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ALITALIA:SDL,ESUBERI O BALLE? SINDACATO CONTESTA CIFRE CRISI PDF Stampa E-mail
sabato 12 aprile 2008

ALITALIA:SDL,ESUBERI O BALLE? SINDACATO CONTESTA CIFRE CRISI

ANSA - 11 aprile ROMA - Il sindacato Sdl contesta le cifre sulla crisi di Alitalia e provocatoriamente chiede: "Esuberi o balle?". L'organizzazione sindacale fa notare che se ci si basa sul numero degli aerei e del personale in servizio, a fronte di 246 dipendenti per aereo Air France-Klm, ci sono 100 dipendenti per aereo del gruppo Alitalia. Air France-Klm al 31 dicembre 2006 aveva infatti 103.050 dipendenti per 418 aerei in servizio ed un unico hub; alla stessa data Alitalia più Alitalia Servizi disponevano in totale di 18.589 dipendenti per 186 aerei, due hub e diversi consigli d'amministrazione. Quanto alla produttività, Sdl evidenzia che Air France-Klm nel 2006 ha trasportato 71.715.000 passeggeri, mentre Alitalia 24.090.800: "ciò si traduce - spiega - in 696 passeggeri/dipendente per Air France-Klm, contro i 1.295 passeggeri/dipendente per il gruppo Alitalia". Sui costi riporta le affermazioni fatte "qualche tempo fa dall'ad di Air France Spinetta: Alitalia ha i costi più bassi d'Europa". "Se quelle che da anni vengono indicate da tutti come le cause principali del collasso del Gruppo Alitalia, fossero infondate, come si è arrivati - chiede il sindacato - fino a questo punto? Come si fa a dare la colpa ai lavoratori? Dove sono andati a finire i tanti tanti soldi che mancano all'appello nelle povere casse dell'azienda?".

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ANSA - 11 aprile ROMA - Pausa elettorale anche per Alitalia. Che tornerà alla ribalta la prossima settimana, con il governo uscente impegnato a trovare "una soluzione che funzioni", ha assicurato il premier Prodi, per far tornare Air France-Klm. In "una corsa contro il tempo", ha sottolineato il sottosegretario Letta, perché "Alitalia ha sempre meno risorse disponibili" e quindi "é responsabilità di tutti arrivare a una soluzione prima che le risorse siano finite". E per un'integrazione con Alitalia, sarebbe sempre pronta AirOne. A gravare sulle casse ridotte agli sgoccioli di Alitalia, ci si stanno mettendo anche le condizioni meteo che, aggiunte a lavori di manutenzione a Linate da parte della società di gestione aeroportuale Sea, hanno provocato la cancellazione di alcuni voli e il dirottamento di altri a Malpensa e Orio al Serio. Per non aumentare i disagi dei passeggeri, su alcune destinazioni, Alitalia ha assicurato l'atterraggio su Malpensa per poi tornare vuoti e garantire in questo modo la tratta. In attesa che Letta faccia, come annunciato ieri ai sindacati, consultazioni informali con tutti gli interlocutori per vedere se c'é la possibilità di "una intesa che sia a portata di firma" durante la prossima settimana, per martedì prossimo è, intanto, fissato un incontro tra Alitalia e organizzazioni dei lavoratori, per proseguire l'analisi sul piano stand alone, focalizzando l'attenzione sulle misure urgenti, come per esempio gli esuberi. Con il piano di 'sopravvivenza e transizione' dell'ex presidente Maurizio Prato sono stati già fermati 27 aerei e tagliata la maggior parte dei voli da Malpensa a Fiumicino. Ma il business plan aveva ingranato, a quanto si è appreso, tanto che per maggio avrebbe prodotto un'impennata di prenotazioni. Che, però, come detto, per giugno sono bruscamente calate a causa dell'incertezza sul destino della compagnia. Fuori dal clima elettorale, AirOne è pronta a riaccendere i motori per una integrazione con Alitalia. "C'é ancora interesse per il risanamento e il rilancio" si è appreso da fonti vicine alla compagnia di Carlo Toto, con una proposta che risponde "a rigorosi criteri industriali e di mercato". Naturalmente l'imprenditore abruzzese chiede di effettuare una "seppur breve due diligence, finora purtroppo impedita". Condizione "necessaria per la formalizzazione di qualunque impegno vincolante". L'offerta sarebbe fatta "in tempi compatibili con le disponibilità di cassa di Alitalia". Come hanno già avvertito gli amministratori, Alitalia (in Borsa, +12,5% a 0,45 euro) ha bisogno ormai entro aprile-maggio di un aumento di capitale di almeno 750 milioni di euro per poter andare avanti. Per questo, ieri, i sindacati hanno chiesto a palazzo Chigi che si proceda con un prestito ponte, utile nelle more di un accordo con il potenziale acquirente. Un prestito che dovrebbe essere garantito dallo Stato, hanno detto i sindacati, anche contro il divieto di Bruxelles. Perché, ci potrebbero essere problemi di ordine pubblico se si concretizzasse l'ipotesi di un commissariamento che taglierebbe con l'accetta flotta e dipendenti. Il rischio, hanno fatto notare i sindacati, sarebbe reale con migliaia di famiglie senza stipendio. Ma il ministro Bersani ha detto ieri che un prestito non potrebbe essere fatto se non a valle di un accordo con l'acquirente. L'incontro di ieri, è stato valutato da Prodi "serio, costruttivo, con ancora tanti punti da approfondire, e questo è quello di cui abbiamo bisogno: analizzare i problemi nella loro realtà e non come noi ce li immaginiamo". Per l'Unione piloti, che si rammarica per l'assenza di una proposta di imprenditori italiani, Air France-Klm "sembra disegnare il futuro di Alitalia non certo nell'interesse della mobilità del Paese e della sopravvivenza dell'azienda stessa dopo il 2010". Mentre il Sdl contesta le cifre sulla crisi di Alitalia e provocatoriamente chiede: "Esuberi o balle?".

