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La medicina degli affari: un tanto al chilo PDF Stampa E-mail
mercoledì 11 giugno 2008
IL MANIFESTO - 11 giugno
SALUTE
Ammalati di miliardi
Una ricerca conferma che il «modello lombardo» privilegia i posti letto delle cliniche private
La vicenda della clinica Santa Rita di Milano è un caso esemplare di truffa omicida e chiama in causa tutto un sistema ormai compromesso che paga la malattia invece di promuovere la salute.  E' soprattutto in Lombardia che la sanità privata continua ad aumentare la propria sfera di influenza, come dimostrano le cifre di uno studio su costi e prestazioni
Luca Fazio
MILANO

La clinica Santa Rita è davvero la clinica degli orrori? Oppure, anche se è difficile trovare medici disposti ad ammetterlo, in un sistema che paga la malattia ormai è inevitabile che strutture private e pubbliche cerchino di aumentare il numero delle prestazioni inutili infierendo sui corpi dei cittadini? Fulvio Aurora, vicepresidente di Medicina Democratica, parla apertamente di «truffa omicida in un contesto truffaldino». E' questa la sua definizione del cosiddetto «modello lombardo di sanità», un vanto ancora oggi per il presidente Roberto Formigoni, che continua a ritenerlo il migliore tra quelli possibili, nella presunzione che altrove sia sicuramente peggio. Può darsi. Ma non basta.
Ma quello che Formigoni non può far finta di non sapere è che la giunta regionale lombarda, accreditando indiscriminatamente tutta l'offerta ospedaliera privata, ha attirato investitori e scatenato la concorrenza tra le strutture sanitarie per accaparrarsi miliardi di euro di denaro pubblico, con ogni mezzo necessario. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: aumento vertiginoso dei volumi di affari della sanità privata e decine e decine di episodi di comportamenti illeciti riscontrati dalla magistratura (sono 35 le cliniche lombarde già finite sotto inchiesta, e proprio in queste ore sono in corso accertamenti di carattere economico in altre dieci strutture). Fenomeni criminosi che chiamano in causa il finanziamento del Sistema sanitario nazionale che si basa sulla remunerazione per prestazione (Drg): una struttura viene rimborsata in base al valore delle prestazioni erogate. Più sono i falsi tumori maligni operati, come ha detto il professor Umberto Veronesi, più sono i soldi incassati dalla struttura. E non è un caso se il privato in Lombardia continua ad aumentare la sua sfera di influenza, pur costando mediamente più del pubblico per «peso» dei Drg dichiarati e per numero delle prestazioni registrare. Roberto Formigoni si ostina a dire il contrario, ma ci sono dati che al di là della cronaca (nel 2003 la Regione ha concesso 95 nuovi posti letto proprio alla Santa Rita nonostante le contestazioni) parlano chiaro sul rapporto distorto tra pubblico e privato in Lombardia.
Lo studio è stato curato da Giuseppe Landonio, ex oncologo e consigliere comunale milanese di Sinistra democratica. Le strutture di ricovero pubbliche iscritte al registro regionale sono passate da 117 a 112 nel periodo 2002-2006; nello stesso periodo, invece, le strutture private accreditate sono passate da 79 a 104. Ancora più consistente il divario tra ambulatori pubblici (da 176 sono scesi a 159) e privati (da 233 sono passati a 324). Mediamente si tratta di un aumento uniforme su tutto il territorio lombardo del 30% delle cliniche private, con alcune anomale eccezioni: a Bergamo sono passate addirittura da 24 a 45 mentre le pubbliche sono rimaste 24, a Cremona da 12 a 29 contro le 9 pubbliche, a Lodi da 3 a 10 contro le 5 pubbliche. Nella provincia di Milano ci sono 290 centri privati e 392 pubblici.
