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Assemblea Nazionale del 17 maggio a Milano PDF Stampa E-mail
domenica 18 maggio 2008

da IL MANIFESTO - 18 maggio

LA FRAMMENTAZIONE INDEBOLISCE

I sindacati di base verso l'unità

Più di mille delegati (Cub-Rdb, Cobas e SdL) a Milano per la prima assemblea unitaria. Su salari e precarietà, sciopero generale e unitario in autunno

Francesco Piccioni Inviato a Milano


Nella società (e nella politica) non c'è spazio per il vuoto. La voragine creatasi con la scomparsa della sinistra parlamentare, più una prevedibile accentuazione dello scollamento tra sindacato confederale e lavoratori in carne e ossa, chiama altri soggetti a farsi avanti, a proporre iniziative e soluzioni. Il sindacalismo di base ci prova, dando vita a un percorso che può consentirgli di uscire da una condizione di minorità e frammentazione, per arrivare a rappresentare d'ora in poi «la vera alternativa». Oltre mille delegati «di situazione» di Cub-RdB, Cobas e Sdl Intercategoriale provenienti da tutta Italia si sono incontrati a Milano. Un'assemblea per fare i conti con le novità del presente e che già nello svolgimento ha segnato una rottura con le pratiche consolidate. Silenziosi i dirigenti delle tre sigle (una delegata del S. Raffaele di Milano ha letto la relazione introduttiva unitaria), la parola è andata ai protagonisti delle lotte. E qui subito la sorpresa, almeno per chi ha imparato a conoscere il pervicace orgoglio di organizzazione di queste formazioni. Il filo rosso dell'«unificazione» - non solo l'unità nelle lotte - è tornato prepotente in quasi tutti gli interventi. Perchè la «piccola taglia» è ormai vissuta come un handicap per la credibilità stessa dei «basisti» nel rapporto quotidiano con i lavoratori. Tanto più in un quadro di «democrazia sindacale» quantomeno problematico (qui viene contestata pesantemente la regola che assegna un terzo dei delegati rsu ai confederali, a prescindere dai voti presi), strutturato per «semplificare» anche la rappresentanza sociale. Una ragazza giovanissima sintetizza in due parole la condizione di tanti suoi coetanei rispetto alle forme storiche della rappresentanza: «Mi chiedono a quale sindacato bisogna iscriversi per essere stabilizzati». Ma è un altrettanto giovanissimo ivoriano a far alzare in piedi tutti con un intervento di straordinaria densità emozionale, culturale e politica, tutto giocato sulla «diversità» e il suo valore, riuscendo a tenere insieme senza retorica lotta operaia, condizione migrante, solidarietà internazionale. La questione del lavoro giovanile torna in molte riflessioni, anche di operai più anziani («adesso li vedo contare i centesimi, fino a poco tempo fa guardavano al lavoro solo in associazione alla possibilità di spendere»). Una condizione contrassegnata quasi sempre dalla sensazione di impotenza, come se fosse stata spazzata via nelle nuove generazioni ogni conoscenza dei meccanismo democratici, di partecipazione. Ne viene fuori una convergenza vera su una piattaforma molto articolata, che va dall'obiettivo di «forti aumenti salariali» all'abolizione della legge 30 e del pacchetto Treu, dalla lotta al razzismo alla «continnuità di reddito» (contro la precarietà), dal «rilancio del ruolo del contratto nazionale» alla sicurezza sul lavoro, dalla difesa dei servizi pubblici alla democrazia sindacale. Più che piattaforma vera e propria, è il tratteggiare un sistema organico di temi politico-sindacali capace di produrre aggregazione sui contenuti, anzichè sui «contenitori» organizzativi. L'indicazione immediata cade sull'avvio di «un percorso di mobilitazione», con all'orizzonte dell'autunno uno sciopero generale - il secondo, dopo quello del 9 novembre 2007 - «non come strumento per cercare visibilità, ma come punto di arrivo di un vasto lavoro di discussione e agitazione tra i lavoratori». Non sarà un percorso semplice, ma tutto il panorama politico e sindacale si è messo in movimento (ieri all'assemblea si é affacciato anche Giorgio Cremaschi). Anche questa galassia lo ha compreso, e reagisce in modo più maturo.

