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Lavoro: strage continua. Oggi sei morti PDF Stampa E-mail
marted́ 22 aprile 2008
ANSA - 22 aprile h. 18:55
ESTE (PADOVA) - Due uomini, il titolare di un'azienda di trasporti e un suo parente, sono morti folgorati questo pomeriggio in un incidente avvenuto alla 'Eurosfusi', un'azienda di autotrasporti di Schiavonia d'Este (Padova). Pare che i due stessero lavorando alla pulizia della cisterna di una betoniera quando con una lunga spazzola idraulica hanno toccato i cavi della linea a media tensione, venendo raggiunti da una scarica elettrica. Le vittime sono Stefano Trovò, 42 anni, titolare della ditta, e Diego Trovo (34), suo parente. Sul posto si trovano i vigili del fuoco, i carabinieri e i tecnici dello Spisal.



OPERAIO MUORE A FINCANTIERI MONFALCONE
MONFALCONE (GORIZIA) - Un operaio di nazionalità croata, di cui non si conoscono ancora le generalità, è morto in un incidente sul lavoro nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone (Gorizia). L'incidente è avvenuto poco prima delle 18. La dinamica è attualmente ancora da ricostruire ma da quanto si è potuto apprendere finora l'operaio croato sarebbe rimasto schiacciato da un macchinario. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i sanitari del 118 e i vigili del fuoco oltre a polizia e carabinieri per i rilievi.

CADE DA IMPALCATURA, MUORE A FROSINONE
FROSINONE - Un operaio di 44 anni è morto in un incidente sul lavoro avvenuto questa mattina, poco prima delle 8 in un cantiere di Villa Santo Stefano, a Frosinone. I soccorritori del 118, giunti sul posto, hanno solo potuto constatare il decesso.
Giulio D'Agostino, di Giuliano di Roma, in provincia di Frosinone, stava lavorando, assieme ad altri operai, alla ristrutturazione del tetto di un'abitazione di Villa Santo Stefano. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, l'operaio e' precipitato da un'altezza di oltre otto metri, dopo aver messo un piede fuori posto. I carabinieri stanno ora verificando se l'azienda edile per la quale la vittima lavorava abbia rispettato tutte le norme di sicurezza contro gli infortuni sul lavoro.

INVESTITO E UCCISO DA TRENO: VITTIMA E' UN GIOVANE BOSNIACO
FERRARA - La vittima dell'incidente sulla Bologna-Venezia è un bosniaco di 21 anni, M.A.. Secondo una prima ricostruzione, il giovane ha attraversato i binari portando a braccia una fresatrice. Il locomotore lo ha colpito alla testa. M.A. lavorava per un'azienda di Treviso che è impegnata nella costruzione di una cavalcavia della Cispadana e il cui cantiere è stato allestito nell'area della ferrovia. L'appalto é della Provincia di Ferrara, il cui presidente, Piergiorgio Dall'Acqua, è andato sul luogo dell'incidente. Sono intervenuti anche medicina e ispettorato del lavoro, polizia ferroviaria col coordinamento della Squadra mobile di Ferrara e del pm di turno Angela Scorza. Sono stati avviati accertamenti per controllare le misure di messa in sicurezza del cantiere.

CADE DA 15 METRI, MUORE OPERAIO A TARANTO
TARANTO - E' morto in ospedale Gjoni Arjan, 47 anni, operaio della ditta Pedretti, impresa che lavora in appalto per lo stabilimento siderurgico lIlva di Taranto, caduto mentre insieme con il caposquadra stava lavorando all'assemblaggio di strutture metalliche su una passerella a 15 metri da terra. Il dipendente aveva riportato gravissimi traumi al torace e alle gambe. Sulla dinamica dell'incidente indagano i carabinieri della compagnia di Taranto.

