Home arrow rassegna stampa arrow DAL TAGLIO ALL'ICI ALLA RINEGOZIAZIONE DEI MUTUI, TUTTO QUELLO CHE C'È NEL DECRETO FISCALE
DAL TAGLIO ALL'ICI ALLA RINEGOZIAZIONE DEI MUTUI, TUTTO QUELLO CHE C'È NEL DECRETO FISCALE PDF Stampa E-mail
domenica 25 maggio 2008

IL MANIFESTO - 24 maggio ATTENZIONE, L'ICI È UNA TASSA CHE REDISTRIBUISCE REALMENTE

Francesco Raphael Frieri*

La tassa più odiata degli Italiani esce finalmente di scena, almeno quella sul 98% delle prime case (quelle classificate come «A1», «A8» e «A9» sono meno del 2%). L'Ici era entrata in vigore dal 1° gennaio del 1993, il presupposto di imposta era il possesso di immobili ubicati nel territorio dello Stato, quale che sia la loro destinazione, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l'attività di impresa. Gli enti locali, infatti, potevano fino al 2007 applicare una detrazione oltre i circa 103 euro, nonché abbassare l'aliquota, per l'abitazione di residenza del cittadino-contribuente. La povertà o la ricchezza di ogni individuo è data da due fattori: il primo, quello a cui grossolanamente si guarda, è il flusso, ossia il reddito; il secondo, quello determinato generalmente alla nascita, è lo stock, ossia il patrimonio. Tasse e imposte sono ordinate tenendo conto di due principi: il fatto che il cittadino riceva una controprestazione da chi riscuote il denaro, in secondo la capacità di pagare del cittadino stesso (l'Ici non deve costringermi a vendere la casa dove abito). L'Ici era una delle poche imposte italiane che individuava come base imponibile il patrimonio dell'individuo, inoltre rispettava pienamente i principi del beneficio e della capacità fiscale. Era sicuramente un'imposta rigida, poco elastica, non si poteva differenziare per chi stava pagando ancora un mutuo, né si poteva alzare in caso di fortissime concentrazioni di ricchezza in capo ad una sola persona. Sicuramente si attendeva una riforma dell'imposizione sul patrimonio immobiliare. Il destino dell'Ici però si intreccia con la vicenda del federalismo fiscale. Dunque un presunto rafforzamento del principio del beneficio, «pago il comune, ricevo servizi, sono insoddisfatto, la prossima volta voto per gli altri». Meno autonomia finanziaria dei territori, meno autonomia politica. Cosa c'entri il federalismo con tutto ciò è un mistero. Qualcuno potrà chiedersi se non sia giusto esentare chi possiede solo una casa. Si tenga presente però che da oggi tutte le prime case non pagheranno, anche quelle degli individui molto ricchi. Quindi gli amministratori dei Comuni riceveranno il voto dai cittadini residenti, provvederanno alla spesa per gli stessi, ma cercheranno sempre più le risorse da altri: insediamenti produttivi, alberghi e seconde case. Quale sarà l'effetto incentivante ora sul piano regolatore? (ammesso che davvero ne esistesse ovunque uno). Diversi studi hanno dimostrato come l'Ici nel centro-nord fosse un'imposta progressiva, in altri termini, redistribuisse ricchezza. Cioè è probabile che due individui abitanti in una stessa città, si trovassero meno diseguali dopo l'applicazione dell'Ici. Non solo, con il ricavato dell'Ici si finanzia il welfare locale, che si prende cura di anziani e bambini, oltre ad altri importanti servizi culturali e ambientali. Risultato altra redistribuzione, quindi minore disuguaglianza. Si noti che si parla di individui, e non di formali proprietari. Infatti è l'appartenenza al nucleo familiare che ordina la ricchezza dell'individuo, anche se esso non è immediatamente proprietario di nulla. In tutto il mondo economicamente avanzato esiste qualcosa di simile all'Ici, con cui si finanziano gli enti locali. Negli Usa, patria del liberalismo, la property tax (anche lì molto odiata) vale quasi 250 miliardi di dollari, quasi 2000 euro per famiglia, ed è stato dimostrato come dove la pressione sugli immobili è più alta, gli stessi immobili valgono di più (Oates). L'Ici italiana fruttava poco più di 10 miliardi, di cui un quarto dalla prima casa: solo 150 euro in media per famiglia. Invece quindi di pensare a una riforma in senso redistributivo della ricchezza, invece di riformare l'imposta patrimoniale italiana per eccellenza, si amputa l'Ici sostituendola con trasferimenti provenienti dal prelievo sul reddito. Cittadini pensionati o cittadini in affitto, rispettivamente non faranno straordinari né beneficeranno di questa manovra. Le motivazioni paiono risiedere in affermazioni by-partisan quali «aiutiamo la famiglia», oppure «la casa è un diritto». Alle volte anche la stupidità è by-partisan, e nel quadro ideologico delle crociate liberali contro le tasse, speriamo che presto qualcuno non si alzi e dica «siamo italiani, anche il vino è un diritto!». Potrebbe seguirne una costosa detassazione della secolare bevanda.