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IL MANIFESTO - 11 aprile ALITALIA IN VENDITA, IL GOVERNO RICATTA

Nulla di fatto, ieri, a palazzo Chigi. Letta e Bersani prospettano soltanto un nuovo appuntamento con Air France: ma solo «per chiudere sul piano Spinetta». Prossimo incontro la prossima settimana, senza cambiamenti Francesco Piccioni Fossimo in Sicilia potremmo dire che Alitalia, per il governo uscente, è «carne morta», un cadavere che cammina. E di cui non intende interessarsi. L'incontro di ieri a palazzo Chigi, presentato in pompa magna come l'occasione per «riaprire» il dialogo con Air France, è stato così deludente - per i sindacati - che a stento sono state trattenute (durante la riunione e poi nelle dichiarazioni alla stampa) espressioni ormai inusuali nel lessico politico-sindacale. Enrico Letta e Luigi Bersani si sono divisi i ruoli del poliziotto buono e quello cattivo, ma senza differenze di obiettivo. Il primo è stato dialogante, almeno all'inizio, enfatizzando «il lavoro compiuto in questi giorni finalizzato a creare una seconda opportunità affinché l'accordo con Air France si concluda». I sindacati - ben nove organizzazioni - hanno provato a chiedere che il governo «si assumesse le sue responsabilità», con l'auspicio di una trattativa senza ricatti sulla tempistica. Mettendo avanti le questioni di merito - ad esempio sulle «sinergie» tra le due compagnie, che normalmente implicano che certe attività vengano lasciate a chi le sa fare meglio e a costi minori; cosa che nel piano di Jean-Cyril Spinetta non è prevista - e quindi anche quella di un «prestito-ponte» per garantire la «continuità aziendale» finché la trattativa non sarà conclusa. Qui è entrato in scena il «duro», ovvero Bersani: «dobbiamo vedere la realtà per quel che è ed evitare di pensare al governo con un classico ruolo di mediatore». In soldoni: «l'intervento del governo (il prestito-ponte, ndr) può esserci solo a valle di un'intesa». Poi si alzava e se ne andava, lasciando interdetti e increduli i suoi interlocutori. In buona sostanza ha tirato fuori di nuovo la pistola alla tempia più volte usata da Tommaso Padoa Schioppa: firmate e basta, altrimenti siete voi che farete fallire Alitalia. Di responsabilità politiche e di management avariato inutile parlare, a questo punto. Il capro espiatorio è bell'e pronto. Per qualche minuto ci si è agitati - in sala stampa - su un piccolo giallo. A Letta veniva infatti attribuita l'intenzione di produrre un nuovo «piano» da sottoporre a Air France e definito «in grado di convincerla». Poi tutto veniva smentito e lo stesso Letta, a scanso di equivoci, la chiudeva lì con un secco: «c'è la volontà di Air France di chiudere sul piano Spinetta, non di fare altri giri a vuoto; un nuovo incontro è per chiudere». Margini zero, prendere o lasciare. Tutto il resto delle parole era a quel punto pura «fuffa» per i taccuini dei cronisti: «la proposta di Air France è buona e percorribile», «il governo intende convocare i sindacati entro la prossima settimana per verificare concretamente le condizioni dell'intesa», faremo «azione di accompagnamento». Insomma: noi vi prendiamo un altro appuntamento con l'amministratore delegato francese, voi venite con la penna per firmare. Messa così, l'incontro già fissato per martedì tra l'azienda e i sindacati diventa quasi irrilevante. Gli scenari che si aprono sono in fondo non molti, e nessuno positivo. E' possibile che il fronte sindacale si spacchi, visto che le soluzioni riguardanti i piloti sono diverse da quelle che coinvolgono gli altri dipendenti. E' anche possibile che il fronte delle attività di terra possa essere aggredito con soluzioni diverse da quelle prospettate finora. Non è da escludere un gesto, forse neppure minoritario, che metta il governo davanti alla sua ultima responsabilità. Della serie: «il 49,9% del pacchetto azionario è di proprietà dello stato; se lo stato vuol vendere lo faccia, ma noi facciamo il sindacato, non il coro del governo». Vero è che Spinetta ha messo tra le condizioni quella di un accordo preventivo con i sindacati; ma aveva posto anche quella del consenso del prossimo governo. E se dovesse vincere Berlusconi in teoria non l'avrebbe. Oppure sì, ma ancora non lo sappiamo?

