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Cumbre de los Pueblos. Lima, 13/16 maggio 2008 PDF Stampa E-mail
martedì 13 maggio 2008
Image In diretta da Anna Camposampiero (ufficio internazionale SdL Intercategoriale) presente al controvertice nella delegazione di Enlazando Alternativas Italia
[in Galleria Fotografica immagini dell’atto di apertura del Controvertice]
Lima, 13 maggio
YA VIENE EL DIA!
Con questa poesia ha aperto oggi la Cumbre de los pueblos a Lima, l’artista Delfina Paredes.

Il popolo del Perù dà il benvenuto a tutti i partecipanti.
Una fila di persone in attesa del pass di ingresso: senza non si ha accesso all’Università di ingegneria dove ha sede il vertice, con un gruppo nutrito di poliziotti al di fuori dei cancelli.
Meravigliosa giornata di sole con esplosione di colori indigeni in coda, mentre il gruppo degli europei improvvisa una riunione sotto un albero. Giornalisti, telecamere, ma soprattutto rappresentanti di quella parte di popolo che non si sente rappresentata dal vertice dei capi di stato.
La cerimonia di apertura si svolge all’interno del teatro della università, dove nel pomeriggio si terrà la prima sessione del tribunale permanente dei popoli.
La gente entra lentamente, con calma prende posto in mezzo a rappresentanti delle comunità indigene con costumi tradizionali. Il resto è un susseguirsi di interventi, coordinati da un rappresentante del movimento studentesco dell’università che ci ospita. Rosa Guillen, della Marcia Mondiale delle Donne Perù ci ricorda che siamo riuniti noi donne e uomini, della campagna e delle città di America Latina, Caribe e Europa per rifiutare il modello neoliberista, fallimentare come evidenziano i risultati degli ultimi venti anni, a partire dal consenso di Washington, che sta solo portando sfruttamento, povertà, deresponsabilizzazione del ruolo dello stato attraverso le privatizzazione e che vuole mercificare tutto, fino alle relazioni sociali.
Costruiamo alternative attraverso resistenza a questo modello fatto di trattati di libero commercio, privatizzazioni, guerra, violenze. Abbiamo l’ambizione di costruire alternative reali, per un’altra forma di integrazione.
Spicca tra gli interventi quello del deputato colombiano Robledo, del Polo Democratico Alternativo, insieme ai saluti dell’ambasciatore boliviano.
E dal pubblico si alzano ogni tanto voci singole a cui tutti fanno coro: “la selva no se vende, la selva se defiende”, “por una causa justa los pueblos no se asustan” (la foresta non si vende, la foresta si difende - per una causa giusta i popoli non si spaventano).
Il presidente della Cut peruviana alza (nel vero senso della parola, visto che grida con forza le sue parole) i toni accusando il governo locale di portare avanti una politica che favorisce solo i ricchi, e ci ricorda che da questo lato del mondo la lotta avanza, dopo la creazione della Cooperacion sindical de las Americas, un coordinamento a livello latino-americano di tutti i sindacati, realizzato a Panama alla fine di marzo. Il popolo peruviano chiede libertà, lavoro, difesa delle proprie risorse naturali. Si lascia spazio sul palco per i parenti dei 7 arrestati (6 donne e un ragazzo) in prigione da più di 70 giorni la cui unica colpa è quella di aver partecipato al congresso internazionale del coordinamento continentale bolivariano in Ecuador, e arrestati al loro ritorno in Perù. Gli altri delegati di 21 paesi non hanno avuto nessun problema al loro rientro nei rispettivi paesi. L’accusa è che la partecipazione all’evento era una scusa per preparare attentati in Perù.
La cerimonia di inaugurazione del vertice dei popoli si colora di sapore indigeno quando sul palco si celebra un rituale ancestrale che porta unità, chiamando la madre terra, il fratello vento, la madre coca che ci dona forza e che è medicina. Ogni rappresentante sul palco riceve delle foglie di coca, accolte a due mani, che restituisce poi in una sorta di processione alla donna che celebra il rito, aiutata da altre tre donne. Nell’epoca inca e pre inca il mondo era visto come un giardino dove gli essere umani erano come fiori di diversi colori e odori, capaci di vivere in armonia.
Al suono di conchiglie ogni rappresentante viene benedetto con petali di fiori sulla testa, e con un abbraccio. Da qui l’invito poi ad abbracciarsi anche tra il pubblico.
Così inizia il terzo vertice dei popoli.
Il resto saranno incontri, dibattiti, costruzione di alternative.
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Lima, 12 maggio 2008
LIMA, CAPITALE IN ATTESA

