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MARCEGAGLIA E LA LOTTA DI CLASSE PDF Stampa E-mail
venerdì 23 maggio 2008

 IL MANIFESTO – 23 maggio

Guglielmo Ragozzino

Parla Emma Marcegaglia. «Consentitemi un ringraziamento speciale ai miei genitori, Steno e Mira. Non sarei qui senza la forza del loro insegnamento e del loro esempio. Fin da quando mi posso ricordare, ho respirato impresa....». Inizia così la relazione del Presidente della Confindustria, figlia affettuosa, cresciuta bene, stringendo al petto un'impresa, invece della coperta di Linus, come un bambino qualsiasi. Trenta pagine dopo Marcegaglia, «come mamma di una bambina di 5 anni», si rivolge a tutti i genitori italiani. «Dobbiamo assumerci la responsabilità di garantire ai nostri figli un'educazione e una preparazione di qualità perché essi dovranno vedersela con un mercato dei talenti senza frontiere, dovranno confrontarsi con la concorrenza intellettuale degli immigrati di seconda generazione, fortemente motivati a salire sulla scala sociale». Una bambina, la piccola Marcegaglia, destinata ad affrontare mercato e concorrenza, proprio come la mamma seppe affrontare l'impresa. Criticare il pensiero interculturale di Marcegaglia è fuori luogo. Quello dei suoi predecessori alla Confindustria, da Gianni Agnelli in poi, era certamente peggiore. Si può leggere nelle due frasi che precedono la storia recente dell'industria italiana, la sua parabola? Il passaggio dall'industria forte ed esclusiva al terziario globalizzato? Il presidente della Confindustria è «ottimista», nonostante gli ostacoli all'impresa e alla concorrenza che va denunciando. Riconosce perfino il primato della politica. «Ma la politica deve meritarlo e giustificarlo con i risultati. Gli elettori hanno fortemente penalizzato, fino a escluderle dal Parlamento, quelle forze portatrici di una cultura anti industriale. Per la prima volta, tutte le forze politiche presenti nelle due camere condividono i valori del mercato e dell'impresa». Proprio come Marcegaglia e - in futuro - sua figlia che, in tenera età, è già stata promessa al mercato. «Mi sembra che si stia esaurendo, nella coscienza collettiva, quel conflitto di classe fra capitale e lavoro che ha segnato la storia degli ultimi 150 anni...». Riconosciuta la politica, riconosciuto il sindacato confederale, la nuova linea padronale distribuisce compiti a tutti. Se l'impresa è il fine e il mezzo, noi imprenditori, noi confindustriali che dell'impresa siamo i padroni avremo bene il diritto di dare compiti a tutti e voti di condotta? L'impresa è tutto, nel pensiero di Marcegaglia; e gli altri, i lavoratori, contano poco. Non devono gravare a vita sulla vita dell'impresa. E basta contratti nazionali. I lavoratori vanno affidati alla flexsecurity, cioè a mezzadria con lo stato che ne assume il sostentamento nei periodi di estromissione dall'impresa. E qui il problema si pone: perché i padroni sì e gli altri no? Perché qualcuno ha l'impresa - o eredita l'impresa - e gli altri si accontenteranno di flexsecurity? Non finirà per rinascere, per altri 150 anni, la lotta di classe appena sconfitta?

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IL SOLE 24 ORE.com - 22 maggio

MARCEGAGLIA: «LEGARE L'ETÀ DELLE PENSIONI ALLA SPERANZA DI VITA»

