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Euromayday008 a Milano: s'incammina una lunga-long-larga Euromayday PDF Stampa E-mail
mercoledì 07 maggio 2008
ImageIl bello è essere in ottantamila, migranti e precari, insieme, a Milano, per l’EuroMayDay 008, la parata del primo maggio dei precari europei.
Da Piazza XXIV maggio fino a Piazza Castello, 30 carri hanno sfilato dalle tre del pomeriggio alle otto di sera, musica a palla, età media meno di trent’anni. Sotto un sole caldo nel cielo limpido che ha sconfessato tutte le brutte previsioni, alla faccia di chi ci vuole male.

Da Torino, da Bologna, da Vicenza, da Brescia, da Piacenza, da Feltre, da Bergamo, da tutta la Lombardia. Apre il carro dei migranti, affidato a San Precario, versione mediorientata, con in testa una kefiah, con gli striscioni che dicono “No border, no precarity”, “Libertà di movimento”.
Il bello è essere in ottantamila a condividere queste rivendicazioni: regolarizzazione permanente, no al legame fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, chiusura dei cpt. Rivendicazioni che parlano di
precarizzione della vita e del lavoro e che quindi non riguardano solo i migranti ma tutti/e coloro che hanno invaso le strade di Milano. I tamburi tuonano mentre uomini e donne di nazionalità diversa portano, su un palmo di mano, vien da dire, lo striscione “patchwork” della catena transazionale delle realtà di lotta dei migranti europei, ogni pezzo cucito vicino all’altro corrisponde a un nuovo appuntamento: adesso è qui, EuroMayDay 008.
Subito dietro, il carro delle donne precarie che vogliono “partorire i loro diritti” e ballano arrabbiate dentro una gabbia, la gabbia della precarietà che deve saltare. Sfilano le realtà di lavoro della rete Intelligence Precaria: i lavoratori dei call center, gli operatori sociali, le cassiere Esselunga e gli autorganizzati delle Scala, l’autobus delle autoproduzioni, i giornalisti freelance sul carro di City of Gods, la free-press precaria. E poi ancora i centri sociali e i sindacati di base: confederazione cobas, cub, SdL, Slai cobas.
Ma non è festa solo per chi marcia, è festa di tutta la città, anche di chi sta ai bordi delle Parade e legge City of Gods, sorride, resta a guardare e commenta. Chi accusa la Mayday di essere “soltanto una festa” dimentica che “uno degli aspetti essenziali della Vera Festa consiste nella presa dello spazio, nel suo rovesciamento, nella risacralizazzione umanizzata” di una festa addomesticata, distante, senile come quella del Primo maggio tradizionale. I precari festeggiano perché è in questo spazio che si risonoscono e perchè è in questo tempo che la loro presa di parola, lasciadosi alle spalle autocommiserazioni e sfighe, si sta tramutando in forza. Non ci sentiamo precari/e: lo siamo.
Noi siamo precari e precarie, lavoratori e lavoratrici, uomini e donne, migranti e nativi. E siamo i più incazzati.
Intanto su un balcone, in via Torino, appare una scritta: “Migranti abbiamo bisogno di voi, non lasciateci soli con gli italiani”. E dal camion rispondono le voci, al microfono, dei latinoamericani, dei magrebini, dei senegalesi, stanchi di veder appiattita la loro esistenza sul lavoro, ricchezza vitale di uomini e donne che non solo viene disconosciuta ma addirittura si trasforma in problema per una sinistra che ha smarrito il senso di sè e a cui restano solo le politiche securitarie della destra. La parte migliore di questo paese si è fatta viva a Milano il Primo maggio 2008. Per collegarsi e ricomporsi, i partecipanti raccolgono e mettono insieme i pezzi del puzzle precario distribuito dai carri. Collegamenti anche in senso radiofonico: dal carro dei giornalisti precari di City of Gods vanno in onda i collegamenti in diretta/differita con le Mayday di Aachen, dove Sarkozy e Merkel vengono ricoperti di fischi; con i migranti di San Francisco e Washington; con le Euromayday sparse per tutta Europa, da Lisbona a Maribor. Ci si collega con Pomigliano d’Arco, dove ci si oppone alla deportazione di 316 “operai e precari” e con Roma dove precari e migranti hanno occupato un’ex sede del messaggero proprietà di Caltagirone. Una partecipazione, quest’anno, che non solo è cresciuta numericamente e si è allargata a nuovi soggetti precari, ma è maturata, si è fatta più analitica, condivisa e rivendicativa.
DeCorato, vicesceriffo di Milano sul Corriere della sera la mette giù così: “A dispetto delle assicurazioni date dagli organizzatori del corteo, i bravi ragazzi dell’area no-global e dei centri sociali che hanno partecipato alla MayDay hanno lasciato il segno. Una vergogna che grazie agli impianti di video sorveglianza e alla collaborazione dei cittadini non resterà impunita!”. Come ogni anno, De Corato & Company gridano allo scandalo. E i giornali - da buoni vassalli - amplificano. Ovviamente senza scrivere nulla sul perché della MayDay, sui suoi contenuti e sulle decine e decine di migliaia di uomini e donne che l’hanno attraversata.
Per i giornali, la MayDay esiste solo grazie alle scritte sui muri. La stampa e De Corato possono stare tranquilli. Finchè l’informazione sarà questa, continueremo a scrivere sui muri. Almeno, alcuni concetti, del tutto condivisibili, quali “Equo canone”, “Diritto alla casa” “Più case, meno chiese”, passeranno sulle pagine dei giornali. Concetti, inoltre, ben più pregnanti - solidarizziamo con i denunciati! - e sapienti di quelli veicolati attraverso i tantissimi manifesti pubblicitari che infestano le vie della città, rovinandola, oltraggiando il decoro metropolitano, svilendo l’intelligenza dei cittadini. Questo è un vero esempio di vandalismo urbano, come lo sono i cantieri a cielo aperto di decine di parcheggi inutili, costosi e tangentati.
Ed ancora: il vandalismo per noi è quello dell’Expo, come ricorda il carro dei comitati NoExpo: un mostro di precarietà e distruzione degli spazi pubblici della città di Milano. Cementificazioni, infrastrutture immense che “utili” per poco diventeranno un attimo dopo cattedrali nel deserto. Si stanno abbattendo ora le brutture di Italia90. L’Expo attirerà investimenti miliardari che per noi che viviamo qua in basso, nel mondo di sotto, si tradurranno in contratti precari, per i fortunati, in lavoro nero, per tutti gli altri addetti alla costruzione della metropoli vetrina del 2015. Non lamentatevi delle scritte sui muri voi che sfregiate l’anima di una città !
Nel silenzio assordante della politica che si ricorda della precarietà solo in campagna elettorale, i precari della EuroMayDay 008 mandano a dire che possono fare da sè. Non hanno solo cuore ma idee, creatività, capacità comunicativa ma anche proposte sul reddito, sul welfare, la casa, l’ambiente. Mentre la sinistra dei partiti e dei sindacati confederali si lamenta, e s’allontana dal paese reale, la Mayday s’incammina per darsi continuità e stringere nuove complicità precarie.
Una long-lunga-larga EuroMayDay che si farà sentire nei prossimi mesi. Ma questa è una altra storia.
Per il momento, ricordiamo il primo appuntamento dell’Assemblea MayDay per DOMENICA, 11 MAGGIO,
h.15:00, Ponte della Ghisolfa,
viale Monza 255, Milano.

EuroMayDay Milano

 
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