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Lavoro interinale in crescita nel 2007: +13% PDF Stampa E-mail
domenica 18 maggio 2008
E' quanto emerge dai dati amministrativi di Inail e Inps elaborati dall'Osservatorio Ebitemp, l'ente bilaterale per il lavoro temporaneo costituito ad opera di CGIL-CISL e UIL e associazioni padronali il 28 maggio 1998 con la stipula del primo contratto collettivo del settore. 

Una “creatura” nata (citiamo letteralmente dal sito di Ebitemp) “dalla volontà di costruire relazioni sindacali collaborative che accompagnassero lo sviluppo della nuova fattispecie di rapporti di lavoro voluta dalla concertazione sindacale del 1993 e inserita nell'ordinamento con la legge 196 del 1997”. Il famoso pacchetto Treu.
Presidente di Ebitemp è Enzo Mattina, segretario confederale della Uil dal 1981 al 1984, vice presidente esecutivo del gruppo Quanta, che opera nel campo del lavoro temporaneo, della ricerca e selezione del personale, della formazione. Quanta Agenzia per il Lavoro è associata ad Ebitemp, ad Assolavoro, ad Assindustria Catania e Latina, a Confindustria Brindisi e La Spezia, Modena e Verona, all'Unione Industriali di Pescara, Quanta Risorse Umane è associata ad Assolombarda.
Vicepresidente di Ebitemp è Carmelo Prestileo, Coordinatore Nazionale Cpo-Uil (struttura di rappresentanza dei lavoratori atipici della Uil).
Dal rapporto sul lavoro interinale (ora detto somministrato) elaborato sulla base dei dati riportati negli archivi INAIL, nel 2007 si registra una crescita sostenuta dell’occupazione interinale con un incremento del 13% rispetto al 2006.
Nel 2007 un lavoratore interinale è stato assunto e licenziato circa 4,2 volte, contro le 3,9 del 2003 (il tasso di turn over è dato dal rapporto fra la somma di assunzioni e licenziamenti e il numero di lavoratori interessati).
Rispetto al totale dell’occupazione a carattere temporaneo, che comprende, tutte le forme le forme di lavoro subordinato a termine (oltre all’interinale, il tempo determinato, i lavoratori stagionali, ecc.), l’interinale ha rappresentato nel 2007 il 12,5 % dell’occupazione atipica (esclusi i parasubordinati).
In crescita il numero dei lavoratori immigrati utilizzati in questa tipologia di lavoro con una variazione del 28% rispetto all’anno precedente, contro il 9% degli italiani. La quota di lavoratori interinali immigrati passa dal 10% del 1998 al 23% del 2007.
Di seguito la sintesi del Rapporto elaborato dall’osservatorio Ebitemp, in allegato l’intero Rapporto.

SINTESI
Sulla base dei dati riportati negli archivi INAIL, nel 2007 si registra una crescita sostenuta dell’occupazione interinale con un incremento del 13% rispetto al 2006. Secondo i dati dell’Istituto, nello scorso anno 574 mila individui sono stati interessati da almeno un contratto di lavoro interinale contro i 508 mila dell’anno precedente. Le regioni del Nord continuano a esprimere la maggiore quota della domanda, con oltre il 70% di occupazione interinale. Il lavoro interinale continua a svolgersi prevalentemente nell’industria (per oltre il 52%,) anche se una quota crescente della domanda deriva dal terziario privato, con l’eccezione del commercio, il cui peso sul totale non mostra variazioni nel quinquennio 2003-2007. All’incremento a due cifre della domanda di lavoro interinale corrisponde una crescita dell’occupazione complessiva dell’1% e dell’1,5% della sola occupazione dipendente. Il lavoro interinale mostra una crescita superiore anche rispetto al complesso dell’occupazione a carattere temporaneo (essenzialmente lavoratori a tempo determinato e stagionali oltre all’interinale), che nel 2007 aumenta del 2,1% rispetto al 2006. Nel 2007 si conferma la crescita della durata media della missione di lavoro interinale derivante da un incremento delle giornate retribuite (+14,4%) superiore a quello dei lavoratori coinvolti. In media la missione ha avuto nel 2007 una durata di 44,6 giornate, contro le 43,3 del 2006 e le 41,4 del 2005. Nel 2007 la durata della missione si riporta su valori superiori a quelli registrati nel 2003, dopo due anni consecutivi di diminuzione. Ne consegue una (lieve) riduzione del tasso di turn over, anche se questo rimane su livelli ben superiori a quelli registrati all’inizio dell’ultimo quinquennio. In pratica, nel 2007 un lavoratore interinale è stato assunto e licenziato circa 4,2 volte, contro le 3,9 del 2003 (il tasso di turn over è dato dal rapporto fra la somma di assunzioni e licenziamenti e il numero di lavoratori interessati). Il lavoro interinale del 2007 si caratterizza, fra l’altro, per una perdita di incidenza sul totale delle classi più giovani. Le classi di età inferiori ai 30 anni perdono circa 8 punti in cinque anni e nel 2007 scendono sotto il 50% del totale. La quota degli ultra quarantenni giunge a sfiorare il 20%, contro il 13% del 2003. Nello stesso periodo l’incidenza degli ultra cinquantenni passa dal 2,6% al 4,3%. Sembrerebbe, quindi, che il lavoro interinale oltre a rappresentare una modalità implicita di ingresso nell’occupazione, inizi ad assumere funzioni di ricollocazione di lavoratori esperti.

scarica il Rapporto in allegato

 
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