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"Fannulloni di stato" per decreto legge PDF Stampa E-mail
domenica 01 giugno 2008
Image Tribunali militari, il governo si tiene i “fannulloni”
Il Consiglio dei ministri, riunitosi il 30 maggio scorso ha prorogato i termini per la soppressione di alcuni tribunali militari. E così i magistrati militari saranno “costretti” a prorogare il loro “dolce far niente” forzato, condizione che si è accentuata in particolare dopo l´abolizione della leva obbligatoria. La clamorosa denuncia viene proprio da un gruppo di magistrati militari.
Con la soppressione di alcuni Tribunali militari, norma contenuta nella finanziaria approvata nella scorsa legislatura, si sarebbero potuti risparmiare, già nel 2008, 848 milioni di euro. Ma non si tratta solo di uno spreco di risorse oggettivo in corso da anni (106 magistrati militari per un totale di 160 reati nel corso di tutto il 2007), i magistrati militari e il personale di cancelleria presente in questi tribunali avrebbero infatti potuto svolgere il loro lavoro all’interno dei tribunali civili.
La dimostrazione che le dichiarazioni del ministro Brunetta, uno dei principali artefici della campagna di stampa diffamatoria tesa a criminalizzare in maniera indiscriminata i dipendenti pubblici, sono pura propaganda! I dipendenti, al di là dei casi singoli su cui la stampa costruisce titoli cubitali, spesso e volentieri sono, come in questo caso, “oggetto” di decisioni e disposizioni prese ai livelli superiori.
Un esempio ci viene proprio dal caso sopra citato. Al riguardo pubblichiamo un articolo dal sito WWW.GRNET.it

I GIUDICI MILITARI: NOI, COSTRETTI A FARE I FANNULLONI
ALBERTO CUSTODERO

ROMA - «Siamo diventati fannulloni di Stato per decreto legge, pagati dai soldi dei contribuenti per non lavorare». È, questa, la clamorosa denuncia di un gruppo di magistrati militari che, per effetto di un decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri, vedranno slittare il loro passaggio ai ranghi della magistratura ordinaria. E saranno costretti a un "dolce far niente" forzato, condizione che si è accentuata in particolare dopo l´abolizione della leva obbligatoria. Per rendersi conto della loro inattività, basti pensare che, su cento magistrati militari in tutta Italia, i procedimenti giudiziari pendenti sono 160, in media poco più di uno a testa.
È la prima volta che dipendenti pubblici con stipendi ragguardevoli (da 5 a 10 mila euro al mese) non solo riconoscono e ammettono di essere fannulloni. Ma addirittura protestano, accusando il governo di tenerli in quelle condizioni di inattività lavorativa. Il tutto, nel pieno di una polemica sui fannulloni del pubblico impiego che in molti a gran voce vorrebbero licenziare.
Lo strano destino professionale dei magistrati militari ha avuto inizio nel 2007, quando la Finanziaria del governo Prodi ha soppresso 9 tribunali militari, disponendo il transito, a partire dal prossimo primo luglio, di una cinquantina di pm e giudici (su un totale di cento) alla magistratura ordinaria. La chiusura degli uffici divenuti inutili e inattivi avrebbe comportato, secondo una stima del precedente governo, un risparmio di 848 milioni di euro per quest´anno (risparmio che quindi non ci sarà più), e di 1 miliardo e 340 milioni per il 2009. Tutto era pronto per il passaggio dei magistrati militari ai ranghi ordinari: il Csm e il Consiglio di magistratura militare avevano già pronte le nomine per i nuovi incarichi con decorrenza primo luglio. Ieri, però, la doccia fredda: tutto rinviato da Palazzo Chigi a fine anno.
La reazione dei magistrati militari, che non esitano ad ammettere di «non avere nulla da fare in ufficio», è stata una lettera di protesta indirizzata a tutto il governo.
«La completa mancanza di lavoro - si legge nella lettera indirizzata a Berlusconi da una trentina di "toghe" militari - umilia la nostra dignità di magistrati che non vogliono continuare a essere dei veri e propri fannulloni di Stato». E ancora: «Quali magistrati che non vogliono assolutamente continuare a guadagnare lo stipendio senza lavorare, e che speravano di potere dal primo luglio guadagnarsi onestamente lo stipendio smettendola di essere un costo improduttivo per la nazione, non possiamo accettare di buon grado una proroga così prolungata».
É il pm torinese Paolo Scafi, dell´Associazione nazionale magistrati militari (avrebbe preso servizio in procura a Torino il primo luglio), a raccontare, un po´ provocatoriamente, lo stato di umiliazione in cui sono costretti a vivere i magistrati degli uffici giudiziari militari. «Il personale amministrativo - ha dichiarato Scafi - è costretto a essere presente in ufficio dove, però, non fa niente. Noi magistrati, non avendo l´obbligo della presenza, siamo pagati per starcene a casa. Io inganno il tempo a fare sport, in canoa sul Po, un collega preferisce la bicicletta». In attesa di lavorare.
 
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