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Nuovo modello contrattuale: una strategia padronale... che viene da lontano PDF Stampa E-mail
lunedì 09 giugno 2008
"Considereremo la base del confronto con i sindacati il documento del 2005, che andrà riaggiornato considerando gli sviluppi (leggi i risultati positivi per i padroni) dell'accordo raggiunto nel luglio 2007 con il Governo Prodi". Così il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, riassume i contenuti dell'incontro del comitato tecnico per le relazioni industriali di Confindustria che si è riunito stasera per circa due ore e mezza presso la sede dell'associazione degli industriali di Bergamo per discutere le linee e la strategia della "piattaforma" con cui gli imprenditori si presenteranno martedì prossimo all'incontro con i leader dei sindacati confederali sul nuovo modello contrattuale.  All'incontro hanno partecipato, oltre al neopresidente Emma Marcegaglia, una ventina di esponenti tra i vertici delle maggiori associazioni di categoria e territoriali, da Federmeccanica a Federchimica. Bombassei ha spiegato che durante la riunione è stato ascoltato il parere di tutti "per portare avanti una strategia comune". Una strategia che, come ricordato dallo stesso Bombassei, non ha nulla di improvvisato. E’ semmai il frutto di una tenace determinazione a “praticare l’obiettivo” avendo ben presente i propri interessi “ di classe”.
L’esatto opposto della strategia portata avanti da CGIL-CISL e UIL che al posto di ascoltare il parere dei lavoratori di cui hanno assunto il “monopolio” della rappresentanza cercano il “riconoscimento” del loro ruolo nel “campo avversario”, quello dei padroni appunto. Le lavoratici ed i lavoratori, in questo scenario, sono “carne da macello” senza diritto di parola. Una distanza incolmabile separa ormai i veri protagonisti della trattativa, i vertici dei sindacati confederali, dai destinatari degli accordi che ne scaturiranno, i lavoratori dipendenti. Un’accelerazione poderosa all’interno del lungo percorso di progressiva “espropriazione” delle lavoratici e dei lavoratori dal diritto a decidere collettivamente, luogo di lavoro per luogo di lavoro, del proprio futuro. Una corsa contro il tempo dettata dalla coscienza che la crisi di rappresentanza potrebbe “precipitare” e che solo la chiusura rapida di un’intesa, che lasci ai soli legittimati a decidere la parte di semplici spettatori, è garanzia di riuscita dell’intera operazione. Un’operazione che si configura sempre più come un “finale” di partita che prevede un solo vincitore: il padronato. Lo stesso percorso truffaldino messo in atto con il referendum sull’accordo del 23 luglio del 2007 appare “incompatibile”. Le dichiarazioni di Epifani, Bonanni e Angeletti su di un fantomatico percorso assembleare di confronto con i lavoratori che si starebbe svolgendo positivamente non sono altro che il necessario travisamento della realtà per presentare come democratico un percorso autoritario che ha partorito nelle “segrete stanze” il documento della resa alle ragioni del profitto dell’impresa.
Rileggere il documento di Confindustria del 2005 rappresenta un utile esercizio per cogliere quanto sia andata avanti la progressiva ”colonizzazione” delle segreterie di CGIL-CISL e UIL.
Al riguardo pubblichiamo un breve stralcio che anticipava pericolosamente quanto, in forma un poco più velata e con le dovute “attualizzazioni”, viene detto nel documento con cui Epifani, Bonanni e Angeletti si presenteranno all’incontro con Marcegaglia il prossimo 10 giugno:

- al contratto collettivo nazionale di settore continua ad essere affidato il compito di definire la dinamica dei trattamenti economici minimi per ciascun livello di inquadramento professionale dovendosi ulteriormente specificare che l’obiettivo mirato alla salvaguardia del potere d’acquisto delle retribuzioni non rappresenta un automatismo bensì costituisce, per l’appunto, un obiettivo da considerare unitamente alle tendenze generali dell’economia e del mercato del lavoro, al raffronto competitivo ed agli andamenti specifici del settore, ivi compreso l’andamento delle retribuzioni di fatto;
-il contratto nazionale di settore, quindi, determina gli aumenti dei minimi tabellari in coerenza con i tassi di inflazione programmata da applicare sulle voci retributive determinate nel contratto nazionale medesimo. Ne consegue anche la necessità di ridefinire le tempistiche della contrattazione al fine di evitare la sovrapposizione dei cicli negoziali;
- la contrattazione di secondo livello con contenuti economici, aziendale o alternativamente territoriale, laddove già prevista, e da svolgersi secondo le prassi in atto, deve conseguire un’effettiva variabilità dei premi in funzione dei risultati ottenuti nella realizzazione di obiettivi concordatifra le parti;
- la contrattazione di secondo livello, inoltre, si esercita tra i soggetti, nelle sedi, nei tempi e per le materie stabiliti dalla contrattazione nazionale.

Per chi volesse rinfrescarsi la memoria ripubblichiamo in allegato il testo integrale del documento citato da Bombassei dal titolo
RELAZIONI INDUSTRIALI PER UNA MAGGIORE COMPETITIVITÀ DELLE IMPRESE, LO SVILUPPO DELL’OCCUPAZIONE E LA CRESCITA DEL PAESE
LE PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA
22 SETTEMBRE 2005
 
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