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Amianto, la fibra killer che continua ad uccidere PDF Stampa E-mail
marted́ 29 aprile 2008
IL MANIFESTO - 29 aprile
Quarta giornata mondiale delle vittime dell'amianto: mille decessi all'anno in Italia, 120 mila nel mondo. Le associazioni delle vittime in piazza. Proposta di legge del senatore Casson
Sara Farolfi
«Indistruttibile», dice l'etimologia. Di amianto si continua a morire e si stima che l'onda lunga delle morti asbesto-correlate raggiungerà il suo apice tra una ventina d'anni, con 100 mila nuovi decessi. La lobby dell'amianto gode invece di ottima salute. Ogni anno estrae e tratta 2 milioni di tonnellate di fibra: produzioni «pulite, alternative e controllate» in Europa, «sporche» negli altri paesi. Il problema insomma è stato semplicemente «delocalizzato».  Oggi ricorre la quarta giornata mondiale delle vittime dell'amianto: secondo l'Ufficio internazionale del lavoro si tratta di 120 mila decessi all'anno (1000 è la stima italiana, stima incerta però perchè le morti per malattia professionale non vengono conteggiate dall'Inail, e non tutte le regioni tengono i registri «speciali» dei tumori causati da amianto). Nel mondo, per amianto, muore una persona ogni cinque minuti.
Il magnate e il barone
Risale agli inizi del '900, in Piemonte, il primo processo italiano che vide la condanna del titolare di un'azienda che lavorava amianto. A Torino si aprirà (si attende in queste settimane la data di inizio) il più grande processo penale mai tentato in Europa sui temi del lavoro. La richiesta di rinvio a giudizio del sostituto procuratore Raffaele Guariniello si riferisce infatti per la prima volta ai proprietari e massimi rappresentanti del gruppo multinazionale Eternit, il magnate elvetico Stephen Schmidheiny e il barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchenne: quasi 3 mila i decessi, «disastro doloso» e «omissione dolosa di norme anti infortunistiche» i reati ipotizzati. E se la certezza di un nesso causale tra esposizione ad amianto e malattie asbesto-correlate, si può dire raggiunta dagli anni '60 del secolo scorso, in Italia l'amianto è stato bandito solo nel 1992 (nel 1993 in Germania, nel 1996 in Francia e nel 2000 in Svizzera, dove ancora oggi non esiste il registro degli esposti e si può fare causa solo entro dieci anni dalla fine del rapporto di lavoro, quando è noto che il mesotelioma ha tempi di incubazione molto più lunghi). La comunità europea ha stabilito, nel 2003, l'obbligo per tutti i paesi aderenti di cessare l'utilizzo di amianto entro aprile 2006. Di fatto, in alcuni dei 25 paesi Ue - dove si stima che di qui ai prossimi vent'anni si passerà dalle 5 mila vittime del '98 a circa 9 mila nel 2018 - l'amianto viene ancora utilizzato. Oppure prodotto, e commerciato altrove.
L'amianto nel mondo
Dall'Europa il problema è stato delocalizazato in Ucraina, Russia, India, Egitto,Thainlandia, Cina e Brasile, dove il materiale continua a essere trattato senza protezioni. In Bulgaria si registrano 1000 morti all'anno; in Ucraina lavorano a pieno ritmo 10 fabbriche per trasformare l'amianto importato da Russia e Kazakistan in lastre, tubi e caminetti; nella regione della Cappadocia, in Turchia, la gente usa ancora l'amianto per costruire e isolare le case. A guidare la classifica dei maggiori produttori di amianto è la Russia, con 700 mila tonnellate. Segue la Cina (450 mila tonnellate), il Canada (335 mila, di cui il 98% esportato), il Kazakistan (180 mila), il Brasile (170 mila), Zimbawe (130 mila), Grecia (35 mila), Stati Uniti (7 mila) e Bulgaria (7 mila).
Il caso italiano
«Lo Stato italiano ha, nei confronti dei lavoratori esposti ad amianto, una responsabilità morale, sociale e economica incommensurabile», dice il senatore Felice Casson, estensore del progetto di legge per le vittime da amianto che verrà presentato oggi al nuovo parlamento.
Lotte e scioperi per l'eliminazione dell'amianto iniziarono nei primi anni '70 in Piemonte, Friuli, Veneto e Lombardia. Furono necessari trent'anni per arrivare alla legge che ne ha bandito l'utilizzo: «Per trent'anni - dice Casson - lo Stato ha accettato che la gente morisse». La proposta di legge si basa su tre punti. La creazione di un fondo per gli ex esposti (si tratta di incrementare il 'fondo' già creato con la finanziaria 2007); il censimento e la bonifica dei siti inquinati (già previsto dalla legge del '92); e la sorveglianza sanitaria, che in alcuni zone non viene fatta, nonostante sia dimostrato che, se diagnisticati per tempo, i tumori si possono curare.
 
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