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IL MANIFESTO – 11 aprile DIVISE E OPERAI A MONTECITORIO

Manifestazione dei lavoratori durante l'incontro con il governo fr. pi. Roma Un migliaio di dipendenti (sui 18.000 totali) sono ben più che una rappresentanza. E fa impressione - anche ai «vecchi» lavoratori Alitalia abituati a scioperi e cortei - vedere i piloti in piazza, con tanto di striscioni (Anpac e Up), in mezzo a nugoli di poliziotti eccessivamente nervosi. Un attimo di tensione che sfocia in ilarità si verifica quando una cinquantina di dipendenti «aziendalisti pro Air France» pretendono di manifestare insieme agli altri per sostenere l'esatto contrario. «Bisogna capirli - spiega ironicamente un delegato - non si erano mai occupati di nulla, scoprono solo oggi la democrazia». E le sue regole: «sei libero di manifestare le tue idee, ma da un'altra parte». Di restare sotoo palazzo Chigi, dove sta iniziando l'incontro tra governo e sindacati, non se ne parla proprio, causa una gestione dell'«ordine pubblico» da clima elettorale. Si improvvisa un brevissimo corteo, che finisce nella piazzetta antistante Montecitorio. Bandiere di tutti i sindacati, predomina il rosso (Cgil e Sdl). Arrivano più tardi gli operai dell'Ams (manutenzione motori di Fiumicino), ormai «in carico» a una società cui partecipa anche Lufthansa (concorrente diretto di Air France). Applausi al loro arrivo, così come al megafono che annuncia il faticoso avvicinarsi dei pullman dell'Atitech di Napoli. I cinque automezzi, giunti al casello di Roma, sarebbero stati fermati per un po' di tempo dalla polizia, che pretendeva di scortarli uno per uno (tecniche da anti-stadio applicate a manifestazioni sindacali autorizzate: ci sarebbe da preoccuparsi per l'esercizio del dissenso in democrazia, se ci fosse ancora una classe politica interessata al tema). Girando nella piazza si raccolgono segni di preoccupazione, ma anche di normale conflittualità. Da Fiumicino - lavorazioni a terra - segnalano diversi casi di non applicazione della 626, specie per alcune movimentazioni in pista. Qualcuno (personale di terra) sventola la busta paga: 1.320 euro, a 40 anni. «sarebbero questi i privilegi di chi lavora in Alitalia?». Chiaro che c'è chi guadagna di più, ma sono in pratica i piloti. In piazza si vede persino qualche «comandante» (riconoscibile dalle «tre botte più una stella»). Le telecamere cercano soprattutto alcuni piloti giovani e l'unica donna nel gruppo. Una voce sussurra: «E' bene che siano venuti anche loro. E anche quelli più anziani. Il piano Air France prevede qualche spiraglio in più per i piloti giovani; l'unità tra generazioni diverse, persino tra i 'professionisti', è un segno importante».

