rassegna stampa
Crolla la produzione industriale: -4,3 %
| Crolla la produzione industriale: -4,3 % |
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| marted́ 20 maggio 2008 | |
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L’UNITÀ.it – 20 maggio Sono di martedì i dati Istat sullo stato di salute della nostra produzione industriale. Il fatturato dell'industria è diminuito a marzo del 4,3% (+3,0% nel primo trimestre) nei valori correnti rispetto al corrispondente periodo di un anno prima, dopo l'accelerazione dei primi due mesi dell'anno. Mai così da gennaio 2004, ma occorre tenere conto dei due giorni lavorativi in meno a Pasqua. Tra i raggruppamenti di industrie, aggiunge l'Istituto nazionale di statistica, a marzo solo l'energia registra una variazione tendenziale positiva, pari al 20,2%. La flessione maggiore riguarda invece i beni strumentali (-6,5%), seguiti dagli intermedi (-6%) e dai beni di consumo con -5,3% (-12,6% i durevoli, -3,3% i non durevoli). Su base mensile l'energia segna una crescita del 5,3%, seguita dai beni strumentali (+1,3%). In flessione risultano invece i beni intermedi (-4%) e quelli di consumo (-2,3%). Ordinativi Sempre secondo l'Istat gli ordini dell'industria italiana a marzo sono diminuiti del 3,7% rispetto a marzo 2007, per effetto di un calo del 3,4% sul mercato interno e del 4,3% sul mercato estero. Per l'Istituto di statistica si tratta del peggior dato dal gennaio 2004, quando gli ordinativi erano calati del 6,1%.I tecnici dell'Istat hanno ricordato inoltre che il mese di marzo quest'anno ha risentito delle festività pasquali e rispetto all'anno scorso ha quindi avuto meno giorni lavorativi (20 contro i 22 del 2007). L’Istituto lancia quindi un monito sugli ordini dell’industria ma ricorda che nel primo trimestre di quest'anno, anche per gli ordinativi la tendenza è ancora positiva: tra gennaio e maggio 2008 gli ordinativi sono cresciuti del 5,2% rispetto all'anno scorso, per effetto di una variazione positiva del 5,5% per gli ordinativi provenienti dal mercato interno e del 4,7% per quelli dall'estero. Per quanto riguarda i settori di attività economica, a marzo l'unico aumento è stato registrato nella produzione di apparecchi elettrici e di precisione (+12,7% su base annua). Le diminuzioni più consistenti si sono invece avute nelle industrie tessili e nell'abbigliamento (-13,3%) e nelle industrie delle pelli e calzature (-12,1%). Industria agricola «Anche la produzione agricola totale si riduce del 6,7% per effetto congiunto di un calo dell'11,1% delle coltivazioni vegetali e di un aumento dell'1,9% delle attività di allevamento nel primo trimestre». È quanto emerge da una analisi effettuata dalla Coldiretti su dati Ismea, in occasione della divulgazione dei dati Istat su ordinativi e fatturato dell'industria a marzo 2008. «Si riduce anche - continua, in una nota, la Coldiretti - il valore aggiunto del settore del 4,3% nel trimestre per effetto della riduzione della produzione agricola dovuta, tra l'altro, alle avversità atmosferiche che hanno provocato un contenimento delle produzioni in alcuni settori, come quello degli agrumi nel mezzogiorno». L'organizzazione degli imprenditori agricoli sottolinea poi che ad incidere c'è anche l'incremento «dei costi di produzione che, a marzo, fanno segnare per le imprese agricole un aumento dell'8,8%. Tra i fattori della produzione che hanno subito maggiori rincari, secondo i dati Ismea relativi al mese di marzo 2008, ci sono - conclude la Coldiretti - i fertilizzanti (+35,6%), i mangimi (+22,6%) ed i carburanti (+7,1%)». Consumatori «Non c'è da meravigliarsi troppo per il calo del fatturato dell'industria del nostro Paese, a fronte dei continui rincari che stanno colpendo tutti i beni e soprattutto quelli di largo consumo». È quanto afferma la Federconsumatori commentando i dati Istat sull'andamento dell'industria. «Con tale negativa e cronica capacità d'acquisto delle famiglie italiane non ci si poteva aspettare altro.È infatti dal 2002 -ricorda l'Associazione- data dello storico cambio lira-euro, che, anno dopo anno, attraverso una stangata di 7635 euro, si è registrata una iniqua redistribuzione del reddito, che ha causato una diminuzione del 25% del potere d'acquisto delle famiglie a reddito fisso. Con una ricaduta ovviamente negativa sul mercato, non solo per quanto riguarda la quantità, ma anche su un altro aspetto fondamentale, quale quello relativo alla qualità dei beni prodotti. Come si evince dall'analisi delle variazioni di prezzi e tariffe, soprattutto nel settore energetico ed alimentare, che da soli comporteranno un aumento di 1.145 euro, i nostri osservatori nazionali prevedono nel 2008 un maggiore esborso pari 1800 euro, con una perdita ulteriore del 5,9% della capacità d'acquisto delle famiglie». «È quindi urgente -conclude Federconsumatori- che il nuovo Governo attui una politica tesa a: portare avanti i processi di liberalizzazione e modernizzazione del Paese. Ma anche a prendere provvedimenti tesi a ridurre i prezzi di almeno il 15%». Non solo. Federconsumatori chiede all'esecutivo di ridurre « immediatamente l'accisa sui carburanti di almeno di 5-6 centesimi e di intervenire, anche attraverso strumenti fiscali, per incrementare di almeno 100 Euro annui il potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso (lavoratori e pensionati)». |
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