*Assessore al Bilancio e alla Partecipazione Comune di Modena

------------------------

IL SOLE 24 ORE.com – 22 maggio di Nicoletta Cottone

Il decreto fiscale varato dal Consiglio dei ministri di Napoli, apre con l'esenzione Ici prima casa, traccia le linee guida delle misure sperimentali per l'incremento della produttività del lavoro, annuncia la convenzione sui muti con l'Abi per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, detta disposizioni per garantire il monitoraggio della spesa pubblica, delinea le riduzioni di spesa per la copertura finanziaria del provvedimento. Ecco, nel dettaglio, cosa c'è nella bozza del decreto legge fiscale che dovrebbe sbarcare sulla Gazzetta Ufficiale la prossima settimana. Esenzione Ici prima casa. A decorrere dal 2008 scompare l'Ici sulla prima casa. Restano fuori dal taglio dell'imposta ville (categoria A/8), castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico (categoria A/9) e abitazioni signorili (categoria A/1). La disposizione precisa che l'esenzione si applica anche ai separati e divorziati non assegnatari della casa coniugale e alle unità immobiliari di cooperative a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dai soci assegnatari, agli alloggi regolarmente assegnati dagli istituti autonomi per le case popolari. La minore imposta, quantificata in 2.500 milioni di euro l'anno dal 2008 al 2010 sarà rimborsata ai Comuni tramite un apposito fondo dell'Interno. Dal 2011 diventerà spesa permanente. Entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto legge in sede di Conferenza Stato-città saranno stabiliti criteri e modalità del rimborso ai Comuni. Misure sperimentali per l'incremento della produttività del lavoro. Dal 1° luglio al 31 dicembre 2008, salvo rinuncia scritta del datore di lavoro, arriva in via sperimentale la detassazione di straordinari e premi di produttività del 10%, entro il limite di importo complessivo di 3mila euro. Si applica al settore privato e solo ai titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore ai 30mila euro nel 2007. Entrando nel dettaglio l'agevolazione si applica alle prestazioni di lavoro straordinario, a quelle di lavoro supplementare o rese in funzione di clausole elastiche riferite a contratti a tempo parziale stipulati prima dell'entrata in vigore del provvedimento. Il beneficio sarà anche applicato a incrementi di produttività, innovazione ed efficacia organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all'andamento economico dell'impresa. A novembre verifica del ministro del Lavoro con le organizzazioni sindacali, alla quale partecipa anche il ministro per la funzione pubblica e l'innovazione per valutare una eventuale estensione della norma ai dipendenti pubblici. Rinegoziazione mutui prima casa. Il ministero dell'Economia e l'Abi entro 30 giorni sigleranno una convenzione con modalità e criteri di rinegoziazione dei mutui a tasso variabile stipulati per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell'abitazione principale. La rinegoziazione, che si applica dalla prima rata successiva al 1° gennaio 2009, dovrà assicurare la riduzione dell'importo della rata a un ammontare pari a quello della rata che si ottiene applicando all'importo originario del mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto del 2006. L'importo così calcolato resta invariato per la durata del mutuo. La differenza tra l'importo della rata dovuta secondo il piano originario di ammortamento e quello risultante dall'atto di rinegoziazione è addebitato su un conto di finanziamento accessorio al tasso che si ottiene in base all'Irs a 10 anni, dalla data di rinegoziazione, maggiorato di uno spread dello 0,50 per cento. In caso il saldo fosse a favore del mutuatario la differenza sarà imputata a credito sul conto di finanziamento accessorio. L'eventuale debito del conto accessorio sarà rimborsato dal cliente con rate costanti. Banche ed intermediari finanziari che aderiscono alla convenzione dovranno formulare ai clienti le proposte di rinegoziazione entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto fiscale. Le operazioni di rinegoziazione sono esenti da imposte e tasse. Banche e intermediari finanziari non dovranno applicare costi ai clienti.

 
< Prec.   Pros. >

page counter