OPERAIO CADE DA BETONIERA, E' GRAVE
Incidente sul lavoro ad Angri, in provincia di Salerno, dove un operaio di 62 anni, all'interno di un cantiere edile è caduto dalla sua betoniera, da un'altezza di tre metri. Le sue condizioni sono gravi ed è ricoverato nel reperto di rianimazione dell'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore (Salerno). L'uomo, autista, di Ottaviano (Napoli), stava sistemando alcune arnesi sulla betoniera, all'interno di un cantiere dove é in costruzione una palestra della scuola media di via Stabia, ad Angri. Prontamente soccorso è stato prima trasportato all'ospedale di Scafati e successivamente, per la gravità delle ferite riportate, si è reso necessario, il trasferimento all'Umberto I di Nocera Inferiore.
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IL MANIFESTO – 20 aprile
LAVORO MORTALE
4 morti in 4 giorni nel milanese Ieri due operai hanno perso la vita
L'ultimo a perdere la vita ieri è stato il trentaquattrenne Davide Martis, schiacciato tra i rulli di un macchinario alla Sampla Belting, azienda di Agrate Brianza che produce nastri trasportatori. Sulla dinamica dell'incidente, accaduto verso le nove del mattino, sono in corso gli accertamenti. I titolari della Sampla Belting saranno iscritti nel registro degli indagati, si è appreso. E oltre ai titolari verrà indagata anche la società, che secondo quanto prescrivono le nuove norme ha responsabilità giuridica. Ieri è morto anche Massimiliano Salvetti, 35 anni, travolto da un auto mentre lavorava nel cantiere della A11 Lucca - Viareggio. Il cantiere era allestito per conto della Salt, società che gestisce l'autostrada. L'uomo stava lavorando con alcuni colleghi quando un'auto ha travolto la segnaletica che delimitava i lavori in corso e lo ha ucciso.
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IL MANIFESTO – 20 aprile
La produzione a tutti i costi Ecco perché non esiste fatalità
Martedì scorso due operai sono morti a causa dell'esplosione del macchinario su cui lavoravano in un'azienda chimica di Cornate d'Adda. Il macchinario in questione è un «estrusore». Qui sotto pubblichiamo il contributo di un tecnico della sicurezza sul lavoro. E ci chiediamo: é andata così?
Un estrusore per materie plastiche è sostanzialmente un recipiente in cui la materia plastica, rammollita a seguito di un preventivo riscaldamento, viene messa in pressione (in vari modi) e poi viene fatta passare attraverso una «filiera» che la trasforma in materiale estruso, cioè filiforme, per essere poi avviata a successive lavorazioni.
Per chiarire meglio il concetto: avete presente quando chiedete il macinato per il ragù al macellaio. Cosa fa ? Prende la carne, la mette in un macinino (rammollimento della materia plastica) e poi la fa passare attraverso un disco pieno di fori (estrusione) da cui esce la carne macinata, ridotta a 'spaghetti'.
In un estrusore per materie plastiche per ottenere lo stesso effetto della carne macinata occorrono pressioni elevatissime (300 atmosfere, cioè 300 volte la pressione che subiamo vivendo sulla terra ogni giorno). Ovviamente tutto il macchinario che raggiunge tali pressioni deve essere dimensionato (cioè progettato) per sopportare tali pressioni. E in genere lo è, se no alla prima occasione esploderebbe. Anzi il macchinario viene progettato con coefficienti di sicurezza almeno due volte quelli di lavoro. Se la pressione massima prevista - «nominale» - è di 300 atmosfere, viene progettato per resistere a 600 atmosfere. Se però, per qualche motivo (ad esempio la filiera di cui sopra si intasa e non permette più la fuoriuscita del materiale), la pressione all' interno dell' estrusore supera non solo la pressione nominale (300 atmosfere secondo l'esempio di sopra), ma addirittura quella di progetto (600 atmosfere), è necessario prevedere sistemi di controllo per evitare i rischi di esplosione dell'estrusore.
Per tale motivo su tutti gli estrusori, immediatamente prima della filiera, viene posizionato un pressostato (uno strumento che misura la pressione), collegato elettricamente al quadro elettrico che comanda la macchina. Se la pressione misurata dal pressostato supera quella nominale, esso invia un segnale elettrico al quadro di comando che, oltre a generare un segnale di allarme (sirena), ferma tutta la macchina per evitare che la pressione nominale continui ad essere superata e si arrivi alla pressione massima di progetto e quindi al rischio di esplosione. Non solo: il pressostato e il quadro di comando devono essere realizzati in maniera tale che se il pressostato e/o il quadro di comando subisce un'avaria, la macchina venga comunque fermata.
Dopo la spiegazione che vi ho dato è chiaro che quella di Monza non è, ancora una volta, «una tragica circostanza», ma una voluta omissione delle normative di sicurezza. L'esplosione di un estrusore può avvenire solo se il quadro di comando della macchina è stato volutamente manomesso per evitare che il pressostato fermasse il macchinario nel caso fosse superata la pressione nominale di lavoro. Ciò generalmente viene fatto perché il pressostato (che costa circa 50 euro) si guasta e ferma in continuazione la produzione. Costa molto meno manomettere il quadro di comando che fermare la produzione o cambiare il pressostato. Se va bene si risparmiano 50 euro, se va male muoiono due persone . . .

 
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