Un altro dato interessante riguarda il tasso di ospedalizzazione per Asl. Il dato medio sui ricoveri dei lombardi negli anni si è attestato attorno ai 150 per 1.000 abitanti, eppure si assiste a una progressiva diminuzione dei ricoveri. Tutta salute? Non proprio, secondo la letture di Fulvio Aurora, di Medicina Democratica. «Questa diminuzione - spiega - viene recuperata dalle strutture residenziali per anziani, gli ospedali cercano di dimettere il paziente il più velocemente possibile e non a caso sono state aperte molte residenze per anziani: in Lombardia abbiamo 53 mila posti letto, anche quelli sono luoghi dove vengono curati, ma questa volta a pagamento». Viceversa, il tasso di «day hospital» ha superato di molto la media indicata come ottimale, per cui sembra evidente che questo tipo di ricovero potrebbe essere sostituito con semplici prestazioni ambulatoriali. Questi ricoveri fino a un giorno, inoltre, sono molto più numerosi nelle cliniche private (26% del totale) che nel pubblico (14%).
Moltissimi lombardi, nonostante la sanità sia gratuita e mediamente di buon livello, scelgono di pagare il ricovero di tasca propria, sia nel pubblico che nel privato: per abbattere i tempi di attesa, per essere trattati meglio durante la degenza e per avere un rapporto privilegiato con un medico (39.397 pazienti nel 2006).
Delicata, considerate le notizie degli ultimi giorni, è l'analisi del dato sui decessi in ospedale (2,44% la media lombarda, nel pubblico 2,73% e nel privato 1,79%). Perché questa differenza? Significa che le patologie più gravi di solito vengono curate nel pubblico, e che quindi il privato ha costi di gestione inferiori, per le strutture e la capacità di intervento.
Il business della riabilitazione ormai è appannaggio esclusivo della sanità privata: nel pubblico ci sono 2.458 posti letto, nel privato 7.347 (33,46% contro 66,54), e l'Istituto don Gnocchi, di proprietà della Compagnia delle Opere amica dello splendido Formigoni, fa la parte del leone.
Se il «cliente» del modello lombardo non è tenuto a conoscere dati e statistiche, certo non può essere indifferente ai tempi di attesa per i ricoveri. Sono lunghi, troppo lunghi, anche per le neoplasie. Mediamente tre mesi per una cataratta, sedici giorni per una neoplasia mammaria, più di tre mesi per una protesi all'anca...
Tra le tante cifre che mettono a confronto la spesa per la sanità pubblica e privata in Lombardia, una in particolare interessa i «clienti» più poveri: le cure odontoiatriche. Nelle casse dei 6.440 studi dentistici registrati, ogni anno i cittadini riversano 3 miliardi e 200 milioni di euro, e zero euro (0) nelle casse della sanità pubblica. «Questo - commenta Aurora - è uno dei motivi di impoverimento della popolazione anziana».
Insomma, il modello non funziona, e non solo quello lombardo. Tutti (quasi tutti) a gran voce oggi dicono basta, «bisogna abbandonare il mercato e tornare alla cura per premiare la promozione della salute e non la malattia» (Cgil Lombardia). In ballo, solo in Lombardia, ci sono 25 miliardi e 262 milioni di euro all'anno: 15.842 destinati al pubblico, 9.420 alle strutture private. Politici, medici, sindacalisti, operatori della sanità, chi se la sente di abbandonare questo mercato?
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IL MANIFESTO - 10 giugno
UN TANTO AL CHILO
Decine di operazioni inutili, fatte solo per incassare i rimborsi della regione. A Milano 14 arresti in una clinica privata dove la salute era una semplice merce. Tra le accuse, omicidio e lesioni. Un «limpido» esempio di sanità privata.
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LA MEDICINA DEGLI AFFARI
Guglielmo Ragozzino
Le accuse sono serie: omicidi crudeli, lesioni gravissime, truffe al Servizio sanitario nazionale. Alla clinica Santa Rita di Milano sono arrivati 14 ordinanze di custodia cautelare per medici primari e per il titolare, un facoltoso notaio. Ad agire è stata la guardia di finanza; e si è saputo che senza intercettazioni telefoniche non si sarebbe arrivati ad alcun risultato. Milano presenta di nuovo un doppio profilo: sono in gioco il diritto e la civiltà.