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ANSA – 10 aprile ALITALIA:GOVERNO, PRE-ACCORDO A BREVE. SINDACATI SCETTICI LETTA, RUOLO ATTIVO CON AF; SIGLE, VERA TRATTATIVA CON SPINETTA

(di Stefania De Francesco) ROMA - Il governo decide di svolgere un ruolo attivo per chiudere un'intesa tra Air France-Klm e Alitalia. E lavora per un pre-accordo con i sindacati "che sia a portata di firma", già la prossima settimana, dopo le elezioni. La porta di Parigi, infatti, "si può riaprire", ha assicurato Enrico Letta dopo aver incontrato a palazzo Chigi i sindacati. Che, pur con la ferma volontà di riprendere il dialogo con Spinetta, frenano sull'ottimismo del governo, scettici che ci sia una soluzione a portata di mano che accontenti tutti. Dopo mesi di sollecitazione, i sindacati hanno ottenuto oggi una convocazione da governo. Letta, assieme ai ministri Bersani e Bianchi e al sottosegretario all'Economia, Tononi, ha ribadito che l'integrazione con Air France-Klm è "l'unica concreta soluzione per dare un futuro" all'Alitalia e si impegnerà per "smussare gli spigoli" del piano Spinetta. I sindacati chiedono invece una vera trattativa, sui nodi nevralgici: perimetro aziendale, flotta, cargo, gestione degli strumenti di protezione sociale. Il punto su eventuali nuove condizioni per un'intesa, ha detto Letta, sarà fatto in un incontro la prossima settimana, a palazzo Chigi. Dove i sindacati, oggi, hanno chiesto che continui il dialogo anche con Spinetta. Il numero uno di Af, ha detto Letta, se tornerà sarà solo per chiudere. Ma anche i sindacati hanno avvertito che si siederanno al tavolo solo con la certezza di un vero negoziato, che il governo deve riequilibrare nelle more dell'insediamento del nuovo Esecutivo. Il negoziato, comunque, ha bisogno di "respiro", e per questo le nove sigle sindacali presenti in Alitalia hanno sollecitato il governo a erogare un prestito ponte, visto che la liquidità della compagnia è in esaurimento. E di fronte a questo rischio l'Enac, che oggi ha convocato il presidente di Alitalia, Police, sta monitorando la situazione economico-finanziaria a garanzia della regolarità dell'attività del vettore. Letta, ribadendo che "la compagnia non può rimanere in piedi da sola" e che dopo la seconda opportunità con il gruppo d'Oltralpe "terze occasioni non si presenteranno", ha richiamato l'avviso del commissario europeo alla concorrenza, secondo cui "l'immissione di nuovi fondi pubblici è impossibile". Il ministro dello Sviluppo Economico Bersani ha chiarito che "non ci può essere nessun prestito ponte se non c'é una sponda", spiegando che "dopo 20 anni di perdite, i rapporti di forza sono quelli che sono. Siamo a un passaggio urgente. Il ruolo del governo è a valle di un'intesa", non può avere "un ruolo di mediatore classico" perché "é il venditore, quindi deve tenere conto del compratore ma anche del ruolo di interlocutore dei sindacati. Deve quindi accompagnare questa fase". "Siamo in una cristalleria e ogni mossa può rompere tutto", ha avvertito il sottosegretario alla presidenza Letta ribadendo che "l'acquisizione da parte di Air France-Klm avviene con condizioni finanziarie onorevoli e un piano industriale che assicura la continuità e, nel futuro, l'espansione" di Alitalia". "Abbiamo lavorato con testardaggine consapevoli che si potrà trovare un accordo - ha aggiunto -. L'intesa è possibile" anche perché Parigi "ha la volontà di chiudere sul piano Spinetta", dopo aver smussato gli spigoli. Quindi bisogna "enucleare i problemi dell'ultimo miglio" e cercare di arrivare a una conclusione ha detto ancora il sottosegretario, avvertendo che Parigi "non vuole fare altri giri a vuoto". Il faccia a faccia con i sindacati "rappresenta un passo in avanti" ha quindi affermato Letta, escludendo qualsiasi trionfalismo. Il governo "non vuole lasciare a casa nessuno e per questo possiamo agire e prevedere forme d'accompagnamento attive", ha aggiunto Bersani. Quattro gli obiettivi dell'Esecutivo: assicurare al Paese un adeguato sistema di trasporto aereo finalizzato all'espansione nel mercato globale, rispondere alle preoccupazione di tutti i lavoratori, mobilità di passeggeri e merci, armonia territoriale. Le nove organizzazioni, che hanno atteso per mesi un intervento diretto del governo, "finora colpevolmente assente", con la convocazione a palazzo Chigi hanno ottenuto l'impegno a non dire "che non c'entrava nulla", ha rilevato il segretario della Filt Cgil Fabrizio Solari. Ora, aggiungono, il governo trovi una soluzione per la ripresa del dialogo con Spinetta, eliminando ultimatum, consolidando la continuità aziendale e favorendo una soluzione con elementi di comune accordo. Deluso dall'esito dell'incontro l'SdL che si aspettava "maggiore decisione e più contenuti, dopo due anni di assenza del governo dalla vicenda e la scelta per Air France costruita in perfetta solitudine dal ministro Padoa Schioppa". [….]Da lunedì si apre un nuovo capitolo.