di Massimo Donaddio

Lasciarsi alle spalle la lunga stagione di antagonismo che ha visto contrapposti sindacati e industriali. La neopresidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, tende la mano al sindacato in occasione del suo debutto all'Assemblea pubblica in una platea affollata, che vede presenti molti ministri e molti esponenti dell'opposizione (in prima fila il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il titolare della Farnesina Franco Frattini, i presidenti di Camera e Senato. Un po' più defilato il segretario del Pd Veltroni). «Possiamo chiudere una lunga stagione di antagonismo, pensare - afferma - in maniera nuova il confronto con i sindacati e il modello di relazioni industriali, che oggi sono obsolete». «Mi sembra che si stia esaurendo nella coscienza collettiva - continua Marcegaglia - quel conflitto di classe fra capitale e lavoro che ha segnato la storia degli ultimi 150 anni». Da qui l'invito ai sindacati di raggiungere l'intesa sulla riforma della contrattazione entro pochi mesi, con l'obiettivo di chiudere già a settembre. Riprendere la strada della crescita La presidente di Confindustria guarda alla «grande sfida» che l'Italia si trova davanti per lasciarsi alle spalle la logica del declino e ritrovare la strada della crescita, dopo essere stata «bloccata» da troppo tempo: «C'è uno scenario nuovo e irripetibile. Abbiamo la possibilitá di far rinascere il Paese», dice, con ottimismo, la nuova leader degli industriali. «Ci muove - assicura fiduciosa Marcegaglia - una straordinaria passione per l'Italia. Per questo sono ottimista. Sono sicura che non sprecheremo questa occasione». Ma, ora, incalza la leader degli industriali, «abbiamo il dovere di dare risposte ai problemi di oggi e di immaginare uno storia per il futuro. Dobbiamo sollevare lo sguardo e costruire un nuovo sviluppo». E per questo il Paese può sempre far conto su quella sua grande risorsa che è «lo spirito italiano» che sempre riesce a tirare fuori quando si trova di fronte alle grandi emergenze, trasformandolo in risorsa e prassi anche nella quotidianità. Tornare al nucleare e puntare sulla formazione Confindustria, chiarisce la neopresidente, auspica collaborazione anche con il Governo appena insediato sulla via delle riforme necessarie per il Paese, pur nel rispetto dell'autonomia e dell'equidistanza dai partiti. Poi Marcegaglia tocca alcuni temi che ritiene decisivi per lo scenario presente e futuro del Paese: l'educazione («i nostri figli rispetto a noi avranno sfide molto più difficili. Dobbiamo dare loro una scuola esigente selettiva, di eccellenza, che consenta di affrontare la competizione con le carte migliori»); l'esigenza di tornare a reinvestire nel nucleare («l'abbandono del nucleare ha accresciuto la nostra insicurezza e la nostra dipendenza dall'estero, ha sottratto altre risorse alla crescita, ha gonfiato le bollette elettriche di famiglie e imprese); la lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione e in particolare all'assenteismo nel settore pubblico («noi non accettiamo un sistema dove ci sono persone che timbrano il cartellino e subito dopo abbandonano il posto di lavoro. È un insulto nei confronti dei lavoratori onesti, pubblici e privati»). Forte anche la critica agli aumenti ottenuti dai lavoratori statali nell'ultima tornata contrattuale - con la richiesta di un nuovo modello di rinnovo dei contratti - così come il richiamo alle banche, affinchè sostengano un cammino di ripresa e di crescita, attraverso i "tradizionali" metodi del finanziamento all'attività produttiva e agli investimenti. Aumentare l'età pensionabile, rilanciare l'occupazione femminile L'auspicio della prima presidente donna di Confindustria è anche una ripresa dell'occupazione femminile, che in Italia è ancora troppo bassa (è attivo solo il 47% delle donne in età lavorativa), con riflessi evidenti sul reddito familiare e di conseguenza sulla natalità complessiva e sul benessere della società. «Più donne al lavoro e un welfare più favorevole alla famiglia e all'infanzia: con un'occupazione femminile allineata ai tassi medi europei, il nostro Pil sarebbe più alto di quasi il 7%», avvisa Marcegaglia, che punta anche il dito contro un'età pensionabile a suo avviso eccessivamente bassa. La proposta concreta di Marcegaglia è quella di indicizzare l'età pensionabile all'aumento della speranza di vita, dato che «il welfare è particolarmente inefficiente e iniquo. Quasi il 60% della spesa sociale serve a coprire dal rischio di vecchiaia, perchè l'età media dei pensionati è bassa». Sì a federalismo fiscale, ma tagliando le spese Un altro capitolo dell'intervento di Marcegaglia è dedicato al processo federalista, del quale vanno colti i pregi, ma anche azzerati gli effetti collaterali che si sono creati nel tempo, come l'aumento delle spese locali. La ricetta, anche qui, è costituita da robusti tagli alle spese: «Il processo federalista - dice il presidente di Confindustria - così com'é non funziona. Negli anni scorsi sono state iniettate dosi più consistenti di decentramento ma le spese correnti delle amministrazioni locali sono esplose. Nello stesso tempo non é stato posto alcun freno alle spese delle amministrazioni centrali. Un percorso insostenibile». Secondo Marcegaglia è possibile anche un federalismo virtuoso, con un federalismo fiscale che stimoli l'assunzione di responsabilità e si accompagni ad un taglio di spesa frutto della guerra alle duplicazioni, alle sovrapposizioni, agli sprechi. «Devono tornare al centro le materie connesse alle grandi reti nazionali di energia, trasporto e comunicazione, mentre può essere largamente decentrata la gestione di molti servizi pubblici: scuole, trasporti locali, servizi per l'immigrazione e l'integrazione». Al termine della sua prima relazione annuale da presidente di Confindustria Emma Marcegaglia - che anche espresso vicinanza alla famiglia di un operaio morto martedì scorso in un'incidente sul lavoro in uno stabilimento della sua azienda - ha ricevuto un caloroso applauso di due minuti da parte dell'assemblea. La nuova leader degli industriali, apparsa visibilmente emozionata, ha incassato anche i complimenti di Luca Cordero di Montezemolo e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha aggiunto: «Sarà il nostro programma di Governo».

 
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