In primo luogo è messa in discussione la salute. Si direbbe che essa non sia più il fine di una clinica, chiedendo compensi esorbitanti che solo malati di famiglie abbienti possono sopportare. E curando alla meno peggio i non solventi. Oggi si cambia. Il giuramento di Ippocrate non vale per i ricchi né per i poveri. I primi avranno più televisione, camera singola, servizi a quattro stelle, conforto dei parenti. Le cure invece, spesso le anti-cure, saranno uguali per tutti. In quella clinica secondo le accuse, tutti i corpi sono oggetti, materia da trattare in modo conveniente, o da eliminare in termini economicamente vantaggiosi.
E' insomma invalso un atteggiamento ancora più avido di quello di un tempo. Il rapporto economico instaurato è ormai tra clinica e Servizio sanitario nazionale, tra clinica e assicurazioni. Si tratta di sfruttare al massimo i corpi e poi espellerli. Meglio vivi che morti, perché potranno servire un'altra volta, ma anche morti, va bene lo stesso, una volta esaurita la serie di esami costosi spesso inutili e di operazioni crudeli.
Sembra impossibile che tutto questo delirio sia messo in funzione per aumentare da 1.700 a 27.000 euro il compenso mensile dei medici. Le cifre sembrano incongrue entrambe: una troppo bassa, l'altra alta; ma cosa sappiamo davvero della medicina moderna? E poi, quale delirio? Dai tempi di Knock e del «Trionfo della medicina», il compito del medico non è quello di curare, ma di dare vita alla malattia, coltivandola sempre meglio, sempre più costosa.
Nel secolo scorso, negli anni del «Dottor Knock», questo testo - teatro o film - era considerato un crudele apologo ideato per mettere sul chi vive la società, affinché essa allontanasse i medici cattivi e imparasse di nuovo a curarsi. Ora invece quella corruzione appare del tutto possibile, forse generalizzata. La messa in vendita di tutto, ha investito anche i corpi umani, le vite delle persone più deboli; e tutti, prima o dopo, saremo deboli e bisognosi di cure. Tutto si vende, tutto ha un cartellino del prezzo. Un corpo vivo si può tagliare, ricucire, ritagliare; e lo stato paga. Oppure nel caso dei più benestanti, è l'assicurazione a pagare. La clinica incassa e se la malattia vince o se la malattia perde, non è poi così importante, tenendo conto di bilancio annuale e dividendo. Basta che a un certo punto qualcuno paghi la «cura». L'esito interessa al massimo qualche amico, qualche familiare di quel corpo in appalto. Le lacrime sono fuori corso.
C'è poi la questione delle intercettazioni. Il nostro timore è che i poveri corpi di questo Grand Guignol (lo splatter dei tempi di Knock) siano oltraggiati ancora una volta: presi a pretesto di una battaglia altrui.
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CORRIERE.it – 9 giugno
"OPERAZIONI INUTILI": ARRESTATI 13 MEDICI DI UNA CLINICA PRIVATA MILANESE
Inquirenti: «I pazienti erano macchine per fare soldi»
L'inchiesta iniziata nel 2007 riguarda presunti rimborsi gonfiati
Truffa e lesioni, 14 arresti alla Santa Rita
In manette anche il direttore sanitario
Tra le accuse cinque omicidi aggravati e interventi non necessari: come l'asportazione di un seno a una 18enne
MILANO - La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato 13 medici e il titolare della casa di cura milanese Santa Rita, struttura privata ma convenzionata con il Servizio sanitario nazionale. Le 14 ordinanze di custodia cautelare, delle quali due in carcere e le altre ai domiciliari, sono state firmate dal gip Micaela Curami su richiesta dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, titolari delle inchieste sulla nuova «sanitopoli» milanese che riguarda presunti rimborsi gonfiati per un totale di circa 2 milioni e mezzo di euro, denaro sequestrato insieme a circa 4mila cartelle cliniche. Destinatari 13 medici, tra cui l'ex direttore sanitario della Santa Rita, e il rappresentante legale nonché socio di maggioranza della struttura, il notaio Francesco Paolo Pipitone. Anche la clinica in qualità di ente giuridico è indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