Lima, capitale umida, trafficata, inquinata. Ricca di odori forti, colori, miscuglio di razze e di persone. Lima che aspetta i presidenti latino americani e i capi di stato europei con tutta la loro kermesse.
All’aeroporto la fila dei diplomatici con percorso preferenziale alla visione passaporti è notevolmente lunga.
Il quinto vertice dei capi di stato europei e latino americani campeggia sui manifesti pubblicitari per le strade, fin dentro i mercati popolari, e negli spot televisivi: pochi che discutono di cibo, casa, educazione, salute che appartengono a molti. Dietro le parole “sviluppo” e “cooperazione” si celano i migliori (o peggiori a seconda del punto di vista) trattati di libero commercio. L’Unione Europea cerca attraverso accordi biregionali di conquistare accesso a nuovi mercati, in linea con la strategia “Europa Globale” lanciata nel 2006, come proseguo dell’agenda di Lisbona all’inizio del 2000.
Tre giorni di ferie forzate per il settore pubblico e privato a partire da martedì 13 maggio. Tre “zone rosse” con grate e permessi speciali per i residenti, 200.000 poliziotti in circolazione. Già si vedono per le strade: pattuglie da quattro, sei, otto poliziotti che fanno la ronda nella zona del centro.
La sicurezza… altra parola magica degli ultimi anni. si sono chiesti i capi di stato perché ogni volta che si riuniscono necessitano di tanta sicurezza?
Dovrebbero rappresentare i popoli. Gli interessi dei popoli. Che invece rispondono con il loro vertice. Enlzando Alternativas, incontro dei popoli. Quattro giorni dove i rappresentanti di movimenti sociali, sindacati, partiti, organizzazioni non governative, si incontrano per confrontarsi, costruire azioni comuni, costruire risposte, alterantive appunto, alle politiche neo liberiste che vogliono imporre. Anche noi con le zone rosse e gli accessi riservati… per proteggerci… o per controllarci meglio?
Il tutto in un clima di tensione costruito ad arte, e che si inserisce anche nel contesto regionale con le recenti dichiarazioni del presidente Venezuelano Chavez e quello colombiano Uribe: la parola “guerra” campeggia sulle prime pagine dei giornali. Insieme alle accuse dell’opposizione locale contro il presidente Garcia che in una recente intervista ha denunciato “l’esistenza di un movimento che cospira contro il sistema democratico”.
Sono mesi che esiste una campagna di criminalizzazione dei movimenti sociali in Perù che è costata la vita ad alcuni contadini, e l’arresto di molti militanti.
Lima è in attesa con i suoi mercati pieni di gente, le strade affollate, smog, rumori.
Gruppetti di stranieri che si riconoscono appartenenti alla stessa razza si incontrano e si incrociano sorridendosi. A partire da domenica 10 maggio c’è stato l’incontro dei giovani e il vertice indigeno che ha avuto un discreto spazio sui telegiornali locali.
Lima con due tassisti che mi raccontano le due facce della città: il primo che pensa che il vertice dei popoli sia cosa “buona e giusta” e il secondo che dice che il vertice ufficiale dei presidenti sia una grandissima opportunità.
Lima in attesa, tesa.
Tutte le mattine lavano le strade con acqua e sapone, come a pulire la città non solo a livello di immagine…


Lima, 13 maggio 2008 Anna Camposampiero

 
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