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lunedì 05 maggio 2008
IL MANIFESTO – 4 maggio
TUTTO LIBERO, MA NON TROPPO
Alessandro Robecchi
Sarà anche vero che la sinistra non ha capito la gente, che è lontana dalla realtà, come negarlo. Ma anche i grandi giornali non scherzano. Per esempio: dopo gli acuti strali lanciati dalla grande stampa contro la pubblicazione in rete dei redditi 2005 degli italiani, pare che i lettori non siano così scandalizzati. Populismo di sinistra, tuonano gli editoriali.  E anche: gogna! E pure: violazione della privacy! Tutti più o meno d'accordo nel dire che quei dati non dovevano esser messi in rete (salvo naturalmente pubblicarne a dozzine e centinaia). Ma poi, guarda tu come va il mondo, gli stessi giornali chiedono ai loro lettori: è giusto pubblicarli in rete? Risultati: l'84% dei lettori di Repubblica dice sì. Il 54 e passa per cento dei lettori del Corriere dice sì. È abbastanza per sostenere che hanno perso il contatto coi loro lettori? La faccenda è piuttosto strabiliante. Ma non la faccenda dei redditi, che alla fine è una cosuccia veniale che spiega poco e nulla sul Paese. Ciò che strabilia è che ci siano costantemente informazioni in libertà vigilata. Beppe Grillo riempie una piazza, un blog, arringa e infiamma centinaia di migliaia di persone. È un fatto pubblico. Ma se una trasmissione tivù riprende le sue parole (diritto di cronaca) apriti cielo: era una faccenda pubblica, ma perché renderla «troppo» pubblica? I redditi degli italiani sono pubblici, ce lo ripetono come un mantra proprio quelli contrari alla pubblicazione, ma così, dicono, sono «troppo» pubblici. Maledizione, eccoci al cospetto di una parola elastica, per cui una cosa è teoricamente nota a tutti, ma se lo diventa davvero scattano infiniti problemi, dalla privacy all'opportunità, dall'istigazione all'invidia sociale, fino all'istigazione al sequestro di persona, come se la mafia avesse bisogno dei redditi pubblicati su internet. Alla fine, resta la sensazione di vivere in un posto in cui c'è una specie di libertà vigilata. Tutto libero, ma non troppo, tutto pubblico, ma non troppo. Tutto trasparente, ma non troppo. Tutto un po' stupido. Un po' troppo.
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REPUBBLICA.IT – 4 maggio
REDDITI ON LINE, INDAGA LA PROCURA
Il reato ipotizzato dal pm di Roma
è quello di violazione della privacy
ROMA
La procura di Roma ha aperto un fascicolo di inchiesta sulla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi disposta dall’Agenzia delle Entrate. L’inchiesta, al momento contro ignoti, è tesa ad accertare chi ha dato la disposizione ad agire in tal senso. Secondo quanto si è appreso, il reato ipotizzato è quello di violazione della privacy. Ieri l’«allarme privacy» lanciato dal Garante e l’offensiva del Codacons che ha annunciato denunce in 104 procure contro il viceministro uscente dell’Economia Vincenzo Visco. L’intervento del Garante della Privacy, comunque, non ha messo al sicuro le denunce dei redditi 2005 degli italiani da occhi indiscreti. Nonostante lo stop dell’Authority all’Agenzia delle entrate le dichiarazioni sono ancora in rete grazie ai sistemi di file sharing che consentono la condivisione di file audio, video e appunto dati. Siti come e-mule a limewire, bit torrent o rapidshare permettono di scaricare anche a pagamento le dichiarazioni dei redditi degli italiani regione per regione.
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Il SOLE 24 Ore.com – 3 maggio
I primi contribuenti città per città
Vedi link redditi 2005
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REPUBBLICA.IT – 2 maggio
LO STOP DEL GARANTE AGGIRATO DALLE RETI DI CONDIVISIONE: I DATI FISCALI DEI CONTRIBUENTI RESTANO A PORTATA DI CLICK
ROMA
Basta collegarsi su e-Mule o su uno dei tanti siti per la condivisione dei file, e il gioco è fatto. Ancora oggi, sul Web, è possibile trovare la dichiarazione dei redditi del 2005 di tutti gli italiani.

Non è quindi bastato l’intervento del Garante della Privacy per bloccare la diffusione dei contestatissimi elenchi fiscali messi on line mercoledì scorso dal sito dell’Agenzia delle Entrate. È risultato dunque tardivo l’intervento del Garante, almeno per gli esperti della rete, per i quali è stato un gioco da ragazzi copiare le liste per poi ripubblicarle su altri siti o blog dove ora chiunque può collegarsi e dare sfogo alla propria curiosità.

Intanto Mauro Paissan, dell’Autorità Garante per la privacy, ha ribadito che l’Authority non sapeva «assolutamente nulla» dell’iniziativa dell’Agenzia delle Entrate. «Il problema», ha spiegato, «è di legitimità perchè nel Web salta il limite temporale indicato dalle norme» per la consultazione. E monta l’onda della protesta contro Vincenzo Visco, il vice ministro uscente dell’Economia considerato l’ispiratore dell’operazione. Roberto Speciale, l’ex comandante della Guardia di Finanza già protagonista di un aspro braccio di ferro con Visco e ora eletto alla Camera nelle fila del Pdl, ha sottolineato che il nuovo governo dovrà intervenire per rimediare alla pubblicazione delle denunce dei redditi, in modo che simili fatti non si possano ripetere.

«Il viceministro Visco o chi per lui - ha affermato il generale - facendo un’interpretazione molto estensiva, diciamo ad usum delphini, di un dpr del 1973, che disponeva la pubblicazione dei dati però con determinate garanzie sempre presso le agenzie delle entrate, ha avuto questa bellissima pensata mettendo praticamente in piazza i redditi di tutti gli italiani». Speciale paventa anche il rischio che le informazioni possano essere usate da male intenzionati per richieste di «pizzo, ricatti e sequestri di persona» e considera tutta la vicenda una «vendetta». L'ex generale affonda: «Ormai, come si dice, la frittata è fatta. Se si volevano avvelenare i pozzi, e questo era il motivo, i pozzi sono stati avvelenati».

All’attacco anche i consumatori, con l’Adoc che si dice pronta a sostenere i contribuenti che vorranno chiedere il risarcimento danni contro la pubblicazione online della loro dichiarazione dei redditi. La stessa associazione ha anche condotto un sondaggio dal quale emerge che il 70% degli intervistati boccia senza mezzi termini l’accaduto. Sul piede di guerra anche il Codacons che ha presentato denuncia penale contro Visco presso 104 Procure.
 
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