PRIMARIO E AIUTO IN CARCERE - È il primario della Chirurgia Toracica della clinca Santa Rita, il dottor Pierpaolo Brega Massone, una delle due persone destinatarie dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano sui rimborsi gonfiati nella struttura sanitaria milanese. L'altra persona per il quale il gip Micaela Curami ha disposto il carcere è uno dei più stretti collaboratori del primario, il dottor Pietro Fabio Presicci.

TUTTI GLI ALTRI ARRESTATI - Oltre a Pier Paolo Brega Massone e Pietro Fabio Presicci che sono finiti in carcere, sono stati disposti gli arresti domiciliari per le seguenti persone: Paolo Francesco Pipitone, socio unico e legale rappresentante della casa di cura; Sampietro Maurizio, direttore sanitario fino al maggio 2007; Renato Scarponi, capo equipe presso l'Unità Operativa di Ortopedia; Merlano Gianluca, vice direttore sanitario dal 2 novembre 2005 fino al maggio 2007; Mario Baldini e Paolo Regolo responsabili d'equipe presso l'Unità Operativa di Neurochirurgia; Maria Pia Pedesini, responsabile d'equipe dell'Unità Operativa di Urologia; Augusto Vercesi, responsabile dell'Unità Operativa di Urologia; Giuseppe Sala, responsabile dell'Unità Operativa di Anestesia; Giorgio Raponi, responsabile d'equipe presso l'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria e la sua assistente Eleonora Bassanino e Marco Pansera componente dell'equipe di chirurgia toracica.

OMICIDIO AGGRAVATO - C'è anche l'omicidio aggravato dalla crudeltà tra le 90 accuse totali contestate a un paio di medici destinatari delle ordinanze delle custodie cautelari. A vario titolo le altre accuse vanno dalle lesioni gravissime alla truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale fino al falso. L'accusa di omicidio aggravato si riferisce a cinque pazienti, anziani in condizioni di forte debilitazione, operati nonostante non fosse necessario. Secondo le indagini, in conseguenza dell'intervento i cinque sono morti. Il reato di lesioni gravissime si riferisce invece a operazioni ritenute dagli inquirenti inutili, su malati terminali o comunque con prognosi infausta.

IL PM AVEVA CHIESTO IL CARCERE PER TUTTI GLI INDAGATI - La procura di Milano, pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella, aveva chiesto la misura della custodia cautelare in carcere per 14 indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita, dove insieme alla truffa al servizio sanitario nazionale sono contestati anche cinque omicidi di pazienti. Ma il gip Micaela Serena Curami ha attenuato la richiesta di misura per 12 degli indagati concedendo il beneficio degli arresti domiciliari.

MAMMELLE ASPORTATE - Tra gli episodi contestati anche una decina di casi di pazienti con tubercolosi curati con l'asportazione del polmone. Proprio per far luce su questi episodi lo scorso anno l'Asl di Milano aveva creato una commissione d'inchiesta e sospeso l'accreditamento col Ssn per il reparto di chirurgia toracica della clinica. In altri casi sarebbero state asportate mammelle a donne in giovane età, compresa una ragazza di 18 anni, senza motivo, quando sarebbe bastata la semplice asportazione di un nodulo. Una donna di 88 anni affetta da tumore, sarebbe stata operata 3 volte in tre mesi (con un rimborso di 12 mila euro a intervento), quando sarebbe bastato un solo intervento. In molti casi il consenso all'intervento non sarebbe stato firmato dai pazienti e l'operazione eseguita anche contro il parere del medico curante. Complessivamente gli indagati sono 18.

INTERCETTAZIONI - «L'utilizzo delle intercettazioni è stato fondamentale per l'inchiesta perché gli indagati parlano in modo esplicito della necessità di operare per guadagnare» spiegano i pm Pradella e Siciliano, sottolineando che per quanto riguarda l'aspetto economico sono state intercettate numerose conversazioni che «colpiscono in quanto l'interesse remunerativo è subordinato all'interesse per il paziente». Dello stesso avviso il colonnello della Guardia di Finanza Cesare Marangoni che ha condotto le indagini, secondo il quale senza le intercettazioni «non si sarebbero individuati anche i casi di omicidio volontario». In alcuni casi presi in esame lo stipendio dei medici, che era di meno di 2mila euro, grazie al sistema architettato per gonfiare i rimborsi, arrivava anche a 27mila euro mensili.

INCHIESTA AVVIATA NEL 2007 - L'inchiesta, che riguarda la clinica situata in via Jommelli, è cominciata nella primavera del 2007. Le Fiamme gialle avevano sequestrato migliaia di cartelle cliniche su richiesta dei pm, ritenute non veritiere o comunque alterate in modo tale da permettere rimborsi maggiori rispetto a quelli dovuti.
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ANSA – 9 giugno
MEDICI ARRESTATI PER OMICIDIO E CRUDELTA'
di Francesca Brunati
MILANO - Interventi chirurgici non necessari a pazienti molto anziani o a malati terminali ad alto rischio per la loro vita e che, in cinque casi, si sono conclusi con la morte. Operazioni a giovani donne che, senza l'esistenza di indicazioni, da un giorno all'altro si sono ritrovate senza un seno. E tutto per far figurare che alla casa di cura Santa Rita le sale operatorie funzionavano a pieno ritmo, le patologie trattate erano delicate.