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APCOM - 10 aprile ALITALIA: APPELLO FILT-FIT-SDL CONTRO FRATTURA FRA DIPENDENTI TERRA E VOLO

Roma - Utilizzo degli ammortizzatori sociali per gestire gli esuberi già previsti dal piano Prato e un ruolo di Fintecna nell'assorbire le attività di terra che dovessero rimanere fuori dalla nuova società. Queste le carte che il governo potrebbe presentare ai sindacati nell'incontro di oggi alle 10.30 a palazzo Chigi al quale saranno presenti per il governo, il sottosegretario Enrico Letta, il sottosegretario all'Economia, Massimo Tononi (il titolare del dicastero Tommaso Padoa-Schioppa sarà impegnato a Washington con i lavori del G7), il ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani e quello del Lavoro, Cesare Damiano. Un faccia a faccia fortemente voluto dalle nove sigle e convocato al termine della difficile mediazione condotta da Letta per ricucire la trattativa. --

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ANSA – 9 aprile NO A 'MORS TUA VITA MEA' ROMA

- Quello che sta accadendo in Alitalia tra i lavoratori "é veramente vergognoso" perché "il motto é mors tua vita mea". A rilevare la frattura fra i lavoratori di Alitalia Fly e Alitalia Servizi sono le rappresentanze aziendali di Filt Cgil, Fit Cisl e Sdl di Alitalia Servizi del centro direzionale di Napoli che, in un volantino, sostengono che "i nostri ex-colleghi Alitalia-Fly stanno raccogliendo le firme e costituendo comitati pro Air France e stracciano le tessere sindacali poiché sostengono di non voler subire le decisioni degli altri, dimenticando però che le decisioni degli altri le hanno subite, quattro anni fa, gli attuali lavoratori di Alitalia Servizi, ed è proprio grazie a quelle decisioni che i lavoratori Alitalia Fly si trovano in una posizione di privilegio" e "rinnegano chi li ha privilegiati". Le rappresentanze aziendali osservano che "non è possibile che, mentre i lavoratori Atitech, Alitalia Airport e Alitalia Servizi di Napoli insieme ai lavoratori Ams e dei settori Amministrativo, Informatico e Call Center di Roma manifestano rimettendoci anche il salario con ore e ore di sciopero e si espongono anche alle manganellate della polizia, qualcuno pensa di tutelare i soli propri interessi facendo una semplice raccolta di firme o costituendo un comitato senza fare neanche un'ora di sciopero". Nel volantino si invitano "tutti i colleghi di terra di Alitalia Fly, i piloti e gli assistenti di volo ad una seria e profonda riflessione su questo loro atteggiamento" e soprattutto "a confrontarsi con i contenuti della proposta, il merito di una proposta 'irricevibile e indecente'' di Spinetta per accaparrarsi il ricco mercato del trasporto aereo italiano. Una proposta che prevede agganci salariali per chi è dentro, uno stipendio garantito al 100% per chi va in prepensionamento e il nulla per chi è fuori". Il sindacato, si legge ancora, "é dalla parte dei lavoratori e sta facendo bene il proprio mestiere" perché "tutti devono essere integrati e far parte della nuova alleanza, dal primo all'ultimo, tutti dentro la nuova Alitalia".

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ALITALIA: I SINDACATI CONVOCATI IL 15 APRILE ANSA

- 9 aprile ROMA - L' Alitalia ha convocato le nove sigle sindacali dei dipendenti della compagnia per il prossimo 15 aprile. Lo si apprende da fonti sindacali. L'incontro, che era previsto per oggi ed era poi stato annullato sollevando le proteste dei sindacati, si terra' martedi' prossimo nel pomeriggio. Nella riunione saranno fatte valutazioni anche alla luce dell'incontro previsto per domani a Palazzo Chigi tra governo e organizzazioni dei lavoratori.

