2001 sfiorava il 20% del Pil; dal 2002, invece, il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico ha evidenziato una positiva contrazione. Nel 2006 il valore era compreso tra un minimo del 15,3% (227 miliardi) e un massimo del 16,9% (250 miliardi). Sei anni prima le percentuali erano rispettivamente del 18,2 (217 miliardi) e del 19,5% (228 miliardi). Per quale motivo si è verificata una progressiva riduzione? Secondo l’Istat, principale responsabile è la sanatoria rivolta ai lavoratori extracomunitari: 647 mila sono stati regolarizzati da famiglie o da imprese. Nel 2004 gli effetti della santoria sono cessati e il valore aggiunto del sommerso è rimasto per lo più stabile, intorno al 6,5% del Pil. Il trend di «regolarizzazioni» dopo il boom sembra essersi bloccato: sono, infatti, seppur in cifre più ridotte, aumentate di nuovo le occupazioni non regolari. Se scomponiamo il «nero» prodotto nel 2006 notiamo che l’8,9% è dovuto alla sottodichiarazione del fatturato ottenuto con un'occupazione regolarmente iscritta nei libri paga, al rigonfiamento dei costi intermedi, all'attività edilizia abusiva e ai fitti in nero. Proprio a questi fattori l’Istat imputa il picco del 2001: insieme raggiungevano il 10,9% del Pil. Ritornando al 2006, il 6,4% del sommerso deriva espressamente dall'utilizzazione di lavoro non regolare e l’1,6% dalla riconciliazione delle stime dell'offerta di beni e servizi con quelle della domanda. È interessante poi rilevare come il peso del valore aggiunto differisca a seconda dei vari settori. In agricoltura, dove l’attività produttiva è frammentaria e stagionale, il fenomeno del lavoro nero è in crescita. Aumentano i lavoratori temporanei pagati alla giornata. Nel 2006, nell'ipotesimassima, il valore aggiunto sommerso nel settore agricolo ha toccato il 31,4% (8.5 milioni di euro). Più marginale il dato dell’industria: 10,4% (42milioni di euro). Nel terziario, dove il fenomeno lascia esente il settore pubblico, il valore aggiunto è del 20,9% (199 milioni di euro).Nei servizi il lavoro «nero» diventa davvero rilevante nel comparto relativo a commercio, alberghi e trasporti. È un panorama sostanzialmente diverso rispetto a sei anni prima quando in agricoltura risultava sommerso il 29,7%, nell'industria il 14% e nel terziario il 23,2%. L’indagine definisce non regolari tutte le prestazioni lavorative svolte senza il rispetto della normativa vigente in materia fiscale e contributiva. L’Istat ha stimato che nel 2006, su un totale di 24 milioni e 826 mila di lavoratori, 2 milioni e 969 mila non erano regolari. Dal 2000 sono aumentati gli occupati regolari, infatti, all’inizio decennio quelli in «nero» erano 3 milioni e 111 mila su un totale di 23. 412 occupati. Si è verificata una diminuzione del 4,6%. Il tasso d'irregolarità (calcolato come incidenza delle unità di lavoro non regolari sul totale elle unità di lavoro) si attesta intorno al 12% (13,3% nel 2000). Il tasso diminuisce tra le unità di lavoro dipendenti ma cresce tra quelle indipendenti dall'8,5% al 9,2%. E qui suona il primo campanello d’allarme, che risquilla quando si tratta di categorie di lavoratori. Aumentano, infatti, gli irregolari residenti (da 1,540 milioni nel 2000 a 1, 614 nel 2006), seppur diminuiscano gli stranieri irregolari non residenti: 352 mila nel 2006 (656 mila nel 2000). Infine, le attività plurime non dichiarate registrano un pericoloso ritmo di crescita: da 915 mila unità di lavoro nel 2000 sono passate a unmilione nel 2006

 
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