Ed ottenere così "drg pompatissimi" rimborsi indebiti per circa due milioni e mezzo di euro e guadagni illeciti. E' una sorta di clinica degli orrori quella descritta nel provvedimento del gip di Milano Micaela Curami che oggi ha disposto l'arresto di 13 medici e del titolare della casa di cura milanese finita al centro di un'indagine (in totale gli indagati sono 18) condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, titolari di una serie di inchiesta sulla nuova sanitopoli milanese.

Così questa mattina sono finiti in carcere Pier Paolo Brega Massone, fino a qualche mese fa responsabile del reparto di chirurgia toracica della casa di cura e Pietro Fabio Presicci uno dei suoi collaboratori. I domiciliari sono, invece, stati disposti per Pipitone che è anche legale rappresentante della casa di cura (é indagata come ente giuridico) per Maurizio Sampietro e Gianluca Merlano, rispettivamente ex direttore sanitario ed ex vice direttore sanitario. E ancora per Augusto Vercesi e Giuseppe Sala primari di Urologia e Anestesia, per Renato Scarponi, capo equipe dell'ortopedia e Mario Baldini e Paolo Regolo responsabili d'equipe in neurochirurgia; per Maria Pia Pedesini, medico urologo, Giorgio Raponi, responsabile dell'equipe dell'otorinolaringoiatria, per la sua assistente Eleonora Bassanino e per Marco Pansera, altro collaboratore di Brega massone. Le accuse a vario titolo vanno dall'omicidio volontario aggravato dalla crudeltà (contestato a Brega e Presicci per 5 casi) e dall'aver agito per percepire i profitti, alle lesioni gravi e gravissime (88 casi accertati), dalla truffa ai danni del servizio sanitario nazionale fino al falso ideologico.

Accuse pesanti quelle mosse dai pm e dal gip Curami che, dopo aver esaminato le consulenze tecniche, le intercettazioni e tutto il materiale raccolto in un anno e mezzo di indagini, non ha potuto non ammettere che il quadro delineato "lascia effettivamente sbalorditi". Sbalorditi anche per la "mancanza di ogni considerazione per il paziente e per la sua sofferenza", per quegli interventi chirurgici definiti inutili ed "estremamente" pericolosi, oppure catalogati "solamente come puro accanimento terapeutico". Interventi spezzettati come é accaduto a un'anziana con un tumore alla mammella che, invece di un'unica operazione risolutiva, è stata portata in sala operatoria per ben tre volte. Oppure interventi "avventati" o "inspiegabili, come l'asportazione di polomomi o di lobi di polmoni per chi aveva la tubercolosi (o una semplice pleurite) o la quadrantectomia mammaria a una giovane di 28 anni che non aveva un carcinoma ma solo una fibrosi.

A questo si aggiunge la prassi (accertata per il 2005 e il 2006) di alterare le cartelle cliniche per far lievitare i codici di rimborso (i drg). E lo "scarso interesse mostrato nei confronti del paziente" viene a galla anche da un dialogo intercettato in cui Scarponi, definito da una collega "macchina da guerra", non si fa scrupoli per reimpiantare una protesi non sterilizzata su un novantenne, o in un'altra conversazione in cui Brega Massone insiste, inutilmente, con i colleghi dell'ospedale San Carlo per operare una ultranovantenne al seno. Infine, indicativo di come alla clinica si facevano affari - tant'é che è stato appurato che i medici alla fine del mese potevano anche trovarsi stipendi di decine di migliaia di euro - sono le parole di un medico, Arabella Galasso, intercettata, che riguardano Pipitone, "l'ispiratore" del sistema:"Prenderà i più delinquenti del mondo che gli faranno guadagnare miliardi nel calcolo delle probabilità ... se anche li cascano la colpa è dei medici e lui viene fuori pulito" e che " quando un chirurgo è pagato a prestazione, se vuole guadagnare deve fare più prestazioni".