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ALITALIA: DA OGGI IN BORSA CON ASTA FINALE, CALO TEORICO 21%

MILANO - Scivola Alitalia in Piazza Affari nel giorno in cui il titolo viene riammesso in Borsa, ma escluso dagli scambi in continua per essere trattato solo nel corso dell'asta finale. In apertura di seduta il titolo ha segnato un calo teorico del 21%.

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IL MANIFESTO – 9 aprile ALITALIA, CI SONO SOLDI PER QUALCHE MESE

Il cda conferma: «Continuità aziendale sul breve termine». C'è quindi un po' di tempo in più per raffinare la trattativa con Air France. Messi da parte gli ultimatum di Padoa Schioppa FRANCESCO PICCIONI Il giorno dopo l'aut aut di Air France la temperatura è scesa parecchio. Complice la scadenza elettorale e il disperato tentativo (soprattutto del Pd) di mettere la sordina a una vicenda ad alto impatto sulle urne. La compagnia di bandiera ha aperto la giornata annullando la convocazione dei sindacati, originariamente prevista per oggi alle 11, prima ancora di riunire il consiglio di amministrazione che doveva discutere di «continuità aziendale»; ovvero quanti mesi di operatività garantiscono i fondi attualmente in cassa. In tarda serata ne è uscito con la conferma che «le disponibilità e i crediti finanziari» - a «brevissimo termine» - «consentono di perseguire un quadro favorevole di continuità aziendale», visto che in cassa ci sono 170 milioni (che comprendono i 79 milioni incassati per la cessione di azioni Air France-Klm - la compagnia deteneva il 2% -, ma non ancora il credito verso l'erario di 69 milioni incassato il 2 aprile scorso). Un po' di fiato in più, insomma, che permette di discutere la cessione ai francesi senza la pistola alla tempia impugnata con decisione da Tommaso Padoa Schioppa fino all'altro giorno. Anche se quell'insistere sul« brevissimo» segna un compromesso con la volontà del ministro di «drammatizzare» ancora la procedura. Su questo punto i media padronali hanno rimestato parecchio, tanto che i 170 milioni di euro sono stati improvvisamente valutati «sufficienti per un mese». Strano, per un'azienda che perdeva un milione al giorno prima di eliminare i voli su Malpensa (due terzi del «buco» giornaliero) e mettere a terra 37 aerei. Se la matematica non è un'opinione, almeno le perdite dovrebbero esser state ridotte, non aumentate di sei volte. A occhio. La situazione resta ovviamente molto critica. E il cda ha «ribadito la necessità di un consistente apporto finanziario (il prestito-ponte da 300 milioni, ndr), peraltro già preventivato nel budget del corrente esercizio e nel contratto concluso con Air France». Ma la pistola alla tempia non c'è più. Per ora. Del resto è stato un cda preoccupato di apparire ecumenico, al punto di «prendere favorevolmente atto del comunicato stampa diramato da Air France-Klm al termine della riunione del board di ieri (lunedì, ndr) e della convocazione per il prossimo 10 aprile, da parte del Governo, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria». I sindacati hanno preso tutto sommato bene il rinvio dell'incontro a dopo che avranno visto il governo, giovedì mattina alle 10,30, anche se hanno dovuto esprimere il loro «sconcerto». A palazzo Chigi vedranno soltanto Enrico Letta, però. Quel giorno Tommaso Padoa Schioppa sarà in viaggio per Washington, per le riunioni del Fondo monetario. I sindacalisti sogghignano: «sarebbe andato anche in montagna, pur di non vederci più». L'interpretazione che va per la maggiore, infatti, è che da questa vicenda escano due sconfitti: il sindacato, ovviamente, ma anche il ministro dell'economia, che non è riuscito a «chiudere» la vendita in prima persona. A questo punto il commissariamento è da escludere per l'immediato; e anche il prestito sembra rinviabile a quando - con il proseguire della trattativa con Air France - sarà necessario passare alle fasi «operative». Domanda: che la situazione dei conti dell'azienda fosse questa non poteva essere ignoto al ministro-azionista: che senso (e quali risultati negativi) hanno avuto fin qui le sue drammatizzazioni?

 
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