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Da Liberazione del 18 Maggio 2008

Dall'assemblea nazionale

Cub, Cobas Sdl: patto d'azione contro i nuovi modelli contrattuali

Fabio Sebastiani Milano (nostro inviato)

«Sogno un sindacalismo non critico ma creativo e propositivo». Abu Bakar Sumaoro è un ivoriano di una trentina di anni. Lui fa il coordinatore dei migranti a Napoli per la Cub. Non sarà Martin Luther King, ma dal palco dell'Assemblea nazionale dei delegati e delle delegate del sindacalismo di base riesce lo stesso ad infiammare i cuori dei 1500 della platea. Fra i leader sindacali erano presenti, per la Cub, i coordinatori nazionali Piergiorgio Tiboni, Walter Montagnoli, Paolo Leonardi e Cosimo Scarinzi (scuola), per i Cobas il portavoce Piero Bernocchi, e Fabrizio Tomaselli per Sdl. Di iscritti a parlare in quella che può essere considerata la prima risposta del mondo del sindacalismo di base alla "concertazione II" di Cgil, Cisl e Uil ce n'erano una quarantina circa. Ma non tutti hanno potuto prendere la parola. Abu ce l'ha fatta non per il colore della pelle ma perché rappresenta una nuova generazione di "lavoratori militanti" che vuole davvero smetterla di parlare ai propri colleghi accusando «quelli là» (Cgil, Cisl e Uil, ndr). Un'altra è Paola. Romana, anche lei trentenne. Ha scoperto il sindacato di base lottando contro la precarietà delle hostess sui bus turistici della Trambus di Roma. I sindacati confederali nei comunicati le indicavano come "veline decerebrate". Paola racconta che quando si è vista recapitare il primo volantino sindacale da distribuire durante gli scioperi ha dovuto fare un certo sforzo per spiegare alle sue colleghe il significato di parole come "lotta di classe", "piattaforma sindacale", e via dicendo. «La richiesta che faccio - dice di fronte ad una assemblea che ha seguito attenta i lavori fino alla fine - non è di darci una maggiore copertura sindacale, ma di formarci sulla memoria storica». Roberto, invece, di anni ne ha quasi il doppio di Paola. E' un delegato del comune di Milano. Anche lui, però, vuole rompere con un sindacalismo piagnone e inconcludente. Dice che è venuto il momento di aprirsi; che lo sconquasso della neoconcertazione provocherà un fuggi fuggi generale da Cgil, Cisl e Uil. Stavolta la base organizzativa è già pronta. Ma, quello che stavolta farà davvero la differenza, è che la spinta unitaria dai luoghi di lavoro non si infrangerà contro le "gelosie" delle varie sigle. Cub/Rdb, Cobas e Sdl stavolta vanno a passo spedito non verso un semplice patto d'azione. «Unificazione, non unità». Lo stesso Paolo Marras, salito sul palco come lavoratore Alitalia, che il sindacalismo di base non deve più rappresentare l'organizzazione alla quale ricorrere nei momenti più duri «ma un posto in cui stare» e riscoprire quella che Abu chiama «la consapevolezza». L'assemblea di Milano ha approvato, tra ordini del giorno contro gli aerei "F35", la monnezza a Napoli e in appoggio ai rom, un lungo documento in cui compaiono due scadenze: un'altra assemblea a giugno e lo sciopero generale contro l'accordo sui nuovi modelli contrattuali in autunno. Sarà uno sciopero, ovviamente, anche contro la finanziaria, e a favore di un aumento dei salari di ben 3mila euro. Il resto, è il solito corredo contro il Tfr, la legge 30, una legge sulla democrazia e la rappresentanza e un'altra per un meccanismo di riadeguamento salariale e per la continuità del reddito. 18/05/2008

 
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