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CRONACAQUI.it - Milano – 9 giugno
Diciotto persone fisiche indagate di cui quattordici arrestate oggi
CLINICA SANTA RITA: 3800 TRUFFE SU 4MILA CARTELLE CLINICHE CONTROLLATE
PIOLA - Sono 3.800 le truffe contestate dai pubblici ministeri Grazia Pradella e Tiziana Siciliano al proprietario e ai tredici medici della clinica Santa Rita arrestati nell'ambito di un'indagine aperta nel 2007. Il conteggio delle truffe, per un valore complessivo calcolato in 2,5 milioni di euro, è circoscritto alle 4mila cartelle cliniche di altrettanti pazienti analizzate dalle Fiamme Gialle e riferite agli anni 2005-2006. Solo un campione, se si considera che la clinica nello stesso periodo ha un afflusso pari a 50mila persone con una media di circa 80 al giorno.

La casa di cura è una struttura privata a indirizzo polispecialistico e opera sia in regime di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale,
sia in regime privatistico. In regime convenzionato, è previsto un rimborso delle prestazioni erogate con il sistema dei Diagnosis Relalated Group (Drg, raggruppamenti omogenei di diagnosi), con la trasformazione di un atto clinico complesso in un valore simbolico. Ovviamente, più complesso è l'atto clinico, più alto è il valore economico.

Da qui le truffe contestate al termine dell'analisi delle cartelle cliniche sequestrate nei reparti di riabilitazione, oculistica e chirurgia toracica. I consulenti medici dei magistrati hanno notato che l'ospedale, che ha 276 posti letto, effettuava ricoveri in misura molto superiore rispetto ad altri ospedali con un maggior numero di letti. Hanno poi osservato che i codici utilizzati per rendicontentare i ricoveri non erano quelli corrispondenti all'assistenza sanitaria effettivamente erogata: nel chiedere il rimborso, si utilizzavano codici (Drg) relativi a interventi retribuiti in maniera superiore rispetto a quelli effettivamente eseguiti.

L'analisi delle cartelle ha poi fatto emergere "episodi di accanimento chirurgico giustificati unicamente per fini economici", hanno rilevato i periti. Perché alcuni dei medici poi arrestati, definiti delle "macchine da soldi" dagli inquirenti, ricevevano una percentuale sul valore del Drg rendicontato. Anomalie sono state riscontrate nel reparto di chirurgia toracica anche dai Noc dell'Asl, preposti ai controlli sulle cliniche convenzionate.

Al punto che hanno sospeso la convenzione. Sul fronte della magistratura, a questo punto dell'inchiesta ci sono 18 persone fisiche indagate, di cui 14 arrestate oggi. Le accuse per tutti sono di truffa aggravata e falso in atto pubblico. Al primario e i due vice del reparto di chirurgia
toracica sono contestati anche l'omicidio volontario e le lesioni gravissime. La società che gestisce l'ospedale, la Santa Rita spa, risponde invece come persona giuridica della responsabilità degli enti per i reati commessi dai propri dipendenti.
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CRONACAQUI.it - Milano – 9 giugno
TRUFFA AL SERVIZIO SANITARIO: BUFERA SULLA CLINICA MILANESE SANTA RITA
Arrestato il primario di Chirurgia Toracica e uno dei suoi più stretti collaboratori
GM
PIOLA - Emergono particolari inquietanti nell'inchiesta, avviata nella primavera 2007, che vede nel mirino dei magistrati la casa di cura Santa Rita, in zona Piola a Milano. C'è anche l'omicidio aggravato dalla crudeltà tra le accuse contestate a un paio di medici destinatari delle ordinanze delle custodie cautelari in carcere o ai domiciliari che la Guardia di Finanza sta eseguendo in queste ore. A vario titolo le altre accuse vanno dalle lesioni gravissime alla truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale fino al falso.

L'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà e dall'aver agito per percepire il profitto si riferisce a cinque casi di pazienti, in particolare anziani in condizioni di forte debilitazione, operati nonostante non fosse necessario.

Secondo le indagini in conseguenza dell'intervento i cinque sono morti. Il reato di lesioni gravissime, si riferisce invece a operazioni ritenute dagli inquirenti inutili su malati terminali o comunque con prognosi infausta.

Al momento sono in corso di esecuzione arresti a carico di 14 medici.

Uno degli arrestati è il dottor Pierpaolo Brega Massone, primario di Chirurgia Toracica della clinica Santa Rita. Arresto da ricondurre ai rimborsi gonfiati. In carcere, su disposizione del gip Micaela Curami, anche uno dei più stretti collaboratori del primario, il dottor Fabio Presicci.
 
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